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Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali

 

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I BILANCI DELLE REGIONI, PROVINCE, COMUNI E COMUNITA' MONTANE


TESTO REDATTO PER LA
RELAZIONE GENERALE SULLA
SITUAZIONE ECONOMICA DEL PAESE
- ANNO 2005 -

- MARZO 2006 -

La finanza degli Enti Locali

Il sistema dei trasferimenti erariali si inquadra nel più ampio concetto di finanza propria e derivata. Tale concetto è fissato, nei principi generali nell’articolo 149 del Testo Unico dell’ordinamento degli Enti Locali, approvato con decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

La legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, di riforma del titolo V, della parte seconda, della Costituzione ha successivamente rimodellato i poteri e le funzioni dello Stato, delle Regioni e degli Enti Locali e previsto sensibili cambiamenti all’ordinamento degli Enti Locali in prospettiva federalista. Tra i tratti essenziali della riforma figura anche la riformulazione dell’articolo 119 della Costituzione, sulla base del quale vengono delineati i rapporti finanziari tra lo Stato e gli Enti Locali e costituzionalizzato il principio di autonomia finanziaria di questi ultimi.

La legge del 5 giugno 2003, n. 131 (legge “La Loggia”), recante “Disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale del  18  ottobre  2001,  n. 3”, apre quindi la strada all’applicazione delle disposizioni  contenute nel novellato Titolo V, della parte II, della Costituzione. Tra i contenuti della predetta legge va evidenziata anche la disposizione che contempla il conferimento della delega al Governo per l’individuazione delle funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane e per la revisione del Testo Unico e delle norme in materia di Enti Locali, in conformità al nuovo quadro costituzionale.

Con legge costituzionale del 16 novembre 2005 è stata quindi approvata la riforma federale della Costituzione, istitutiva del Senato federale della Repubblica e rimodulato l’assetto dell'attuale competenza legislativa.

Tornando alla normativa vigente in materia di trasferimenti erariali agli Enti Locali, il richiamato articolo 149 del Testo Unico dell’ordinamento degli Enti Locali, approvato con decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, riconosce, nell’ambito della finanza pubblica, autonomia finanziaria a Comuni e Province fondata sullacertezza di risorse proprie e trasferite,principio questo in precedenza introdotto dall’articolo 54, comma 2, della legge 8 giugno 1990, n. 142. In tale disposizione viene anche precisata la tipologia di entrate che costituiscono la finanza di Comuni e Province (addizionali, compartecipazioni, imposte, tasse, trasferimenti statali e regionali, ecc.). In relazione a ciò i trasferimenti erariali rappresentano una delle più importanti, seppure non più la prevalente, forme di entrata.

I Comuni vengono convenzionalmente suddivisi, a seconda della popolazione residente, in 12 classi demografiche (da meno di 500 abitanti ad oltre 500.000 abitanti). Le Province sono suddivise in quattro classi demografiche che tengono conto anche dell’estensione territoriale. Il rilievo della suddivisione risiede nel fatto che molte leggi e regolamenti prevedono disposizioni e parametri diversi in relazione alla classe demografica di appartenenza.

Peraltro, proprio il richiamato articolo 149, comma 5, del Testo Unico dell’ordinamento degli Enti Locali, prevede espressamente che i trasferimenti erariali debbano essere ripartiti in base a criteri obiettivi che tengano conto della popolazione, del territorio, delle condizioni socio-economiche nonché in base ad una perequata distribuzione delle risorse.

Il sistema dei trasferimenti erariali

Fino al 1984 i contributi erariali venivano attribuiti con rimborso a piè di lista, ciò che ha determinato una erogazione svincolata da principi di equa distribuzione.

Successivamente, in applicazione della delega conferita con la legge del 23 ottobre 1992, n. 421, è stato emanato il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, il quale, al Titolo IV, Capo II, articoli 34 e seguenti, così come modificato ed integrato dal decreto legislativo 1 dicembre 1993, n. 528 e da successivi provvedimenti legislativi, reca la disciplina a regime dei trasferimenti erariali agli Enti Locali a decorrere dall’anno 1994.

Con il decreto legislativo n. 504 del 1992, fu introdotto un primo innovativo sistema di riequilibrio, da attuarsi inizialmente in sedici anni, fondato sulla metodologia dei parametri obiettivi che tenessero conto della popolazione, del territorio e delle condizioni socio-economiche nonché di una perequata distribuzione delle risorse in relazione agli squilibri di fiscalità locale. Tale sistema era basato sulla detrazione annua del 5% dei contributi erariali spettanti a Comuni e Province e sulla loro successiva ridistribuzione, utilizzando i contributi annualmente detratti, con la citata metodologia dei parametri obiettivi. Ha trovato tuttavia applicazione per i soli anni 1994 e 1995 in quanto successivamente sospeso in attesa dell’adozione di un nuovo sistema di riequilibrio. Il riparto dei trasferimenti con tale metodologia non ha tuttavia investito la generalità degli Enti, ma esclusivamente quelli nei confronti dei quali è stata operata la detrazione del 5% del complesso dei contributi ordinari e perequativi. Infatti, dallo stesso sono stati esclusi gli Enti beneficiari del contributo minimo garantito (trattasi di una clausola di salvaguardia a favore degli Enti ai quali deve essere comunque assicurato un minimo di contributi erariali per il finanziamento dei servizi indispensabili per le funzioni statali delegate o attribuite), i quali, avendo il gettito dell’I.C.I. al 4 per mille superiore all’importo dei contributi ordinari e perequativi, hanno avuto l’attivazione della predetta garanzia di mantenimento minimo dei trasferimenti di cui all’articolo 36.

Negli anni successivi, la limitata consistenza delle risorse assegnate agli Enti Locali, dovuta ad esigenze di bilancio connesse agli impegni assunti nei confronti dell’Unione Europea ha fatto sì che venisse favorita l’introduzione di sistemi perequativi non più basati su contributi aggiuntivi, ma da attuarsi con le risorse già in dotazione agli Enti Locali.

L’articolo 3 del decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41, convertito con modificazioni dalla legge 22 marzo 1995, n. 85, così come modificato dall’articolo 3 del decreto-legge 27 ottobre 1995, n. 444, convertito con modificazioni dalla legge 20 dicembre 1995, n. 539, ha, quindi, successivamente aggiornato il precedente sistema introducendo, dall’anno 1996, un sistema di riequilibrio “a fabbisogni standardizzati” dei trasferimenti erariali ordinari e consolidati spettanti a Province e Comuni, da attuarsi in dodici anni, al fine di creare un modello di perequazione che potesse meglio consentire il riallineamento degli enti in sottodotazione di risorse.

Per gli Enti per i quali veniva evidenziata una posizione di sovradotazione di risorse l’adozione di tale sistema prevedeva la riduzione dei trasferimenti erariali, nella misura di un dodicesimo delle differenze in eccesso, con conseguente ridistribuzione proporzionale, a decorrere dall’anno 1996, in favore degli Enti in posizione di sottodotazione. In conseguenza dei “tagli” delle risorse da effettuare nei confronti degli Enti in posizione di sovradotazione delle risorse, i sistemi di perequazione dovevano necessariamente essere effettuati in tempi medio-lunghi, al fine di non arrecare squilibri finanziari e difficoltà di funzionamento degli stessi e di consentire loro, conseguentemente, di prevedere un’idonea politica per l’acquisizione delle dotazioni finanziarie e modulazione delle spese.

Tale sistema, che doveva trovare applicazione dall’anno 1996, venne ritenuto eccessivamente gravoso per gli enti “sovradotati” i quali avrebbero dovuto sopportare sistematici tagli delle risorse loro trasferite e sospeso in attesa del riordino del sistema di finanza locale, previsto inizialmente dal decreto legislativo 30 giugno 1997, n. 244, la cui entrata in vigore venne più volte prorogata ed infine sospesa dall’articolo 27 della legge n. 448 del 2001, ad eccezione della disposizione di cui all’articolo 9, comma 3. Il richiamato articolo 9 privilegia la distribuzione delle eventuali risorse aggiuntive a favore degli Enti sottodotati, ossia di quelli le cui risorse risultino al di sotto della media pro capite della fascia demografica di appartenenza, in proporzione allo scarto rispetto alla media stessa.

Tale modalità di riparto ha trovato conferma dall’anno 1998 fino all’anno 2004. Per il 2005, il legislatore ha quindi disposto che parte delle risorse aggiuntive riconosciute per detto anno, pari a complessivi 340 milioni di euro, derivanti  dal reintegro della riduzione dei trasferimenti erariali conseguenti alla cessazione dell’efficacia delle disposizioni di cui all’articolo 24, comma 9, della legge 28 dicembre 2001, n. 448,  venissero distribuite:

  • per 90 milioni di euro attraverso il rifinanziamento dei contributi già attribuiti a favore dei Comuni in posizione di sottodotazione delle risorse per l’anno 2004;
  • per ulteriori 80 milioni di euro a favore della stessa tipologia di Enti (destinando complessivamente ai soggetti così individuati risorse per 170 milioni di euro).

Le residue risorse, ammontanti a 170 milioni di euro sono state quindi ripartite con le modalità che verranno nel dettaglio specificate nel paragrafo avente per oggetto Trasferimenti e legge finanziaria.

I fondi delle contribuzioni erariali

In attesa dell’esplicazione dei nuovi principi costituzionali, l’articolazione dei trasferimenti è tuttora disciplinata dal sistema previsto dal decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 e successive modifiche ed integrazioni.

Il vigente sistema dei trasferimenti erariali è imperniato sulla presenza di cinque fondi dei quali tre per i trasferimenti di natura corrente (“fondo ordinario”, “fondo consolidato” e “fondo per la perequazione degli squilibri della fiscalità locale”) e due per i trasferimenti in conto capitale (“fondo nazionale ordinario per gli investimenti” e “fondo nazionale speciale per gli investimenti”).

La dotazione di base del contributo ordinario è costituita dal complesso delle dotazioni ordinarie e perequative e dei proventi dell’addizionale sui consumi di energia elettrica riconosciuti agli Enti Locali per l’anno 1993. Per i Comuni la quota di fondo ordinario venne ridotta di un importo pari al gettito, dovuto per l’anno 1993, dell’imposta comunale sugli immobili (I.C.I.), calcolato sulla base dell’aliquota al 4 per mille, al netto della perdita del gettito derivante dalla soppressione dell’INVIM, acquisito dallo Stato, individuato nella media delle riscossioni del triennio 1990-1992. Funzione principale del fondo ordinario è quella di contribuire al finanziamento della spesa corrente per i servizi indispensabili. Il contributo consolidato comprende invece una congerie di erogazioni specifiche previste da leggi speciali.

Il terzo fondo, del tutto innovativo, intende assegnare contributi agli Enti dotati di basi imponibili inferiori rispetto ai valori medi nazionali. Il fondo nazionale ordinario per gli investimenti ha la natura di contributo in conto capitale da utilizzare esclusivamente per la realizzazione di opere di preminente interesse sociale ed economico ed è quantificato nella legge finanziaria. Il fondo nazionale speciale per gli investimenti, alimentato con i proventi della casa da gioco del Comune di Campione d’Italia, è destinato al finanziamento di opere pubbliche nei territori degli Enti Locali i cui organi siano sciolti per attività mafiosa o di quelli in gravi condizioni di degrado.

Infine, il fondo per lo sviluppo degli investimenti (per Comuni, Province e Comunità montane) è mantenuto tra le voci delle contribuzioni erariali ed è destinato al finanziamento delle rate dei mutui stipulati anteriormente all’entrata in vigore della nuova normativa. La sua consistenza va riducendosi a seguito della progressiva estinzione dell’indebitamento precedente.

L’assegnazione dei trasferimenti

In ordine alle modalità di assegnazione dei trasferimenti, trovano conferma, per l’anno 2005, le modalità di erogazione dei contributi e di altre assegnazioni per gli Enti Locali individuate con il decreto del Ministro dell’interno del 21 febbraio 2002, pubblicato nellaGazzetta Ufficiale n. 56 del 7 marzo 2002.

Sono esclusi da questo regime gli Enti soggetti a monitoraggio (tutte le Province ed i Comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti) nei confronti dei quali i pagamenti a carico del bilancio dello Stato vengono effettuati al raggiungimento dei prefissati limiti di giacenza. Il richiamato decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze del 21 febbraio 2002, si rammenta, ha regolato l’erogazione per il 2002, da parte del Ministero dell’interno a favore degli Enti Locali per i quali non sia prevista una differente disciplina, dei trasferimenti erariali previsti dal decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 e di ulteriori trasferimenti o assegnazioni previsti da altre disposizioni normative. Tali modalità restano confermate dal 2003 in poi.

