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Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali

 

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I BILANCI DELLE REGIONI, PROVINCE, COMUNI E COMUNITA' MONTANE

Testo redatto per la relazione generale sulla situazione economica del paese per l'anno 2003

Hanno collaborato:

dott. Giancarlo Verde
dott. Carmine La Vita
dott. Pasquale Franciosi
dott. Antonio D'Angelo
dott. Roberto Pacella
dott. Luciano Bellotti
rag. Antonella Valentini
rag. Virna Vincifori

- MARZO 2004 -

Considerazioni generali

Premessa

La finanza degli Enti Locali

Il sistema dei trasferimenti erariali si inquadra nel più ampio concetto di finanza propria e derivata. Tale concetto è fissato, nei principi generali nell’articolo 149 del Testo Unico dell’ordinamento degli Enti Locali, approvato con decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

La legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, di riforma del titolo V, della parte seconda, della Costituzione ha successivamente rimodellato i poteri e le funzioni dello Stato, delle Regioni e degli Enti Locali e previsto sensibili cambiamenti all’ordinamento degli Enti Locali in prospettiva federalista. Tra i tratti essenziali della riforma figura anche la riformulazione dell’articolo 119 della Costituzione, sulla base del quale vengono delineati i rapporti finanziari tra lo Stato e gli Enti Locali e costituzionalizzato il principio di autonomia finanziaria degli Enti Locali.

La legge del 5 giugno 2003, (legge “La Loggia”), recante “Disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale del 18 ottobre 2001, n. 3”, apre quindi la strada all’ applicazione delle disposizioni contenute nel novellato Titolo V, della parte II, della Costituzione. Tra i contenuti della predetta legge va evidenziata anche la disposizione che contempla il conferimento della delega al Governo per l’individuazione delle funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane e per la revisione del Testo Unico e delle norme in materia di Enti Locali, in conformità al nuovo quadro costituzionale.

Tornando alla normativa vigente in materia di trasferimenti erariali agli Enti Locali, il richiamato articolo 149 del Testo Unico dell’ordinamento degli Enti Locali, approvato con decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, riconosce, nell’ambito della finanza pubblica, autonomia finanziaria a Comuni e Province fondata sulla certezza di risorse proprie e trasferite, principio questo in precedenza introdotto dall’articolo 54, comma 2, della legge 8 giugno 1990, n. 142. In tale disposizione viene anche precisata la tipologia di entrate che costituiscono la finanza di Comuni e Province (addizionali, compartecipazioni, tasse, trasferimenti statali e regionali, ecc.). In relazione a ciò i trasferimenti erariali rappresentano una delle più importanti, seppure non più la prevalente, forme di entrata. Altro elemento di cui tener conto è la suddivisione degli enti per classi demografiche e popolazione residente.

I Comuni vengono convenzionalmente suddivisi, a seconda della popolazione residente in 12 classi demografiche (da meno di 500 abitanti ad oltre 500.000 abitanti). Le Province sono suddivise in quattro classi demografiche che tengono conto anche dell’estensione territoriale. Il rilievo della suddivisione risiede nel fatto che molte leggi e regolamenti prevedono disposizioni e parametri diversi in relazione alla classe demografica di appartenenza.

Peraltro, proprio il richiamato articolo 149, comma 5, del Testo unico dell’ordinamento degli Enti Locali, prevede espressamente, che i trasferimenti erariali debbano essere ripartiti in base a criteri obiettivi che tengano conto della popolazione, del territorio, delle condizioni socio-economiche nonché in base ad una perequata distribuzione delle risorse.

Il sistema dei trasferimenti erariali

Fino al 1984 i contributi erariali venivano attribuiti con rimborso a piè di lista, ciò che ha determinato una erogazione svincolata da principi di equa distribuzione.

Successivamente, in applicazione della delega conferita con la legge del 23 ottobre 1992, n. 421, è stato emanato il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, il quale al Titolo IV Capo II, articoli 34 e seguenti, così come modificato ed integrato dal decreto legislativo 1 dicembre 1993, n. 528 e da successivi provvedimenti legislativi, reca la disciplina a regime dei trasferimenti erariali agli enti locali a decorrere dall’anno 1994.

Con il decreto legislativo n. 504 del 1992, fu introdotto un primo innovativo sistema di riequilibrio, da attuarsi inizialmente in sedici anni, fondato sulla metodologia dei parametri obiettivi che tenessero conto della popolazione, del territorio e delle condizioni socio-economiche, nonché di una perequata distribuzione delle risorse in relazione agli squilibri di fiscalità locale. Tale sistema era basato sulla detrazione del 5% dei contributi erariali spettanti a Comuni e Province e sulla loro successiva ridistribuzione, utilizzando i contributi annualmente detratti, con la citata metodologia dei parametri obiettivi. Ha trovato tuttavia applicazione per i soli anni 1994 e 1995 in quanto successivamente sospeso in attesa dell’adozione di un nuovo sistema di riequilibrio. Il riparto dei trasferimenti con tale metodologia non ha tuttavia investito la generalità degli enti, ma esclusivamente quelli nei confronti dei quali è stata operata la detrazione del 5% del complesso dei contributi ordinari e perequativi. Infatti, dallo stesso sono stati esclusi gli enti beneficiari del contributo minimo garantito (trattasi di una clausola di salvaguardia a favore degli enti ai quali deve essere comunque assicurato un minimo di contributi erariali per il finanziamento dei servizi indispensabili per le funzioni statali delegate o attribuite), i quali, avendo il gettito dell’ICI al 4 per il mille superiore all’importo dei contributi ordinari e perequativi hanno avuto l’attivazione della predetta garanzia di mantenimento minimo dei trasferimenti di cui all’articolo 36.

Negli anni successivi, la limitata consistenza delle risorse assegnate agli Enti Locali, dovuta a esigenze di bilancio connesse agli impegni assunti nei confronti dell’Unione Europea ha fatto sì che venisse favorita l’introduzione di sistemi perequativi non più basati su contributi aggiuntivi, ma da attuarsi con le risorse già in dotazione agli enti locali.

L’articolo 3 del decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41, convertito con modificazioni dalla legge 22 marzo 1995, n. 85, così come modificato dall’articolo 3 del decreto-legge 27 ottobre 1995, n. 444, convertito con modificazioni dalla legge 20 dicembre 1995, n. 539, ha quindi, successivamente, aggiornato il precedente sistema introducendo, dall’anno 1996, un sistema di riequilibrio “a fabbisogni standardizzati” dei trasferimenti erariali ordinari e consolidati spettanti a Province e Comuni, da attuarsi in dodici anni, al fine di creare un modello di perequazione che potesse meglio consentire il riallineamento degli enti in sottodotazione di risorse.

Per gli enti per i quali veniva evidenziata una posizione di sovradotazione di risorse l’adozione di tale sistema prevedeva la riduzione dei trasferimenti erariali, nella misura di un dodicesimo delle differenze in eccesso, con conseguente ridistribuzione proporzionale a decorrere dall’anno 1996, in favore degli enti in posizione di sottodotazione. In conseguenza dei “tagli”delle risorse da effettuare nei confronti degli enti in posizione di sovradotazione delle risorse, i sistemi di perequazione dovevano necessariamente essere effettuati in tempi medio-lunghi, al fine di non arrecare squilibri finanziari e difficoltà di funzionamento degli stessi e di consentire loro, conseguentemente, di prevedere un’idonea politica per l’acquisizione delle dotazioni finanziarie e modulazione delle spese.

Tale sistema, che doveva trovare applicazione dall’anno 1996, venne ritenuto eccessivamente gravoso per gli enti “sovradotati” i quali avrebbero dovuto sopportare sistematici tagli delle risorse loro trasferite e sospeso in attesa del riordino del sistema di finanza locale, previsto inizialmente dal decreto legislativo 30 giugno 1997, n. 244, la cui entrata in vigore venne più volte prorogata ed infine sospesa dall’articolo 27 della legge n. 448 del 2001, ad eccezione della disposizione di cui all’articolo 9, comma 3. Il richiamato articolo 9 dispone che le eventuali risorse aggiuntive vengano attribuite a favore degli enti sottodotati, ossia quelli le cui risorse risultino al di sotto della media pro capite della fascia demografica di appartenenza, in proporzione allo scarto rispetto alla media stessa.

Tale modalità di riparto ha trovato conferma dall’anno 1998 fino all’anno 2003. Il legislatore ha infatti disposto che le risorse aggiuntive per detto anno, pari a 151 milioni di euro, riconosciute in rapporto al tasso di inflazione programmato, venissero distribuite a favore degli enti in posizione di sottodotazione di risorse. Parimenti, a favore di tali enti è stato ripartito il 50% del contributo statale di 300 milioni di euro (al netto dell’importo di 25 milioni di euro da destinare a favore delle unioni dei Comuni e delle Comunità montane, svolgenti l’esercizio associato di funzioni comunali).

I fondi delle contribuzioni erariali.

In attesa dell’esplicazione dei nuovi principi costituzionali, l’articolazione dei trasferimenti è tuttora disciplinata dal sistema previsto dal decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 e successive modifiche ed integrazioni,

Il vigente sistema dei trasferimenti erariali è imperniato sulla presenza di cinque fondi di cui tre per i trasferimenti di natura corrente (“fondo ordinario”, “fondo consolidato” e “fondo per la perequazione degli squilibri della fiscalità locale”) e due per i trasferimenti in conto capitale (“fondo nazionale ordinario per gli investimenti” e “fondo nazionale speciale per gli investimenti”).

La dotazione di base del contributo ordinario è costituita dal complesso delle dotazioni ordinarie e perequative e dei proventi dell’addizionale sui consumi di energia elettrica riconosciuti agli enti locali per l’anno 1993. Per i Comuni la quota di fondo ordinario venne ridotta di un importo pari al gettito, dovuto per l’anno 1993, dell’imposta comunale sugli immobili (I.C.I.), calcolato sulla base dell’aliquota al 4 per mille, al netto della perdita del gettito derivante dalla soppressione dell’INVIM, acquisito dallo Stato, individuato nella media delle riscossioni del triennio 1990 – 1992. Funzione principale del fondo ordinario è quella di contribuire al finanziamento della spesa corrente per i servizi indispensabili. Il contributo consolidato comprende una congerie di erogazioni specifiche previste da leggi speciali.

Il terzo fondo, del tutto innovativo, intende assegnare contributi agli enti dotati di basi imponibili inferiori rispetto ai valori medi nazionali. Il fondo nazionale ordinario per gli investimenti ha la natura di contributo in conto capitale da utilizzare esclusivamente per la realizzazione di opere di preminente interesse sociale ed economico ed è quantificato nella legge finanziaria. Il fondo nazionale speciale per gli investimenti, alimentato con i proventi delle case da gioco del Comune di Campione d’Italia e destinato al finanziamento di opere pubbliche nei territori degli Enti Locali i cui organi siano sciolti per attività mafiosa o degli enti in gravi condizioni di degrado.

Il fondo per lo sviluppo degli investimenti (per Comuni, Province e Comunità Montane) è mantenuto tra le voci delle contribuzioni erariali ed è destinato al finanziamento delle rate dei mutui stipulati anteriormente all’entrata in vigore della nuova normativa. La sua consistenza va riducendosi a seguito della progressiva estinzione dell’indebitamento precedente.

L’assegnazione dei trasferimenti

L’articolo 31, comma 3, della legge n. 289 del 2002 ha confermato, fino alla revisione del sistema dei trasferimenti erariali agli Enti Locali, le modalità di erogazione dei contributi e di altre assegnazioni per gli Enti Locali individuate con il decreto del Ministro dell'interno del 21 febbraio 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 56 del 7 marzo 2002.

