Vai al contenuto della pagina | Vai al menù di secondo livello
Logo Ministero Interno

Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali

 

Home  |  Finanza Locale  |  Documenti  |  Studi e ricerche  |  Relazione ISAE 2007

I BILANCI DELLE REGIONI, PROVINCE, COMUNI E COMUNITA' MONTANE

TESTO REDATTO PER LA
RELAZIONE GENERALE SULLA
SITUAZIONE ECONOMICA DEL PAESE
- ANNO 2007 -

A cura di:
Dott. Giancarlo Verde
Dott. Raffaele Sarnataro
Dott. Roberto Pacella
Dott. Carmine La Vita

La finanza degli Enti Locali

Il sistema dei trasferimenti erariali si inquadra nel più ampio concetto di finanza propria e derivata. Tale concetto è fissato, nei principi generali nell’articolo 149 del Testo Unico dell’ordinamento degli Enti Locali (TUOEL), approvato con decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

La legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, di riforma del titolo V, della parte seconda, della Costituzione ha successivamente rimodellato i poteri e le funzioni dello Stato, delle Regioni e degli Enti Locali e previsto sensibili cambiamenti all’ordinamento degli Enti stessi in prospettiva federalista. Tra i tratti essenziali della riforma figura anche la riformulazione dell’articolo 119 della Costituzione, sulla base del quale vengono delineati i rapporti finanziari tra lo Stato e gli Enti Locali e costituzionalizzato il principio di autonomia finanziaria di questi ultimi.
La normativa vigente in materia di trasferimenti erariali agli Enti Locali, il richiamato articolo 149 del TUOEL, riconosce, nell’ambito della finanza pubblica, autonomia finanziaria a Comuni e Province fondata sulla certezza di risorse proprie e trasferite, principio questo in precedenza introdotto dall’articolo 54, comma 2, della legge 8 giugno 1990, n. 142. In tale disposizione viene anche precisata la tipologia di entrate che costituiscono la finanza di Comuni e Province (addizionali, compartecipazioni, imposte, tasse, trasferimenti statali e regionali, ecc.). In relazione a ciò i trasferimenti erariali rappresentano una delle più importanti, seppure non più la prevalente, forme di entrata.

I Comuni vengono convenzionalmente suddivisi, a seconda della popolazione residente, in 12 classi demografiche (da meno di 500 abitanti ad oltre 500.000). Le Province sono suddivise in 4 classi demografiche che tengono conto anche dell’estensione territoriale. Il rilievo della suddivisione risiede nel fatto che molte leggi e regolamenti prevedono disposizioni e parametri diversi in relazione alla classe demografica di appartenenza.

Peraltro, proprio il richiamato articolo 149, comma 5, del TUOEL, prevede espressamente che i trasferimenti erariali debbano essere ripartiti in base a criteri obiettivi che tengano conto della popolazione, del territorio, delle condizioni socio-economiche nonché in base ad una perequata distribuzione delle risorse.

Il sistema dei trasferimenti erariali

Fino al 1984 i contributi erariali venivano attribuiti con rimborso a piè di lista, ciò ha determinato una erogazione svincolata da principi di equa distribuzione.

Successivamente, in applicazione della delega conferita con la legge del 23 ottobre 1992, n. 421, è stato emanato il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, il quale, al Titolo IV, Capo II, articoli 34 e seguenti, così come modificato ed integrato dal decreto legislativo 1 dicembre 1993, n. 528 e da successivi provvedimenti legislativi, reca la disciplina a regime dei trasferimenti erariali agli Enti Locali a decorrere dall’anno 1994.

Con il decreto legislativo n. 504 del 1992, fu introdotto un primo innovativo sistema di riequilibrio, da attuarsi inizialmente in sedici anni, fondato sulla metodologia dei parametri obiettivi che tenessero conto della popolazione, del territorio e delle condizioni socio-economiche nonché di una perequata distribuzione delle risorse in relazione agli squilibri di fiscalità locale. Tale sistema era basato sulla detrazione annua del 5% dei contributi erariali spettanti a Comuni e Province e sulla loro successiva ridistribuzione, utilizzando i contributi annualmente detratti, con la citata metodologia dei parametri obiettivi. Ha trovato tuttavia applicazione per i soli anni 1994 e 1995 in quanto successivamente sospeso in attesa dell’adozione di un nuovo sistema di riequilibrio. Il riparto dei trasferimenti con tale metodologia non ha tuttavia investito la generalità degli Enti, ma esclusivamente quelli nei confronti dei quali è stata operata la detrazione del 5% del complesso dei contributi ordinari e perequativi. Infatti, dallo stesso sono stati esclusi gli Enti beneficiari del contributo minimo garantito (trattasi di una clausola di salvaguardia a favore degli Enti ai quali deve essere comunque assicurato un minimo di contributi erariali per il finanziamento dei servizi indispensabili per le funzioni statali delegate o attribuite), i quali, avendo il gettito dell’I.C.I. al 4 per mille superiore all’importo dei contributi ordinari e perequativi, hanno avuto l’attivazione della predetta garanzia di mantenimento minimo dei trasferimenti di cui all’articolo 36.

Negli anni successivi, la limitata consistenza delle risorse assegnate agli Enti Locali, dovuta ad esigenze di bilancio connesse agli impegni assunti nei confronti dell’Unione Europea, ha fatto sì che venisse favorita l’introduzione di sistemi perequativi non più basati su contributi aggiuntivi, ma da attuarsi con le risorse già in dotazione agli Enti Locali.

L’articolo 3 del decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41, convertito con modificazioni dalla legge 22 marzo 1995, n. 85, così come modificato dall’articolo 3 del decreto-legge 27 ottobre 1995, n. 444, convertito con modificazioni dalla legge 20 dicembre 1995, n. 539, ha, quindi, successivamente aggiornato il precedente sistema introducendo, dall’anno 1996, un sistema di riequilibrio “a fabbisogni standardizzati” dei trasferimenti erariali ordinari e consolidati spettanti a Province e Comuni, da attuarsi in dodici anni, al fine di creare un modello di perequazione che potesse meglio consentire il riallineamento degli enti in sottodotazione di risorse.

Per gli Enti per i quali veniva evidenziata una posizione di sovradotazione di risorse l’adozione di tale sistema prevedeva la riduzione dei trasferimenti erariali, nella misura di un dodicesimo delle differenze in eccesso, con conseguente redistribuzione proporzionale, a decorrere dall’anno 1996, in favore degli Enti in posizione di sottodotazione. In conseguenza dei “tagli” delle risorse da effettuare nei confronti degli Enti in posizione di sovradotazione delle risorse, i sistemi di perequazione dovevano necessariamente essere effettuati in tempi medio-lunghi, al fine di non arrecare squilibri finanziari e difficoltà di funzionamento degli stessi e di consentire loro, conseguentemente, di prevedere un’idonea politica per l’acquisizione delle dotazioni finanziarie e modulazione delle spese.

Tale sistema, che doveva trovare applicazione dall’anno 1996, venne ritenuto eccessivamente gravoso per gli enti “sovradotati” i quali avrebbero dovuto sopportare sistematici tagli delle risorse loro trasferite e quindi sospeso in attesa del riordino del sistema di finanza locale, previsto inizialmente dal decreto legislativo 30 giugno 1997, n. 244, la cui entrata in vigore venne più volte prorogata ed infine sospesa dall’articolo 27 della legge n. 448 del 2001, ad eccezione della disposizione di cui all’articolo 9, comma 3. Il richiamato articolo 9 privilegia la distribuzione delle eventuali risorse aggiuntive a favore degli Enti sottodotati, ossia di quelli le cui risorse risultino al di sotto della media pro capite della fascia demografica di appartenenza, in proporzione allo scarto rispetto alla media stessa.

Tale modalità di riparto ha trovato conferma dall’anno 1998 fino all’anno 2004. Per il 2005, il 2006 ed il 2007, il legislatore ha quindi disposto che parte delle risorse aggiuntive riconosciute per detti anni, pari a complessivi 340 milioni di euro,[1] derivanti dal reintegro della riduzione dei trasferimenti erariali conseguenti alla cessazione dell’efficacia delle disposizioni di cui all’articolo 24, comma 9, della legge 28 dicembre 2001, n. 448,  venissero distribuite:

- per 90 milioni di euro attraverso il rifinanziamento dei contributi già attribuiti a favore dei Comuni in posizione di sottodotazione delle risorse per gli anni 2005 e 2006;

- per ulteriori 80 milioni di euro a favore della stessa tipologia di Enti (destinando complessivamente ai soggetti così individuati risorse per 170 milioni di euro).

Le residue risorse, ammontanti a 170 milioni di euro sono state quindi ripartite, per detti anni, con le modalità che verranno nel dettaglio specificate nel paragrafo avente per oggetto “Trasferimenti e legge finanziaria”.


I fondi delle contribuzioni erariali

L’articolazione dei trasferimenti è tuttora disciplinata dal sistema previsto dal decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 e successive modifiche ed integrazioni.

Il vigente sistema dei trasferimenti erariali è imperniato sulla presenza di cinque fondi, tre dei quali per i trasferimenti di natura corrente (“fondo ordinario”, “fondo consolidato” e “fondo per la perequazione degli squilibri della fiscalità locale”) e due per i trasferimenti in conto capitale (“fondo nazionale ordinario per gli investimenti” e “fondo nazionale speciale per gli investimenti”).