In particolare, con il predetto decreto viene disposto quanto segue:

- modalità di erogazione di trasferimenti correnti e di contributi a valere sui fondi per il federalismo amministrativo:

i contributi di cui all’articolo 34, comma 1, lettere a), b) e c), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, relativi, rispettivamente, al fondo ordinario, al fondo consolidato ed al fondo perequativo degli squilibri di fiscalità locale, nonché i contributi a valere sui fondi per il federalismo amministrativo sono erogati in tre rate, entro i mesi di febbraio, maggio ed ottobre;

- modalità di erogazione di trasferimenti a sostegno di investimenti:

i contributi di cui all’articolo 28, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, relativi al fondo per lo sviluppo degli investimenti, sono erogati in due rate, rispettivamente per il sessanta per cento entro il mese di maggio e per il saldo entro il mese di ottobre;

- modalità di erogazione di trasferimenti in conto capitale:

i contributi di cui all’articolo 34, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, relativi al fondo nazionale ordinario per gli investimenti ed i contributi a questi assimilati sono erogati in unica rata entro il mese di giugno;

- modalità di erogazione di altri trasferimenti:

i contributi di cui all’articolo 9, comma 4, lettera c), del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30, relativi al finanziamento dell’onere degli incrementi degli stipendi ai segretari comunali, sono erogati in unica rata entro il mese di giugno. I contributi previsti da altre disposizioni normative sono erogati dal Ministero dell’interno, se non diversamente disciplinato, in unica rata entro il mese di giugno o successivamente nei casi in cui i dati e gli elementi necessari ai fini dell’erogazione non siano disponibili;

- modalità di erogazione della quota di compartecipazione comunale al gettito dell’I.R.PE.F.:

a partire dall’anno 2002 le somme da attribuire ai Comuni a titolo di compartecipazione comunale al gettito dell’I.R.PE.F., di cui all’articolo 67, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, come sostituito dall’articolo 25, comma 5, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, sono erogate in due rate, rispettivamente entro i mesi di marzo e luglio.

L’articolo 1, comma 20, della legge n. 311 del 2004 (legge finanziaria per l’anno 2005) dispone, altresì, che per il triennio 2005-2007 conservano validità le disposizioni di cui all’articolo 66, commi 1 e 2, della legge 23 dicembre 2000, n. 388. L’articolo 66 della richiamata legge n. 388 del 2000, si rammenta, disciplina la determinazione e le modalità di erogazione dei trasferimenti erariali per gli anni 2001 e 2002 agli Enti Locali assoggettati al sistema di monitoraggio diretto delle disponibilità di cassa da parte del Ministero dell’interno. Trattasi, nella sostanza, degli Enti di maggiore dimensione demografica e cioè tutte le Province ed i Comuni con popolazione con più di 50.000 abitanti, per i quali è confermato il sistema relativo al monitoraggio della spesa, consistente nel pagamento da parte del Ministero dei trasferimenti, con mandati diretti, solo al verificarsi di determinati limiti di giacenza di cassa, ma con possibilità di richiesta di accreditamento degli stessi, con procedura diretta e immediata, per spese improcrastinabili ed inderogabili. A seguito dell’entrata in vigore dell’articolo 66 della legge finanziaria per il 2001 sul controllo dei flussi finanziari degli enti pubblici, è aumentato il numero degli enti monitorati, ricomprendendo in essi tutte le Province ed i Comuni con popolazione da 50.000 a 60.000 abitanti; è stata inoltre prevista, per i Comuni con meno di 50.000 abitanti, la non assoggettabilità al limite di giacenza al raggiungimento del quale erano effettuati i pagamenti a carico dello Stato, attraverso le anticipazioni da parte delle sezioni di tesoreria provinciali del Tesoro, rimborsate dal Ministero dell’Interno (sistema della Comunicazione).

Il sistema delle attribuzioni delle risorse finanziarie agli Enti Locali si svolge, pertanto, a norma delle vigenti disposizioni con due distinte modalità:

a)erogazione con mandato informatico collettivo in favore dei Comuni con popolazione inferiore a 50.000 abitanti;

b)monitoraggio per tutte le Province ed i Comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti e possibilità di richiedere per spese improcrastinabili ed inderogabili il pagamento diretto e immediato dei trasferimenti.

Per le modalità di cui al puntoa) il sistema prevede l’attribuzione delle risorse attraverso l’adozione di un decreto di impegno e pagamento per ogni tipologia di contributo, cui corrisponde un capitolo del bilancio dello Stato, nel quale si suddivide la rata: contributo ordinario, contributo per la perequazione della fiscalità locale, contributo consolidato e per gli investimenti.

Per quanto riguarda quella di cui al puntob)l’attività di monitoraggio è affidata al Ministero dell’Interno e riguarda 217 Enti. Essa consiste nel verificare la consistenza finanziaria dei conti di tesoreria degli Enti interessati e, per quelli che risultano al di sotto del limite di giacenza determinato percentualmente sulla spettanza annuale dei fondi ordinario, perequativo, consolidato e per gli investimenti si provvede su richiesta al trasferimento delle risorse nella misura sufficiente a riportare detta consistenza al di sopra del limite di giacenza. Il sistema di monitoraggio per l’attribuzione delle risorse finanziarie è finalizzato ad attribuire i contributi erariali solo nella misura necessaria al fabbisogno degli Enti Locali.

La diminuzione, rispetto all’anno precedente, del numero di enti soggetti a monitoraggio è imputabile, in particolare, all’ avvenuta sperimentazione degli effetti del superamento del sistema di tesoreria unica condotto, in applicazione dell’articolo 1, comma 79, della legge n. 311 del 2004, nei confronti degli enti individuati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentite la Conferenza unificata, il Ministro dell’interno e il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca n. 83361 dell’8 luglio 2005 ed avviata dal 1 settembre 2005 (SIOPE). Per i predetti soggetti (in particolare, per quanto riguarda gli Enti Locali, tre Province, tre Comunità montane e sei Comuni), i trasferimenti statali e le entrate proprie affluiscono direttamente ai tesorieri degli enti.  I pagamenti del Ministero dell’interno a favore degli Enti Locali ammessi alla sperimentazione sono effettuati in conformità delle disposizioni di cui al decreto del Ministero dell’interno del 21 febbraio 2002, recante le modalità di erogazione dei trasferimenti erariali agli Enti Locali non soggetti alle disposizioni sui limiti di giacenza.

Trasferimenti e legge finanziaria

L’articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria per l’anno 2005)” contiene numerose disposizioni aventi riflessi in termini finanziari nei confronti di Comuni, Province, Comunità montane ed Unioni di comuni per l’anno 2005.

In particolare, esse riguardano:

  • la determinazione dei trasferimenti erariali spettanti in favore di ogni singolo Ente Locale per l’anno 2005, in base alle disposizioni recate dall’articolo 31, comma 1, primo periodo, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria per l’anno 2003);
  • la destinazione dell’incremento dei trasferimenti erariali (articolo 1, comma 64 della legge finanziaria per l’anno 2005), pari a complessivi 340 milioni di euro, derivante dal reintegro della riduzione dei trasferimenti erariali conseguente alla cessazione dell’efficacia delle disposizioni di cui all’articolo 24, comma 9, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (trattasi, nella fattispecie, della riduzione dei trasferimenti erariali spettanti ai Comuni ed alle Province a valere sui fondi di cui all’articolo 34, comma 1, lettere a), b) e c), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, ovvero del fondo ordinario, fondo consolidato e fondo per gli squilibri della fiscalità locale, quali risultanti per ciascuno degli anni 2002, 2003 e 2004 nella misura dell’1%, del 2% e del 3%). Le predette risorse sono state distribuite, per 260 milioni di euro, a favore degli Enti Locali per confermare i contributi di cui all’articolo 3, commi 27, 35, secondo periodo, 36 e 141, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e per 80 milioni di euro in favore dei soli Comuni in posizione di “sottodotazione” delle risorse, individuati ai sensi dell’articolo 9, comma 3, del decreto legislativo 30 giugno 1997, n. 244 e successive modifiche ed integrazioni. La predetta operazione ha quindi sostanzialmente prodotto, il rifinanziamento dei seguenti contributi già attribuiti per l’anno 2004, per:
    • 90 milioni di euro, a favore dei Comuni, ad incremento del fondo ordinario;
    • 90 milioni di euro, a favore dei Comuni in posizione di sottodotazione di risorse;
    • 50 milioni di euro, destinati al finanziamento delle spese per investimenti, a favore dei Comuni appartenenti alle più ridotte fasce demografiche (in particolare, quelli con popolazione inferiore a 5.000 abitanti);
    • 20 milioni di euro, a favore delle Unioni di comuni;
    • 5 milioni di euro a favore delle Province, ad incremento del fondo ordinario;
    • 5 milioni di euro, a favore delle Comunità montane, ad incremento del fondo ordinario

E’ stata quindi disposta l’assegnazione di ulteriori trasferimenti aggiuntivi, per 80 milioni di euro, a favore degli enti in posizione di sottodotazione delle risorse:

  • in ordine ai contributi a valere, specificatamente, sul fondo  nazionale ordinario per lo sviluppo degli investimenti, trova conferma, per l’anno 2005, il contributo integrativo, pari a 50 milioni di euro, destinato in favore dei Comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti, per le medesime finalità dei contributi attribuiti a valere sul fondo nazionale ordinario per gli investimenti di cui all’articolo 41 del decreto legislativo n. 504 del 1992, già previsto dall’articolo 3, comma 36, della legge n. 350 del 2003, mentre viene  meno il finanziamento della dotazione di base (pari, per il 2004, a circa 103 milioni di euro). Le disposizioni di legge in materia privilegiano, infatti, la distribuzione delle disponibilità a valere sul fondo in esame a favore degli Enti appartenenti alle più ridotte fasce demografiche, i cui bilanci sono spesso caratterizzati da notevole rigidità, dando luogo ad una traslazione di risorse a favore di questi ultimi. Di tale contribuzione hanno beneficiato, per il 2005, ben 4.153 Enti;
  • per quanto concerne, invece, la dinamica del fondo per lo sviluppo degli investimenti degli Enti Locali di cui all’articolo 28, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, la determinazione annua del contributo a valere sul predetto fondo, nella misura necessaria all’attribuzione dei contributi sulle rate di ammortamento dei mutui ancora in essere e dei mutui contratti o concessi ai sensi dell’articolo 46-bis del decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41, convertito, con  modificazioni, dalla legge 22 marzo 1995, n. 85. Permane, quindi,  l’impegno statale a corrispondere il contributo per le rate di ammortamento dei mutui già stipulati dagli Enti Locali negli anni pregressi per il finanziamento delle spese di investimento ed ammessi a contribuzione erariale secondo i parametri stabiliti di anno in anno dalle leggi annuali in materia di finanza locale;
  • il rifinanziamento, per quanto concerne le Province e le Comunità montane, disposto per l’anno 2005 dall’articolo 1, comma 64, della legge n. 311 del 2005, dell’incremento dei trasferimenti erariali a favore di ciascuna categoria di tali Enti nella misura di 5 milioni di euro, per complessivi 10 milioni di euro, già previsto per l’anno 2004;
  • la conferma relativamente alle Unioni di comuni, come già evidenziato in premessa, disposta dall’articolo 1, comma 64, della legge n. 311 del 2004, dei contributi aggiuntivi già attribuiti per l’anno 2004, per complessivi 20 milioni di euro. Per l’anno 2005 sono stati quindi erogati dal Ministero dell’interno trasferimenti erariali a favore delle Unioni di comuni e delle Comunità montane per l’esercizio di funzioni associate, nonché dei Comuni risultanti da procedure di fusione derivanti, in parte, da disposizioni aggiuntive ed, in parte, dalla legge n. 311 del 2004, per complessivi 31.878,5 milioni di euro.

Il fenomeno della costituzione delle Unioni di comuni ha trovato notevole impulso proprio dagli incentivi finanziari statali previsti di anno in anno dalle leggi finanziarie nonché da alcune modifiche della specifica disciplina normativa ed, in particolare, dalla soppressione dell’obbligo di procedere alla fusione entro dieci anni dalla costituzione dell’Unione.

A conferma di ciò basti osservare come dall’anno 1996, anno di costituzione della prima Unione, tale fenomeno abbia subito una crescita estremamente significativa, passando dalle 13 Unioni di comuni costituitesi nell’anno 1999, alle 243 Unioni di comuni costituitesi a tutto l’anno 2005, anno, quest’ultimo, nel corso del quale si sono costituite 27 nuove Unioni ed in cui è stata riscontrata la cessata esistenza di n. 2 Unioni;

In ordine al definitivo consolidamento, negli importi attribuiti ai singoli enti per l’anno 2003,  nel loro tetto massimo, spettanti in relazione agli oneri derivanti dalla corresponsione del trattamento economico al personale immesso nei  ruoli speciali ad esaurimento, assunto in occasione delle calamità  naturali in esecuzione dell’articolo 12, comma 1, della legge 28 ottobre 1986, n. 730, previsto, per l’anno 2004, dall’articolo 3, comma 51, della legge n. 350 del 2003, la legge finanziaria per l’anno 2005, ha, all’articolo 1, comma 53, soppresso la disposizione di cui al secondo periodo dell’articolo 3, comma 51, della richiamata legge n. 350 del 2003, secondo la quale, i Comuni che non avessero certificato il mantenimento del requisito soggettivo avrebbero subito dal 1 gennaio 2004 e per gli anni successivi, una riduzione del 10 per cento annuo del trasferimento erariale erogato per il titolo in argomento, facendo quindi venire meno l’obbligo di trasmissione della relativa certificazione prescritta dalla normativa previgente. Trattasi, si rammenta, di contributi erariali a valere sul fondo consolidato di cui all’articolo 39 del decreto legislativo 30 giugno 1992, n. 504, che ricomprende particolari tipologie di trasferimenti  attribuiti a favore degli Enti Locali da normative aventi carattere di  specialità.

Infine, la legge n. 311 del 2004 ha previsto, per l’anno 2005, l’istituzione di due specifici fondi a favore degli enti locali. In particolare:

  • l’articolo 1, comma 52, ha istituito il fondo per il rimborso agli enti locali delle minori entrate derivanti dall’abolizione del credito d’imposta, con dotazione di 10 milioni di euro;
  • l’articolo 1, comma 54, il fondo per l’insediamento dei comuni montani con popolazione inferiore a 1.000 abitanti sottodotati, ai sensi del decreto legislativo 30 giugno 1997, n. 244, con dotazione di 5 milioni di euro.