E’ fatto salvo quanto previsto dall'articolo 47, comma 1, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e dall'articolo 66, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388. Sono esclusi da questo regime gli enti soggetti a monitoraggio (tutte le Province ed i Comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti) nei confronti dei quali i pagamenti a carico del bilancio dello Stato vengono effettuati al raggiungimento dei prefissati limiti di giacenza. Il richiamato decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze del 21 febbraio 2002, si rammenta, ha regolato l’erogazione per il 2002, da parte del Ministero dell’interno a favore degli Enti Locali per i quali non sia prevista una differente disciplina, dei trasferimenti erariali di cui al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 e di ulteriori trasferimenti o assegnazioni previsti da altre disposizioni normative.

In particolare, con il predetto decreto viene disposto quanto segue:

- Modalità di erogazione di trasferimenti correnti e di contributi a valere sui fondi per il federalismo amministrativo:

I contributi di cui all'articolo 34, comma 1, lettere a), b) e c), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, relativi, rispettivamente, al fondo ordinario, al fondo consolidato ed al fondo perequativo degli squilibri di fiscalità locale, nonché i contributi a valere sui fondi per il federalismo amministrativo sono erogati in tre rate, entro i mesi di febbraio, maggio ed ottobre;

- Modalità di erogazione di trasferimenti a sostegno di investimenti:

I contributi di cui all'articolo 28, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, relativi al fondo per lo sviluppo degli investimenti, sono erogati in due rate, rispettivamente per il sessanta per cento entro il mese di maggio e per il saldo entro il mese di ottobre;

- Modalità di erogazione di trasferimenti in conto capitale:

I contributi di cui all'articolo 34, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, relativi al fondo nazionale ordinario per gli investimenti, ed i contributi a questi assimilati sono erogati in unica rata entro il mese di giugno;

- Modalità di erogazione di altri trasferimenti:

I contributi di cui all'articolo 9, comma 4, lettera c), del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30, relativi al finanziamento dell'onere degli incrementi degli stipendi ai segretari comunali, sono erogati in unica rata entro il mese di giugno. I contributi previsti da altre disposizioni normative sono erogati dal Ministero dell'interno, se non diversamente disciplinato, in unica rata entro il mese di giugno o successivamente nei casi in cui i dati e gli elementi necessari ai fini dell'erogazione non siano disponibili;

- Modalità di erogazione della quota di compartecipazione comunale al gettito dell'I.R.PE.F.:

Per l'anno 2002 le somme da attribuire ai comuni a titolo di compartecipazione comunale al gettito dell'I.R.PE.F., di cui all'articolo 67, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, come sostituito dall'articolo 25, comma 5, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, sono erogate in due rate, rispettivamente entro i mesi di marzo e luglio. Le stesse modalità sono applicabili dall’anno 2003 per la corresponsione alle Province della istituita compartecipazione al gettito dell’I.R.PE.F. di cui all’art. 38 comma 8, della legge n. 289 del 2002.

L’articolo 32, comma 1, della legge n. 289 del 2002 dispone, altresì, che per il triennio 2003 – 2005 conservano validità le disposizioni di cui all’articolo 66, commi 1 e 2, della legge 23 dicembre 2000, n. 388. L’articolo 66 della richiamata legge n. 388 del 2000, si rammenta, disciplina la determinazione e le modalità di erogazione dei trasferimenti erariali per gli anni 2001 e 2002 agli Enti Locali assoggettati al sistema di monitoraggio diretto delle disponibilità di cassa da parte del Ministero dell’interno. Trattasi nella sostanza, degli enti di maggiore dimensione demografica e cioè tutte le Province ed i Comuni con popolazione con più di 50.000 abitanti, per i quali è confermato il sistema relativo al monitoraggio della spesa, consistente nel pagamento da parte del Ministero dei trasferimenti, con mandati diretti, solo al verificarsi di determinati limiti di giacenza di cassa, ma con possibilità di richiesta di accreditamento dei trasferimenti, con procedura diretta e immediata, per spese improcrastinabili ed inderogabili. A seguito dell’entrata in vigore dell’articolo 66 della legge finanziaria per il 2001 sul controllo dei flussi finanziari degli enti pubblici, è aumentato il numero degli enti monitorati, ricomprendendo in essi tutte le Province ed i Comuni con popolazione da 50.000 a 60.000 abitanti; è stata inoltre prevista, per i Comuni con meno di 50.000 abitanti, la non assoggettabilità al limite di giacenza al raggiungimento del quale erano effettuati i pagamenti a carico dello Stato, attraverso le anticipazioni da parte delle sezioni di tesoreria provinciali del Tesoro, rimborsate dal Ministero dell’Interno (sistema della Comunicazione).

Il sistema delle attribuzioni delle risorse finanziarie agli Enti Locali si svolge, pertanto, a norma delle vigenti disposizioni con due distinte modalità:

a) erogazione con mandato informatico collettivo in favore dei Comuni con popolazione inferiore a 50.000 abitanti;

b) monitoraggio per tutte le Province ed i Comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti e possibilità di richiedere per spese improcrastinabili ed inderogabili il pagamento diretto e immediato dei trasferimenti.

Per il punto a) il sistema prevede l’attribuzione delle risorse che consiste nell’adozione di un decreto di impegno e pagamento per ogni tipologia di contributo, cui corrisponde un capitolo del bilancio dello Stato, nel quale si suddivide la rata: contributo ordinario, contributo per la perequazione della fiscalità locale e contributo consolidato.

Per quanto riguarda il punto b) l’attività di monitoraggio è affidata al Ministero dell’Interno e riguarda 232 enti. Essa consiste nel verificare la consistenza finanziaria dei conti di tesoreria degli enti interessati e, per quelli che risultano al di sotto del limite di giacenza determinato percentualmente sulla spettanza annuale dei fondi ordinario, perequativo e consolidato, si provvede su richiesta al trasferimento delle risorse nella misura sufficiente a riportare detta consistenza al di sopra del limite di giacenza.

Il sistema di monitoraggio per l’attribuzione delle risorse finanziarie è finalizzato ad attribuire i contributi erariali solo nella misura necessaria al fabbisogno degli Enti Locali.

Trasferimenti e legge finanziaria

L’articolo 31 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2003)” contiene numerose disposizioni finanziarie aventi riflessi in termini finanziari nei confronti di Comuni, Province, Comunità montane ed Unioni di comuni per l’anno 2003.

In particolare, esse riguardano:

- la conferma dei trasferimenti erariali spettanti agli enti locali per l’anno 2003 in base alle disposizioni recate dalla legge 28 dicembre 2001, n. 448 (legge finanziaria per l’anno 2002);

- la destinazione dell’incremento dei trasferimenti erariali derivante dall’applicazione del tasso programmato di inflazione per l’anno 2003, pari a 151 milioni di euro, a favore dei soli enti in posizione di “sottodotazione” delle risorse;

- l’attribuzione, per lo stesso anno, di un contributo statale pari a 300 milioni di euro, destinato per il 50% al fondo ordinario e per il 50% agli enti sottodotati. Tale assegnazione è stata comunque preventivamente decurtata di 20 milioni di euro a favore delle Unioni di Comuni e di 5 milioni di euro a favore delle Comunità montane svolgenti l’esercizio associato di funzioni comunali. L’articolo 31, comma 2, ultimo periodo precisa che ai fini dell’applicazione dell’articolo 9, comma 3, del decreto legislativo 30 giugno 1997, n. 244, per l’individuazione degli enti le cui risorse risultino al di sotto della media pro-capite della fascia demografica di appartenenza (quelli definiti “sottodotati”), deve essere considerato nel novero delle risorse da prendere a riferimento anche il contributo a valere sul fondo perequativo degli squilibri di fiscalità locale di cui all’articolo 40 del decreto legislativo n. 504 del 1992;

- l’attribuzione, anche per l’anno 2003, di appositi contributi statali, al fine di stimolare la costituzione di nuove Unioni di comuni. L’articolo 31, comma 6, della legge n. 289 del 2002, ha previsto, infatti, per detto anno, l’incremento di 25 milioni di euro della contribuzione erariale spettante a favore delle Unioni dei comuni e delle Comunità montane svolgenti l’esercizio associato di funzioni comunali, cui si aggiungono i contributi di 20 milioni di euro a favore delle Unioni di comuni e di 5 milioni di euro a favore delle Comunità montane svolgenti l’esercizio associato di funzioni comunali, cui si è poc’anzi fatto cenno (articolo 31, comma 2).

Il secondo periodo del comma 6 dell’articolo 31 della legge n. 289 del 2002 è stato quindi soppresso dall’articolo 1 quater, comma 10, della legge 20 maggio 2003, n. 116 .

Infine, il successivo comma 7, allo scopo di realizzare soluzioni integrate per lo sviluppo delle attività di controllo del territorio finalizzate a incrementare la sicurezza dei cittadini secondo modelli di polizia di prossimità, dispone un ulteriore incremento del contributo destinato alle Unioni di comuni di cui al comma 6 dell’articolo 31, di 5 milioni di euro, per l’esercizio in forma congiunta dei servizi di polizia locale, da destinarsi a finalità di investimento.

Con decreto ministeriale del 23 dicembre 2003, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 17 del 22 gennaio 2004 sono state disciplinate le modalità di assegnazione del predetto contributo complessivo di 5 milioni di euro per l’anno 2003. In particolare, il predetto fondo è così ripartito:

- per il 50 per cento, alle Unioni che esercitano in forma associata i servizi di polizia locale, in ragione delle spese correnti certificate;

- per il restante 50 per cento alle Unioni che esercitano in forma associata i servizi di polizia locale, in ragione delle spese in conto capitale certificate.

In ogni caso, la quota spettante a ciascun ente, è determinata in misura almeno pari a 10.000 euro.

Il fenomeno della costituzione delle Unioni di comuni ha trovato notevole impulso proprio dagli incentivi finanziari statali previsti di anno in anno dalle leggi finanziarie, nonché da alcune modifiche della specifica disciplina normativa ed, in particolare, dalla soppressione dell’obbligo di procedere entro dieci anni dalla costituzione dell’unione, alla fusione.

A conferma di ciò basti osservare come dall’anno 1996, anno di costituzione della prima unione, il fenomeno delle unioni abbia subito una crescita estremamente significativa, passando dalle 13 unioni di comuni costituitesi nell’anno 1999, alle 222 unioni di comuni costituitesi a tutto l’anno 2003.

- Relativamente al finanziamento degli investimenti, l’articolo 31, comma 4, della legge n. 289 del 2002 dispone l’incremento della dotazione del contributo a valere sul fondo nazionale ordinario per gli investimenti di cui all’articolo 41 del decreto legislativo n. 504 del 1992 per complessivi 60 milioni di euro. Tale contributo è destinato per l’80% a favore dei Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti ed alle Comunità montane e per il restante 20% alla generalità degli enti. Per lo stesso anno 2003, ai Comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti è stato concesso, analogamente all’anno 2002, un contributo a carico del bilancio dello Stato, entro il limite di 25.000 euro per ciascun ente e sino ad un importo complessivo di 112 milioni di euro, per le medesime finalità dei contributi attribuiti a valere sul fondo nazionale ordinario per gli investimenti (articolo 31, comma 5). Prosegue quindi l’azione volta alla traslazione delle risorse del citato fondo in favore dei Comuni di minore dimensione demografica. Il successivo comma 11, stabilisce che, a decorrere dall’anno 2003, il fondo per lo sviluppo degli investimenti degli enti locali di cui all'articolo 28, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e' determinato annualmente nella misura necessaria all'attribuzione dei contributi sulle rate di ammortamento dei mutui ancora in essere e dei mutui contratti o concessi ai sensi dell'articolo 46-bis del decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 marzo 1995, n. 85. Ciò fermo restando quanto previsto per l'anno 2002 dal comma 11 dell'articolo 53 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, come sostituito dall'articolo 26 della legge 28 dicembre 2001, n. 448. In pratica permane l’impegno statale a corrispondere il contributo per le rate di ammortamento dei mutui già stipulati dagli enti locali negli anni pregressi per il finanziamento delle spese di investimento ed ammessi a contribuzione erariale secondo i parametri stabiliti di anni in anno dalle leggi annuali in materia di finanza locale;

- Rilevante appare la conferma, per l’anno 2003, della riduzione del 2 per cento, sulla base del 2001, dei trasferimenti erariali già disposta, per detto anno, dall’articolo 24, comma 9, della legge finanziaria per l’anno 2002 (la quale recava la previsione di una riduzione dei contributi erariali, in misura dell’uno, del due e del tre per cento, rispettivamente per gli anni 2002, 2003, 2004).