La dotazione di base del contributo ordinario è costituita dal complesso delle dotazioni ordinarie e perequative e dei proventi dell’addizionale sui consumi di energia elettrica riconosciuti agli Enti Locali per l’anno 1993. Per i Comuni la quota di fondo ordinario venne ridotta di un importo pari al gettito, dovuto per l’anno 1993, dell’imposta comunale sugli immobili (I.C.I.), calcolato sulla base dell’aliquota al 4 per mille, al netto della perdita del gettito derivante dalla soppressione dell’INVIM, acquisito dallo Stato, individuato nella media delle riscossioni del triennio 1990-1992. Funzione principale del fondo ordinario è quella di contribuire al finanziamento della spesa corrente per i servizi indispensabili. Il contributo consolidato comprende invece una congerie di erogazioni specifiche previste da leggi speciali.

Il terzo fondo intende assegnare contributi agli Enti dotati di basi imponibili inferiori rispetto ai valori medi nazionali. Il fondo nazionale ordinario per gli investimenti ha natura di contributo in conto capitale da utilizzare esclusivamente per la realizzazione di opere di preminente interesse sociale ed economico ed è quantificato nella legge finanziaria. Il fondo nazionale speciale per gli investimenti, alimentato con i proventi della casa da gioco del Comune di Campione d’Italia, è destinato al finanziamento di opere pubbliche nei territori degli Enti Locali i cui organi siano sciolti per attività mafiosa o di quelli in gravi condizioni di degrado.

Infine, il fondo per lo sviluppo degli investimenti (per Comuni, Province e Comunità montane) è mantenuto tra le voci delle contribuzioni erariali ed è destinato al finanziamento delle rate dei mutui stipulati anteriormente all’entrata in vigore della nuova normativa. La sua consistenza va riducendosi a seguito della progressiva estinzione dell’indebitamento precedente.

L’assegnazione dei trasferimenti


In ordine alle modalità di assegnazione dei trasferimenti, hanno trovato conferma, per l’anno 2007, le modalità di erogazione dei contributi e di altre assegnazioni per gli Enti Locali individuate con il decreto del Ministro dell’interno del 21 febbraio 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 56 del 7 marzo 2002.

Sono esclusi da questo regime gli Enti soggetti a monitoraggio (tutte le Province ed i Comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti) nei confronti dei quali i pagamenti a carico del bilancio dello Stato vengono effettuati al raggiungimento dei prefissati limiti di giacenza. Il richiamato decreto del Ministro dell’Interno, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze del 21 febbraio 2002, si rammenta, ha regolato l’erogazione per il 2002, da parte del Ministero dell’Interno a favore degli Enti Locali per i quali non sia prevista una differente disciplina, dei trasferimenti erariali previsti dal decreto legislativo n. 504 del 1992 e di ulteriori trasferimenti o assegnazioni previsti da altre disposizioni normative. Tali modalità restano confermate dal 2003 in poi.

In particolare, con il predetto decreto viene disposto quanto segue:

- modalità di erogazione di trasferimenti correnti e di contributi a valere sui fondi per il federalismo amministrativo:

i contributi di cui all’articolo 34, comma 1, lettere a), b) e c), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, relativi, rispettivamente, al fondo ordinario, al fondo consolidato ed al fondo perequativo degli squilibri di fiscalità locale, nonché i contributi a valere sui fondi per il federalismo amministrativo, sono erogati in tre rate, entro i mesi di febbraio, maggio ed ottobre;

 - modalità di erogazione di trasferimenti a sostegno degli investimenti:

i contributi di cui all’articolo 28, comma 1, lettera c), del decreto legislativo n. 504 del 1992, relativi al fondo per lo sviluppo degli investimenti, sono erogati in due rate, rispettivamente per il sessanta per cento entro il mese di maggio e per il saldo entro il mese di ottobre;

- modalità di erogazione di trasferimenti in conto capitale:

i contributi di cui all’articolo 34, comma 3, del decreto legislativo n. 504 del 1992, relativi al fondo nazionale ordinario per gli investimenti ed i contributi a questi assimilati sono erogati in unica rata entro il mese di giugno;
- modalità di erogazione di altri trasferimenti:

i contributi di cui all’articolo 9, comma 4, lettera c), del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30, relativi al finanziamento dell’onere degli incrementi degli stipendi ai segretari comunali, sono erogati in unica rata entro il mese di giugno. I contributi previsti da altre disposizioni normative sono erogati dal Ministero dell’Interno, se non diversamente disciplinato, in unica rata entro il mese di giugno o successivamente nei casi in cui i dati e gli elementi necessari ai fini dell’erogazione non siano disponibili;

- modalità di erogazione della quota di compartecipazione comunale al gettito dell’I.R.PE.F.:

a decorrere dall’anno 2002 le somme da attribuire ai Comuni a titolo di compartecipazione comunale al gettito dell’I.R.PE.F., di cui all’articolo 67, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (legge finanziaria per lanno 2001), come sostituito dall’articolo 25, comma 5, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, sono erogate in due rate, rispettivamente entro i mesi di marzo e luglio.

L’articolo 1, comma 20, della legge n. 311 del 2004 (legge finanziaria per l’anno 2005) dispone, altresì, che per il triennio 2005-2007 conservano validità le disposizioni di cui all’articolo 66, commi 1 e 2, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (legge finanziaria per l’anno 2001). L’articolo 66 della richiamata legge n. 388 del 2000, si rammenta, disciplina la determinazione e le modalità di erogazione dei trasferimenti erariali per gli anni 2001 e 2002 agli Enti Locali assoggettati al sistema di monitoraggio diretto delle disponibilità di cassa da parte del Ministero dell’interno. Trattasi, nella sostanza, dei Comuni con popolazione con più di 50.000 abitanti e delle Province, per i quali è confermato il sistema relativo al monitoraggio della spesa, consistente nel pagamento da parte del Ministero dei trasferimenti, con mandati diretti, solo al verificarsi di determinati limiti di giacenza di cassa, ma con possibilità di richiesta di accreditamento degli stessi, con procedura diretta e immediata, per spese improcrastinabili ed inderogabili. A seguito dell’entrata in vigore dell’articolo 66 della legge finanziaria per il 2001 sul controllo dei flussi finanziari degli enti pubblici è aumentato il numero degli enti monitorati, ricomprendendo in essi, oltre alle già previste Province con popolazione superiore a 400.000 abitanti ed ai Comuni con popolazione superiore a 60.000 abitanti, tutte le Province ed i Comuni con popolazione da 50.000 a 60.000 abitanti. E’ stata inoltre prevista, per i Comuni con meno di 50.000 abitanti, la non assoggettabilità al limite di giacenza al raggiungimento del quale erano effettuati i pagamenti a carico dello Stato, attraverso le anticipazioni da parte delle sezioni di tesoreria provinciali del Tesoro, rimborsate dal Ministero dell’Interno (sistema della Comunicazione).

Il sistema delle attribuzioni delle risorse finanziarie agli Enti Locali si svolge, pertanto, a norma delle vigenti disposizioni con due distinte modalità:

a) erogazione con mandato informatico collettivo in favore dei Comuni con popolazione inferiore a 50.000 abitanti;

b) monitoraggio per i Comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti e per le Province e possibilità di richiedere per spese improcrastinabili ed inderogabili il pagamento diretto e immediato dei trasferimenti.

Per la modalità di cui al punto a) il sistema prevede l’attribuzione delle risorse attraverso l’adozione di un decreto di impegno e pagamento per ogni tipologia di contributo, cui corrisponde un capitolo del bilancio dello Stato, nel quale si suddivide la rata: contributo ordinario, contributo per la perequazione della fiscalità locale, contributo consolidato e per gli investimenti.

Per quanto riguarda il punto b) l’attività di monitoraggio è affidata al Ministero dell’Interno e ha riguardato, per l’anno 2007, 224 Enti. Essa consiste nel verificare la consistenza finanziaria dei conti di tesoreria statale degli Enti interessati e, per quelli che risultano al di sotto del limite di giacenza determinato percentualmente sulla spettanza annuale dei fondi ordinario, perequativo, consolidato e per gli investimenti, si provvede su richiesta al trasferimento delle risorse nella misura sufficiente a riportare detta consistenza al di sopra del limite di giacenza. Il sistema di monitoraggio per l’attribuzione delle risorse finanziarie è finalizzato ad attribuire i contributi erariali solo nella misura necessaria al fabbisogno degli Enti Locali.

La diminuzione, rispetto al passato, del numero di enti soggetti a monitoraggio è imputabile, in particolare, all’avvenuta sperimentazione degli effetti del superamento del sistema di tesoreria unica condotto, in applicazione dell’articolo 1, comma 79, della legge n. 311 del 2004, nei confronti degli enti individuati con decreto n. 83361 dell’8 luglio 2005 del Ministro dell’Economia e delle Finanze, sentite la Conferenza unificata, il Ministro dell’Interno e il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ed avviata dal 1° settembre 2005 (SIOPE)[2]. Per i predetti soggetti (in particolare, per quanto riguarda gli Enti Locali, tre Province, tre Comunità montane e sei Comuni), i trasferimenti statali e le entrate proprie affluiscono ai tesorieri degli enti.  I pagamenti del Ministero dell’Interno a favore degli Enti Locali ammessi alla sperimentazione sono effettuati in conformità delle disposizioni di cui al decreto del Ministero dell’Interno del 21 febbraio 2002, recante le modalità di erogazione dei trasferimenti erariali agli Enti Locali non soggetti alle disposizioni sui limiti di giacenza.