Relativamente al fondo di cui all’articolo 1, comma 52, le modalità di riparto dello stesso saranno definite con decreto di prossima emanazione.

Le modalità di riparto ed attribuzione del fondo di cui all’articolo 1, comma 54, sono state definite, rispettivamente, con il decreto ministeriale n. 1279 del 1 marzo 2005, successivamente integrato dal decreto del Ministro dell’interno del 26 aprile 2005. Con decreto del Capo dipartimento per gli affari interni e territoriali del Ministero dell’interno del 14 settembre 2005 è stato provveduto all’assegnazione a favore dei Comuni beneficiari delle relative quote.

Il richiamato decreto del Ministro dell’interno del 1 marzo 2005, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 62 del 16 marzo 2005, ha disciplinato le modalità di assegnazione del contributo previsto per l’anno 2005 a favore dei Comuni montani con popolazione inferiore a 1.000 abitanti, sottodotati e destinati a finalità di riequilibrio economico e sociale, al riequilibrio insediativo, all’incentivazione dell’insediamento nei centri abitati di attività artigianali e commerciali, al recupero dei manufatti, edifici e case rurali per finalità economiche e abitative ed al recupero degli antichi mestieri.

Il fondo in argomento è stato quindi ripartito, per la quota del 50%, corrispondente a 2,5 milioni di euro, in parti uguali a favore di ciascun comune beneficiario e per la restante quota di 2,5 milioni di euro, ripartita rapportando direttamente l’importo della dotazione di ciascun ente, maggiorato secondo le percentuali indicate nella tabella allegata al decreto del 1 marzo 2005. Tali maggiorazioni vengono rapportate ai livelli di sottodotazione della media di fascia di appartenenza, con percentuali di maggiorazione che vanno dal 5 al 40%.

Ulteriori elementi di interesse per gli Enti Locali

La legge finanziaria per l’anno 2005 reca, inoltre, ulteriori disposizioni di significativa portata per gli Enti Locali:

  • l’articolo 1, commi 12 e 42, ha disposto alcuni limiti di spesa per l’anno 2005, per le pubbliche amministrazioni, ivi compresi gli Enti Locali, relativamente alle spese per acquisto, manutenzione, noleggio ed esercizio di autovetture , nonché per incarichi di studio o ricerca o di consulenza.
    In particolare, relativamente al disposto di cui al comma 12, è stato fatto divieto alle predette amministrazioni di poter effettuare, per l’anno 2005, spese di ammontare superiore rispettivamente al 90 per cento (80 e 70 per cento rispettivamente per i successivi anni 2006 e 2007) della spesa sostenuta nell’anno 2004, per l’acquisto, la manutenzione, il noleggio e l’esercizio di autovetture, prescrivendo, altresì, l’invio al Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato – di una relazione da cui risultasse la consistenza dei mezzi di trasporto a disposizione e la loro destinazione. Tale norma ha quindi previsto, in caso di mancata trasmissione nei termini stabiliti della prescritta relazione, una sanzione consistente nel non poter effettuare, in ordine alle predette spese, pagamenti in misura superiore al 50 per cento della spesa complessiva sostenuta nell’anno 2004. Il successivo comma 13 prevede tuttavia una deroga  all’obbligo di contenimento della spesa sulla base di effettive, motivate e documentate esigenze da richiedersi al Ministero dell’economia e delle finanze.
    In ordine alle spese derivanti dall’affidamento da parte degli enti locali di incarichi di studio o di ricerca, ovvero di consulenze a soggetti estranei all’amministrazione, il successivo comma 42, ha introdotto elementi di novità nei confronti dei Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti. In particolare, ha previsto che tale affidamento:
    • debba essere adeguatamente motivato con specifico riferimento all’assenza di strutture organizzative o professionalità interne all’ente in grado di assicurare i medesimi servizi, ad esclusione degli incarichi conferiti ai sensi della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni;
    • in ogni caso l’atto di affidamento di incarichi e consulenze di cui al primo periodo deve essere corredato dalla valutazione dell’organo di revisione economico-finanziaria dell’Ente Locale e deve essere trasmesso alla Corte dei Conti.
  • l’articolo 1, commi 31, 32 e 42, pone a carico dei revisori dei conti nuovi compiti. In particolare:
    •  ai commi 31 e 32, vengono previsti compiti di verifica periodica (preventiva ed a consuntivo) del rispetto degli obblighi del patto di stabilità interno, cui verrà successivamente fatto cenno nell’apposito paragrafo recante il Patto di stabilità interno per gli Enti Locali;
    •  in ordine a quanto posto a carico dell’organo di revisione, in applicazione del disposto di cui al comma 42, nel caso di affidamento  a soggetti estranei all’amministrazione di incarichi di studio o ricerca, si rinvia a quanto già fatto cenno in riferimento ai limiti di spesa posti a carico delle pubbliche amministrazioni per l’anno 2005;
  • l’articolo 1, comma 43, prevede, che i proventi delle concessioni in materia edilizia possano essere destinati al finanziamento di spese correnti entro il limite del 75 per cento per il 2005 e del 50 per cento per il 2006;
  • l’articolo 1, comma 51, consente, per gli anni 2005, 2006 e 2007 la variazione in aumento dell’aliquota di compartecipazione dell’addizionale comunale  all’imposta sul reddito delle persone fisiche, di cui al comma 3 dell’articolo 1 del decreto legislativo 28 settembre 1998, n. 360, e successive modificazioni, ai soli Enti che, alla data di entrata in vigore della legge finanziaria per l’anno 2005, non si siano avvalsi della facoltà di aumentare la suddetta addizionale. Per i suddetti Enti l’aumento, specifica la disposizione in argomento, doveva comunque essere limitato entro la misura complessiva dello 0,1 per cento.  Fino al 31 dicembre 2006 restano sospesi gli effetti degli aumenti delle addizionali e delle maggiorazioni di ci alla lettera a) del comma 1) dell’articolo 3 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, eventualmente deliberati Gli effetti avranno decorrenza, in ogni caso, dal periodo d’imposta successivo alla predetta data.

    Nel corso del 2005 hanno deliberato l’applicazione dell’aliquota dell’addizionale comunale all’I.R.PE.F. 5.439 Enti su 7.469 appartenenti alle 15 regioni a statuto ordinario ed alle due regioni a statuto speciale Sicilia e Sardegna, rappresentanti il 73% circa del totale. Sono esclusi quelli appartenenti alle regioni a statuto speciale Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia.
  • l’articolo 1, comma 65, della legge n. 311 del 2004 proroga quindi, per l’anno 2005, le disposizioni in materia di compartecipazione provinciale e comunale al gettito dell’I.R.PE.F. di cui all’articolo 31, comma 8, della  legge 27  dicembre  2002,  n. 289, già confermate, per l’anno 2004, dall’articolo 2, comma18, della legge 24 dicembre 2003, n. 350. La richiamata legge  n. 289 del 2002, modificava, per l’anno 2003, portandola al 6,5 per cento, l’aliquota relativa alla compartecipazione comunale all’I.R.PE.F. (in luogo dell’aliquota del 4,5% previsto dalla previgente disciplina) ed istituiva, a favore delle Province, una  compartecipazione al gettito dell’I.R.PE.F. nella misura dell’1 per cento del riscosso in conto competenza affluito al bilancio dello Stato per l’esercizio 2002, quali entrate derivanti dall’attività ordinaria di gestione iscritta al  capitolo 1023, applicando per tale categoria le stesse modalità di riparto e di attribuzione previste dalla richiamata normativa.

    A fronte del gettito della compartecipazione I.R.PE.F., è stata effettuata, per l’anno 2005, la detrazione dei trasferimenti erariali in misura pari a 6.024,38 milioni di euro per i Comuni e 404,47 milioni di euro per le Province, sulla base dei dati più recenti forniti dal Ministero dell’economia e delle finanze, concernenti il gettito IRPEF relativo all’anno 2001 riferibile a ciascun Comune e ciascuna Provincia. Conseguenza della istituita compartecipazione è stata l’espansione dell’autonomia finanziaria di Comuni e Province.
  • l’articolo 1, comma 66, conferisce agli Enti Locali la facoltà  di utilizzare le entrate derivanti dal plusvalore realizzato con l’alienazione di beni patrimoniali, inclusi beni immobili, per il rimborso della quota capitale delle rate di ammortamento dei mutui;
  • l’articolo 1, comma 67, reca, quindi, novità normative in materia di I.C.I.. Sono stati, quindi, in deroga alle disposizioni di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 27 luglio 2000, n. 212, prorogati al 31 dicembre 2005 i termini per l’accertamento dell’imposta comunale sugli immobili che scadono il 31 dicembre 2004, limitatamente alle annualità d’imposta 2000 e successive. Ulteriori entrate possono derivare dalle operazioni connesse a nuovi accatastamenti o a revisione del classamento di cui all’articolo 1, commi da 335 a 339;
  • l’articolo 1, comma 68, integra il Testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, previa inserimento dell’articolo 205-bis, in forza del quale gli Enti Locali sono autorizzati alla contrazione di aperture di credito, arricchendo, di fatto le fonti di finanziamento in disponibilità degli Enti Locali, e regolandone l’accesso. Il predetto articolo 205-bis è stato, tuttavia, successivamente sostituito dall’articolo 1 sexies del decreto-legge 31 marzo 2005, n. 44, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 maggio 2005, n. 88, cui verrà successivamente fatto cenno in occasione dell’analisi delle modifiche ed integrazioni introdotte, nel corso dell’anno 2005, da disposizioni legislative successive alla legge finanziaria per detto anno;
  • l’articolo 1, comma 79, avvia la sperimentazione dall’anno 2005 degli effetti del superamento del sistema di tesoreria unica, come già anticipato  nel  paragrafo avente per oggetto le modalità di assegnazione dei trasferimenti. L’individuazione degli Enti (tre province, sei Comuni e tre Comunità montane) per i quali i trasferimenti erariali e le entrate proprie affluiscono direttamente ai tesorieri degli Enti e le modalità applicative della sperimentazione, avviata dal 1 settembre 2005, sono state disposte con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze n. 83361 dell’8 luglio 2005. Occorre comunque precisare che il sistema di tesoreria unica vigente per il 2005 non ha subito modifiche;
  • l’articolo 1, comma 80, sostituisce,quindi,  modificandolo, l’articolo 213 del T.U.O.E.L., recante “gestione informatizzata del servizio di tesoreria” introducendo:
    • la facoltà di utilizzo di ordinativi di pagamento e di incasso informatici, validi anche per la resa del conto;
    • la facoltà di prevedere nella Convenzione di tesoreria che incassi e pagamenti possano essere effettuati anche mediante le modalità dei servizi elettronici interbancari;
  • l’articolo 1, comma 523, della legge n. 311 del 2004, ha quindi previsto una nuova graduazione dell’obbligo del passaggio da tassa a tariffa della tassa smaltimento rifiuti solidi urbani (TARSU). In virtù del disposto di cui alla legge finanziaria per l’anno 2005 viene posticipato a sei anni il termine nei confronti delle classi di Comuni che nel corso dell’anno 1999 hanno conseguito un grado di copertura dei costi tra il 55% e l’85% e superiore all’85%.

Altre previsioni di rilievo riguardano:

  • l’articolo 1, comma 68, reca modifiche al T.U.O.E.L., agli articoli 42, comma 2 (attribuzione dei consigli),  204, comma 2 (regole particolare per l’assunzione di mutui), ed inserisce l’articolo 207, comma 1 bis (fideiussione);
  • l’articolo 1, commi 434, 435 e 441 della legge n. 311 del 2004 introduce disposizioni riguardanti l’acquisizione da parte degli enti locali di beni del patrimonio dello Stato. Nel dettaglio:
    • viene previsto, ai commi 434 e 435 il trasferimento, a richiesta, a titolo oneroso, dallo Stato ai Comuni di aree sulle quali i Comuni stessi abbiano realizzato opere di urbanizzazione primaria., disciplinando la definizione del prezzo di cessione e la definizione delle somme dovute dai Comuni per l’occupazione realizzata su dette aree;
    • viene previsto, al comma 441, il trasferimento a favore dei Comuni, a titolo gratuito, della proprietà di alloggi e relative pertinenze di proprietà statale, costruiti in base a leggi speciali di finanziamento per sopperire ad esigenze abitative pubbliche, compresi quelli affidati agli appositi enti gestori;
  • l'articolo 1, comma 539, proroga ulteriormente al 2006 il termine per l’introduzione della contabilità economica per i Comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti e per le Comunità montane.

Patto di stabilità interno per gli Enti Locali

Com’è noto, anche per l’anno 2005, le Autonomie Locali concorrono al rispetto degli obblighi Comunitari ed alla conseguente realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica. A tal fine, gli Enti sono chiamati al rispetto di parametri economici, la mancata osservanza dei quali implica l’applicazione di determinate sanzioni. La legge finanziaria per detto anno ha tuttavia profondamente modificato la disciplina inerente gli Enti Locali.

L’articolo 1, comma 5, della legge n. 311 del 2004, al fine di assicurare il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica stabiliti in sede di Unione europea indicati nel documento di programmazione economico finanziaria e nelle relative note di aggiornamento, per il triennio 2005 – 2007 fissa il limite della spesa complessiva delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato al 2 per cento rispetto alle corrispondenti previsioni di spesa aggiornate del 2004, come risultanti dalla relazione revisionale e programmatica.