Ulteriori elementi di novità riguardano:

- i casi in cui, a motivo dell'inesistenza o insufficienza dei trasferimenti erariali spettanti per gli anni 1999 e seguenti, non sia stato possibile operare le riduzioni dei trasferimenti erariali previste nei confronti degli Enti Locali dalle disposizioni di cui all'articolo 61 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, all'articolo 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124 ed all'articolo 10, comma 11, della legge 13 maggio 1999, n. 133, (trattasi, rispettivamente: del gettito dell’imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, esclusi i motorini, al netto del contributo sui premi assicurativi, raccolti nel territorio dello Stato, nei rami incendio, responsabilità civile diversi, auto rischi diversi e furto, relativi ai contratti stipulati a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto; degli oneri per il trasferimento di personale ATA dagli Enti Locali alle dipendenze dello Stato; del gettito derivante dall'applicazione dell'aliquota di 18 lire per kwh dell'addizionale provinciale sul consumo di energia elettrica.

Al riguardo, l’articolo 31, comma 12, prevede che al completamento di tali riduzioni si provvede:

a) per i Comuni, per l'anno 2003, in sede di erogazione da parte del Ministero dell'interno della compartecipazione al gettito I.R.PE.F. 2003 di cui all'articolo 67 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, nella misura stabilita dal comma 8 dello stesso articolo o, in caso di insufficienza, della quota di compartecipazione, in sede di erogazione delle somme eventualmente spettanti a titolo di addizionale all'I.R.PE.F.. Le somme così recuperate sono portate, con apposito decreto del Ministro dell'interno, in aumento della dotazione del pertinente capitolo 1316 dello stato di previsione dello stesso Ministero, ai sensi dell'articolo 2, comma 4-quinquies, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni;

b) per le Province, a decorrere dall'anno 2003, all'atto della devoluzione alle stesse del gettito d'imposta RC auto da parte dei concessionari e sulla base degli importi all'uopo comunicati per ciascuna provincia dal Ministero dell'interno. Le somme recuperate sono annualmente versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere successivamente riassegnate, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, al pertinente capitolo;

- l’autorizzazione conferita al Ministero dell’interno, per il recupero di somme a qualunque titolo dovute dagli Enti Locali, a decurtare i trasferimenti erariali spettanti nella misura degli importi dovuti o, in caso di insufficienza dei trasferimenti, a prelevare gli importi dalle somme spettanti a titolo di compartecipazione al gettito dell'I.R.PE.F.. Viene fatta salva la facoltà, su richiesta dell'ente, di procedere alla rateizzazione fino a tre anni degli importi dovuti, ai sensi dell'articolo 8, comma 3, del decreto-legge 1º luglio 1986, n. 318, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 1986, n. 488, e successive modificazioni, ovvero, in caso di incapienza dei trasferimenti erariali e delle somme spettanti a titolo di compartecipazione al gettito dell'I.R.PE.F., di procedere alla rateizzazione in dieci annualità decorrenti dall'esercizio successivo a quello della determinazione definitiva dell'importo da recuperare.

Con il decreto del Ministero dell’interno, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze del 17 novembre 2003, n. 372, (cui si farà successivamente riferimento nel paragrafo avente per oggetto l’indisponibilità di fondi in termini di competenza) è stata data attuazione alle disposizioni di cui all’articolo 31, comma 12, della legge 27 dicembre 2002, n. 289.

Ulteriori elementi di interesse per gli Enti Locali

La legge finanziaria 2003 reca, inoltre, altre disposizioni significative per gli enti locali:

- l’articolo 3 , comma 1, lettera a), dispone, per i Comuni e le Regioni, la sospensione, in funzione dell'attuazione del titolo V della parte seconda della Costituzione e in attesa della legge quadro sul federalismo fiscale, degli aumenti delle addizionali all'imposta sul reddito delle persone fisiche, nonché della maggiorazione dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive di cui all'articolo 16, comma 3, del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, deliberati successivamente al 29 settembre 2002 e che non siano confermativi delle aliquote in vigore per lo stesso anno. Ciò sino a quando non si raggiunga un accordo sui meccanismi strutturali del federalismo fiscale ai sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, in sede di Conferenza unificata tra Stato, Regioni ed Enti Locali.

Appare utile rilevare che hanno deliberato l’applicazione dell’aliquota dell’addizionale comunale all’I.R.PE.F., nell’anno 2002, 5.143 enti su un totale di 7.468 (appartenenti alle 15 regioni a statuto ordinario ed alle due regioni a statuto speciale Sicilia e Sardegna. Sono esclusi quelli appartenenti alle regioni a statuto speciale Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia), che rappresentano il 68,8% del totale, con un incremento percentuale di circa l’11% rispetto al precedente anno 2001.

Il numero dei Comuni che hanno applicato l’addizionale è quasi raddoppiato nel 2000, rispetto all’anno 1999. Anno per anno un consistente numero di Comuni ha deliberato un’aliquota superiore rispetto all’anno precedente, in ottemperanza al principio di gradualità previsto dalla normativa.

- l’articolo 3, comma 1, lettera b), prevede l’istituzione dell'Alta Commissione di studio, compito della quale, sulla base dell'accordo da raggiungersi ai sensi del citato decreto legislativo n. 281 del 1997 sui meccanismi strutturali del federalismo fiscale, è indicare al Governo i principi generali del coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, ai sensi degli articoli 117, terzo comma, 118 e 119 della Costituzione. La richiamata disposizione di legge prevede che, per consentire l'applicazione del principio della compartecipazione al gettito dei tributi erariali riferibili al territorio di Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni, previsto dall'articolo 119 della Costituzione, l'Alta Commissione propone anche i parametri da utilizzare per la regionalizzazione del reddito delle imprese che hanno la sede legale e tutta o parte dell'attività' produttiva in regioni diverse. In particolare, ai fini dell'applicazione del disposto dell'articolo 37 dello statuto della Regione siciliana, di cui al regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, l'Alta Commissione propone le modalità mediante le quali, sulla base dei criteri stabiliti dall'articolo 4, comma 2, del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni, i soggetti passivi dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e dell'imposta sul reddito delle persone giuridiche, che esercitano imprese industriali e commerciali con sede legale fuori dal territorio della Regione siciliana, ma che in essa dispongono di stabilimenti o impianti, assolvono la relativa obbligazione tributaria nei confronti della Regione stessa;

- l’articolo 31, comma 8, della legge n. 289 del 2002 modifica per l’anno 2003, portandola al 6,5 per cento, l’aliquota relativa alla compartecipazione comunale all’I.R.PE.F. ed istituisce, a favore delle Province, una compartecipazione al gettito dell’I.R.PE.F. nella misura dell’1 per cento del riscosso in conto competenza affluito al bilancio dello Stato per l’esercizio 2002, quali entrate derivanti dall’attività ordinaria di gestione iscritta al capitolo 1023, applicando per tali categorie di enti le stesse modalità di riparto e di attribuzione previste dalla normativa richiamata.

A fronte del gettito della compartecipazione I.R.PE.F., è stata effettuata per l’anno 2003, la detrazione dei trasferimenti erariali in misura pari a 6.180,8 milioni di euro per i Comuni e 329,8 milioni di euro per le Province, che saranno naturalmente riproposte nel 2004. Conseguenza della istituita compartecipazione è stata l’espansione dell’autonomia finanziaria di Comuni e Province e l’uscita dal sistema dei trasferimenti erariali di una consistente parte dei comuni.

Nell’anno 2002 ben 1.389 sui 6.701 Comuni considerati hanno subito l’azzeramento dei contributi erariali ad essi spettanti. Nel corso del 2003 tale valore ha registrato una sensibile crescita, di pari passo con l’aumento dell’aliquota di compartecipazione I.R.PE.F. applicata, attestandosi a 2.306 Comuni su 6.701 (vengono esclusi i comuni appartenenti alle regioni Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Sicilia e Sardegna).

Tale fenomeno ha altresì investito 6 Province per l’anno 2003.

- ancora in ordine alla ripartizione del gettito della compartecipazione dell’I.R.PE.F., l’articolo 31, comma 9, della legge n. 289 del 2002 estende alle Province il disposto di cui al comma 6, dell’articolo 67, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, in applicazione del quale “per i comuni delle regioni a statuto speciale, all’attuazione della ripartizione del gettito della compartecipazione I.R.PE.F. si provvede in conformità alle disposizioni contenute nei rispettivi statuti, anche al fine della regolarizzazione dei rapporti finanziari tra Stato, regioni e comuni”;

- l’articolo 31, comma10, fissa, rispettivamente, a decorrere dal 1 gennaio 2003, le basi di calcolo dei sovracanoni annui in tema di concessione di derivazione d’acqua per produzione di forza motrice fissandole rispettivamente in 18 e 4,50 euro;

- l’articolo 31, comma 16, prevede, in deroga alle disposizioni di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 27 luglio 2000, n. 212, concernente l’efficacia temporale delle norme tributarie, (in virtù del quale i termini di prescrizione e di decadenza per gli accertamenti di imposta non possono essere prorogati), che i termini per la liquidazione e l’accertamento dell’imposta comunale sugli immobili, che scadono il 31 dicembre 2002, sono prorogati al 31 dicembre 2003, limitatamente alle annualità di imposta1998 e successive.

Altre previsioni di rilievo riguardano:

- l’abrogazione, in attesa che venga data attuazione al titolo V della parte seconda della Costituzione, come modificato dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, e che venga formulata la proposta al Governo dall'Alta Commissione di cui all'articolo 3, comma 1, lettera b), della legge n. 289 del 2002, in ordine ai principi generali del coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, delle disposizioni del titolo VIII della parte II del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, che disciplinano l'assunzione di mutui per il risanamento dell'ente locale dissestato, nonché la contribuzione statale sul relativo onere di ammortamento. Viene fatta salva l'applicazione delle predette disposizioni per il risanamento dei soli enti dissestati la cui deliberazione di dissesto e' stata adottata prima della data di entrata in vigore della legge costituzionale n. 3 del 2001;

- le modifiche al regolamento recante norme per la elaborazione del metodo normalizzato per la definizione della tariffa del servizio di gestione del ciclo dei rifiuti urbani. In particolare, viene prorogato da tre a quattro anni, per i Comuni che abbiano raggiunto nell’anno 1999 un grado di copertura dei costi superiore all’80%, la durata massima della fase di transizione entro la quale gli Enti Locali sono tenuti a raggiungere la piena copertura dei costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani attraverso la tariffa;

- l’articolo 31, comma 17, modifica il termine previsto per l’applicazione della disciplina del conto economico portandolo all’anno 2003 per i Comuni con popolazione da 3.000 a 4.999 abitanti ed all’anno 2004 per i Comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti;

- l’articolo 33, prevede disposizioni per i rinnovi contrattuali del personale degli Enti Locali. Il comma 4 stabilisce che gli oneri derivanti dai rinnovi contrattuali per il biennio 2002-2003 del personale dei comparti degli enti pubblici non economici, delle Regioni e delle Autonomie Locali, del Servizio sanitario nazionale, delle istituzioni e degli enti di ricerca e sperimentazione, delle università, nonché degli enti di cui all'articolo 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, e gli oneri per la corresponsione dei miglioramenti economici al personale di cui all'articolo 3, comma 2, del predetto decreto legislativo, sono a carico delle amministrazioni di competenza nell'ambito delle disponibilità dei rispettivi bilanci.