Trasferimenti e legge finanziaria

L’articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, (legge finanziaria per l’anno 2007) contiene numerose disposizioni aventi riflessi in termini finanziari nei confronti di Comuni, Province, Comunità montane ed Unioni di comuni per l’anno 2007.

In particolare, esse riguardano:

- la determinazione dei trasferimenti erariali spettanti in favore di ogni singolo Ente Locale (art.1, comma 696), in base alle disposizioni recate dall’articolo 1, commi 153 e 154, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria per l’anno 2006);

- la conferma delle attribuzioni previste per l’anno 2006. Viene conseguentemente previsto il rifinanziamento dei seguenti contributi erariali, per complessivi 340 milioni di euro:

  • ·260 milioni, finalizzati al rinnovo dei contributi di cui all’articolo 3, commi 27, 35, secondo periodo, 36 e 141, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, già attribuiti per l’anno 2006. Nel dettaglio:
  • 90 milioni, a favore dei Comuni, ad incremento del fondo ordinario;
  • 90 milioni , a favore dei Comuni in posizione di sottodotazione di risorse;
  • 50 milioni, destinati al finanziamento delle spese per investimenti, a favore dei Comuni appartenenti alle più ridotte fasce demografiche;
  • 20 milioni, a favore delle Unioni di comuni che svolgano effettivamente l’esercizio associato di funzioni;
  • 5 milioni a favore delle Province, ad incremento del fondo ordinario;
  • 5 milioni, a favore delle Comunità montane, ad incremento del fondo ordinario;
·80 milioni di euro in favore dei soli Comuni in posizione di “sottodotazione” delle risorse, individuati ai sensi dell’articolo 9, comma 3, del decreto legislativo 30 giugno 1997, n. 244 e successive modifiche ed integrazioni.
- in ordine ai contributi a valere, specificatamente, sul fondo  nazionale ordinario per lo sviluppo degli investimenti, la conferma, anche per l’anno 2007 (art. 1, comma 696), del contributo integrativo, pari a 50 milioni di euro, destinato in favore dei Comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti, per le medesime finalità dei contributi attribuiti a valere sul fondo nazionale ordinario per gli investimenti di cui all’articolo 41 del decreto legislativo n. 504 del 1992. Le disposizioni di legge in materia privilegiano, infatti, la distribuzione delle disponibilità a valere sul fondo in esame a favore degli Enti appartenenti alle più ridotte fasce demografiche, i cui bilanci sono spesso caratterizzati da notevole rigidità, dando luogo ad una traslazione di risorse a favore di questi ultimi. Di tale contribuzione hanno beneficiato, per il 2007, ben 4.148 Enti. Per le medesime finalità del fondo nazionale ordinario per gli investimenti l’articolo 1, comma 703, della legge finanziaria per l’anno 2007, prevede,  per il triennio 2005-2007 un contributo aggiuntivo a favore dei Comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti, per un importo complessivamente pari a 42 milioni di euro. Non viene invece rifinanziata la dotazione base del fondo nazionale ordinario per gli  investimenti;
- per quanto concerne, invece, la dinamica del fondo per lo sviluppo degli investimenti degli Enti Locali di cui all’articolo 28, comma 1, lettera c), del decreto legislativo n. 504 del 1992, la determinazione annua del contributo a valere sul predetto fondo, nella misura necessaria all’attribuzione dei contributi sulle rate di ammortamento dei mutui ancora in essere e dei mutui contratti o concessi ai sensi dell’articolo 46-bis del decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41, convertito, con  modificazioni, dalla legge 22 marzo 1995, n. 85. Permane, quindi,  l’impegno statale a corrispondere il contributo per le rate di ammortamento dei mutui già stipulati dagli Enti Locali negli anni pregressi per il finanziamento delle spese di investimento ed ammessi a contribuzione erariale secondo i parametri stabiliti di anno in anno dalle leggi annuali in materia di finanza locale.

L’articolo 1, comma 703, della legge finanziaria per l’anno 2007 prevede, quindi, per gli anni 2007, 2008 e 2009, alcuni interventi  a beneficio dei Comuni appartenenti alle più ridotte fasce demografiche ed alle Comunità montane, a valere sul fondo ordinario di cui all’articolo 34, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504.

In particolare, relativamente ai Comuni di ridotta dimensione demografica:
- è previsto, per i Comuni con popolazione sino a 5.000 abitanti nei quali il rapporto tra residenti di età superiore a 65 anni ed il totale della popolazione residente sia superiore al 30% (in base ai dati più recenti forniti dall’ISTAT), l’incremento del 40% della dotazione del contributo ordinario (calcolato al lordo della quota di compartecipazione IRPEF attribuita). Viene inoltre istituito un vincolo di destinazione: l’importo attribuito è finalizzato, per il 50% del suo ammontare, ad interventi di natura sociale e socio-assistenziale;
- viene altresì incrementata del 30%, entro il limite complessivo di 71 milioni di euro, la dotazione del contributo ordinario (calcolato al lordo della quota di compartecipazione IRPEF attribuita) a beneficio dei Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, nei quali il rapporto tra residenti di età inferiore a 5 anni (in base ai dati più recenti forniti dall’ISTAT) ed il totale della popolazione residente sia superiore al 5%. Permane, anche in questo caso, un vincolo di destinazione. L’importo attribuito è infatti finalizzato, per il 50% del suo ammontare, ad interventi di natura sociale;
- relativamente al contributo a valere sul fondo nazionale ordinario per gli investimenti, di cui si è già fatto cenno, si richiama l’attribuzione del contributo pari a circa 10.000 euro a favore di ciascun Comune con popolazione sino a 3.000 abitanti, nel limite complessivo di 42 milioni di euro, destinato alle medesime finalità dei contributi a carico del fondo nazionale ordinario per gli investimenti;
- per quanto riguarda le Comunità montane è previsto un incremento complessivo dei contributi ordinari in misura pari a 20 milioni di euro.

L’articolo 1, commi da 704 a 707 della legge finanziaria 2007, reca quindi alcuni interventi, anche di carattere finanziario, a favore degli enti i cui Consigli siano stati sciolti per fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso. In particolare,viene conferita, su istanza della commissione straordinaria, la possibilità di ottenere l’erogazione in unica soluzione dei trasferimenti erariali e della quota di compartecipazione IRPEF spettanti per l’intero esercizio. Il  comma 707 prevede, per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, l’attribuzione di un fondo complessivamente pari a 30 milioni di euro a favore dei predetti Enti, finalizzato a spese di investimento e ripartito in base alla popolazione residente.

In relazione al contributo attribuito a favore dei Comuni appartenenti alle Province confinanti con quelle di Trento e Bolzano, l’articolo 1, comma 709, della legge finanziaria per l’anno 2007, stabilisce che l’incremento dei trasferimenti erariali in misura complessivamente pari a 10 milioni di euro a favore dei predetti enti, disposto dall’articolo 1, comma 494, della legge n. 266 del 2005 (legge finanziaria per l’anno 2006),  debba essere destinato, a decorrere dall’anno 2007, per il 40% a favore dei soli Comuni confinanti con il territorio delle province di Trento e Bolzano. La restante quota (il 60%, pari a 6 milioni di euro) è destinata a favore degli altri Comuni delle province interessate.

Il riparto di entrambe le quote ha comunque luogo in proporzione alla popolazione (90%) ed al territorio (10%) dei singoli Comuni (in applicazione dell’articolo 3, comma 18, del decreto-legge 27 ottobre 1995, n. 444, convertito con modificazioni dalla legge 20 dicembre 1995, n. 539).

Infine, si segnala l’articolo 1, comma 474, che prevede l’istituzione della Commissione tecnica per la finanza pubblica, la quale annovera, tra i propri compiti, quello di elaborare studi preliminari e proposte tecniche per la definizione dei principi generali e degli strumenti di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, con particolare attenzione al coordinamento dei rapporti finanziari tra lo Stato ed il sistema delle autonomie territoriali.

Ulteriori elementi di interesse per gli Enti Locali

La legge finanziaria per l’anno 2007 reca, inoltre, ulteriori disposizioni di significativa portata per gli Enti Locali:

In tema di compartecipazione al gettito dell’IRPEF ha introdotto sostanziali novità relativamente alla compartecipazione comunale, mentre rimane sostanzialmente immutato il sistema previgente per le Province.

Per le Province delle Regioni a statuto ordinario trova conferma, per l’anno 2007, l’attribuzione di una quota di compartecipazione pari all’1% del gettito dell’IRPEF riferito al territorio, sulla base degli ultimi dati disponibili, relativi all’anno 2003, forniti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (art. 1, comma 697).

A fronte dell’attribuzione a favore di ogni singola Provincia, i trasferimenti erariali individualmente spettanti sono stati decurtati in misura corrispondente e, in caso di incapienza, la quota di compartecipazione è attribuita nei limiti dei trasferimenti che possono essere detratti.