Importanti novità sono state introdotte dalla legge finanziaria per l’anno 2005 nell’azione di contenimento della spesa pubblica. In sintesi:

  • l’ampliamento dei soggetti coinvolti nel patto di stabilità interno e soggetti a monitoraggio (successivamente interverranno le modifiche disposte dalla legge n. 88 del 2005);
  • l’introduzione di un sistema premiante che favorisca gli Enti individuati come “virtuosi”, con le modalità che verranno successivamente definite;
  • la definizione degli obiettivi programmatici (sia per la gestione di competenza che per la gestione di cassa) espressi non più in termini di saldo finanziario, ma in termini di spese (correnti e in conto capitale);
  • l’esemplificazione delle modalità di calcolo dell’obiettivo programmatico per l’anno 2005;
  • vengono abrogate le disposizioni recate dall’articolo 29 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 e successive modificazioni, limitatamente alle regole del patto di stabilità interno previsto per gli enti territoriali per gli anni 2005 e successivi (articolo 1, comma 41).

L’articolo 1, comma 21, prevede che ai fini della tutela dell’unità economica della Repubblica, le Regioni, le Province, i Comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti, nonché le Comunità montane, le Comunità isolane e le Unioni di Comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti concorrono, in armonia con i principi recati dai commi da 5 a 7, alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2005 – 2007, con il rispetto delle disposizioni di cui ai commi da 22 a 53, che costituiscono principi fondamentali del coordinamento della finanza pubblica ai sensi degli articoli 117, terzo comma e 119 della Costituzione.

In particolare, relativamente all’obiettivo per l’anno 2005 per ciascuna Provincia, ciascun Comune con popolazione superiore a 3.000 abitanti e ciascuna Comunità montana con popolazione superiore a 10.000 abitanti, l’articolo 1, comma 22, lettera a), della legge n. 311 del 2004, ha previsto, per il periodo di riferimento, che ai fini del patto di stabilità interno per l’anno 2005, il complesso delle spese correnti e delle spese in conto capitale, sia in termini di cassa che di competenza, determinato ai sensi del comma 24 dello stesso articolo 1, non potesse, per i predetti Enti, essere superiore alla corrispondente spesa annua mediamente sostenuta nel triennio 2001 – 2003, incrementata:

  • dell’11,5% limitatamente agli Enti Locali “virtuosi”, ovvero quegli Enti che nello stesso triennio hanno registrato una spesa corrente media pro capite inferiore a quella media pro capite della fascia demografica di appartenenza;
  • del 10 per cento per i restanti Enti Locali.

Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 26 gennaio 2005 è stata stabilita la spesa media per ciascuna delle classi demografiche individuate dal richiamato articolo 1, comma 22.

Relativamente ai restanti soggetti, nei confronti dei quali la legge finanziaria per l’anno 2005 ha disposto l’applicazione delle regole del patto di stabilità interno, ovvero le Unioni di comuni e le Comunità isolane con popolazione superiore a 10.000 abitanti, le regole in materia variano rispetto agli Enti precedentemente individuati, applicandosi, nella fattispecie, la percentuale unica di incremento dell’11,5% sulla spesa media del triennio 2001-2003, sia in termini di impegni che di pagamenti totali.

Diversamente dal passato e come già fatto cenno in premessa il riferimento non è quindi più all’obiettivo del saldo finanziario, ma al complesso delle spese.

Relativamente alle richiamate disposizioni di cui all’articolo 1, commi 21 e 22, della legge finanziaria per l’anno 2005, è successivamente intervenuto l’articolo 1-ter, comma 2, del decreto-legge del 31 marzo 2005, n. 44, convertito, con modificazioni, dalla legge del 30 maggio 2005, n. 88, il quale ha previsto che le stesse non dovessero trovare applicazione, limitatamente all’anno 2005, nei confronti dei Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti e delle Unioni di comuni, nonché delle Comunità montane e delle Comunità isolane con popolazione fino a 50.000 abitanti, esonerando, per il predetto arco temporale, i suddetti Enti dal rispetto del patto di stabilità. Ne deriva, a seguito delle intervenute modifiche, che risultano soggetti al patto di stabilità interno per l’anno 2005, le Province, i Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti, le Comunità montane con popolazione superiore a 50.000 abitanti e le Comunità isolane con popolazione superiore a 50.000 abitanti.

In ordine allemodalità di calcolo dell’obiettivo, l’articolo 1, commi 24 e 25, così come modificato dal decreto-legge del 31 marzo 2004, n. 44, convertito, con modificazioni, dalla legge del 31 maggio 2005, n. 88 e dal decreto-legge del 30 giugno 2005, n. 115, convertito, con  modificazioni, dalla legge del 17 agosto 2005, n. 168, ha precisato che il complesso delle spese (correnti ed in conto capitale) di cui ai commi 22 e 23 venisse calcolato, sia per la gestione di competenza che per la gestione di cassa,  al netto delle:

  • spese di personale: cui si applica la specifica disciplina di settore;
  • spese derivanti dall’acquisizione di partecipazioni azionarie ed altre attività finanziarie, dai conferimenti di capitale e dalle concessione di crediti;
  • spese per trasferimenti destinati alle amministrazioni pubbliche individuate in applicazione dei commi da 5 a 7;
  • spese connesse agli interventi a favore dei minori soggetti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria minorile;
  • spese per calamità naturali per le quali sia stato dichiarato lo stato di emergenza nonché quelle sostenute dai comuni per il completamento dell’attuazione delle ordinanze emanate dal Presidente del Consiglio dei ministri a seguito di dichiarazioni di stato di emergenza;
  • spese derivanti dall’esercizio di funzioni trasferite o delegate da parte delle regioni ed esercitate dagli enti locali a partire dal 1 gennaio 2004, nei limiti dei corrispondenti trasferimenti finanziari attribuiti dall’amministrazione regionale;
  • spese per oneri derivanti da sentenze che originino debiti fuori bilancio.
  • limitatamente all’anno 2005 le spese in conto capitale derivanti da interventi co-finanziati dall’Unione europea.

Deroghe ai limiti definiti dal comma 22 vengono previsti solo per spese di investimento e nei limiti dei proventi derivanti da alienazione di beni immobili, mobili, nonché delle erogazioni a titolo gratuito e liberalità (articolo 1, comma 26, della legge finanziaria per l’anno 2005). Successivamente modifiche alla legge n. 311 del 2004, in materia di limiti di spesa in conto capitale per gli Enti Locali sono state disposte dalla legge n. 88 del 2005, attraverso l’introduzione della disposizione che ha consentito un diverso calcolo del limite di spesa per gli Enti Locali che hanno registrato per l’esercizio 2004 un ammontare di impegni di spesa in conto capitale superiore al 100 per cento del corrispondente ammontare della spesa annua mediamente impegnata nel triennio 2001-2003.

Al fine di consentire ilmonitoraggio degli adempimenti relativi al patto di stabilità internoper l’anno 2005, l’articolo 1, comma 30, della legge n. 311 del 2004, ha prescritto l’obbligo per le Province, i Comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti e le Comunità montane con popolazione superiore a 50.000 abitanti di trasmissione, con cadenza trimestrale,  al Ministero dell’economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, nonché all’U.P.I. per le Province, all’A.N.C.I. per i Comuni ed all’U.N.C.E.M. per le Comunità montane (comma 37), entro trenta giorni dalla fine del periodo di riferimento, delle informazioni riguardanti sia la gestione di competenza che quella di cassa, attraverso il prospetto e con le modalità definite con il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministro dell’interno del 28 giugno 2005, utilizzando  il sistema web appositamente previsto.

Ne deriva l’estensione dei soggetti interessati al monitoraggio del patto di stabilità interno via web, che vede interessati anche i Comuni con popolazione compresa tra i 30.000 e 60.000 abitanti e le Comunità montane con popolazione superiore a 50.000 abitanti.

Al fine di consentire il monitoraggio, la valutazione e la verifica degli andamenti gestionali del patto di stabilità interno e il rispetto dell’obiettivo annuale sul complesso delle spese, l’articolo 1, comma 31, della legge finanziaria per l’anno 2005 ha confermato il ricorso allaprogrammazione finanziaria in corso d’anno. In particolare, la legge n. 311 del 2004 ha previsto che la programmazione finanziaria dovesse aver luogo con cadenza:

  • trimestrale, per le Province e i Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti ;
  • semestrale, per i Comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti e fino a 5.000 abitanti e per le Comunità montane con popolazione superiore a 10.000 abitanti (introdotto dall’articolo 1, comma 31).

In considerazione delle modifiche alle regole relative al patto di stabilità interno per l’anno 2005, disposte, successivamente, dalla legge n. 88 del 2005, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministro dell’interno del 28 giugno 2005, sono state definite le modalità ed i prospetti con cui devono essere fornite le informazioni di cui all’articolo 1, commi da 21 a 40, della legge n. 311 del 2004, con riferimento alle sole Province, ai Comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti ed alle Comunità montane con popolazione superiore a 50.000 abitanti.

Agli Enti  interessati dopo aver definito l’obiettivo programmatico del complesso dei pagamenti per il 2005, sulla base dei criteri di cui al comma 24, è stato fatto obbligo di effettuare le previsioni del complesso delle spese trimestrali o semestrali cumulate a tutto il 31 marzo, il 30 giugno e il 30 settembre.

Per le Unioni di comuni e le Comunità isolane nessun adempimento è stato previsto relativamente alla programmazione finanziaria.

La verifica del rispetto dell’obiettivo trimestrale o semestrale entro il mese successivo al trimestre di riferimento e la sua coerenza con l’obiettivo annuale è stato affidato al Collegio dei revisori dei conti, al quale è stato fatto carico, in caso di inadempienza, rilevato lo scostamento, di darne comunicazione sia all’Ente che al Ministero dell’economia e delle finanze, attraverso il sistema web per le Province ed i Comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti ed alle Ragionerie provinciali dello Stato competenti per territorio, per i Comuni con popolazione superiore a 5.000 e fino a 30.000 abitanti, nonché all’U.P.I. per le Province, all’A.N.C.I. per i Comuni ed all’U.N.C.E.M. per le Comunità montane (articolo 1, comma 31, della legge finanziaria per l’anno 2005).

In ordine, infine agli adempimenti previsti per l’organo di revisione economico finanziario, connessi all’attività di verifica del rispetto degli obiettivi, sono pervenute al Ministero dell’interno, nel  corso dell’anno 2006, n. 24 comunicazioni di mancato conseguimento dell’obiettivo riferito all’anno 2005 (dato provvisorio), mediante il modello di cui al decreto del Ministero dell’interno, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze del 12 gennaio 2006.

Sistema sanzionatorio

Il sistema sanzionatorio prevede, qualora l’Ente non dovesse raggiungere gli obiettivi stabiliti, l’assoggettamento, a decorrere dall’anno 2006, ad alcune limitazioni in ordine all’acquisto di beni e servizi, alle assunzioni di personale a qualsiasi titolo (tempo determinato, indeterminato o attraverso il ricorso a mobilità), nonché al divieto di ricorrere all’indebitamento per finanziare gli investimenti (articolo1, comma 33, della legge finanziaria per l’anno 2004).

In particolare, relativamente alla prima delle sanzioni elencate, gli Enti non potranno effettuare spese per l’acquisto di beni e servizi in misura superiore alla corrispondente spesa dell’ultimo anno in cui si è accertato il rispetto degli obiettivi del patto di stabilità interno, ovvero, ove l’ente sia risultato sempre inadempiente, in misura superiore a quella del penultimo anno precedente, ridotta del 10 per cento.

Per gli Enti soggetti al patto di stabilità interno dall’anno 2005 il limite è commisurato, in sede di applicazione, al livello delle spese dell’anno 2003. La richiamata disposizione di cui al comma 33 si applica anche nel 2005 per gli enti che non hanno rispettato gli obiettivi del patto di stabilità.

Modifiche introdotte da ulteriori disposizioni legislative

Modifiche ed integrazioni alla disciplina inerente la finanza locale, sono state altresì introdotte nel corso dell’anno 2005, da provvedimenti normativi la cui entrata in vigore ha prodotto effetti di rilievo. Si fa riferimento, nella fattispecie, al decreto-legge 30 dicembre 2004 n. 314, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 marzo 2005, n. 26, al decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7,  convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, al decreto-legge 31 marzo 2005, n. 44, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 maggio 2005, n. 88 ed al decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 agosto 2005, n. 168, recanti, rispettivamente, “proroga di termini”, “disposizioni urgenti per l’università e la ricerca, per i beni e le attività culturali, per il completamento di grandi opere strategiche, per la mobilità dei pubblici dipendenti, nonché per semplificare gli adempimenti relativi a imposte di bollo e tasse di concessione”, “disposizioni urgenti in materia di enti locali” e “disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione”.

Il decreto-legge 30 dicembre 2004, n. 314, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 marzo 2005, n. 26

Tra le modifiche introdotte emerge, in particolare, laproroga del termine per la deliberazione del bilancio di previsione degli Enti Locali per l’anno 2005, fissato al 31 marzo 2005. Viene quindi ribadita l’applicabilità, per l’anno 2005, ai fini dell’approvazione del bilancio di previsione degli Enti Locali e per la verifica della salvaguardia degli equilibri di bilancio, delle disposizioni di cui all’articolo 1, commi 2 e 3, del decreto-legge 29 marzo 2004, n. 80, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 2004, n. 140, concernenti l'ipotesi di scioglimento prevista dall'articolo 141, comma 1, lettera c), del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, con la procedura prevista dall'articolo 1, commi 2 e 3, del decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 13, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2002, n. 75.