Sistema sanzionatorio delle erogazioni ed il Patto di Stabilità Interno per gli enti locali

Come è noto, anche per l’anno 2003, le Autonomie Locali sono chiamate al rispetto degli obblighi derivanti dall’appartenenza all’Unione Europea ed alla conseguente realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica. Gli enti sono chiamati a rispettare dei parametri economici e sono previste sanzioni sul piano della decurtazione di trasferimenti.

La disciplina inerente il Patto di stabilità interno per le Province ed i Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti, relativa al triennio 2003-2005, è recata dall’articolo 29 della legge n. 289 del 2002, con la quale viene sostanzialmente modificate la disciplina vigente in materia per l’anno 2002.

Le principali innovazioni sono:

- una diversa impostazione per le diverse categorie di enti (Province e Comuni);

- l’abolizione di vincoli sulla spesa degli enti;

- l’introduzione di un sistema di programmazione trimestrale dei flussi finanziari di cassa.

L’articolo 29, comma 1 della legge n. 289 del 2002 prevede, infatti, che ai fini della tutela dell’unità economica della Repubblica, ciascuna Regione a statuto ordinario, ciascuna Provincia e ciascun Comune con popolazione superiore a 5.000 abitanti concorre alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2003-2005 adottati con l’adesione al patto di stabilità e crescita, nonché alla condivisione delle relative responsabilità, con il rispetto delle disposizioni di cui allo stesso articolo 29, che costituiscono principi fondamentali del coordinamento della finanza pubblica ai sensi degli articoli 117 e 119, secondo comma, della Costituzione.

La legge finanziaria per l’anno 2003 ha quindi modificato alcune disposizioni relative al patto di stabilità interno per l’anno 2002.

In particolare, viene disposta:

- la soppressione della parte dell’articolo 24, comma 9, della legge n. 448 del 2001, che prevedeva la riduzione dei trasferimenti erariali quale sanzione a carico delle Province e dei Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti che non hanno raggiunto l’obiettivo del rispetto del limite di crescita del 6% dei pagamenti correnti 2002 rispetto al 2000 (articolo 29, comma 9, legge n. 289 del 2002);

- l’abrogazione del comma 5 dell’articolo 24 della legge n. 448 del 2001. La richiamata disposizione, si rammenta, stabiliva che per gli anni 2003 e 2004 le Province ed i Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti riducessero il proprio disavanzo attraverso un ulteriore intervento correttivo pari al 2% della spesa corrente dell’anno precedente rilevante ai fini del saldo. Tale intervento correttivo, prescriveva la norma abrogata, si doveva applicare al disavanzo dell’anno precedente incrementato del tasso di inflazione programmato indicato dal Documento di programmazione economico finanziario.

La legge n. 289 del 2002 prevede una diversa impostazione delle regole del Patto di stabilità per Province e Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti. La definizione ed il sistema di calcolo del saldo finanziario vengono quindi differenziate tra tali categorie di enti.

In particolare, i commi 4 e 6 dell’articolo 29 definiscono le modalità di calcolo del saldo programmatico per l’anno 2003 ponendo nuovi vincoli a Province e Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti ai fini del concorso degli stessi agli obiettivi di finanza pubblica.

In ordine alle Province l’articolo 29, commi 4 e 5, pone quale vincolo ai fini del raggiungimento dell’obiettivo per il 2003, che il saldo finanziario per ciascuna Provincia, calcolato sia per la gestione di competenza che per la gestione di cassa quale differenza tra le entrate finali e le spese correnti, deve essere almeno pari a quello dell’anno 2001, migliorato del 7 per cento.

Il successivo comma 5 individua le entrate e le spese che non devono essere considerate nel calcolo del disavanzo finanziario. In particolare, esse riguardano:

a) i trasferimenti, sia di parte corrente sia in conto capitale, dallo Stato, dall'Unione europea e dagli enti che partecipano al patto di stabilità interno;

b) le entrate derivanti dalla compartecipazione all'I.R.PE.F.;

c) le entrate derivanti dalla dismissione di beni immobili e finanziari e dalla riscossione dei crediti;

d) le spese per interessi passivi, quelle sostenute sulla base di trasferimenti con vincolo di destinazione dall'Unione europea e quelle eccezionali derivanti esclusivamente da calamità naturali, nonché quelle sostenute per lo svolgimento delle elezioni amministrative;

e) le spese connesse all'esercizio di funzioni statali e regionali trasferite o delegate nei limiti dei corrispondenti finanziamenti statali o regionali.

Relativamente ai Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti, l’articolo 29, commi 6 e 7, pone quale vincolo ai fini del raggiungimento dell’obiettivo per il 2003, che il disavanzo finanziario di ciascuno di tali enti, calcolato sia per la gestione di competenza che per la gestione di cassa quale differenza tra le entrate finali e le spese correnti, non può essere superiore a quello dell’anno 2001;

Il successivo comma 7 individua le entrate e le spese che non devono essere considerate nel calcolo del disavanzo finanziario. In particolare esse riguardano:

a) i trasferimenti, sia di parte corrente che in conto capitale, dallo Stato, dall'Unione europea e dagli enti che partecipano al patto di stabilità interno;

b) le entrate derivanti dalla compartecipazione all'I.R.PE.F.;

c) le entrate derivanti dalla dismissione di beni immobili e finanziari e dalla riscossione dei crediti;

d) le spese per interessi passivi, quelle sostenute sulla base di trasferimenti con vincolo di destinazione dall'Unione europea e quelle eccezionali derivanti esclusivamente da calamità naturali, nonché quelle sostenute per lo svolgimento delle elezioni amministrative.

L’articolo 29, comma 13, prevede, quindi, che al fine di consentire il monitoraggio degli adempimenti relativi al patto di stabilità interno per l’anno 2003, le Regioni a statuto ordinario, le Province ed i Comuni con popolazione superiore a 60.000 abitanti trasmettono trimestralmente al Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, entro trenta giorni dalla fine del periodo di riferimento, le informazioni riguardanti sia la gestione di competenza che quella di cassa, attraverso un prospetto e con le modalità definite con il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministro dell’interno del 24 giugno 2003 pubblicato sulla G.U. n. 158 del 10 luglio 2003.

I commi 15 e 16 dell’articolo 29 pongono precise sanzioni nei confronti degli Enti locali che non hanno conseguito gli obiettivi.

In particolare, le sanzioni per tali Enti consistono:

- nel divieto di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo con l’impossibilità di far valere eventuali deroghe in proposito disposte per il periodo di riferimento;

- nel divieto di ricorrere all'indebitamento per gli investimenti;

- nell’obbligo di ridurre almeno del 10 per cento, rispetto all'anno 2001, le spese per l'acquisto di beni e servizi.

Tali misure operano per ciascun anno successivo a quello per il quale e' stato accertato il mancato conseguimento degli obiettivi.

Il successivo comma 16 dell’articolo 29 stabilisce alcuni adempimenti per il collegio dei revisori dei conti delle Province e i Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti. Il collegio dei revisori dei conti verifica, per ciascuno degli anni 2003, 2004 e 2005, il rispetto degli obiettivi di cui ai commi 4, 6, 10 e 11. Nel caso di mancato conseguimento dell'obiettivo, il collegio ne da' comunicazione al Ministero dell'interno. Della mancata comunicazione rispondono personalmente i componenti del collegio inadempiente.

L’articolo 29, comma 17, introduce un sistema di programmazione trimestrale dei flussi finanziari di cassa. In particolare, le Province ed i Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti sono tenuti a predisporre entro il mese di febbraio una previsione cumulativa articolata per trimestri in termini di cassa del disavanzo finanziario, coerente con l'obiettivo annuale, da comunicare al Ministero dell'economia e delle finanze. Il rispetto dell'obiettivo trimestrale e la sua coerenza con l'obiettivo annuale è verificato dal Collegio dei revisori dei conti entro e non oltre il mese successivo al trimestre di riferimento. In caso di mancato adempimento la norma prescrive l’obbligo per il Collegio dei revisori di darne comunicazione sia all'ente che al Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato. In conseguenza dell'accertamento del mancato rispetto dell'obiettivo, la norma richiamata prevedeva che le Province e i Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti dovessero intervenire tempestivamente, più precisamente nel periodo successivo e fino a quando non risultasse riassorbito lo scostamento registrato, ponendo l’obbligo a carico di tali Enti di limitare i pagamenti correnti entro l'ammontare dei pagamenti effettuati alla stessa data e allo stesso titolo nell'anno 2001.

Successivamente l’articolo 1-quater, comma 13, del decreto-legge 31 marzo 2003, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 2003, n. 116, ha modificato la normativa concernente il patto di stabilità interno per quanto attiene all’esercizio 2003, tenendo conto di alcune difficoltà obiettive che avrebbero potuto condizionare il rispetto dei vincoli dettati nell’ambito del patto di stabilità. Il richiamato articolo 1-quater ha infatti permesso agli enti locali di ottemperare all’obbligo di riassorbire gli eventuali scostamenti della gestione di cassa rispetto alle previsioni trimestrali, intervenendo sui pagamenti “nella misura necessaria” al fine di garantire il rientro nella determinazione del saldo. L’articolo 1-quinques introduce, quindi, una valutazione di equità per gli enti locali di nuova istituzione negli anni 2002 e 2003 per i quali non risulta possibile operare il confronto con i dati relativi all’anno 2001, per mancanza degli stessi, attesa la mancata operatività dell’ente locale in tale periodo. Tale disposizione, integrando l’articolo 29 della legge n. 289 del 2002, prevede, in siffatta eventualità, che l’ente sia equiparato ai comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti e, pertanto, nella sostanza, venga esonerato dal rispetto degli obblighi del patto per il 2003.

Nel caso di mancato conseguimento dell’obiettivo annuale per gli enti di nuova istituzione si applicano le stesse limitazioni previste nei confronti della generalità degli Enti locali a seguito del mancato conseguimento degli obiettivi previsti per il Patto per l’anno 2003 (di cui al comma 15).

Al fine di assicurare continuità alla manovra l’articolo 29, comma 10, della legge n. 289 del 2002, prevede, per l’anno 2004, che il disavanzo finanziario di ciascuna Provincia e di ciascun Comune con popolazione superiore a 5.000 abitanti non possa essere superiore a quello dell'anno 2003 e che debba essere determinato con le modalità poc’anzi richiamate, ossia incrementato del tasso d'inflazione programmato indicato nel Documento di programmazione economico-finanziaria.

Per ciò che concerne le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e di Bolzano l’articolo 29, comma 18, prevede una specifica disciplina. Le stesse concordano, entro il 31 marzo di ciascun anno, con il Ministero dell'economia e delle finanze, per gli esercizi 2003, 2004 e 2005, il livello delle spese correnti e dei relativi pagamenti. Fino a quando non sia raggiunto l'accordo, i flussi di cassa verso gli enti sono determinati, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, in coerenza con gli obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2003-2005. Alle finalità di cui al presente articolo provvedono, per gli Enti Locali dei rispettivi territori, le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi delle competenze alle stesse attribuite dai rispettivi statuti di autonomia e dalle relative norme di attuazione. Qualora le predette Regioni e province autonome non provvedano entro il 31 marzo di ciascun anno si applicano, per gli enti locali dei rispettivi territori, le disposizioni previste per gli altri Enti dall’articolo 29 della legge n. 289 del 2002.

Infine, in ordine alle Regioni a statuto ordinario, ai propri enti strumentali ed alle conseguenze a carico delle stesse nel caso di mancato conseguimento degli obiettivi, specifiche disposizioni sono recate dai commi 2, 3 e 14 dell’articolo 29 della legge n. 289 del 2002.