Relativamente alla compartecipazione al gettito IRPEF per i Comuni delle Regioni a statuto ordinario, viene introdotto, dall’anno 2007, (art. 1, comma 189) un sistema di compartecipazione “dinamica” al gettito dell’IRPEF, il quale prevede l’attribuzione a favore del complesso dei Comuni di una quota di compartecipazione pari, per l’anno 2007, allo 0,69% del gettito IRPEF dell’esercizio 2005 (penultimo anno precedente l’esercizio di riferimento) .

L’importo complessivo della quota della compartecipazione per l’anno 2007 è stato determinato in 851 milioni di euro, pari all’11,07% dei trasferimenti a valere sul fondo ordinario spettanti ai Comuni delle Regioni a statuto ordinario. Nei confronti di ciascun  Comune è stato detratto dai trasferimenti ordinari, per l’anno 2007, un importo pari all’11,07% dei trasferimenti a valere sul fondo ordinario spettanti ed attribuita una quota di compartecipazione al gettito dell’IRPEF di pari importo. Il nuovo sistema prevede, quindi, per il primo anno di applicazione (il 2007) l’invarianza delle risorse, cioè l’equivalenza tra quota di compartecipazione attribuita e trasferimenti erariali detratti (art. 1, comma 190).

Relativamente alla disciplina per l’addizionale comunale all’IRPEF per l’anno 2007, l’articolo 1, commi da 142 a 144, introduce alcune modifiche riconducibili:

a) all’adozione di un nuovo tetto massimo dell’aliquota dell’addizionale, pari allo 0,8% (art. 1, comma 142, lettera a);

b) all’individuazione del soggetto passivo in base al domicilio fiscale al 1° gennaio dell’anno cui si riferisce (art. 1, comma 142, lettera c);

c) il versamento diretto al comune da parte del soggetto tenuto al pagamento dell’addizionale;

d) relativamente alla competenza a deliberare, l’articolo 1, comma 142, prevede che la variazione dell’aliquota dell’addizionale IRPEF venga effettuata con regolamento consiliare adottato ai sensi dell’articolo 52 del decreto legislativo n. 446 del 1997;

Inoltre:

- l’articolo 1, comma 154, modifica l’articolo 56 del decreto legislativo n. 446 del 1997, in tema di imposta provinciale di trascrizione (I.P.T.), disponendo che le misure dell’imposta (determinate con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze), possono essere aumentate da parte delle singole province sino ad un massimo del 30% dell’imposta base (la previgente disposizione prevede un limite di aumento al 20%);

- l’articolo 1, comma 156, modifica in ordine alla competenza a deliberare, l’articolo 6, comma 1, del decreto legislativo n. 504 del 1992, conferendo al Consiglio comunale la competenza a determinare l’aliquota ICI;

- l’articolo 1, comma 157, dispone, ai fini della salvaguardia degli Enti Locali che dal 1° gennaio 2007 gli oneri per la rimozione dei manifesti affissi abusivamente siano posti a carico del soggetto committente, salvo prova contraria fornita da quest’ultimo;

- l’articolo 1, commi da 158 a 175 e da 179 a 182, detta una disciplina uniforme in materia di tributi locali, procedendo all’abrogazione espressa delle disposizioni in contrasto contenute nella normativa dei singoli tributi (ICI, TOSAP, Pubblicità, TARSU). In particolare, vengono disciplinati i seguenti aspetti:

  • riscossione coattiva (comma 163);
  • rimborso somme versate e non dovute (comma 164);
  • conferimento poteri accertamento, contestazione, redazione verbali (commi 179, 182);
  • messi notificatori (commi 158 – 160);
  • avvisi d’accertamento in rettifica e d’ufficio (commi 161 e 1629;
  • misura annua degli interessi (comma 165);
  • compensazione (comma 167);
  • soglia minima di applicazione (comma 168);
  • comunicazione dati entrate tributarie e patrimoniali (comma 170);
    - l’articolo 1, comma 169, integra l’articolo 27, comma 8, della legge  n. 448 del 2001 (legge finanziaria per l’anno 2002), prevedendo che il termine per la deliberazione di aliquote e tariffe di tributi locali viene stabilito entro la data fissata da norme statali per la deliberazione del bilancio di previsione, con effetto dal 1° gennaio dell’anno di riferimento. La disposizione prevede, inoltre, che in caso di mancata approvazione entro il medesimo termine (quello del bilancio di previsione), le tariffe e le aliquote si intendono prorogate di anno in anno;
    - l’articolo 1, commi 176 -178, reca modifiche alla normativa vigente in materia di contrasto al fenomeno delle affissioni abusive, prevedendo, in particolare:
    l’abrogazione della esenzione dall’imposta di pubblicità per tutti i soggetti di cui all’articolo 20 del decreto legislativo n. 507 del 1993 (partiti ed associazioni politiche, sindacali, culturali, sportive religiose, associazioni comitati o fondazioni senza scopo di lucro);
    l’abrogazione dell’obbligo per i Comuni di riservare il 10% degli spazi totali per l’affissione dei manifesti ai soggetti di cui all’articolo 20 del decreto legislativo n. 507 del 1993, con esenzione dal pagamento della tariffa per le affissioni entro tali spazi;
    l’abrogazione della responsabilità esclusiva di colui che affigge materialmente il manifesto in modo abusivo per i manifesti riconducibili ai soggetti di cui al citato articolo 20 ripristinando la responsabilità solidale tra affiggente e committente;
    - l’articolo 1, comma 194, modifica le disposizioni in materia catastale recate dall’articolo 65 del decreto legislativo n. 112 del 1998, prevedendo che resti attribuita allo Stato la competenza in materia di certificati ipotecari, nonché la gestione unitaria e certificata dei dati catastali, disponendo, tra le competenze trasferite agli enti locali, la partecipazione al processi di determinazione degli estimi catastali (in luogo della competenza piena in materia di revisione degli estimi);
    - l’articolo 1, comma 564, prevede una diversa destinazione dei proventi delle contravvenzioni al codice della strada stabilendo che la quota vincolata (pari al 50% dell’ammontare, in applicazione dell’articolo 53, comma 20, della legge n. 388 del 2000) possa essere destinata, con delibera annuale di Giunta, ad assunzioni “stagionali”, sia  a tempo determinato che in altre forme di lavoro flessibile;
    - l’articolo 1, commi da 587 a 591 prevede che entro il 30 aprile di ciascun anno ogni ente locale comunichi al Dipartimento della funzione pubblica: i consorzi di cui l’ente fa parte, le società a totale partecipazione dell’ente, le società partecipate dall’ente. La mancata o incompleta comunicazione annuale comporta il divieto di erogare somme a qualsiasi titolo al consorzio/società o ai rappresentanti dell’ente. E’ prevista, inoltre, quale ulteriore sanzione, la detrazione dai trasferimenti erariali di un importo pari alle erogazioni illegittimamente effettuate nell’anno;
    - l’articolo 1, comma 710, conferma la disciplina provvisoria che pone in capo al Prefetto, ove non sia diversamente disciplinato dallo Statuto, l’attivazione dei poteri sostitutivi in caso di mancata approvazione del bilancio di previsione nei termini di legge;
    - l’articolo 1, comma 713, prevede, in via d’eccezione, che le entrate derivanti dai proventi delle concessioni e sanzioni in materia edilizia, possano essere destinate, per l’anno 2007,  a spese correnti per una quota non superiore al 50%, nonché a manutenzione ordinaria del patrimonio comunale per un’ulteriore quota non superiore al 25%;
    - l’articolo 1, comma 1234, conferma per l’anno 2007 la disciplina di destinazione da parte dei contribuenti di una quota pari al 5 per mille dell’IRPEF (aggiuntiva rispetto alla quota dell’8 per mille). Non viene più previsto, tuttavia, come in passato, tra i possibili destinatari, il comune di residenza;
    - l’articolo 1, comma 1238, prevede, al fine di ridurre il costo a carico dello stato del servizio antincendi negli aeroporti, che l’addizionale sui diritti d’imbarco sugli aeromobili sia incrementata, a decorrere dall’anno 2007, di 50 centesimi di euro a passeggero imbarcato.

Patto di stabilità interno per gli Enti Locali

Com’è noto, anche per l’anno 2007, le Autonomie Locali concorrono al rispetto degli obblighi Comunitari ed alla conseguente realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica. A tal fine, gli Enti sono chiamati al rispetto di parametri economici, la mancata osservanza dei quali implica l’applicazione di determinate sanzioni. La legge n. 296 del 2006 ha nuovamente modificato la disciplina inerente gli Enti Locali.

In sintesi:

- la definizione dei soggetti nei confronti dei quali sono applicabili le norme sul Patto di stabilità interno, individuati nelle Province e nei Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti. Vengono quindi escluse le Comunità montane con popolazione complessiva superiore a 50.000 abitanti ed i Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti tenuti all’osservanza del Patto per il biennio 2007 e 2008 dalle disposizioni in materia impartite dalla legge finanziaria per l’anno 2006;

- nuovi criteri per la determinazione dell’obiettivo, fissati in termini di miglioramento del saldo finanziario con l’abbandono del vincolo sulla spesa (la legge finanziaria per l’anno 2006, prevedeva, si rammenta, un meccanismo di riduzione della spesa corrente ed una crescita pianificata delle spese in conto capitale);

-coinvolgimento nel monitoraggio del Patto di stabilità interno via web, oltre alle Province ed ai Comuni con popolazione superiore a 20.000 abitanti previsti per l’anno 2006, anche dei Comuni con popolazione tra 5.000 e 20.000 abitanti;

-   introduzione, nel caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, di un meccanismo di automatismo fiscale in luogo dei vincoli di spesa previsti negli anni precedenti.[3]

L’articolo 1, comma 676, ha previsto che ai fini della tutela dell’unità economica della Repubblica, le Province ed i Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti,  concorrono alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2007 – 2009, con il rispetto delle disposizioni, che verranno successivamente richiamate, di cui ai commi da 677 a 695, che costituiscono principi fondamentali del coordinamento della finanza pubblica ai sensi degli articoli 117, terzo comma e 119, secondo comma, della Costituzione.