Occorre, quindi, richiamare le disposizione di cui all’articolo 1 quater in tema di liquidazione dell’imposta comunale sugli immobili, in applicazione della quale vengono prorogati al 31 dicembre 2005, limitatamente alle annualità di imposta 2000 e successive, i termini per la liquidazione dell’imposta comunale sugli immobili che scadono il 31 dicembre 2004, derogando all’articolo 3, comma 3, della legge 27 luglio 2000, n. 212, in tema di efficacia temporale delle norme tributarie.

Il decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7,   convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43

Tra le innovazioni di rilievo introdotte dalla richiamata legge, si segnalano, nel dettaglio, le disposizioni riguardanti la  materia di diritti di imbarco dei passeggeri sugli aeromobili e la rideterminazione, ove occorra, del canone per l’installazione dei mezzi pubblicitari.

In particolare, l’articolo 6 quater apporta modifiche all’articolo 2, comma 11, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, istitutivo dell’addizionale comunale sui diritti di imbarco di passeggeri sugli aeromobili modificando i criteri di riparto della quota parte eccedente i 30 milioni di euro da ripartirsi, con apposito fondo istituito presso il Ministero dell’interno, sulla base del rispettivo traffico aeroportuale. I nuovi criteri prevedono:

  • che  il 40 per cento (in luogo del 20 per cento) delle risorse affluite sul predetto fondo vengano distribuite a favore dei Comuni del sedime aeroportuale o con lo stesso confinanti secondo la media delle seguenti percentuali: percentuali di superficie del territorio comunale inglobata nel recinto aeroportuale sul totale del sedime; percentuale della superficie totale del comune nel limite massimo di cento chilometri quadrati;
  • che il 60 per cento (in luogo dell’80 per cento) del totale venga destinato per il finanziamento di misure volte alla prevenzione e al contrasto della criminalità e al potenziamento della sicurezza nelle strutture aeroportuali e nelle principali stazioni ferroviarie;

Viene altresì disposto l’incremento, nella misura di un euro a passeggero, delle risorse complessivamente affluenti a titolo di addizionale comunale sui diritti di imbarco, destinando tali disponibilità aggiuntive ad alimentare il Fondo speciale per il sostegno del reddito e dell’occupazione e della conversione e riqualificazione del personale del settore del trasporto aereo.

In ordine, invece, alla rideterminazione del canone per l’installazione di mezzi pubblicitari, l’articolo 7 octies stabilisce che entro due mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione e con effetto per l’esercizio 2005, i Comuni con proprie deliberazioni rideterminano, ove occorra, la misura del canone per l’installazione di mezzi pubblicitari secondo le disposizioni di cui all’articolo 62 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni, secondo la base di calcolo e le modalità stabilite dalla lettera d) del comma 2 dell’articolo 62 medesimo. Viene quindi prevista, a decorrere dal 2006, l’indicizzazione annuale parametrata sulla base dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati rilevato dall’ISTAT. Viene quindi estesa l’applicabilità delle disposizioni di cui all’articolo 1, comma 470, della legge finanziaria per l’anno 2005 anche all’imposta sugli intrattenimenti e all’imposta sulla pubblicità. Le richiamate disposizioni, si rammenta, prevedevano che per le associazioni sportive dilettantistiche, ivi comprese anche quelle costituite in società di capitali senza fine di lucro, la pubblicità, in qualunque modo realizzata negli impianti utilizzati per manifestazioni sportive dilettantistiche con capienza inferiore ai tremila posti, fosse da considerarsi in rapporto di occasionalità rispetto all’evento sportivo direttamente organizzato. Ciò ai fini dell’applicazione delle disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, recante “Istituzione dell'imposta sugli intrattenimenti, in attuazione della legge 3 agosto 1998, n. 288 , nonché modifiche alla disciplina dell'imposta sugli spettacoli di cui al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 640 e al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 , relativamente al settore dello spettacolo, degli intrattenimenti e dei Giochi”.

Il decreto-legge 31 marzo 2005, n. 44, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 maggio 2005, n. 88

Vasta portata assume il contenuto delle disposizioni di cui al decreto-legge 31 marzo 2005, n. 44, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 maggio 2005, n. 44.

Nel dettaglio, esse investono molteplici tematiche:

1) Differimento del termine per la deliberazione del bilancio di previsione per l’anno 2005

L’articolo 1, comma 1,  prevede l’ulteriore differimento al 31 maggio 2005, del termine per la deliberazione del bilancio di previsione degli Enti Locali per l’anno 2005. Tale scadenza, ordinariamente fissata al 31 dicembre dell’anno precedente, era stata già differita al 31 marzo 2005, dal decreto-legge n. 314 del 2004, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 26 del 2005.

Vengono quindi confermate, per l’anno 2005, ai fini dell’approvazione del bilancio di previsione degli Enti Locali e della verifica della salvaguardia degli equilibri di bilancio, le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 1-bis, del decreto-legge 30 dicembre 2004, n. 314, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 marzo 2005, n. 26 (“Ai fini dell'approvazione del bilancio di previsione degli enti locali e della verifica della salvaguardia degli equilibri di bilancio si applicano, per l'anno 2005, le disposizioni di cui all'articolo 1, commi 2 e 3, del decreto-legge 29 marzo 2004, n. 80, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 2004, n. 140”).

Ne è derivato, nel caso in cui i Consigli degli enti non abbiano approvato il bilancio entro il 31 maggio 2005 e qualora gli statuti degli enti non abbiano previsto l’organo deputato ad intervenire in via sostitutiva, che le Prefetture competenti dovessero provvedere:

  • nel caso in cui lo schema di bilancio sia stato già predisposto dalla Giunta, ad assegnare al Consiglio, con atto notificato ai consiglieri, un termine non superiore a venti giorni per l’adozione della relativa deliberazione;
  • nell’ipotesi di mancata predisposizione dello schema di bilancio da parte della Giunta a nominare un commissario per la predisposizione dell’atto e quindi a consegnare al Consiglio un termine per la sua deliberazione.

2) Modifiche alla legge 30 dicembre 2004, n. 311, (legge finanziaria per l’anno 2005)

Le modifiche introdotte dagli articoli 1 bis, 1 ter e 1 quater incidono sulla disciplina del patto di stabilità interno, prevedendo modifiche ad alcuni articoli della legge finanziaria per l’anno 2005,  disciplinanti la materia. Delle innovazioni introdotte in materia di limiti di spesa in conto capitale, dei criteri per la definizione dei limiti di spesa e di calcolo del complesso delle spese per gli Enti Locali  è stato già fatto cenno nel paragrafo avente per oggetto il Patto di stabilità per gli Enti locali.

3) Disposizioni per la salvaguardia finanziaria dei Comuni

L’articolo 1 quinquesintroduce una modifica normativa che produce effetti sull’ammontare dei trasferimenti erariali agli Enti Locali. Viene, infatti, fornita una chiave di lettura dell’articolo 4 del regio decreto-legge 13 aprile 1939, n. 652, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 1939, n. 1249. Lo stesso, infatti, limitatamente alle centrali elettriche va interpretato nel senso che i fabbricati e le costruzioni stabili sono costituiti dal suolo e dalle parti ad esso strutturalmente connesse, anche in via transitoria, cui possono accedere, mediante qualsiasi mezzo di unione, parti mobili allo scopo di realizzare un unico bene complesso. Ne deriva che concorrono alla determinazione della rendita catastale, ai sensi dell’articolo 10 del citato regio decreto-legge, gli elementi costitutivi degli opifici e degli altri immobili costruiti per le speciali esigenze dell’attività industriale di cui al periodo precedente anche se fisicamente non incorporati al suolo. Tale disposizione ha prodotto, quale effetto, la conseguente rideterminazione dei trasferimenti erariali agli enti locali interessati per tutti gli anni di riferimento.

4) Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000,  n. 267, in materia di contrazione di aperture di credito da parte degli Enti Locali

Gli articoli 1 sexies e 1 septies recano modifiche al Testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, (in seguito TUOEL) in materia, rispettivamente, di contrazione di aperture di credito da parte degli Enti Locali e di risanamento degli Enti Locali dissestati ed utilizzo delle disponibilità della massa attiva.

In materia di contrazione di aperture di credito da parte degli Enti Locali, viene sostituito l’articolo 205-bis del TUOEL e modificati gli articoli 183, comma 5, 189, comma 2 e 204, comma 1, ad esso correlati . Il novellato articolo 205-bis autorizza gli enti locali alla contrazione di aperture di credito nel rispetto della disciplina introdotta dal provvedimento legislativo in esame.

In particolare:

  • l’utilizzo del ricavato dell’operazione è sottoposto alla disciplina di cui all’articolo 204, comma 3. In sostanza, tale impiego deve avvenire sulla base di documenti giustificativi della spesa ovvero sulla base dello stato di avanzamento dei lavori. I tesorieri potranno dare esecuzione ai relativi titoli di spesa solo se corredati di una dichiarazione dell’ente locale che attesti il rispetto delle predette modalità di utilizzo;
  • i contratti di apertura di credito devono, a pena di nullità, essere stipulati in forma pubblica e contenere una serie di clausole e condizioni indicate nel novellato articolo 205-bis;
  • le aperture di credito sono soggette, al monitoraggio di cui all’articolo 41 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, nei termini e nelle modalità previste dal relativo regolamento di attuazione di cui al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 1 dicembre 2003, n. 389.

Ai fini dell’applicazione dell’articolo 205-bis nella sua formulazione attuale, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’interno, sono individuati i criteri di determinazione della misura massima del tasso applicabile alla apertura di credito ed approvati i modelli per la comunicazione delle caratteristiche finanziarie delle singole operazioni di apertura di credito.

Le modifiche ed integrazioni degli ulteriori  articoli del TUOEL di cui in premessa attengono, rispettivamente:

- all’articolo 183, comma 5, l’inserimento della lettera c-bis), avente per oggetto “Impegni di spesa”.

Ne deriva che le spese in conto capitale si considerano impegnate ove finanziate, tra l’altro, con aperture di credito all’atto della stipula del contratto e per l’ammontare dell’importo del progetto o dei progetti, definitivi o esecutivi finanziati;

- all’articolo 189, comma 2,   avente per oggetto “residui attivi”.

Alla luce dell’integrazione proposta sono mantenute tra i residui dell’esercizio esclusivamente le entrate accertate per le quali esiste un titolo giuridico che costituisca l’ente locale creditore della correlativa entrata, nonché le somme derivanti dalla stipulazione di contratti di apertura di credito;

- all’articolo 204, comma 1, “Regole particolari per l’assunzione di mutui”.

L’ente locale può, quindi, assumere nuovi mutui e accedere ad altre forme di finanziamento reperibili sul mercato solo se l’importo annuale degli interessi sommato a quello dei mutui precedentemente contratti, a quello dei prestiti obbligazionari precedentemente emessi, a quello delle aperture di credito stipulate ed a quello derivante da garanzie prestate ai sensi dell’articolo 207, al netto dei contributi statali e regionali in conto interessi, non supera il 12 per cento delle entrate relative ai primi tre titoli delle entrate del rendiconto del penultimo anno precedente quello in cui viene prevista l’assunzione di mutui (ai primi due titoli per le Comunità montane).

5) Disposizioni in tema di risanamento degli Enti Locali in stato di dissesto finanziario

L’articolo 1 septies ha modificato ed integrato alcuni articoli  del TUOEL. Nel dettaglio, vengono modificati l’articolo 255, comma 5, integrato l’articolo 268-bis, e rettificato l’articolo 268-ter, comma 4.

Le modifiche che investono l’articolo 255, comma 5, del TUOEL riguardano il mutuo assunto dall’organo straordinario di liquidazione, finalizzato agli interventi a favore degli Enti in stato di dissesto finanziario. Tale modifica  è finalizzata al perseguimento del reale risanamento finanziario degli Enti e nell’ottica di evitare il procrastinarsi della durata della procedura della liquidazione. A tale scopo l’accesso al fondo speciale è riservato, a partire da quello relativo all’anno 2003, esclusivamente agli Enti Locali dissestati che abbiano approvato il rendiconto della gestione, in modo da destinare le esigue risorse derivanti dal fondo ai soli enti che per casi eccezionali non riescono con le proprie forze a chiudere le passività del dissesto. Sono inoltre state salvaguardate le posizioni degli Enti Locali, non ancora tornati in bonis, che hanno presentato domanda di accesso al fondo dell’anno 2002, entro i termini previsti dal decreto ministeriale 7 giugno 2004.