Decreto-legge 31 marzo 2003, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 2003, n. 116

Il decreto-legge 31 marzo 2003, n. 50, convertito con modificazioni dalla legge 20 maggio 2003, n. 116, ha introdotto numerose disposizioni di sicuro interesse per gli Enti Locali al fine di assicurare la corretta programmazione e la proficua gestione dell’azione amministrativa per l’esercizio 2003. Le innovazioni di maggior rilievo introdotte dal provvedimento di cui in premessa investono molteplici tematiche riconducibili, in particolare, alle seguenti:

a) termine per la deliberazione del bilancio di previsione degli Enti Locali per l’anno 2003;

b) modifiche al testo unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti Locali in tema di:

   b.1.) disciplina concernente il risanamento degli Enti Locali dissestati;

   b.2.) potestà sanzionatoria amministrativa conferita ai Comuni ed alle Province;

   b.3.) relazione sull’attività svolta dalla gestione straordinaria dei singoli Comuni;

   b.4.) invio telematico dei documenti contabili degli Enti Locali.

c) disposizioni relative all’esercizio in forma associata di funzioni comunali;

d) disposizioni in materia di trasferimenti erariali agli enti locali;

e) mancata approvazione di documenti contabili;

f) disposizioni in materia di personale degli enti locali;

g) disposizioni in materia di patto di stabilità interno;

h) benefici finanziari a favore di enti locali colpiti da calamità naturali.

Nel dettaglio:

a) il termine per la deliberazione del bilancio di previsione degli Enti Locali per l’anno 2003 è differito al 30 maggio 2003 (articolo 1);

b) vengono modificati ed integrati alcuni articoli del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti Locali (denominato in seguito T.U.O.E.L.). In particolare:

b.1.) viene inserito l’articolo 268-ter (Effetti del ricorso alla procedura straordinaria di cui all’articolo 268-bis) riguardante la disciplina di risanamento degli Enti Locali dissestati. Il nuovo articolo integra il precedente articolo 268-bis, introdotto dalla legge di conversione del decreto-legge n. 13 del 2002, con il quale è stata disciplinata una procedura straordinaria di risanamento da attivare nel caso in cui, a causa dell’onerosità degli adempimenti connessi alla rilevazione delle attività e delle passività ovvero a causa dell’insufficienza della massa passiva, l’organo straordinario della liquidazione non sia riuscito a concludere le procedure di risanamento nei tempi previsti.

Il nuovo articolo 268-ter perfeziona la disciplina della procedura straordinaria, prevedendo, per il raggiungimento delle finalità di cui in premessa:

- che l'apposita commissione per il risanamento, nel verificare l'esatta composizione della massa passiva, possa includere anche passività comunque riferite ad atti e fatti di gestione avvenuti entro il 31 dicembre dell'anno precedente a quello dell'ipotesi di bilancio riequilibrato, pur se a tale data non vi fossero le condizioni di certezza, liquidità ed esigibilità maturate in seguito (ad esempio, sentenze passate in giudicato successivamente alla chiusura della procedura ordinaria). Alla liquidazione di tali passività provvede la nuova commissione con i fondi accantonati dall'ente locale nei bilanci annuali e pluriennali, come previsto dal comma 5 dell'articolo 268-bis;

- un ulteriore vincolo alle procedure esecutive in quanto le somme a disposizione dei creditori per la procedura in questione non possono superare quelle determinate dall'ente con apposita delibera ai sensi del citato articolo 268 bis purché l'ente rispetti gli impegni finanziari presi con la delibera stessa;

- non sono ammesse, a pena di nullità - sino al compimento della procedura straordinaria - azioni esecutive o espropriazioni forzate nei confronti dell'ente locale per i debiti che rientrano nella competenza della procedura straordinaria di risanamento avviata. La nullità delle azioni esecutive deve essere eccepita dall'ente stesso e/o dalla nuova commissione chiamata in giudizio. In via analogica si ritiene applicabile in materia il disposto dell'articolo 248, comma 4, del T.U.O.E.L., da ciò derivando la sospensione degli interessi e della rivalutazione monetaria per i debiti ancora insoluti, per i debiti di competenza della commissione divenuti liquidi ed esigibili dopo la dichiarazione di dissesto e per le somme dovute a seguito di anticipazioni di cassa già erogate. La nullità delle procedure di esecuzione forzata e la sospensione della produzione degli accessori si protraggono sino al compimento della procedura (art. 268-bis, comma 5). Il compimento si identifica con l'approvazione del rendiconto relativo alle attività di liquidazione e pagamento delle partite debitorie rilevate durante l'attività gestionale della nuova procedura nel caso in cui i piani di impegno vengano approvati con provvedimento ministeriale entro la durata massima dell'attività gestionale della nuova commissione. Altro caso di compimento della procedura è costituito dal decreto di chiusura del dissesto nel caso in cui le operazioni di liquidazione e pagamento si protraggano oltre la normale scadenza ed alla fase di liquidazione debba provvedere l'ente;

- che gli Enti Locali, i quali abbiano già adottato la dichiarazione di dissesto finanziario e i cui organi della liquidazione non abbiano ancora approvato il rendiconto della gestione, possano ricorrere in via straordinaria alla procedura disciplinata dagli articoli 268-bis e 268-ter laddove siano accertati maggiori debiti, riferiti ad atti o fatti di gestione avvenuti entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello del bilancio riequilibrato, rientranti nel dissesto (tenuto conto anche di interessi, rivalutazioni e spese legali), non finanziabili con le risorse disponibili né con le disponibilità del fondo speciale istituito con decreto del 9 aprile 2001;

b.2) viene integrato l’articolo 7 bis del T.U.O.E.L. recante la disciplina della potestà sanzionatoria amministrativa conferita ai Comuni e alle Province dall'ordinamento (articolo 1-quater, comma 5).

Il richiamato articolo 7 bis del T.U.O.E.L. , introdotto dall'articolo 16 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, in materia di sanzioni amministrative per la violazione delle disposizioni dei regolamenti comunali e provinciali, ha previsto che "salvo diversa disposizione di legge, per le violazioni delle disposizioni dei regolamenti comunali e provinciali si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 25 euro a 500 euro”, conferendo proprio a Comuni e Province la facoltà di graduare la sanzione pecuniaria, in relazione al valore dei vari interessi pubblici lesi dalla violazione delle norme contenute nei singoli regolamenti comunali e provinciali, valore che può essere correttamente ponderato solo dai soggetti istituzionali cui l'ordinamento affida la cura degli interessi pubblici medesimi.

L’introdotto articolo 7-bis del T.U.O.E.L. integrando la funzione normativa cui si è appena fatto cenno, ha esteso l’applicabilità delle sanzioni previste per le violazioni dei regolamenti comunali e provinciali anche all'inosservanza delle ordinanze adottate dal sindaco e dal presidente della provincia, sulla base di disposizioni di legge, ovvero di specifiche norme regolamentari;

b.3.) viene modificato l’articolo 146, comma 2, del T.U.O.E.L.e disposta la cadenza annuale per la Relazione al Parlamento da parte del Ministro dell’interno sull’attività svolta dalla gestione straordinaria dei singoli Comuni;

b.4.) altra modifica al T.U.O.E.L., recata dal comma 6 dell'articolo 1-quater, è quella che modifica l'articolo 28 della legge n. 289 del 2002 (legge finanziaria per l'anno 2003), nella parte in cui - mutando l'articolo 227 del T.U.O.E.L. - ha previsto che la generalità degli Enti Locali sia tenuta ad inviare alla Corte dei conti il rendiconto della gestione, completo di allegati, i certificati del conto preventivo e consuntivo, nonché le informazioni relative al rispetto del patto di stabilità interno. Il citato articolo 28 prevede che per l'attuazione di tale disposizione sia emanato, entro sei mesi, un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, sentite la Conferenza Stato-città e la Corte dei conti per definire tempi, modalità e protocollo di comunicazione per la trasmissione telematica dei dati.

La norma introdotta prevede che il decreto regolamentare sia emanato dal Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentite la Conferenza Stato-città ed autonomie locali e la Corte dei conti.

c) Disposizioni relative all'esercizio in forma associata di funzioni comunali;

I commi da 7 a 10 dell'articolo 1-quater, recano disposizioni di carattere settoriale, relative ai contributi finalizzati a favorire la creazione di forme associative tra Enti Locali.

La disposizione di cui al comma 7 prevede che i contributi a favore delle Unioni di comuni e delle Comunità montane svolgenti l'esercizio associato di funzioni e servizi comunali stanziati dalla vigente normativa siano utilizzati anche per il finanziamento degli enti risultanti dalla fusione di comuni (con l'esclusione dei fondi, pari a 20 milioni di euro, stanziati per il solo anno 2003 a favore delle unioni di comuni dal comma 2 dell'articolo 31 della legge finanziaria per il 2003).

Ciò al fine di stimolare le procedure di fusione dei Comuni attraverso incentivi finanziari e la riduzione dei costi nella gestione dei servizi degli Enti Locali, favorendo la proliferazione delle forme associative.

Il successivo comma 8 del medesimo articolo 1-quater integra i criteri di riparto dei contributi a favore delle Unioni di comuni, al fine di correggere quegli squilibri che in sede di erogazione di contributi si sono evidenziati con riguardo alle Unioni di comuni comprendenti enti di media e grande dimensione demografica.

La modifica si è resa necessaria in quanto, sulla base dei criteri di ripartizione sino ad ora utilizzati (in particolare quelli concernenti la popolazione complessiva dell'Unione e le spese sostenute per i servizi gestiti in forma associata), si è verificato che le Unioni formate anche da enti di maggiore dimensione demografica, hanno assorbito la maggior parte delle risorse, con conseguente riduzione dei fondi disponibili per le unioni formate da enti di piccola dimensione.

A tal fine, in linea con il principio cui si ispira l'articolo 31, comma 6, della legge finanziaria per il 2003, la disposizione, introdotta dall’articolo 1 quater, comma 8, della legge n. 116 del 2003, stabilisce che, ai fini dell'attribuzione di contributi, i Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti facenti parte delle Unioni sono considerati quali Comuni con popolazione sino a 5.000 abitanti e che i Comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti vengono esclusi ai fini dell'applicazione dei parametri di riparto utilizzati per la determinazione dei contributi a favore delle Unioni.

Tenuto conto che i comuni di piccola dimensione, ed in particolare quelli con popolazione sino a 5.000 abitanti, sono gli enti che più degli altri si avvalgono della forma associativa delle Unioni di comuni, ricavandone maggiori benefici in termini di ottimizzazione delle scarse risorse a disposizione, la correzione apportata al sistema di attribuzione dei contributi appare di significativo vantaggio per tali enti.

Viene precisato, al successivo comma 9 del medesimo art. 1-quater che le nuove norme in materia di gestione associata di funzioni e servizi non possono comportare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Il comma 10 prevede, infine, l'abrogazione del secondo periodo del comma 6 dell'art. 31 della legge finanziaria per l'anno 2003 (tale periodo prevedeva che per la ripartizione del contributo di 25 milioni di euro spettante alle Unioni di comuni e alle comunità montane svolgenti esercizio associato di funzioni comunali per l'anno 2003, di cui al richiamato articolo 31, comma 6 e di quelli previsti per le stesse finalità da altre disposizioni di legge, si applica il regolamento di cui al decreto del Ministro dell'interno 1º settembre 2000, n. 318, escludendo, ai fini dell'applicazione dei parametri di riparto di cui agli articoli 3, 4 e 5 dello stesso regolamento, i comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti);

d) Disposizioni in tema di trasferimenti erariali per gli enti locali;

La legge interviene in materia di trasferimenti erariali agli Enti Locali, con disposizioni di diversa natura, ad efficacia transitoria:

d.1.) Esclusione dei trasferimenti erariali di parte capitale dal “Fondo unico per gli investimenti”.