In particolare, relativamente all’obiettivo per l’anno 2007, è stato previsto il conseguimento di un saldo finanziario sia in termini di competenza che in termini di cassa, pari a quello medio del triennio 2003 – 2005, migliorato nella misura determinata in base ad alcuni coefficienti.

Il concorso alla manovra viene quindi quantificato attraverso diversi processi di calcolo distinti a seconda che il saldo medio finanziario di cassa per il periodo 2003 – 2005 risulti positivo o negativo. Gli enti con saldo positivo contribuiscono alla manovra in misura minore.

Con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 23 marzo 2007 è stato definito il prospetto dimostrativo dell’obiettivo determinato per ciascun ente ai sensi dell’articolo 1, commi 678 e 679 della legge n. 296 del 2006.
Ai fini del monitoraggio degli adempimenti relativi al Patto di stabilità interno gli enti assoggettati trasmettono trimestralmente al Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato, entro il termine di trenta giorni dalla fine del periodo di riferimento, le informazioni riguardanti sia la gestione di competenza che quella di cassa. In considerazione delle modifiche alle regole relative al Patto di stabilità interno per l’anno 2007, con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministero dell’Interno del 20 novembre 2007, sono state definite le modalità ed i prospetti per il monitoraggio degli adempimenti del Patto di stabilità interno.

Ai fini della verifica del rispetto del Patto è stato prescritto, entro il termine del 31 marzo 2008, l’invio al Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello stato - della certificazione del raggiungimento dell’obiettivo.
L’articolo 1, comma 684, della legge finanziaria per l’anno 2007 ha quindi disposto che il bilancio di previsione dell’ente locale soggetto alle regole del Patto di stabilità interno dovesse prevedere il rispetto, in termini di competenza, dell’obiettivo programmatico dell’anno, iscrivendo le previsioni di entrata e di uscita in misura tale da consentire il raggiungimento dell’obiettivo.

Sistema sanzionatorio
Rilevanti novità sono previste, per l’anno 2007, in ordine al sistema sanzionatorio cui vengono assoggettati gli Enti che non hanno raggiunto gli obiettivi stabiliti. 
Il mancato rispetto del Patto, in termini di competenza e/o cassa comporta per l’anno 2008, l’applicazione della specifica procedura di cui all’articolo 1, commi 691 e 692, della legge finanziaria per l’anno 2007. In particolare:

1) accertato il mancato raggiungimento al 31 marzo 2008, il Presidente del Consiglio dei Ministri diffida gli Enti Locali ad adottare i necessari provvedimenti entro il 31 maggio dell’anno successivo a quello di riferimento. Detti provvedimenti devono essere comunicati al Ministero dell’Economia e delle Finanze entro la medesima data;

2) in caso di inadempimento al 31 maggio, il sindaco o il Presidente della Provincia sono tenuti, in qualità di commissari ad acta, ad adottare entro il 30 giugno i provvedimenti necessari;

3) in caso di ulteriore inadempimento al 30 giugno si applica una automatica procedura di rientro che prevede una maggiorazione tributaria pari, per i Comuni, allo 0,3% dell’aliquota dell’addizionale IRPEF e, per le Province, al 5% della tariffa dell’IPT.

Ai fini di pubblicità nei confronti dei contribuenti il Ministero dell’Economia e delle Finanze - Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato - cura la pubblicazione sull’apposito sito informatico degli elenchi contenenti gli Enti Locali che non hanno rispettato il Patto di stabilità interno, di quelli che hanno adottato opportuni provvedimenti nonché di quelli per i quali i commissari ad acta non hanno inviato la prescritta comunicazione.

Modifiche introdotte da ulteriori disposizioni legislative

Modifiche ed integrazioni alla disciplina inerente la finanza locale sono state altresì introdotte, nel corso dell’anno 2007, da provvedimenti normativi la cui entrata in vigore ha prodotto effetti. Si fa riferimento, nella fattispecie, al decreto-legge 2 luglio 2007 n. 81, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2007, n. 127 ed al decreto-legge 1 ottobre 2007, n. 159,  convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, recanti, rispettivamente, “disposizioni urgenti in materia finanziaria” e “interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l’equità sociale”.

Il decreto-legge 2 luglio 2007 n. 81, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2007, n. 127

Al fine di incentivare l'utilizzo dell'avanzo di amministrazione per l'estinzione anticipata di mutui e prestiti obbligazionari da parte di Province e Comuni , l’articolo 11 del decreto legge in argomento ha disposto l’attribuzione, per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009,  a valere sul fondo ordinario di cui all'articolo 34, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 e fino all'importo di 30 milioni di euro annui, di appositi contributi finalizzati alla copertura degli oneri connessi all’estinzione anticipata.

Il successivo articolo 24 , introduce misure di sostegno straordinario ai comuni in dissesto finanziario al fine di accelerare i pagamenti dei crediti certi, liquidi ed esigibili alla data del 31 dicembre 2006. Per il conseguimento di tale obiettivo viene trasferita una somma pari a 150 milioni di euro e vengono dettati i criteri cui gli enti dissestati beneficiari sono tenuti ad attenersi per l’utilizzo del predetto contributo.

Gli enti destinatari del contributo straordinario sono stati individuati nei Comuni che hanno deliberato il dissesto finanziario successivamente al 31 dicembre 2002 ed in dissesto al momento dell’entrata in vigore del decreto in oggetto. La somma stanziata viene ripartita nei limiti della massa passiva accertata sulla base della popolazione residente al 31 dicembre 2006, al netto di altri eventuali contributi statali e regionali previsti da precedenti disposizioni ed utilizzata per pagamenti da effettuarsi entro il termine ultimo del 31 dicembre 2007.

L’articolo 35 istituisce, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Fondo per la valorizzazione e la promozione delle realta' socio economiche delle zone confinanti tra le regioni, con una dotazione di 20 milioni di euro per l'anno 2007, dei quali 14 milioni di euro destinati ai Comuni confinanti con le regioni a statuto speciale.

Il decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 127

Delle modifiche introdotte dall’articolo 1 bis in materia di Patto di stabilità interno è stato già fatto cenno  nell’apposito paragrafo.

L’articolo 3 reca modifiche all’articolo 2 del decreto – legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, in materia di recupero maggior gettito ICI. Viene disposto che i trasferimenti erariali in favore dei singoli Comuni vengono ridotti in misura pari al maggior gettito ICI  sulla base di apposita certificazione prodotta da parte del comune interessato.

Oltre ai richiamati provvedimenti legislativi occorre fare breve cenno:

- alla disposizione di cui all’articolo 1, comma 694, (legge finanziaria per l’anno 2007), in virtù della quale sono stati abrogati i commi 23, 24 25 e 26 dell’ articolo 1 della legge n. 266 del 2005 e successive modificazioni, in materia di acquisto di immobili effettuati dagli Enti Locali e dal prescritto obbligo di relativa comunicazione.;

- al termine per la deliberazione del bilancio di previsione degli Enti  Locali per l’anno 2007, il quale è stato inizialmente prorogato al 31 marzo 2007 con D.M. del 30 novembre 2006 e, successivamente, differito al 30 aprile 2007 con decreto del Ministro dell’Interno, d’intesa con il Ministro dell’Economia e delle Finanze del 19 marzo 2007.

Infine  si segnalano le modifiche intervenute TUOEL di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e successive modificazioni, apportate in applicazione dell’articolo 1, commi 698, 714, 731, 732 e 741, della legge finanziaria per l’anno 2007, cui si fa brevemente cenno.

Nel dettaglio:

- l’articolo 1, comma 698, introduce modifiche all’articolo 204 del TUOEL in tema di regole particolari per l’assunzione di mutui;

- l’articolo 1, comma 731, introduce modifiche all’articolo 82 del TUOEL in tema di indennità;

- l’articolo 1, comma 732, introduce una modifica all’articolo 234 del TUOEL, in tema di organo di revisione economico finanziario;

- l’articolo 1, commi 714 e 741, introduce modifiche all’articolo 242 e 256 del TUOEL, in tema di individuazione degli enti locali strutturalmente deficitari e relativi controlli nonché liquidazione e pagamento della massa passiva.

Stanziamenti erariali

  I trasferimenti erariali da erogare agli Enti Locali per l’anno 2007 discendono, come accennato, dalla legge finanziaria per tale anno e dalle numerose norme che l’hanno preceduta e che hanno determinato tra l’altro la complessità di un’analisi sistematica degli stessi.