Viene quindi integrato l’articolo 268-bis e rettificato l’articolo 268-ter. In particolare, viene previsto:

  • l’inserimento del comma 1-bis, con il quale viene estesa la procedura straordinaria per la prosecuzione del dissesto anche agli Enti Locali dissestati per i quali gli organi della liquidazione hanno già approvato il rendiconto della liquidazione. Viene conseguentemente presa in considerazione la situazione degli Enti Locali dissestati, i quali, anche dopo la chiusura della liquidazione da parte dell’organo straordinario della liquidazione, nonostante siano formalmente tornati in bonis, in realtà si trovano in una grave situazione di paralisi amministrativo-contabile, derivante dal deficit finanziario che, non coperto con i fondi della liquidazione, si ripercuote sul bilancio dell’Ente Locale. Ciò  a causa di debiti derivanti sia da sentenze successive alla chiusura della liquidazione che dalla mancata realizzazione effettiva delle poste inserite nella massa attiva (mancata riscossione dei residui attivi, inalienabilità dei beni patrimoniali ecc.), nonché dalla differenza non finanziabile del piano di estinzione e dagli interessi che, chiusa la procedura, ritornano esigibili ai sensi dell’art. 248 del T.U.;
  • l’estensione della  procedura straordinaria, per garantire il reale risanamento dell’Ente Locale che si traduce nell’equilibrio finanziario dello stesso, sia in termini di cassa che di competenza, anche agli Enti i cui organi straordinari di liquidazione hanno già approvato il rendiconto di gestione;
  • l’ulteriore proroga in carica, di un altro anno, a favore della commissione appositamente costituita per la prosecuzione della gestione del dissesto finanziario, in casi eccezionali e su richiesta motivata dell’Ente (la previgente normativa sanciva che la predetta commissione potesse durare in carica soltanto un anno, prorogabile per un altro anno);
  • la possibilità che l’Ente Locale dissestato possa accantonare apposita somma, considerata spesa eccezionale a carattere straordinario, nei bilanci annuali e pluriennali anche ai fini del neo istituito comma 1 bis.

6) Anticipazioni a favore di Enti Locali in condizioni di difficoltà

L’articolo 1 octies ha previsto la possibilità, in deroga alla normativa vigente, che il Ministero dell’interno provveda ad erogare in unica soluzione i trasferimenti erariali correnti e la quota di compartecipazione al gettito dell’IRPEF spettanti per l’anno 2005 a favore dei Comuni i cui organi sono stati sciolti per fenomeni di infiltrazione e di condizionamento mafioso, su proposta della commissione straordinaria (come peraltro già previsto per l’anno 2004). Ciò per far fronte alle difficoltà finanziarie in cui versano gli stessi.

7) Modifiche all’ordinamento delle anagrafi della popolazione residente

L’articolo 1 novies istituisce presso il Ministero dell’interno l’Indice nazionale delle anagrafi (INA), quale strumento  con funzione di vigilanza anagrafica il quale dovrà essere costantemente aggiornato da tutti i Comuni con i dati anagrafici in loro possesso al fine di rendere i dati in esso contenuti in linea con la realtà territoriale.

8) Conguagli sui proventi dell’addizionale sui consumi di energia elettrica

L’articolo 2 prevede che il recupero a valere sui trasferimenti erariali delle maggiori somme corrisposte in via presuntiva ai Comuni dal Ministero dell’interno per gli anni 2004 e precedenti, in applicazione dell’articolo 10 della legge 13 maggio 1999, n. 133, è effettuato, a decorrere dall’anno 2005, per cinque esercizi finanziari e per otto esercizi finanziari per i Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti.

Con la legge n. 133 del 1999, si rammenta, si è provveduto alla riforma della disciplina delle addizionali sui consumi di energia elettrica, attribuendo ai Comuni la quota di addizionale relativa ai consumi delle utenze abitative ed alle Province la quota di addizionale relativa ai consumi delle utenze diverse (commerciali, industriali, ecc.) e stabilite variazioni dei trasferimenti erariali ai Comuni in diminuzioni od in aumento, in misura pari alla somma del maggiore o minore gettito derivante dalla revisione delle addizionali di cui trattasi.

Nel corso dell’anno 2003 la modifica dei trasferimenti erariali venne operata in via provvisoria, sulla base di dati stimati. Poiché, nel corso dell’anno 2004, si è evidenziato uno scostamento negativo tra gli importi effettivamente spettanti e quelli attribuiti in via provvisoria, si è ravvisata la necessità di disporre recuperi a carico di un consistente numero di Comuni, riferiti a più esercizi.   La norma introdotta dal provvedimento legislativo in esame ha quindi consentito di diluire il recupero dei crediti in argomento, in modo tale da attutire gli effetti negativi che ne sarebbero derivati a carico dei bilanci degli Enti Locali.

9) Capacità dell’Ente Locale di stare in giudizio attraverso il dirigente

L’articolo 3 bis sostituisce l’articolo 11 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, comma 3, stabilendo, che l’Ente Locale possa stare in giudizio anche mediante il dirigente dell’ufficio tributi, ovvero, per gli enti privi di figure dirigenziali, mediante il titolare della posizione organizzativa in cui è collocato l’ufficio. L’applicabilità della predetta disposizione è estesa anche ai giudizi in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in argomento.

10) Modifica della legge 20 luglio 2004, n. 215, in materia di incompatibilità

Con l’articolo 3 ter viene esplicitato che le cariche di amministratore locale, come definito dall’articolo 77, comma 2, del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, non sono comprese fra le cariche pubbliche precluse al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Ministri, ai Vice Ministri e ai Sottosegretari di Stato e che quindi non sussiste incompatibilità tra le cariche di governo e di amministratore locale.

11) Deroga all’articolo 10, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 4 dicembre 1997, n. 465

Con l’articolo 3 quater viene introdotta una parziale modifica alla disciplina di cui all’articolo 10 del D.P.R. n. 465/1997 in materia di convenzioni di segreteria, superando il limite per cui tutti i comuni che vogliono accedere a tale strumento debbano necessariamente essere ricompresi nell’ambito della competenza territoriale della medesima sezione regionale dell’Agenzia autonoma per la gestione dell’albo dei segretari comunali e provinciali.

Tale deroga presuppone che debba trattarsi di Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti e che il Comune sia collocato in territorio in posizione di confine con l’altra regione ove insiste il territorio del comune col quale si decide di stipulare la convenzione per il servizio di segreteria. Ciò al fine di consentire accordi per l’esercizio associato dell’ufficio di segreteria tra comuni che, pur appartenendo a regioni diverse, per le specifiche collocazioni geografiche e per le specifiche condizioni territoriali, quali l’esistenza di dirette vie di comunicazione, rendono agevole l’esercizio associato di funzioni.

Il decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, convertito, con modificazioni, dalla legge 17  agosto 2005, n. 168

 Il provvedimento di legge in esame reca all’articolo 14 septiesdecies modifiche all’articolo 1, comma 132, della legge n. 311 del 2004,  eliminando la deroga prevista dalla legge finanziaria per l’anno 2005 al principio dalla stessa introdotto, in base al quale viene fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di cui agli articoli 1, comma 2, e 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, di adottare provvedimenti per l’estensione di decisioni giurisdizionali aventi forza di giudicato, o comunque divenute esecutive, in materia di personale delle amministrazioni pubbliche, salvo diversa determinazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica.

L’articolo 14 decies reca quindi modifiche agli articoli 60 e 63 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Nel dettaglio le modifiche investono i casi di ineleggibilità ed incompatibilità a sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, provinciale e circoscrizionale.

In ordine ai casi diineleggibilità vengono ricompresi al comma 1, numero 10, i legali rappresentanti ed i dirigenti delle società per azioni con capitale superiore al 50 per cento rispettivamente del Comune o della Provincia. Per quanto riguarda le incompatibilità, viene ricompresso all’articolo 63, comma 1, l’amministratore o il dipendente con poteri di rappresentanza o di coordinamento di ente, istituto o azienda soggetti a vigilanza in cui vi sia almeno il 20 per cento di partecipazione rispettivamente da parte del comune o della provincia o che dagli stessi riceva in via continuativa una sovvenzione in tutto o in parte facoltativa, quandola parte facoltativa superi nell’anno il 10 per cento del totale delle entrate dell’ente.

Le modifiche introdotte dall’articolo 14, in ordine al Patto di stabilità per gli Enti Locali l’anno 2005, sono state già segnalate.

Stanziamenti erariali

  I trasferimenti erariali da erogare agli Enti Locali per l’anno 2005 discendono, come accennato, dalla legge finanziaria per tale anno e dalle numerose norme che l’hanno preceduta e che hanno determinato tra l’altro la complessità di un’analisi sistematica degli stessi.

Andamento dei fondi

  Per l’anno 2005 si evidenzia che le risorse assegnate in bilancio in termini di competenza non hanno consentito, l’erogazione dei trasferimenti erariali spettanti per lo stesso nella misura totale. Tuttavia permane l’insufficienza delle risorse complessive assegnate in termini di cassa che ha creato difficoltà nelle erogazioni da disporre per i trasferimenti erariali ancora spettanti per gli anni 2003 e precedenti con particolare riferimento agli Enti Locali soggetti al monitoraggio da parte del Ministero dell’interno.

  Si segnala infine che nell’anno 2005 si è provveduto all’erogazione del saldo spettante agli Enti Locali a titolo di contributo ordinario spettante per l’anno 2003.

Per l’anno 2005 le somme dovute dalle Province ammontano a 135,07 milioni di euro.

Indisponibilità dei fondi in termini di cassa

  L’ammontare complessivo dello stanziamento di cassa destinato agli Enti Locali per l’anno 2005 è pari a 16.558,74 milioni di euro, la massa spendibile è pari a 22.063,33 milioni di euro, di cui 15.250,94 milioni in termini di competenza e 6.812,39 milioni  in conto residui.

  In sede di assestamento di bilancio è stata richiesta un’integrazione di cassa pari a 567,15 milioni di euro A fronte di tale richiesta, la legge di assestamento del bilancio dello Stato per l’anno 2005 non ha invece assegnato ulteriori risorse di cassa.

Ammontare delle erogazioni

  Le erogazioni disposte per l’anno 2005 ammontano a complessivi euro 15.319,11 milioni, di cui 13.673,68 milioni di euro per il pagamento dei trasferimenti erariali spettanti per l’anno 2005 e 1.645,43 milioni di euro per i trasferimenti erariali spettanti per gli anni 2004 e precedenti.

  I contributi agli Enti Locali per l’anno 2005 sono stati erogati nell’ammontare effettivamente spettante con esclusione del contributo ordinario erogato nella misura percentuale del 77%.

I trasferimenti erariali alle Regioni

Nel 2005 i trasferimenti erariali dallo Stato alle Regioni, come iscritti nel bilancio dello Stato, ammontano a 76.428 milioni di euro, con un incremento del 2,4% rispetto al 2004.

L’ammontare dei trasferimenti è in linea con il processo di devoluzione delle competenze. L’autonomia finanziaria che il disposto costituzionale riconosce alle Regioni si traduce nella riduzione dell’ambito dei trasferimenti erariali vincolati a fronte dell’aumento delle entrate cosiddette libere, cioè dei tributi propri, della compartecipazione al gettito di tributi erariali, nonché dei trasferimenti senza vincoli di destinazione a carico di un fondo finalizzato alla solidarietà interregionale.

Fino al 2012 la ripartizione tra le regioni del detto fondo avverrà riducendo gradualmente il peso della perequazione basata sulla spesa storica ed aumentando quello fondato sulla perequazione a regime, al fine di ricostruire il sistema di perequazione interregionale su nuove basi maggiormente condivise da tutti i soggetti istituzionali coinvolti, cioè lo Stato, le regioni settentrionali e le regioni del centro sud.

Dal 2013 la contribuzione, ovvero il trasferimento perequativo tra le regioni, sarà calcolato sulla base di una formula composta che considera l’ammontare pro capite di compartecipazione basato sul numero di abitanti, corretto in base alla capacità fiscale, al fabbisogno sanitario ed alla dimensione geografica della regione.

Nell’attuale contesto normativo la riduzione dei trasferimenti sarà compensata da entrate regionali rappresentate dall’aumento dell’aliquota dell’addizionale regionale all’I.R.PE.F., dall’aumento dell’aliquota di compartecipazione regionale all’accisa sulle benzine e dalla compartecipazione regionale all’Iva. Le quote da erogare a ciascuna regione sono stabilite entro il mese di settembre di ciascun anno per il triennio successivo, con DPCM, su proposta dei Ministri dell’economia e della salute, d’intesa con la  Conferenza Stato Regioni.

Dall’analisi dei dati relativi alla struttura dei trasferimenti del 2005, le iscrizioni di competenza nel bilancio statale per origine del finanziamento indicano che la quota relativa alle risorse finanziarie occorrenti per l’attuazione del federalismo amministrativo e fiscale rappresenta il 51,7% del totale.

Segue, quanto a consistenza, l’aggregato dei finanziamenti collegati ai tributi erariali con una quota pari al 29,5% del totale delle risorse trasferite. All’interno di tale componente i trasferimenti destinati alle Regioni a Statuto Speciale e alle Regioni a Statuto Ordinario rappresentano rispettivamente il 28,7% e lo 0,8% del totale dei trasferimenti.

Al terzo posto nella struttura dei trasferimenti statali si collocano i finanziamenti del comparto sanitario che rappresentano 15,0% dei trasferimenti complessivi.

Il finanziamento del comparto sanitario, ad eccezione della quota che rimane gestita direttamente dal livello centrale per finalità e programmi specifici, nelle regioni a statuto ordinario viene assicurato dal rafforzamento della finanza regionale. Il comparto sanitario, nel complesso, ha registrato un aumento del 35,8%, rispetto all’anno precedente, correlato in prevalenza al maggiore finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale. 

In successione si colloca il blocco dei finanziamenti previsti nei provvedimenti legislativi speciali che intervengono nei vari settori economici di competenza regionale con un ammontare di risorse pari al 2,9% dei trasferimenti complessivi.

Sul livello più basso si pongono, infine, le assegnazioni connesse con i Programmi Regionali di Sviluppo (0,9% del totale dei trasferimenti).