Il comma 4 dell’articolo 1 quater dispone una parziale deroga all’applicabilità dell’articolo 46 della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (legge finanziaria per l’anno 2002), norma che prevede la costituzione di un fondo unico per gli investimenti nello stato di previsione della spesa di ciascun Ministero e la contestuale introduzione di un più complesso iter per il loro utilizzo. Il citato comma 4 dispone la non applicabilità del richiamato articolo 46 ai fondi di competenza del Ministero dell'interno aventi ad oggetto trasferimenti erariali agli enti locali di parte capitale, con l'effetto, pertanto, di ripristinare le autorizzazioni di spesa e gli stanziamenti a favore dei capitoli di bilancio temporaneamente confluiti nel nuovo fondo unico per gli investimenti;

d.2.) Calcolo della popolazione degli enti locali per l'attribuzione dei trasferimenti erariali per l'anno 2003

Una disposizione di carattere transitorio è recata dal comma 11 dell'articolo 1-quater, il quale prevede che, per il solo anno 2003, la popolazione da prendere in considerazione per l'attribuzione dei trasferimenti erariali sia quella calcolata in base ai dati consuntivi annuali più aggiornati forniti dall'ISTAT (31 dicembre 2000). La necessità di una tale previsione, sebbene l’articolo 156 del T.U.O.E.L. disponga che per la determinazione dell'attribuzione di trasferimenti erariali a Province e Comuni sia presa come riferimento la ".. popolazione residente calcolata alla fine del penultimo anno precedente .. secondo i dati dell'Istituto nazionale di statistica..", scaturisce da problemi contingenti legati alle rilevazioni del censimento decennale. In conseguenza di ciò, non essendo disponibili i dati della popolazione riferita all'anno 2001, si è reso necessario prevedere che per il solo anno 2003 la popolazione da prendere in considerazione per l'attribuzione di alcuni dei trasferimenti erariali (in particolare quelli relativi al Fondo nazionale ordinario per gli investimenti) sia quella calcolata in base ai dati consuntivi annuali più aggiornati forniti dall'ISTAT (31 dicembre 2000);

e) Mancata approvazione di documenti contabili;

L'articolo 1-quater, al comma uno, conferma l'applicazione anche per l'esercizio finanziario 2003 delle disposizioni recate dall'articolo 1 del decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 13, convertito dalla legge 24 aprile 2002, n. 75, concernenti l'ipotesi di scioglimento di cui all'art. 141, comma 1, lettera c) del T.U.O.E.L.

L’articolo 1 della legge n. 75 del 2002, ha previsto che “trascorso il termine entro il quale il bilancio deve essere approvato senza che sia stato predisposto dalla giunta il relativo schema, il prefetto nomina un commissario affinché lo predisponga d’ufficio per sottoporlo al consiglio…”.

Viene altresì introdotta al successivo comma 2 una nuova disposizione concernente gli effetti della mancata approvazione delle deliberazioni per la salvaguardia degli equilibri di bilancio, ai sensi dell'articolo 193 del T.U.O.E.L. Infatti, viene disposto che la procedura prevista dall'articolo 1, commi 2 e 3, del decreto-legge n. 13 del 2002 si applica per l'esercizio finanziario 2003 anche all'ipotesi di scioglimento per mancata adozione da parte degli enti locali dei provvedimenti di riequilibrio previsti dal citato articolo 193 del T.U.O.E.L.

f) Disposizioni in materia di personale degli enti locali;

L'articolo 1-sexies ha previsto che siano esclusi dai vincoli posti dall'articolo 34, comma 11, della legge finanziaria per il 2003, i Comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti, in quanto esclusi dal patto di stabilità interno. La norma precisa che non si riferiscono a tale categoria di enti i limiti alle assunzioni posti dal citato comma 11 dell'articolo 34. Pertanto, i Comuni interessati potranno procedere ad assunzioni a tempo indeterminato di personale, senza essere assoggettati ai decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, cui fa riferimento la norma, per gli altri Enti Locali e per i Comuni con popolazione superiore alla predetta soglia demografica, i criteri e limiti per le assunzioni a tempo indeterminato per l'anno 2003. Relativamente alle assunzioni a tempo determinato, per i Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, nessun limite era già posto dal precitato articolo 34, comma 11, della legge finanziaria per il 2003.

g) Disposizioni in materia di patto di stabilità interno;

Delle norme in materia di patto di stabilità interno introdotte dalla legge n. 116 del 2003 è stato poc’anzi fatto cenno nel relativo paragrafo avente per oggetto la tematica in argomento.

Ad integrazione di quanto già evidenziato merita un breve cenno la parziale rettifica introdotta dall’articolo 1 quater, comma 12, delle modalità di calcolo del disavanzo finanziario del trascorso esercizio 2002, consentendo di escludere dal calcolo le spese correnti connesse all’esercizio di funzioni statali e regionali trasferite o delegate sulla base di modificazioni legislative. Il nuovo criterio consente una diversa definizione dell’obiettivo del saldo e, conseguentemente, una diversa individuazione per gli enti inadempienti del trascorso esercizio;

h) Benefici finanziari a favore di enti locali colpiti da calamità naturali

In relazione al sisma del 29 ottobre 2002, che ha colpito alcune aree delle regioni Molise e Puglia, è stata prevista la sospensione dal 31 ottobre 2002 al 30 giugno 2003 dei termini relativi agli adempimenti ed ai versamenti tributari a carico dei soggetti residenti nei 16 Comuni interessati (14 per la provincia di Campobasso e 2 per la provincia di Foggia, individuati dal Ministero dell'economia e delle finanze, con tre decreti ministeriali, in data 14, 15 novembre 2002 e 9 gennaio 2003).

Il rinvio, oltre alle comprensibili difficoltà derivanti dalla ricostruzione e dal riassetto del territorio, ha causato agli Enti locali così individuati ulteriori disagi a seguito del mancato introito di tasse e tariffe locali. Ne è derivata la necessità di disporre agevolazioni e benefici per ovviare alle difficoltà sopra evidenziate.

Allo scopo, il comma 3 dell'articolo 1-quater prevede per l'anno 2003, a favore dei Comuni interessati, una anticipazione finanziaria per un importo pari al 50 per cento di quanto riscosso da ciascun comune a titolo di I.C.I. (come risultante dall'ultimo certificato consuntivo acquisito dal Ministero dell'interno) per l'anno 2000, da portare in detrazione ai trasferimenti erariali attribuiti per l’anno 2003.

Stanziamenti erariali

I trasferimenti erariali da erogare agli Enti Locali per l’anno 2003 discendono, come accennato, dalla legge finanziaria per tale anno e dalle numerose norme che l’hanno preceduta e che hanno determinato tra l’altro la complessità di una sistemazione degli stessi.

Nel corso del 2003, si è manifestata, con particolare evidenza, una carenza di fondi che ha determinato il pagamento della terza rata in percentuale ridotta.

Andamento dei fondi.

Anche per l’anno 2003 si è verificata una carenza di fondi da imputare alle seguenti motivazioni:

1) il mancato recupero di quote di riduzione dei trasferimenti erariali a causa dell’incapienza dei trasferimenti erariali stessi;

2) la determinazione definitiva dei maggiori/minori introiti derivanti dall’addizionale energetica.

In merito al punto 1) si segnala che con il decreto del Ministro dell’interno di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze del 17 novembre 2003, n. 372, è stata data attuazione alle disposizioni di cui all’articolo 31, comma 12, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria 2003), nella parte in cui prevede il recupero nei confronti delle Province e dei Comuni delle somme non portate in riduzione dei trasferimenti erariali per in capienza degli stessi.

In particolare il citato decreto ha stabilito che, a decorrere dall’anno 2003:

- gli importi da recuperare nei confronti dei Comuni sono trattenuti dal Ministero dell’Interno sulle somme dovute a titolo di compartecipazione all’I.R.PE.F. o, in caso di insufficienza della stessa, mediante riduzione delle somme eventualmente da erogare a titolo di addizionale comunale all’I.R.PE.F.;

- gli importi da recuperare nei confronti delle Province sono versate direttamente dalle Province stesse, entro il 15 settembre di ciascun anno, su apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato. Le somme così versate sono assegnate con decreti del Ministero dell’economia e delle finanze sul capitolo 1316, entro il 15 ottobre di ciascun anno.

Per l’anno 2003 le somme dovute dalle Province ammontano a complessivi 139 milioni di euro mentre non esistono quote non recuperate per i Comuni.

Premesso quanto sopra si segnala che l’ammontare complessivo dell’integrazione richiesta al Ministero dell’economia e delle finanze è stata pari a 1.267,99 milioni di euro.

Indisponibilità dei fondi di cassa

L’ammontare complessivo dello stanziamento di cassa assegnato per l’anno 2003 è pari a 16.516 milioni di euro, la massa spendibile è pari a 24.085 milioni di euro, di cui 15.329 milioni di euro in termini di competenza 8.756 milioni di euro in conto residui.

Si segnala inoltre che il decreto legge 6 settembre 2002, n. 194, convertito con modificazioni dalla legge 31 ottobre 2002, n. 246 recante “Misure urgenti per il controllo, la trasparenza ed il contenimento della spesa pubblica”, all’articolo 1, comma 7 ha abrogato tutte le disposizioni legislative che derogano all’articolo 36 del regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440.

Sulla base di tale disposizione, a decorrere dall’anno 2003 i residui delle spese correnti non pagati entro il secondo esercizio successivo a quello in cui è stato iscritto il relativo stanziamento sono andate perenti agli effetti amministrativi. L’ammontare complessivo dei residui degli anni 2000 e precedenti andati in perenzione amministrativa è pari ad 6.975 milioni di euro.

Si fa inoltre presente che, in sede di assestamento di bilancio è stata richiesta un’integrazione di cassa pari a 7.567 milioni di euro.

Ammontare delle erogazioni

Le erogazioni disposte per l’anno 2003 ammontano a 15.380 milioni di euro, 398 milioni di euro per il pagamento dei mandati trasportati. I contributi spettanti agli Enti Locali sono stati erogati nelle seguenti misure percentuali:

contributo ordinario 70,9

contributo perequativo 100

contributo consolidato 100

contributo svil. Inv. 89,57

I trasferimenti erariali alle Regioni

Nel 2003 i trasferimenti erariali dallo Stato alle Regioni, come iscritti nel bilancio dello Stato, ammontano a 68.715 milioni di euro, con un incremento del 4,8% rispetto al 2002.

La riorganizzazione in senso federalista è proseguita nel 2003, con il riordino del finanziamento delle Regioni, mediante l’adozione di nuove forme di compartecipazione ai tributi erariali e di meccanismi perequativi interregionali.

Nel rinnovato contesto normativo, i trasferimenti ridotti vengono compensati da entrate regionali rappresentante dall’aumento dell’aliquota dell’addizionale regionale all’I.R.PE.F., dall’aumento dell’aliquota di compartecipazione regionale all’accisa sulle benzine e dalla compartecipazione regionale all’I.V.A..

Con DPCM, entro il 30 settembre di ciascun anno, viene stabilito annualmente, per il triennio successivo, relativamente a ciascuna regione, la quota di concorso alla solidarietà interregionale, la quota di compartecipazione all’I.V.A. e la quota da erogare a ciascuna regione. La perequazione, per le regioni che realizzano minori entrate, viene effettuata in funzione di parametri riferiti alla capacità fiscale, alla capacità di recupero dell’evasione fiscale, ai fabbisogni sanitari, alla popolazione residente ed alla dimensione geografica.

Tale meccanismo di perequazione, da adottarsi nei confronti delle regioni con insufficiente capacità fiscale, si prevede continui ad operare fino al 2013, con riduzione progressiva e costante delle quote integrative.

Dall’analisi dei dati relativi alla struttura dei trasferimenti del 2003, le iscrizioni di competenza nel bilancio statale per origine del finanziamento indicano che la quota relativa alle risorse finanziarie occorrenti per l’attuazione del federalismo amministrativo e fiscale rappresenta oltre il 53% del totale.

Segue, quanto a consistenza, l’aggregato dei finanziamenti collegati ai tributi erariali che, con un volume di risorse pari a 20.025 milioni, rappresenta una quota del 29,1% rispetto al totale delle risorse trasferite. All’interno di tale componente i trasferimenti destinati alle Regioni a Statuto Speciale e alle Regioni a Statuto Ordinario rappresentano rispettivamente il 28,2% e lo 0,9% del totale dei trasferimenti.