Andamento dei fondi

  Per l’anno 2007 si evidenzia che le risorse assegnate in bilancio in termini di competenza hanno consentito l’erogazione dei trasferimenti erariali spettanti per lo stesso anno, ne lla misura totale. Tuttavia permane l’insufficienza delle risorse complessive assegnate in termini di cassa, che ha creato difficoltà nelle erogazioni da disporre per i trasferimenti erariali ancora spettanti per gli anni 2006 e precedenti con particolare riferimento agli Enti Locali soggetti al monitoraggio da parte del Ministero dell’Interno.

Per l’anno 2007, a fronte del gettito introitato eccedente i trasferimenti erariali spettanti,  le Province devono riversare risorse per un ammontare pari a 124,67 milioni di euro.

Indisponibilità dei fondi in termini di cassa

  L’ammontare complessivo dello stanziamento di cassa destinato agli Enti Locali per l’anno 2007 è pari a 14.508,92 milioni di euro, la massa spendibile è pari a 19.770,41 milioni di euro, di cui 14.508,42 milioni in termini di competenza e 5.261,99 milioni  in conto residui.

  In sede di assestamento di bilancio è stata richiesta un’integrazione di cassa pari a 908,12 milioni di euro. A fronte di tale richiesta, la legge di assestamento del bilancio dello Stato per l’anno 2007 ha invece assegnato ulteriori risorse di cassa pari a 350 milioni di euro.

Ammontare delle erogazioni

  Le erogazioni disposte per l’anno 2007 ammontano a complessivi euro 14.661,56 milioni, di cui 12.995,70 milioni di euro per il pagamento dei trasferimenti erariali spettanti per l’anno 2006 e 1.665,86 milioni di euro per i trasferimenti erariali spettanti per gli anni 2006 e precedenti.
  I contributi agli Enti Locali per l’anno 2006 sono stati erogati nell’ammontare effettivamente spettante.

I trasferimenti erariali per le Province, per i Comuni e per le Comunità montane

La disciplina che regola i trasferimenti erariali in favore di Province, Comuni e Comunità montane per il 2007 è contenuta nella legge 27 dicembre 2006, n. 296.

In applicazione della sopracitata legge sono stati attribuiti alle Province trasferimenti per complessivi 838,75  milioni di euro (Tabella RP 3).

I contributi correnti del 2007 ammontano a 795,18 milioni e sono costituiti dalle seguenti voci:

- fondo ordinario di 218,41 milioni;

- fondo perequativo per gli squilibri della fiscalità locale di 103,09 milioni;

- fondo consolidato di 64,22 milioni;

- fondo compartecipazione I.R.PE.F. di 409,46 milioni.

I contributi per sviluppo e investimenti ammontano a 43,57 milioni, come risulta dalla Tabella RP. 3.

Dall’analisi della tabella RP 3 si denota una maggiore attribuzione dei contributi alle province della regione Sicilia (202,70 milioni) e della regione Campania (111,44 milioni).

Nel 2007 sono stati attribuiti ai Comuni trasferimenti per complessivi 11.625,44 milioni (Tabella RP 4).

Nella Tabella sono posti in evidenza, per i Comuni, i valori dei trasferimenti erariali del 2007, costituiti dalle seguenti voci:

- una quota di 6.834,32 milioni relativa al fondo ordinario, comprensivo delle somme  erogate direttamente  dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ai comuni delle regioni Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia in quanto sottoposti a legislazione speciale;

- una quota di 814,14 milioni relativa al fondo perequativo per squilibri della fiscalità locale;

- una quota di 2.159,81 milioni relativa al fondo consolidato;

- una quota di 851,00 relativa alla compartecipazione I.R.PE.F.. 

I contributi per sviluppo e investimento, come risulta dalla Tabella RP. 4 ammontano a 966,17 milioni e sono così suddivisi:

- una quota di 814,19 milioni relativa al fondo per lo sviluppo degli investimenti;

- una quota di 121,98 milioni relativa al fondo nazionale ordinario per gli investimenti.

Risultano attribuite maggiori risorse (Tabella RP. 4) ai comuni della regione Lombardia (1.634,91) e della regione Campania (1.629,11).

Nel 2007 sono state attribuite alle Comunità montane trasferimenti erariali per complessivi 190,98 milioni (Tabella RP. 5).
I contributi correnti sono così ripartiti:

- fondo ordinario di 137,54 milioni;

- fondo consolidato di 37,42 milioni.

I contributi per sviluppo e investimenti 2007 come risulta sempre dalla Tabella RP. 5 ammontano a 16,02 milioni.

La ripartizione dei contributi complessivi favorisce in particolare la Campania  (27,28 milioni) e la Calabria (21,55 milioni).

I bilanci delle Regioni

Le Regioni hanno chiuso il 2006 con un disavanzo di 13.205 milioni di euro (Tabella RP. 7) contro i 5.319 milioni nel 2005.

Gli impegni sono passati da 149.303 milioni a 163.253 milioni, con un incremento del 9,3%  derivato principalmente dall’incremento delle spese  correnti  (+ 10,7%).

Le entrate sono passate da 143.984 milioni del 2005 a 151.418 milioni del 2006, con un aumento del 5,2%. Le entrate correnti hanno fatto registrare un incremento del 7,4% mentre quelle in conto capitale hanno fatto registrare un decremento dell’11,3%. Tra le entrate di parte corrente è da segnalare l’aumento delle entrate tributarie (+ 17,4%) mentre tra le entrate  in  conto  capitale è da segnalare  la diminuzione  delle  riscossioni  dei crediti   (- 18,5%) e dei trasferimenti (- 13,9%).

Dall’analisi dei dati (vedere appendici ES. 11 e ES. 12) si evidenziano comportamenti diversi nelle Regioni a statuto ordinario e nelle Regioni a statuto speciale. Le prime hanno evidenziato un aumento del disavanzo attestato a 13.205 (+ 198%) milioni a causa della diminuzione delle entrate in conto capitale (- 19,1%), dell’aumento delle spese correnti (+ 13,1%) e delle spese in conto capitale (+ 6,3%) : mentre le Regioni a statuto speciale hanno fatto registrare un avanzo dovuto all’aumento delle entrate correnti (+ 7%) e delle entrate in conto capitale (+ 11,1%).

Nell’ambito delle entrate correnti (Tabella RP. 6), diminuite per il complesso delle Regioni, dello 0,4%, la posta di maggiore rilievo (55,5%) è rappresentata dai trasferimenti dello Stato.

Questi ultimi, hanno registrato una diminuzione del 12,6% dovuto sia alla diminuzione delle  quote  dei tributi statali  devoluti  alla regioni  passate da 59.282 milioni  a  50.944  milioni   (- 14,1%)  che  i  trasferimenti  di  fondi dello  Stato  passati da  20.644 a  18.919  milioni (- 8,4%).

In aumento risultano le entrate relative ai tributi propri (+ 21,5%) (Tabella RP. 6) e le rendite patrimoniali  e  vendita beni e servizi  (+ 6,3%).

In relazione ai finanziamenti destinati dallo Stato al trasporto locale, le previsioni iniziali per il 2007 indicano un leggero aumento (+2,7%) dei fondi complessivi rispetto al 2006.

Considerando l’utilizzo dei finanziamenti (Volume III – Appendice ES6), l’aumento dei fondi stanziati è da imputarsi prevalentemente ai maggiori stanziamenti, da parte dello Stato, alle società di servizi marittimi, al trasporto pubblico locale e ai trasporti rapidi di massa.

Una diminuzione degli oneri da parte dello Stato, interessa invece il settore dei trasporti in gestione diretta ed in concessione, per i quali si evidenzia tuttavia che la diminuzione interessa le spese correnti, mentre un lieve aumento si registra per le spese in conto capitale.

La stessa tendenza emerge anche nel complesso, con le spese in c/capitale che hanno raggiunto il 59% degli oneri a carico dello Stato, rispetto al 15% del 1997.

Sulla base dei dati risultanti dalle previsioni iniziali del 2007, le risorse destinate dalle Regioni al trasporto pubblico locale (Tabella RP7bis) hanno evidenziato un lieve aumento (+2,7%) per il totale dell’Italia. I finanziamenti destinati dalle regioni del Sud sono aumentati di +0,8%, mentre quelli dal centro Nord si sono incrementati del 3,6%.

Per quanto riguarda le singole Regioni, da evidenziare per il Sud l’aumento delle risorse destinate dalla Basilicata (+5,9%) e dall’Abruzzo (+5,2%). Al Nord, aumenti significativi di finanziamenti erogati si sono avuti per la Provincia Autonoma di Bolzano (+43,5%), il Piemonte (+10,7%), e la Provincia Autonoma di Trento (+9,5%).

Una sostanziale  contrazione  dei fondi  si  registra,  per  il Nord,  nella Valle d’Aosta (- 4,3%) circa rispetto ai fondi stanziati nel 2006) mentre per il Sud solo la Sardegna rileva una leggera riduzione dei fondi (-1,2%).

Per quanto riguarda la spesa corrente (Tabella RP. 7), l’aumento del 10,7% è verificato principalmente nei trasferimenti (+ 9,1%) e nelle somme non attribuibili (+ 442,3%). Al netto delle spese per la difesa della salute, influenzate dalla gestione del Servizio Sanitario Nazionale, la spesa corrente è aumentata del 25,9% (Tabella RP. 8). Gli incrementi più significativi in valore assoluto si sono verificati  nell’amministrazione generale  (+ 17,5%) e nelle somme non attribuite (+ 105,7%).