Per quanto concerne l’analisi dei trasferimenti statali riferita ai settori funzionali di intervento, si conferma la netta prevalenza dei trasferimenti destinati al finanziamento delle spese correnti (93,9%), rispetto a quelli in conto capitale (6,1%), con un ammontare di risorse che comportano una crescita delle assegnazioni di parte corrente pari al 4,8%, mentre quelle in conto capitale evidenziano una flessione del 24,6% rispetto all’anno precedente.

I trasferimenti erariali per le Province, per i Comuni e per le Comunità montane

La disciplina che regola i trasferimenti erariali in favore di Province, Comuni e Comunità montane per il 2005 è contenuta nella legge 30 dicembre 2004, n. 311.

In applicazione della sopracitata legge sono stati attribuiti alle Province trasferimenti per complessivi 801,63  milioni di euro ( Tabella RP 3).

I contributi correnti del 2005 ammontano a 754,16 milioni e sono costituiti dalle seguenti voci:

  • fondo ordinario di 183,65 milioni;
  • fondo perequativo per gli squilibri della fiscalità locale di 103,94 milioni;
  • fondo consolidato di 62,10 milioni;
  • fondo compartecipazione I.R.PE.F. di 404,47 milioni.

I contributi per sviluppo e investimenti ammontano a 47,47 milioni, come risulta dalla Tabella RP. 3

Dall’analisi della tabella RP 3 si denota una maggiore attribuzione dei contributi alle province della regione Sicilia (192,79 milioni) e della regione Campania (111,69 milioni).

Nel 2005 sono stati attribuiti ai Comuni trasferimenti per complessivi 12.115,58 milioni ( Tabella RP 4).

Nella Tabella sono posti in evidenza, per i Comuni, i valori dei trasferimenti erariali del 2005, costituiti dalle seguenti voci:

  • una quota di 2.967,79 milioni relativa al fondo ordinario, non comprensivo delle somme  erogate direttamente  dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ai comuni delle regioni Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia in quanto sottoposti a legislazione speciale;
  • una quota di 778,13 milioni relativa al fondo perequativo per squilibri della fiscalità locale;
  • una quota di 1.369,19 milioni relativa al fondo consolidato;
  • una quota di 6.024,38 relativa alla compartecipazione I.R.PE.F..   

 I contributi per sviluppo e investimento, come risulta dalla Tabella RP. 4 ammontano a 976,09 milioni e sono così suddivisi:

  • una quota di 929,94 milioni relativa al fondo per lo sviluppo degli investimenti;
  • una quota di 46,15 milioni relativa al fondo nazionale ordinario per gli investimenti.

Risultano attribuite maggiori risorse ( Tabella RP. 4) ai comuni della regione Lombardia (1.737,74) e della regione Campania (1.706,78).

Nel 2005 sono state attribuite alle Comunità montane trasferimenti erariali per complessivi 172,32 milioni ( Tabella RP. 5).

I contributi correnti sono così ripartiti:

  • fondo ordinario di 119,10 milioni;
  • fondo consolidato di 37,42 milioni.

I contributi per sviluppo e investimenti 2005 come risulta sempre dalla Tabella RP. 5 ammontano a 15,80 milioni.

La ripartizione dei contributi complessivi favorisce in particolare la Campania  (25,90 milioni) e la Calabria (19,65 milioni).

I bilanci delle Regioni

Le Regioni hanno chiuso il 2004 con un disavanzo di 10.608 milioni di euro (Tabella RP. 7) contro i 5.170 milioni nel 2003.

Gli impegni sono passati da 144.998 milioni a 148.478 milioni, con un incremento del 2,4%  derivato  dall’incremento delle spese  in  conto  capitale  (+ 12,8%).

Le entrate sono passate da 139.828 milioni del 2003 a 137.870 milioni del 2004, con un decremento dell’1,4%. Le entrate correnti hanno fatto registrare un decremento dello 0,1% e quelle in conto capitale un decremento del 10,2%. Tra le entrate di parte corrente è da segnalare l’aumento dei trasferimenti (+ 8,2%) e delle rendite patrimoniali (+ 74%) e il calo delle entrate tributarie (- 10,8%) mentre tra le entrate  in  conto  capitale è da segnalare il calo  dei  trasferimenti  (- 10,3%).

 Dall’analisi dei dati (vedere appendici ES. 11 e ES. 12) si evidenziano comportamenti dissimili nelle Regioni a statuto ordinario e nelle Regioni a statuto speciale. Le prime hanno evidenziato un disavanzo di 9.305 (+331,6%) milioni a causa del decremento delle entrate in conto capitale (- 3,7%) e delle entrate correnti (- 2,1%) e le Regioni a statuto speciale hanno fatto registrare un calo del disavanzo (- 56,8%) causato dall’aumento delle entrate correnti (+ 6,3%). Nelle Regioni a statuto ordinario si evidenzia, inoltre, un incremento  degli  impegni   (+ 4,4%);  al contrario di quello delle Regioni  a  statuto speciale  (- 3,3%). Per quanto riguarda le variazioni di spesa, quella corrente aumenta per le Regioni a statuto ordinario ad un tasso dello 0,9% mentre nelle Regioni a statuto speciale si denota un calo del 3%. Negli impegni in conto capitale si registra un aumento del 24,5% per le Regioni a statuto ordinario, mentre per quelle a statuto speciale il calo è pari al 3,9 per cento.

Nell’ambito delle entrate correnti (Tabella RP. 6), calate per il complesso delle Regioni, dello 0,1%, la posta di maggiore rilievo (62,9%) è rappresentata dai trasferimenti dello Stato.

Questi ultimi, hanno registrato un calo dello 0,3% dovuto principalmente alla variazione delle quote di trasferimenti di fondi statali passate da 23.738 milioni  a  20.681 milioni  (- 12,9%). Nell’ambito di questi ultimi (vedere Appendice ES. 13), prevalente è l’influenza dei trasferimenti ed assegnazioni statali accertati nei bilanci delle Regioni a statuto ordinario in 10.835 milioni contro i 12.420 milioni del 2003 (- 12,8%).

In diminuzione risultano le entrate relative ai tributi propri (- 1,9%), (Tabella RP. 6);  al contrario aumentano le rendite patrimoniali  e  vendita beni e servizi  (+ 50,7%).

In relazione ai finanziamenti destinati dallo Stato al trasporto locale, le previsioni iniziali per il 2005 indicano una contrazione (-17,3%) dei fondi complessivi rispetto al 2004. Considerando l’utilizzo dei finanziamenti (Volume III – Appendice ES6), la diminuzione degli oneri è da imputarsi per la maggior parte alla riduzione delle risorse destinate al trasporto pubblico locale e, in misura ridotta, alla contrazione degli oneri da parte dello Stato per il settore dei trasporti in gestione diretta ed in concessione e i trasporti rapidi di massa.

Vengono invece aumentati, rispetto al 2004, i finanziamenti alle società di servizi marittimi e ai sistemi idroviari.

Contrariamente all’andamento registrato nell’ultima parte degli anni ’90, dal 2001 è mutato il rapporto tra le spese correnti e quelle in conto capitale. Queste ultime rappresentano attualmente la quota maggiore sul totale (70%).

Sulla base dei dati risultanti dalle previsioni iniziali del 2005, le risorse destinate dalle Regioni al trasporto pubblico locale (Tabella RP7bis) hanno evidenziato un lieve aumento (+1,1%) per il totale dell’Italia. Tale risultato è ricollegabile alla dinamica registrata per il Sud (+2,5%), mentre i fondi destinati dal centro Nord presentano una dinamica meno accentuata (+0,5%).

Per quanto riguarda le singole Regioni, da evidenziare per il Sud il notevole aumento delle risorse destinate dalla Sicilia (+9,2%), dall’Abruzzo (+8,2%) e dalla Basilicata (+5%). Al Nord, aumenti significativi di finanziamenti erogati si hanno solo per Liguria (+5%) e Friuli Venezia Giulia (+4% circa).

Una sostanziale contrazione dei fondi si registra, per il Nord, nella Provincia Autonoma di Bolzano   (-11% circa rispetto ai fondi stanziati nel 2004) e, in minor misura, nel Veneto (-2,5%) mentre per il Sud solo nel Molise (- 4% circa).

Per quanto riguarda la spesa corrente (Tabella RP. 7), lievemente calata, l’aumento si è verificato principalmente nei valori assoluti  dei  trasferimenti (+ 0,4%) e delle competenze e dipendenti e pensionati (+ 2,6%). Al netto delle spese per la difesa della salute, influenzate dalla gestione del Servizio Sanitario Nazionale, la spesa corrente è diminuita del 4,9% (Tabella RP. 8). I decrementi più significativi in valore assoluto si sono verificati nelle spese per lavoro (- 12,6%) e per la polizia amministrativa locale (- 91,9%).

Per quanto riguarda la spesa in conto capitale (Tabella RP. 7), l’aumento del 12,8% è da  attribuire  principalmente  alle  variazioni  positive dei  trasferimenti  (+ 13,9%) e delle partecipazioni azionarie (+ 80,7%).

Al netto delle spese per la difesa della salute (Tabella RP. 8), aumentate del 13,1%, anche la spesa in conto capitale è salita del 27%. All’aumento della spesa in conto capitale hanno contribuito  le  maggiori spese  non attribuite. Per contro, sono da segnalare i decrementi della spesa per la formazione professionale (- 6,1%) e per l’agricoltura e zootecnia (- 18,5%).

Circa la situazione dei residui passivi del complesso delle Regioni al 31 dicembre (Appendice ES. 10), si osserva che nel corso del 2004 essi sono aumentati del 16,2%, ragguagliandosi a fine anno a 98.843,2 milioni a fronte degli 85.056,5 milioni dell’anno precedente. Si denota un aumento nella formazione dei residui di competenza (+ 0,6%) passati da 58.093,2 milioni nel 2003 a 58.448,3 milioni del 2004. I residui pagati sono diminuiti da 56.394,2 milioni nel 2003 a 34.024,2 milioni nel 2004 con un calo del 39,7%. La velocità di smaltimento, misurata dal rapporto tra residui pagati e residui all’inizio dell’anno, si attesta intorno al 42,2 per cento.

L’aumento dei residui di competenza riscontrato nel 2004 (Appendice ES. 8) è stato originato dall’aumento dei residui in conto capitale (+ 19,8%) e del rimborso di prestiti (+ 17,3%). Le prime sono passate infatti dai 16.401,4 milioni del 2003 ai 19.645,2 del 2004 mentre le seconde sono passate dai 2.234 milioni del 2003 ai 2.620,4 milioni del 2004. Le spese per poste attribuibili alle spese delle contabilità speciali sono passate da 17.213,8 milioni nel 2003 a 20.460,7 milioni nel 2004, con un incremento dello 18,9%. I residui relativi alle spese di parte corrente sono calati passando da 16.535,3 milioni nel 2003 a 16.165,8 milioni nel 2004 con un decremento del 2,2 per cento.

Quanto alla situazione al 31 dicembre 2004 dei residui attivi del complesso delle Regioni (Appendice ES. 9), va segnalato che sono diminuiti nel corso del 2004 segnando, a fine anno, un ammontare pari a 110.604,1 milioni, a fronte dei 118.297,5 milioni evidenziati al 31 dicembre 2003, con un calo del 6,5%. Si nota un forte calo nei residui riscossi (- 37,4%) passati da 64.284,5 milioni nel 2003 a 40.251,4 milioni nel 2004 ed un aumento nei residui da riscuotere passati nel 2004 a 61.300 milioni, a fronte dei 55.041,5 milioni dell’anno precedente, segnando un incremento dell’11,4 per cento.

La diminuzione dei residui attivi di competenza verificatosi nel 2003 (Appendice ES. 7) è derivata dalla minore formazione dei residui di parte corrente passati da 40.306,2 milioni nel 2003 a 35.452,3 milioni nel 2004 con un decremento del 12 per cento; al contrario i residui in conto capitale sono passati nel 2004 a 9.186,3 milioni rispetto ai 9.044,8 milioni nel 2003 facendo registrare un aumento dell’1,6 per cento.

I bilanci delle Province

Le entrate correnti delle Province aumentano dell’1,8% rispetto al 2004 (Tabella RP.9). I contributi e trasferimenti aumentano del 7,6%, passando dai 3.881 milioni del 2004 ai 4.176 milioni del 2005, mentre le entrate extratributarie diminuiscono, passando dai 722 milioni del 2004 ai 591 milioni del 2005 (- 18,1%).

I tributi restano praticamente invariati, essendo passati da 4.624 milioni del 2004 a 4.625 milioni del 2005.

Va segnalato il buon incremento dei tributi passati dai 4.446 milioni del 2003 ai 4.593 milioni del 2004 (+ 3,3 %) e delle entrate extratributarie passate dai 502 milioni del 2003 ai 718 milioni del 2004 (+ 43%).

Da notare, al contrario, il decremento dei contributi e trasferimenti (- 6,9%) passati dai 4.160 milioni del 2003 ai 3.874 milioni del 2004.

Da evidenziare inoltre nell’ambito dei tributi l’aumento delle imposte il cui valore si attesta a fine 2004 a 4.486 milioni a fronte dei 4.373 milioni del 2003  (+ 2,6%) e  l’aumento dei tributi speciali (+ 64,2%) che hanno raggiunto a fine 2004  87 milioni di euro.

Le spese correnti delle province hanno manifestato un incremento del 6,9% passando da 7.949 milioni di euro nel 2004 a 8.499 milioni nel 2005 (Tabella RP. 11).

Nel 2004 le spese nell’amministrazione generale sono aumentate (+ 7%), e le spese per l’istruzione pubblica del 4,3%; decrementi si sono verificati nelle spese dello sviluppo economico  (- 14,8%) e della tutela ambientale (- 5,9%).