Al terzo posto nella struttura dei trasferimenti statali si collocano i finanziamenti del comparto sanitario che, registrando nel complesso una riduzione del 22,4% rispetto all’anno precedente, rappresentano il 10,2% dei trasferimenti complessivi. L’impatto sul Servizio Sanitario Nazionale del federalismo fiscale determina una ulteriore riduzione rispetto al 2002. Ad eccezione di una quota che rimane gestita direttamente dal livello centrale per finalità e programmi specifici, il finanziamento del comparto sanitario nelle regioni a statuto ordinario viene assicurato dal rafforzamento della finanza regionale.

Segue, quanto a consistenza, il blocco dei finanziamenti che fanno capo ai provvedimenti legislativi speciali che intervengono nei vari settori economici di competenza regionale. La dimensione quantitativa di queste risorse è pari al 5,8% dei trasferimenti complessivi.

Sul livello più basso si pongono, infine, le assegnazioni connesse con i Programmi Regionali di Sviluppo (1,0% del totale dei trasferimenti).

Per quanto concerne l’analisi dei trasferimenti statali riferita ai settori funzionali di intervento, si evidenzia la netta prevalenza dei trasferimenti destinati al finanziamento delle spese correnti (91,1%), rispetto a quelli in conto capitale (8,9%). Le assegnazioni di parte corrente, come pure quelle in conto capitale, registrano una crescita, rispetto all’anno precedente, rispettivamente del 4,6% e del 6,8%.

I trasferimenti erariali per le Province, per i Comuni e per le Comunità montane

La disciplina che regola i trasferimenti erariali in favore di Province, Comuni e Comunità montane per il 2003 è contenuta nella legge 27 dicembre 2002, n. 289.

In applicazione della sopracitata legge sono stati attribuiti alle Province trasferimenti per complessivi 835,15 milioni di euro ( Tabella RP 3).

I contributi correnti del 2003 ammontano a 766,91 milioni e sono costituiti dalle seguenti voci:

- fondo ordinario di 249,37 milioni;

- fondo perequativo per gli squilibri della fiscalità locale di 116,22 milioni;

- fondo consolidato di 71,50 milioni;

- fondo compartecipazione I.R.PE.F. di 329,82 milioni.

I contributi per sviluppo e investimenti ammontano a 68,24 milioni, come risulta dalla Tabella RP. 3, e sono così ripartiti:

- fondo per lo sviluppo degli investimenti di 66,34 milioni;

- fondo nazionale ordinario per gli investimenti di 1,90 milioni.

Dall'analisi della tabella RP 3 si denota una maggiore attribuzione dei contributi alle province della regione Sicilia (200,65 milioni) e della regione Campania (121,48 milioni).

Nel 2003 sono stati attribuiti ai Comuni trasferimenti per complessivi 13.600,62 milioni ( Tabella RP 4).

Nella Tabella sono posti in evidenza, per i Comuni, i valori dei trasferimenti erariali del 2003, costituiti dalle seguenti voci:

- una quota di 3.372,05 milioni relativa al fondo ordinario, non comprensivo delle somme erogate direttamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ai comuni delle regioni Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia in quanto sottoposti a legislazione speciale;

- una quota di 804,41 milioni relativa al fondo perequativo per squilibri della fiscalità locale;

- una quota di 1.576,66 milioni relativa al fondo consolidato;

- una quota di 6.178,63 relativa alla compartecipazione I.R.PE.F..

I contributi per sviluppo e investimento, come risulta dalla Tabella RP. 4 ammontano a 1.668,87 milioni e sono così suddivisi:

- una quota di 1.437,32 milioni relativa al fondo per lo sviluppo degli investimenti;

- una quota di 231,55 milioni relativa al fondo nazionale ordinario per gli investimenti.

Risultano attribuite maggiori risorse ( Tabella RP. 4) ai comuni della regione Lombardia (2.003,63) e della regione Campania (1.827,04).

Nel 2003 sono state attribuite alle Comunità montane trasferimenti erariali per complessivi 189,30 milioni ( Tabella RP. 5).

I contributi correnti sono così ripartiti:

- fondo ordinario di 128,23 milioni;

- fondo consolidato di 37,42 milioni.

I contributi per sviluppo e investimenti 2003 come risulta sempre dalla Tabella RP. 5 ammontano a 23,65 milioni e sono così suddivisi:

- fondo per lo sviluppo degli investimenti di 15,24 milioni;

- fondo nazionale ordinario per gli investimenti di 8,41 milioni.

La ripartizione dei contributi complessivi favorisce in particolare la: Campania (25,64 milioni) e la Lombardia (21,31 milioni).

I bilanci delle Regioni

Le Regioni hanno chiuso il 2002 con un disavanzo di 4.493 milioni di euro (Tabella RP. 7) contro i 3.188 milioni nel 2001.

Gli impegni sono passati da 129.809 milioni a 138.667 milioni, con un incremento del 6,8% derivato dall’incremento delle spese correnti (+ 4,6%) e delle spese in conto capitale (+ 18%).

Le entrate sono passate da 126.621 milioni del 2001 a 134.174 milioni del 2002, con un incremento del 6%. Le entrate correnti hanno fatto registrare un incremento del 6,2% e quelle in conto capitale un incremento del 4,1%. Tra le entrate di parte corrente è da segnalare l’aumento dei trasferimenti (+ 3,1%) e delle entrate tributarie (+ 12,1%) mentre tra le entrate in conto capitale è da segnalare l’incremento della riscossione dei crediti (+ 119,1%).

Dall'analisi dei dati (vedere appendici ES. 11 e ES. 12) si evidenziano comportamenti dissimili nelle Regioni a statuto ordinario e nelle Regioni a statuto speciale. Le prime hanno evidenziato un disavanzo di 940 milioni nonostante l'incremento degli accertamenti (+ 8,6%) e le Regioni a statuto speciale hanno fatto registrare un disavanzo di euro 3.553 milioni causato anche dal decremento degli accertamenti (- 1,9%). Nelle Regioni a statuto ordinario si evidenzia, inoltre, un incremento degli impegni (+ 8%), così come nelle Regioni a statuto speciale (+ 3,4%). Per quanto riguarda le variazioni di spesa, quella corrente aumenta per le Regioni a statuto ordinario ad un tasso del 5,1% mentre nelle Regioni a statuto speciale l’aumento è del 2,8%. Negli impegni in conto capitale si registra un aumento del 28,5% per le Regioni a statuto ordinario, mentre per quelle a statuto speciale l’aumento è pari al 4,8 per cento.

Nell'ambito delle entrate correnti (Tabella RP. 6), aumentate per il complesso delle Regioni, del 6,2%, la posta di maggiore rilievo (59,8%) è rappresentata dai trasferimenti dello Stato.

Questi ultimi, hanno registrato un incremento del 3,5% dovuto principalmente alla variazione delle quote devolute alle regioni passate da 39.264 milioni a 47.317 milioni (+ 20,5%). Nell'ambito di questi ultimi (vedere Appendice ES. 13), prevalente è l'influenza dei trasferimenti ed assegnazioni statali accertati nei bilanci delle Regioni a statuto ordinario in 12.328 milioni contro gli 8.098 milioni del 2001 (+ 52,2%).

In aumento risultano le entrate relative ai tributi propri (+ 12,1%), (Tabella RP. 6), al contrario calano le rendite patrimoniali e vendita beni e servizi (- 23,3%).

In relazione ai finanziamenti destinati dallo Stato al trasporto pubblico locale, le previsioni iniziali per il 2003 indicano un aumento complessivo dei fondi rispetto al 2002 pari al 2,5 per cento, di cui il 66 per cento circa proveniente dalle spese correnti (Tabella ES. 6). Per quanto riguarda l’utilizzo, l’ampliamento è da ricollegare alle maggiori risorse destinate al trasporto rapido di massa ed alle Società di servizi marittimi.

Sulla base dei dati risultanti dalle previsioni iniziali del 2003, le risorse destinate dalle Regioni al trasporto pubblico locale (Tabella RP. 7 bis), dopo gli aumenti registrati nel biennio precedente, registrano una contrazione pari all’1,43 per cento per il totale dell’Italia. Tale risultato è ricollegabile in massima parte alla riduzione dei fondi nelle Regioni del Sud, in particolare la Calabria (- 17,5%), il Molise (- 2,4%) e la Campania (- 1,5%). La situazione delle Regioni del Centro-Nord vede un taglio dei fondi nel Piemonte (- 4,9%), nelle Marche (- 2,3%) ed in Lombardia (- 1%); in controtendenza il Veneto, con un aumento del 3 per cento.

Per quanto riguarda la spesa corrente (Tabella RP. 7), aumentata del 4,6%, l’aumento si è verificato principalmente nei valori assoluti dei trasferimenti (+ 4,3%). Al netto delle spese per la difesa della salute, influenzate dalla gestione del Servizio Sanitario Nazionale, la spesa corrente è aumentata del 7,2% (Tabella RP. 8). Gli incrementi più significativi si sono verificati nelle spese per trasporti ferroviari (+ 26,5%) e per l’organizzazione della cultura (+ 42,4%).

Per quanto riguarda la spesa in conto capitale (Tabella RP. 7), l’aumento del 18% è da attribuire principalmente alle variazioni positive dei trasferimenti (+ 27,3%) e dagli investimenti diretti in opere pubbliche (+ 6,2%).

Al netto delle spese per la difesa della salute (Tabella RP. 8), aumentate del 59,9% la spesa in conto capitale è salita del 26,3%. All’aumento della spesa in conto capitale hanno contribuito le maggiori spese per le opere pubbliche (+ 9,2%) e per agricoltura e zootecnia (+ 13,3%). Per contro, sono da segnalare i decrementi della spesa per trasporti marittimi (- 39,4%), per industria e fonti di energia (- 17,2%) e per edilizia abitativa (- 26,4%).

Circa la situazione dei residui passivi del complesso delle Regioni al 31 dicembre (Appendice ES. 10), si osserva che nel corso del 2002 essi sono aumentati del 20,3%, ragguagliandosi a fine anno a 83.464,3 milioni a fronte dei 69.380,2 milioni dell'anno precedente. Si denota un incremento nella formazione dei residui di competenza (+ 37,7%) passati da 43.896,6 milioni nel 2001 a 60.441,1 milioni del 2002. I residui pagati sono aumentati da 34.491,7 milioni nel 2001 a 38.534,1 milioni nel 2002 con un aumento dell’11,7%. La velocità di smaltimento, misurata dal rapporto tra residui pagati e residui all'inizio dell'anno, si attesta intorno al 57,9 per cento.

L’incremento dei residui di competenza riscontrato nel 2002 (Appendice ES. 8) è stato originato da poste di parte corrente (+ 60,5%) e da poste attribuibili a spese in conto capitale (+ 31%). Le prime sono passate infatti dai 10.218,2 del 2001 ai 16.399,9 del 2002 mentre le seconde sono passate dagli 11.881,3 del 2001 ai 15.563,4 milioni del 2002. Le spese per accensione di prestiti sono passate da 2.445,5 milioni nel 2001 a 3.401,2 milioni nel 2002, con un incremento del 39,1%. I residui relativi alle contabilità speciali sono passati da 19.007 milioni nel 2001 a 26.589,2 milioni nel 2002 con un incremento del 39,9 per cento.

Quanto alla situazione al 31 dicembre 2002 dei residui attivi del complesso delle Regioni (Appendice ES. 9), va segnalato che sono aumentati nel corso del 2002 segnando, a fine anno, un ammontare pari a 115.631,9 milioni, a fronte degli 87.817,5 milioni evidenziati al 31 dicembre 2001, con un incremento del 31,7%. Si nota un decremento nei residui riscossi (- 4,5%) passati da 40.738,5 milioni nel 2001 a 38.904,9 milioni nel 2002 ed un aumento nei residui da riscuotere passati nel 2002 a 50.105,6 milioni, a fronte dei 45.456,5 milioni dell'anno precedente, segnando un incremento del 10,2 per cento.