Per quanto riguarda la spesa in conto capitale (Tabella RP. 7), l’aumento del 3,5%  è  da  attribuire principalmente alle variazioni positive nei trasferimenti (+ 10%).

Al netto delle spese per la difesa della salute (Tabella RP. 8), aumentate dello 0,7%, la spesa in conto capitale è salita del 59,6%. All’aumento della spesa in conto capitale hanno contribuito in particolar modo le spese per le formazioni professionali (+ 10,1%); per contro, sono da segnalare i decrementi  della  spesa  per  l’amministrazione  generale  (- 32,8%)  e delle  spese non  attribuite (- 12,5%).

Circa la situazione dei residui passivi del complesso delle Regioni al 31 dicembre (Appendice ES. 10), si osserva che nel corso del 2006 essi sono aumentati del 3,6%, ragguagliandosi a fine anno a 134.849,7 milioni a fronte dei 130.169,1 milioni dell’anno precedente. Si denota, invece, una diminuzione nella formazione dei residui di competenza (- 5,3%) passati da 68.903,9 milioni nel 2005 a 66.126,8 milioni del 2006. I residui pagati sono aumentati passando da 28.085,3 milioni nel 2005 a 51.917,7 milioni nel 2006 con un aumento dell’84,9%. La velocità di smaltimento, misurata dal rapporto tra residui pagati e residui all’inizio dell’anno, si attesta intorno al 39,9 per cento.

La diminuzione dei residui di competenza riscontrato nel 2006 (Appendice ES. 8) è stato originato dalla diminuzione dei residui della contabilità speciali (- 30,7%), passate da 36.029,7 milioni del 2005 ai 24.972,8 milioni del 2006. Le spese dei residui in conto capitale sono aumentate passando da 17.019,8 milioni nel 2005 a 17.850 milioni nel 2006, con un incremento del 4,9%. I residui relativi alle spese di parte corrente sono invece aumentate passando da 16.201,3 milioni nel 2005 a 20.109,4 milioni nel 2006 con un incremento del 24,1 per cento.

Quanto alla situazione al 31 dicembre 2006 dei residui attivi del complesso delle Regioni (Appendice ES. 9), va segnalato che sono aumentati nel corso del 2006 segnando, a fine anno, un ammontare pari a 164.012,8 milioni, a fronte dei 161.670,7 milioni evidenziati al 31 dicembre 2005, con un aumento  dell’1,4%. Si nota un incremento sia  nei  residui   da riscuotere   (+ 7,7%) passati da 93.174 milioni nel 2005 a 100.392,6 milioni nel 2006 che nei  residui  riscossi (+ 111,7%) passati da 29.005,6 milioni nel 2005 a 61.405 milioni nel 2006. Si denota invece un calo nei residui di competenza passati nel 2006 a 63.620,2 milioni, a fronte dei 68.496,7 milioni dell’anno precedente, segnando un decremento del 7,1 per cento.

La diminuzione dei residui attivi di competenza verificatosi nel 2005 (Appendice ES. 7) è derivata dalla minore formazione dei residui di parte corrente passati da 51.092,8 milioni nel 2005 a 45.529 milioni nel 2006 con un decremento del 10,9 per cento; al contrario i residui per contabilità speciali sono passati nel 2006 a 6.139,2 milioni rispetto ai 4.398,3 milioni nel 2005 facendo registrare un incremento del 39,6 per cento.

I bilanci delle Province

Le entrate correnti delle Province, manifestano un andamento decrescente nel 2006 rispetto al 2005 (- 1,4%) (Tabella RP. 9).
Va segnalata la diminuzione dei contributi e trasferimenti passati dai 4.176 milioni del 2005 ai 3.818 milioni del 2006 (- 8,6%) al contrario sono aumentati i tributi (+ 3,9%) passati da 4.625 del 2005 a 4.805 milioni del 2006 e delle entrate extratributarie passate da 591 milioni nel 2005 a 635 milioni nel 2006.

Da evidenziare inoltre nell’ambito dei contributi e trasferimenti la diminuzione di quelli relativi dallo Stato il cui valore si attesta a fine 2006 a 950 milioni a fronte dei 1.084 milioni del 2005 (- 12,4%).

Le spese correnti delle province hanno manifestato un decremento del 3% passando da 8.499 milioni nel 2005 a 8.244 milioni nel 2006 (Tabella RP. 11).

Nel 2006 le spese nel settore istruzione pubblica sono diminuite del 3,4% così come le spese per lo sviluppo economico (- 20,7%).

Le spese in conto capitale sono diminuite del 9,8% attestandosi a fine 2006 a 5.970 milioni a fronte dei 6.617 milioni del 2005 con decrementi maggiormente significativi, nelle spese per amministrazione generale (- 17,4%), nelle spese per la gestione del territorio (- 13,2%) e per rimborso prestiti (- 37,5%).

La maggior parte delle spese in conto capitale (5.267 milioni) è rappresentata (Appendice ES. 17) dagli investimenti diretti in opere pubbliche  (3.117 milioni), diminuiti nel 2006 rispetto al 2005 dell’8 per cento.

I valori minimi della spesa corrente per abitante delle province (Tabella RP. 12) si registrano in Puglia (114,15 euro), nel Veneto (116,78 euro), in Sicilia (122,11 euro) e nel Lazio (132,85 euro). I valori massimi si registrano nella Basilicata (236,95 euro), nella Toscana (213,72 euro), nelle Marche (204,02 euro) e in Piemonte (200 euro).

Il minimo delle entrate erariali pro‑capite si verifica nella Lombardia (4,12 euro), nel Veneto (5,04 euro), nel Lazio (5,57 euro). I valori pro‑capite più elevati si registrano nella  Basilicata  (47,32 euro), in Sicilia (37,57 euro) e in Molise (33,05 euro).

Relativamente al contributo per ammortamento dei mutui, il valore minimo assoluto compete alle regioni Lombardia, Liguria, Veneto ed Emilia Romagna che non hanno alcun contributo. I valori massimi si registrano nel Molise (4,13 euro), in Sardegna (3,41 euro) e in Sicilia (2,83 euro).

I residui delle Province

Circa la situazione dei residui passivi delle province (Appendice ES. 10) al 31 dicembre, si osserva che nel corso del 2006 sono aumentati dell’1,1%, raggiungendo a fine anno 22.151,7 milioni di euro a fronte dei 21.914,2 milioni dell’anno precedente. Il fenomeno è derivato dalla formazione dei residui da pagare aumentati dal 2004 al 2005 (+ 15,6%) e dal  2005  al 2006  (+ 5,8%) passando da 14.180 milioni a 14.998,4 milioni. In quest’ultimo periodo i residui pagati sono passati da 5.435,2 milioni a 6.015,8 milioni. La velocità di smaltimento, misurata dal rapporto tra residui pagati e residui all’inizio dell’anno, passa dal 26,4% nel 2005 al 27,4% nel 2006.

Da notare il calo dei residui di competenza (Appendice ES. 8), riscontrato nel 2006 originato dal decremento dei residui di parte corrente passati da 3.186,1 milioni di euro a  2.767 milioni (- 13,2%) che dai residui di conto capitale  passati  da  4.203,3 milioni a  4.004,9  milioni   (- 4,7%). Si denota inoltre una diminuzione anche nei residui relativi al rimborso dei prestiti (-72,9%) passati da 58.640 milioni nel 2005 a 15.893 milioni nel 2006. L’incidenza percentuale dei residui di conto capitale sul totale è aumentata, passando dal 54,3% del 2005 al 56% del 2006, mentre è diminuita l’incidenza sul totale dei residui di parte corrente passata dal 41,2% del 2005 al 38,7% del 2006.

Quanto alla situazione al 31 dicembre 2006 dei residui attivi delle province (Appendice ES.  9) va segnalato che essi sono aumentati nel corso del 2006 segnando a fine anno un ammontare pari a 18.410,3 milioni, a fronte dei 17.953,1 milioni evidenziati al 31 dicembre 2005, con un aumento del 2,5%. E’ interessante verificare la diminuzione riscontrata nella velocità di smaltimento (23,1% nel 2005 e 22,5% nel 2006). I residui di competenza ragguagliandosi nel 2006 a 5.096,1 milioni, a fronte dei 5.701,8 milioni dell’anno precedente, hanno segnato un calo del 10,6%.

Il calo dei residui attivi di competenza verificatosi nel 2005 (Appendice ES. 7) è derivato sia dalla minore formazione dei residui di parte corrente passati da 2.146,6 milioni nel 2005 a 1.922,5 milioni nel 2006 (- 10,4%) che dei residui di conto capitale passati da 2.219,8 milioni del 2005 a 2.013,2 milioni del 2006 (- 9,3%). Una diminuzione si denota anche nei residui relativi all’ accensione  di prestiti  passati da 1.085,2 milioni nel 2005 a 985,4   milioni   del   2006 (- 9,2%).

Per quanto riguarda le operazioni finali delle province (Appendice ES. 5) esse hanno raggiunto nel 2006 per le entrate 15.259 milioni e per le spese 15.628 milioni. Il calo delle entrate nel periodo 2004-2006 è del 6,9% e nell’ultimo anno si è registrato un decremento rispetto al 2005 del 5,1%. Per la spesa, nel periodo 2004-2006, si è verificato un calo del 6,4% ed un calo nel 2006, rispetto al 2005, del 5,5 per cento.