Le spese in conto capitale sono aumentate del 3,3% attestandosi a fine 2004 a 7.373 milioni a fronte dei 7.135 milioni del 2003 con incrementi maggiormente significativi, nelle spese per il settore dell’istruzione pubblica e della tutela ambientale.

Le spese per l’istruzione pubblica sono aumentate del 7,8%, attestandosi a 887 milioni mentre le spese per la tutela ambientale sono aumentate del 51% attestandosi a 450 milioni.

La maggior parte delle spese in conto capitale (6.369 milioni) è rappresentata (Appendice ES. 17) dagli investimenti diretti in opere pubbliche  (4.386 milioni), diminuiti nel 2004 rispetto al 2003 dello 0,6%.

I valori minimi della spesa corrente per abitante delle province ( Tabella RP. 12) si registrano in Puglia (89,98 euro), nella Sardegna (96,44 euro), Veneto (97,76 euro) ed Emilia Romagna (100,03 euro). I valori massimi si registrano nella Basilicata (227,93 euro), nella Toscana (209,24 euro), nell’Umbria (204,31 euro) e in Piemonte (200,80 euro).

Il minimo delle entrate erariali pro‑capite si verifica nella Lombardia (3,96 euro), nel Lazio (5,26 euro), nel Veneto (5,37 euro). I valori pro‑capite più elevati si registrano nella  Basilicata  (46,61 euro), in Molise (42,57 euro) e in Sicilia (35,80 euro).

Relativamente al contributo per ammortamento dei mutui, il valore minimo assoluto compete alle regioni Lombardia, Liguria, Veneto ed Emilia Romagna che non hanno alcun contributo. I valori massimi si registrano nel Molise (4,47 euro), nell’Abruzzo (3,20 euro) e in Sicilia (2,73 euro).

Per  il contributo  nazionale ordinario  investimenti, non si registrano contributi nelle regioni Lombardia, Liguria, Veneto, Emilia Romagna e Umbria; al contrario il massimo si riscontra in Basilicata (0,086 euro) e nell’Abruzzo (0,071 euro).

I residui delle Province

Circa la situazione dei residui passivi delle province (Appendice ES. 10) al 31 dicembre, si osserva che nel corso del 2004 sono aumentati dell’8%, raggiungendo a fine anno 20.329,4 milioni di euro a fronte dei 18.815,2 milioni dell’anno precedente. Il fenomeno è derivato dalla formazione dei residui di competenza, in calo rispetto all’anno precedente con un valore assoluto superiore a quello dei pagamenti. La prima componente, infatti, è aumentata dal 2002 al 2003 (+ 21,5%) e calato dal 2003 al 2004 (- 4,9%) passando da 8.688,5 milioni a 8.259,4 milioni. La seconda, invece, è stata caratterizzata da un incremento nel 2003 (+ 23,7%) e da un incremento nel 2004 (+ 17,1%). In quest’ultimo periodo i residui pagati sono passati da 4.908,7 milioni a 5.746,7 milioni. La velocità di smaltimento, misurata dal rapporto tra residui pagati e residui all’inizio dell’anno, passa dal 31,7% nel 2003 al 30,5% nel 2004.

Il calo dei residui di competenza (Appendice ES. 8), riscontrato nel 2004, è stato originato dal decremento dei residui di parte corrente passati da 3.084,7 milioni di euro a  2.880,4 milioni (- 6,6%) e dai residui di conto capitale passati da 5.255,7 milioni a 5.000,6 milioni (- 4,9%). L’incidenza percentuale dei residui di parte corrente sul totale è diminuita, passando dal 35,5% del 2003 al 34,8% del 2004, mentre è aumentata l’incidenza sul totale dei residui in conto capitale passata dal 60,5% del 2003 al 60,6% del 2004.

Quanto alla situazione al 31 dicembre 2004 dei residui attivi delle province (Appendice ES.  9) va segnalato che essi sono aumentati nel corso del 2004 segnando a fine anno un ammontare pari a 16.463,9 milioni, a fronte dei 15.057,3 milioni evidenziati al 31 dicembre 2003, con un aumento del 9,3%. E’ interessante verificare la diminuzione riscontrata nella velocità di smaltimento dei residui di competenza (27,6% nel 2003 e 25,6% nel 2004). I residui di competenza ragguagliandosi nel 2004 a 5.880,3 milioni, a fronte dei 6.050,6 milioni dell’anno precedente, hanno segnato un calo del 2,8%.

Il calo dei residui attivi di competenza verificatosi nel 2004 (Appendice ES. 7) è derivato sia dalla minore formazione dei residui di parte corrente passati da 2.080,8 milioni nel 2003 a 2.072,8 milioni nel 2004 (- 0,4%), che dei residui relativi all’accensione di prestiti  passati da 1.488,1 milioni del 2003 a 1.170,6 milioni del 2004 (- 21,3%). Un aumento si denota nei residui relativi alle poste di conto capitale passati da 2.362,1 milioni nel 2003 a 2.482,9  milioni  del 2004 (+ 5,1%).

Per quanto riguarda le operazioni finali delle province (Appendice ES. 5) esse hanno raggiunto nel 2004 per le entrate 16.343 milioni, per le spese 16.617 milioni. Il tasso di incremento delle entrate nel periodo 2002-2004 è del 16,2% mentre nell’ultimo anno si è registrato un incremento rispetto al 2003 del 2,8%. Per la spesa, nel periodo 2002-2004, si è verificato un incremento del 16,5%, con un aumento nel 2004, rispetto al 2003, del 2,9 per cento.

 Il fabbisogno del settore (Appendice ES. 5), pari, in termini di competenza, a 274 milioni è aumentato rispetto al 2003 del 9,2 per cento.

Il saldo tra le entrate e le spese per accensione e rimborso di prestiti ha subito una diminuzione (- 9,9%) attestandosi nel 2004 a quota 1.242 milioni (Appendice ES. 5).

La consistenza del debito a breve e lungo termine per le province si era attestata al 1° gennaio 2004 a 6.459,5 milioni (Appendice ES. 2). Al 1° gennaio 2005 è aumentata a 6.712,2 milioni, con un incremento del 3,9%. I mutui concessi alle province (Appendice ES. 4), nel corso del 2004 ammontano a 1.017,8 milioni e riguardano per l’89,8% opere pubbliche: viabilità e trasporti (44,8%) ed edilizia sociale (18,8%).

I bilanci dei Comuni

Le entrate correnti dei comuni hanno mostrato nel 2004 un andamento crescente, raggiungendo i 49.693 milioni, con un incremento dell’1,0%. Le entrate tributarie hanno rappresentato il 51,48% del totale (Tabella RP. 13) mentre le entrate extra-tributarie ne sono state il 21,64 per cento.

I contributi erariali, accertati nel 2004 in 13.352 milioni, hanno registrato un decremento del 6,5% rispetto al 2003; anche i contributi ed i trasferimenti dallo Stato, hanno registrato un decremento (- 1%) attestandosi a 7.864 milioni.

Mostrano, infine, un aumento le entrate tributarie  (+ 3,7%) attestandosi a 25.586 milioni. Tale crescita è derivata sia dall’aumento delle imposte che delle tasse.

Le spese correnti dei comuni aumentano dai 45.566 milioni del 2003 ai 46.569 milioni del 2004 (+ 2,2%) (Appendice ES. 18).

Dal punto di vista della classificazione economica, nell’ambito degli impegni delle transazioni correnti, si denota un tasso di crescita nei compensi a dipendenti e pensionati (+ 3,3%), nell’acquisto di beni e servizi (+ 2%) e nei trasferimenti correnti (+ 2%). Si denota un decremento nelle spese correnti per ammortamenti (- 66,7%).

Anche nel campo degli investimenti si è manifestato un aumento della spesa del 12,6% dovuto principalmente alle spese per trasferimenti  (+ 26,5%) e alle spese per investimenti diretti in opere pubbliche (+ 10,6%). Si denotano decrementi nelle spese per mobili (- 9,1%).

Nella Tabella RP. 16 sono evidenziati i parametri essenziali dei comuni capoluogo di regione. Per la capacità economica, desunta dall’indice per abitante della spesa corrente, al minimo di Catanzaro (777,09 euro) si contrappone il massimo di Venezia (1.808,07 euro) con posizioni intermedie diffuse sul territorio. In termini relativi al maggior sviluppo di Roma (+ 7,46%)  si  contrappone  il  calo di Firenze (- 17,86%).

Per i trasferimenti si contrappongono minimi e massimi della città di Trieste (1,78 euro) e di Napoli (551,15 euro).

Il contributo capitario per rata di ammortamento mutui più basso appartiene a Bologna, Trieste e Milano che non hanno alcun contributo; quello più alto a Napoli con 36,94 euro. Come già rilevato per le amministrazioni provinciali tutti i decrementi dei valori pro‑capite sono dovuti alla cessazione della normativa sull’erogazione   di   tali   contributi.  I   decrementi   più   consistenti   si   registrano  a  Bologna e  Milano.

Per i comuni non capoluogo di regione, i più significativi parametri finanziari sono esposti nella Tabella RP. 17. La capacità economica, misurata col parametro della spesa corrente per abitante, denuncia il minimo assoluto in Puglia con 578,12 euro, ed il massimo in Valle d’Aosta con 1.646,32 euro. I trasferimenti totali pro‑capite statali hanno evidenziato un minimo in Valle d’Aosta con 1,31 euro ed il massimo in Basilicata con 253,53 euro.

I contributi per rata di ammortamento dei mutui rappresentano un minimo in Lombardia (9,42 euro) ed un massimo in Basilicata (29,44 euro). Un marcato decremento si registra in Emilia Romagna (- 26,38%) e in Toscana (- 24,47%).

Per il contributo nazionale ordinario investimenti al minimo della Puglia (0,17 euro) si contrappone il massimo del Molise (5,21 euro).

I residui dei Comuni

Circa la situazione dei residui passivi dei Comuni (Appendice ES. 10) al 31 dicembre, si osserva che nel corso del 2004 sono aumentati dell’6,1%, raggiungendo a fine anno 90.813,6 milioni a fronte dei 85.587 milioni dell’anno precedente. Ciò è derivato da un incremento nella formazione dei residui di competenza passati da 35.636,2 del 2003 a 37.676,3 del 2004 (+ 5,7%). La velocità di smaltimento misurata dal rapporto tra residui pagati e residui all’inizio dell’anno passa dal 33,4% del 2003 al 33,9% del 2004.

L’aumento  dei  residui  di  competenza   (Appendice  ES.  8),  riscontrato  nel  2004  (+ 7,7%), è stato originato principalmente dall’incremento dei residui di conto capitale passati da 21.891,3 milioni a 24.589,6 (+ 12,3%) e dai residui del rimborso di prestiti passati da 598,7 a 648,5 (+ 8,3%). L’incidenza percentuale sul totale dei residui di parte corrente, passa dal 33,3% nel 2003 al 30,9% nel 2004, mentre quella dei residui in conto capitale passa dal 61,4% nel 2003 al 64% nel 2004.

Quanto alla situazione al 31 dicembre 2004 dei residui attivi dei Comuni (Appendice ES. 9) va segnalato l’incremento avvenuto nel corso del 2003 (+ 5,5%) segnando a fine anno un ammontare pari a 81.478,8 milioni, a fronte dei 77.216,1 milioni evidenziati al 31 dicembre 2003, dovuto principalmente a un aumento nella formazione dei residui da riscuotere a fine 2004 che si sono attestati a 48.325,6 milioni rispetto ai 44.970,9 milioni del 2003 (+ 11%). La velocità di smaltimento dei residui della competenza è passata dal 35% del 2003 al 34,3% del 2004.

L’aumento dei residui attivi di competenza verificatosi nel 2004 (Appendice ES. 7) è derivato dalla maggiore formazione dei residui di conto capitale passati da 9.813,5 milioni nel 2003 a 12.067,9 milioni del 2004 con un aumento del 23%, e dei residui relativi all’accensione di prestiti (+ 6%) passati da 6.548,9 del 2003 a 6.942,2 del 2004. I residui delle poste di parte corrente hanno manifestato una diminuzione del 7,4% passando da 15.066 milioni a 13.951,7 milioni.

Per quanto riguarda le operazioni finali (Appendice ES. 5) dei comuni esse hanno raggiunto nel 2004, per le entrate 95.421 milioni e per le spese 96.579 milioni. Il tasso di incremento dell’entrata, nel periodo 2002‑2004 è stato dell’11,5% mentre nell’ultimo anno si è registrato un incremento rispetto al 2003 del 6,1%. Per la spesa, nel periodo 2002‑2004, si è verificato un aumento dell’11,9%, con un aumento nel 2004, rispetto al 2003, del 6,6 per cento.

 Per l’anno 2004 il totale delle spese risulta essere superiore alle entrate con un saldo di 1.158 milioni.

 Il saldo per le accensioni di prestiti ha raggiunto i 5.468 milioni con un aumento rispetto al 2003 del 24,8 per cento.

  La consistenza del debito a breve e lungo termine per i comuni si era attestata al 1° gennaio 2004 a 37.232,7 milioni (Appendice ES. 2). Al 1° gennaio 2005 è aumentato a 40.149,8 milioni, con un incremento del 7,8%. Il ricorso all’indebitamento (Appendice ES. 4) è pressoché limitato all’esecuzione di opere pubbliche (82,8%), tra le quali spiccano le spese per viabilità e trasporti (24,1%), le spese per edilizia sociale (13,4%) e la spesa per opere varie (13%).


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