 Il fabbisogno del settore (Appendice ES. 5), pari, in termini di competenza, a 369 milioni è diminuito rispetto al 2005 del 20,8 per cento.

Il saldo tra le entrate e le spese per accensione e rimborso di prestiti ha subito una diminuzione (- 25,1%) attestandosi nel 2006 a quota 786 milioni (Appendice ES. 5).

La consistenza del debito a breve e lungo termine per le province si era attestata al 1° gennaio 2006 a 7.106,4 milioni (Appendice ES. 2). Al 1° gennaio 2007 è diminuita a 6.736,9 milioni, con un decremento del 5,2%. I mutui concessi alle province (Appendice ES. 4), nel corso del 2006 ammontano a 908 milioni e riguardano per il 90,2% opere pubbliche: viabilità e trasporti (42,8%) ed edilizia sociale (23,7%).

I bilanci dei Comuni

Le entrate correnti dei comuni hanno mostrato nel 2006 un andamento crescente, raggiungendo i 50.357 milioni, con un modestissimo incremento. Le entrate tributarie hanno rappresentato il 52,3% del totale (Tabella RP. 13) mentre le entrate extra-tributarie ne sono state il 22,5 per cento.

I trasferimenti totali, accertati nel 2006 in 12.679 milioni, hanno registrato un decremento del 3% rispetto al 2005; anche i contributi ed i trasferimenti dallo Stato, hanno registrato un decremento (- 6,2%) attestandosi a 7.275 milioni.

Mostrano, infine, un calo le entrate tributarie  (- 0,3%) attestandosi a 26.347 milioni. Tale diminuzione è derivata sia dal calo delle tasse che dei tributi speciali.

Le spese correnti dei comuni diminuiscono dai 47.703 milioni del 2005 ai 46.850 milioni del 2006 (- 1,8%) (Appendice ES. 18).
Dal punto di vista della classificazione economica, nell’ambito degli impegni delle transazioni correnti, si denota un tasso di crescita nei compensi a dipendenti e pensionati (+ 1,2%) e nei trasferimenti ad enti pubblici (+ 23,7%).

Nel campo degli investimenti si è manifestato un calo della spesa del 14% dovuto principalmente al calo degli investimenti diretti in opere pubbliche (- 12,1%), nelle concessioni di crediti (- 16,9%) e nella spesa per mobili (- 22,1%).

Nella Tabella RP. 16 sono evidenziati i parametri essenziali dei comuni capoluogo di regione. Per la capacità economica, desunta dall’indice per abitante della spesa corrente, al minimo di Catanzaro (801,05 euro) si contrappone il massimo di Venezia (2.035,80 euro) con posizioni intermedie diffuse sul territorio. In termini relativi al maggior sviluppo di Cagliari (+ 23,92%)  si  contrappone  il  calo di Palermo (- 3,76%).

Per i trasferimenti si contrappongono minimi e massimi della città di Trieste (1,80 euro) e di Napoli (533,75 euro).
Il contributo capitario per rata di ammortamento mutui più basso appartiene a Trieste che non ha alcun contributo; quello più alto a Bari con 29,69 euro. Come già rilevato per le amministrazioni provinciali tutti i decrementi dei valori pro‑capite sono dovuti alla cessazione della normativa sull’erogazione   di   tali   contributi.

Per i comuni non capoluogo di regione, i più significativi parametri finanziari sono esposti nella Tabella RP. 17. La capacità economica, misurata col parametro della spesa corrente per abitante, denuncia il minimo assoluto in Puglia con 617,98 euro, ed il massimo in Valle d’Aosta con 1.619,04 euro. I trasferimenti totali pro‑capite statali hanno evidenziato un minimo in Valle d’Aosta con 1,27 euro ed il massimo in Basilicata con 248,23 euro.

I contributi per rata di ammortamento dei mutui rappresentano un minimo in Puglia (11,63 euro) ed un massimo in Calabria (21,40 euro). Un marcato decremento si registra in Umbria (- 13,42%).

Per il contributo nazionale ordinario investimenti al minimo della Puglia (0,32 euro) si contrappone il massimo del Molise (9,76 euro).

I residui dei Comuni

Circa la situazione dei residui passivi dei Comuni (Appendice ES. 10) al 31 dicembre, si osserva che nel corso del 2006 sono diminuiti del 3,1%, raggiungendo a fine anno 92.013,4 milioni a fronte dei 94.990 milioni dell’anno precedente. Ciò è derivato da un decremento nella formazione dei residui di competenza passati da 36.090 del 2005 a 32.303,2 del 2006 (- 10,5%). La velocità di smaltimento misurata dal rapporto tra residui pagati e residui all’inizio dell’anno, passa dal 29,6% del 2005 al 29,7% del 2006.

Da notare che il calo dei  residui  di  competenza   (Appendice  ES.  8),  riscontrato  nel  2006 è originato sia dal decremento dei residui di conto capitale passati da 20.470,4 milioni a 17.779,8 (- 13,1%) che dai residui di parte corrente passati da 12.858,1 a 12.142,4 (- 5,6%) nonché dei residui per rimborso di prestiti passati da 1.081,8 milioni a 907,1 milioni (- 16,1%). L’incidenza percentuale sul totale dei residui di parte corrente, passa dal 35,6% nel 2005 al 37,6% nel 2006, mentre quella dei residui in conto capitale passa dal 56,7% nel 2005 al 55% nel 2006.

Quanto alla situazione al 31 dicembre 2006 dei residui attivi dei Comuni (Appendice ES. 9) va segnalato il decremento avvenuto nel corso del 2005 (- 1,7%) segnando a fine anno un ammontare pari a 84.067,1 milioni, a fronte degli 85.537,1 milioni evidenziati al 31 dicembre 2005, dovuto principalmente a una diminuzione nella formazione dei residui di competenza che si sono attestati a 31.226,9 milioni del 2006 rispetto ai 32.733,3 milioni del 2005 (- 4,6%). La velocità di smaltimento dei residui della competenza è passata dal 30,6% del 2005 al 31,2% del 2006.

Da notare il calo dei residui attivi di competenza verificatosi nel 2006 (Appendice ES. 7) derivato dalla diminuzione dei residui di conto capitale passati da 10.463,1 milioni nel 2005 a 9.809,9 milioni del 2006 con un decremento del 6,2% e dei residui relativi all’accensione di prestiti (- 22%) passati da 5.848,3 del 2005 a 4.560,9 del 2006. I residui delle poste di parte corrente hanno manifestato un aumento del 3,2% passando da 15.090,8 milioni a 15.579,1 milioni.

Per quanto riguarda le operazioni finali (Appendice ES. 5) dei comuni esse hanno raggiunto nel 2005, per le entrate 90.476 milioni e per le spese 91.335 milioni. Il tasso di decremento dell’entrata, nel periodo 2004‑2006 è stato del 5,2% mentre nell’ultimo anno si è registrato un calo rispetto al 2005 dell’8,3%. Per la spesa, nel periodo 2004‑2006, si è verificato un calo del 5,4%, con un decremento nel 2006, rispetto al 2005, dell’8,5 per cento.

 Per l’anno 2006 il totale delle spese risulta essere superiore alle entrate con un saldo di 859 milioni.

 Il saldo per le accensioni di prestiti ha raggiunto i 1.994 milioni con un calo rispetto al 2005 del 48 per cento.

La consistenza del debito a breve e lungo termine per i comuni si era attestata al 1° gennaio 2006 a 42.005,4 milioni (Appendice ES. 2). Al 1° gennaio 2007 è diminuito a 40.643,4 milioni, con un decremento del 3,2%. Il ricorso all’indebitamento (Appendice ES. 4) è pressoché limitato all’esecuzione di opere pubbliche (83%), tra le quali spiccano le spese per viabilità e trasporti (30,7%) e le spese per edilizia pubblica di interesse locale (17,1%).


NOTE

[1] Inizialmente disposto, per l’anno 2005, dall’articolo 1, comma 64, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria 2005).


[2] Con decreto ministeriale del 14 novembre 2006 (sostitutivo del precedente del 18 febbraio 2005) sono stati approvati i nuovi codici gestionali (entrate/spese) validi per gli Enti Locali. Il sistema SIOPE si applica con decorrenza:
- dal 1° gennaio 2006 per Province e Comuni con popolazione superiore a 20.000 abitanti;
- dal 1° gennaio 2007 per la generalità degli altri Enti.

[3] Il sistema previgente prevedeva, si rammenta, l’adozione di alcune misure quali limitazioni in ordine all’acquisto di beni e servizi, alle assunzioni di personale a qualsiasi titolo nonché il divieto di  ricorrere all’indebitamento per finanziare gli investimenti. In particolare, l’articolo 6, comma 8-sexies, del decreto legge 28 dicembre 2006, n. 300, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2007, n. 17, ha dichiarato inapplicabile il comma 561 dell’articolo 1 della legge finanziaria per l’anno 2007, in virtù del quale gli Enti che non abbiano rispettato per l'anno 2006 le regole del Patto di stabilità interno non possono procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo e con qualsiasi tipo di contratto.


inizio pagina  |  Icona Invia  |  Invia Icona Stampa  |  Stampa