L’aumento dei residui attivi di competenza verificatosi nel 2002 (Appendice ES. 7) è derivato dalla maggiore formazione dei residui di parte corrente passati da 26.990,2 milioni nel 2001 a 47.146,7 milioni nel 2002 con un incremento del 74,7 per cento; al contrario i residui in conto capitale sono passati nel 2002 a 6.480,3 milioni rispetto ai 6.726,6 milioni nel 2001 facendo registrare un decremento del 3,7 per cento.

I bilanci delle Province

Le entrate correnti delle Province, manifestano un andamento crescente sia nel 2001 (+ 19,8%), che nel 2002 (+ 19,1%) (Tabella RP. 9).

Va segnalato il buon incremento dei contributi e trasferimenti passati dai 3.341 milioni del 2001 ai 4.387 milioni del 2002 (+ 31,3%). Da segnalare il consistente incremento percentuale sia dei contributi e trasferimenti dallo Stato (+ 38,7%) che dalle regioni (+ 25,2%).

Da evidenziare inoltre nell’ambito dei tributi l’aumento delle imposte il cui valore si attesta a fine 2002 a 3.655 milioni a fronte dei 3.393 milioni del 2001 (+ 7,7%) e l’aumento delle tasse (+ 14,3%) che hanno raggiunto a fine 2002 16 milioni di euro.

Le spese correnti delle province hanno manifestato un incremento del 15,9% passate da 6.221 milioni di euro nel 2001 a 7.208 milioni nel 2002 (Tabella RP.11).

Nel 2002 le spese nell’amministrazione generale sono aumentate (+ 9%) e le spese per l’istruzione pubblica del 10,5%; incrementi si sono verificati anche in tutte le altre tipologie di spesa.

Le spese in conto capitale sono aumentate del 44,8% attestandosi a fine 2002 a 5.880 milioni a fronte dei 4.061 milioni del 2001 con incrementi maggiormente significativi, nelle spese per amministrazione generale e della gestione del territorio.

Le spese per amministrazione generale sono aumentate del 64,3%, attestandosi a 1.500 milioni; mentre le spese per la gestione del territorio sono aumentate del 35,3% attestandosi a 1.877 milioni.

La maggior parte delle spese in conto capitale (5.342 milioni) è rappresentata (Appendice ES. 17) dagli investimenti diretti in opere pubbliche (3.239 milioni), aumentati nel 2002 rispetto al 2001 del 36,1%.

I valori minimi della spesa corrente per abitante delle province ( Tabella RP. 12) si registrano nella Sardegna (89,54 euro), Puglia (99,23 euro), Sicilia (103,74 euro) e Lazio (106,22 euro). I valori massimi si registrano nella Basilicata (224,57 euro), nella Toscana (213,33 euro), in Umbria (202,88 euro), in Molise (197,46 euro) e in Piemonte (192,52 euro).

Il minimo delle entrate erariali pro capite si verifica nella Lombardia (1,95 euro), in Veneto (2,86 euro), in Emilia Romagna (3,91 euro). I valori pro capite più elevati si registrano nella Basilicata (47,98 euro), in Sardegna (45,24 euro) e in Molise (44,18 euro).

Relativamente al contributo per ammortamento dei mutui, il valore minimo assoluto compete alle regioni Lombardia, Liguria, Veneto ed Emilia Romagna che non hanno alcun contributo. I valori massimi si registrano nel Molise (4,78 euro), nell’Abruzzo (3,80 euro) e in Sardegna (3,66 euro).

Per il contributo nazionale ordinario investimenti, non si registrano contributi nelle regioni Lombardia, Liguria, Veneto ed Emilia Romagna; al contrario il massimo si riscontra in Basilicata (0,136 euro) e nell’Abruzzo (0,114 euro).

I residui delle Province

Circa la situazione dei residui passivi delle province (Appendice ES. 10) al 31 dicembre, si osserva che nel corso del 2002 sono aumentati del 20,5%, raggiungendo a fine anno 15.490,8 milioni di euro a fronte dei 12.857,8 milioni dell'anno precedente. Il fenomeno è derivato dalla formazione dei residui di competenza, in aumento rispetto all'anno precedente con un valore assoluto superiore a quello dei pagamenti. La prima componente, infatti, è aumentata sia dal 2000 al 2001 (+ 16,5%) che dal 2001 al 2002 (+ 30,6%) passando da 5.477,6 milioni a 7.151,6 milioni. La seconda, invece, è stata caratterizzata da un incremento nel 2001 (+ 18,8%) e da un incremento nel 2002 (+ 14,3%). In quest'ultimo periodo i residui pagati sono passati da 3.473,8 milioni a 3.969,4 milioni. La velocità di smaltimento, misurata dal rapporto tra residui pagati e residui all'inizio dell'anno, passa dal 28% nel 2001 al 30,9% nel 2002.

L’aumento dei residui di competenza (Appendice ES. 8), riscontrato nel 2002, è stato originato dall’incremento dei residui di parte corrente passati da 2.355,7 milioni di euro a 2.837,8 milioni (+ 20,5%) e dai residui di conto capitale passati da 2.857,6 milioni a 3.929 milioni (+ 37,5%). L'incidenza percentuale dei residui di parte corrente sul totale è diminuita, passando dal 43% del 2001 al 39,6% del 2002, mentre è aumentata l'incidenza sul totale dei residui in conto capitale passata dal 52,2% del 2001 al 54,9% del 2002.

Quanto alla situazione al 31 dicembre 2002 dei residui attivi delle province (Appendice ES. 9) va segnalato che essi sono aumentati nel corso del 2002 segnando a fine anno un ammontare pari a 12.767,5 milioni, a fronte dei 10.918,1 milioni evidenziati al 31 dicembre 2001, con un aumento del 16,9%. E' interessante verificare la diminuzione riscontrata nella velocità di smaltimento dei residui di competenza (31,5% nel 2001 e 29,6% nel 2002). I residui di competenza ragguagliandosi nel 2002 a 5.113,8 milioni, a fronte dei 4.384 milioni dell'anno precedente, hanno segnato un aumento del 16,6%.

L’aumento dei residui attivi di competenza verificatosi nel 2002 (Appendice ES. 7) è derivato sia dalla maggiore formazione dei residui di parte corrente passati da 2.169,4 milioni nel 2001 a 2.442,9 milioni nel 2002 (+ 12,6%), che dei residui di conto capitale aumentati da 1.038,6 milioni del 2001 a 1.527,9 milioni del 2002 (+ 47,1%). Un decremento si denota nei residui relativi all’accensione di prestiti passati da 1.061,1 milioni nel 2001 a 987,9 milioni del 2002 (- 6,9%).

Per quanto riguarda le operazioni finali delle province (Appendice ES. 5) esse hanno raggiunto nel 2002 per le entrate 14.066 milioni e per le spese 14.260 milioni. Il tasso di incremento delle entrate nel periodo 2000-2002 è del 41,4% mentre nell'ultimo anno si è registrato un incremento rispetto al 2001 del 25,4%. Per la spesa, nel periodo 2000-2002, si è verificato un incremento del 41,9%, con un aumento nel 2002, rispetto al 2001, del 26,1 per cento.

Il fabbisogno del settore (Appendice ES. 5), pari, in termini di competenza, a 194 milioni è aumentato rispetto al 2001 del 128,2 per cento.

Il saldo tra le entrate e le spese per accensione e rimborso di prestiti ha subito un aumento (+ 2,7%) attestandosi nel 2002 a quota 876 milioni (Appendice ES. 5).

La consistenza del debito a breve e lungo termine per le province si era attestata al 1° gennaio 2002 a 5.377,6 milioni (Appendice ES. 2). Al 1° gennaio 2003 è aumentata a 5.881,3 milioni, con un incremento del 9,4%. I mutui concessi alle province (Appendice ES. 4), nel corso del 2002 ammontano a 753,1 milioni e riguardano per il 94,9% opere pubbliche: edilizia sociale (33,5%) e viabilità e trasporti (45,4%).

I bilanci dei Comuni

Le entrate correnti dei comuni hanno mostrato nel 2002 un andamento crescente, raggiungendo i 48.561 milioni, con un incremento del 3,9%. Le entrate tributarie hanno rappresentato il 45,6% del totale (Tabella RP. 13) mentre le entrate extra-tributarie ne sono state il 20,5 per cento.

I contributi erariali, accertati nel 2002 in 16.416 milioni, hanno registrato un decremento del 13,2% rispetto al 2001; anche i contributi ed i trasferimenti dallo Stato, hanno registrato un decremento (- 22,1%) attestandosi a 10.828 milioni.

Mostrano, infine, un aumento le entrate tributarie (+ 25,7%) attestandosi a 22.165 milioni. Tale crescita è derivata dall’aumento di tutte le tre categorie (imposte, tasse e tributi speciali).

Le spese correnti dei comuni aumentano dai 44.440 milioni del 2001 ai 45.066 milioni del 2002 (+ 1,4%) (Appendice ES. 18).

Dal punto di vista della classificazione economica, nell'ambito degli impegni delle transazioni correnti, si denota un tasso di crescita nei compensi a dipendenti e pensionati (+ 0,7%), nell’acquisto di beni e servizi (+ 2,4%) e nei trasferimenti correnti (+ 7,4%). Si denota anche aumento nelle spese correnti per ammortamenti (+ 75%).

Anche nel campo degli investimenti si è manifestato un aumento della spesa del 6,4% dovuto principalmente alle spese per mobili (+ 330,9%) e alle spese per trasferimenti (+ 275,1%). Si denotano decrementi negli investimenti diretti in opere pubbliche (- 3,5%) e nella concessione di crediti e anticipazioni (- 7,1%).

Nella Tabella RP. 16 sono evidenziati i parametri essenziali dei comuni capoluogo di regione. Per la capacità economica, desunta dall'indice per abitante della spesa corrente, al minimo di Catanzaro (726,58 euro) si contrappone il massimo di Venezia (1.709,12 euro) con posizioni intermedie diffuse sul territorio. In termini relativi al maggior sviluppo di Napoli (+ 13,89%) si contrappone il calo di Potenza (- 11,17%).

Per i trasferimenti si contrappongono minimi e massimi della città di Campobasso (152,13 euro) e di Napoli (562,72 euro) con il massimo incremento per Roma (+18,46%).

Il contributo capitario per rata di ammortamento mutui più basso appartiene a Catanzaro con 9,50 euro; quello più alto a Roma con 53,44 euro. Come già rilevato per le amministrazioni provinciali tutti i decrementi dei valori pro capite sono dovuti alla cessazione della normativa sull'erogazione di tali contributi. I decrementi più consistenti si registrano ad Ancona (- 29,57%), a Catanzaro (-28,27%) ed a Venezia (- 19,90%).

Per i comuni non capoluogo di regione, i più significativi parametri finanziari sono esposti nella Tabella RP. 17. La capacità economica, misurata col parametro della spesa corrente per abitante, denuncia il minimo assoluto in Puglia con 525,46 euro, ed il massimo in Valle d’Aosta con 1.557,06 euro. I trasferimenti totali pro capite statali hanno evidenziato un minimo in Liguria con 157,27 euro ed il massimo in Basilicata con 266,17 euro.

I contributi per rata di ammortamento dei mutui rappresentano un minimo in Puglia (20,46 euro) ed un massimo in Basilicata (38,87 euro). Un marcato decremento si registra nelle Marche (- 18,52%) e in Toscana (- 15,08%).

Per il contributo nazionale ordinario investimenti al minimo della Puglia (1,64 euro) si contrappone il massimo del Molise (21,34 euro).

I residui dei Comuni

Circa la situazione dei residui passivi dei Comuni (Appendice ES. 10) al 31 dicembre, si osserva che nel corso del 2002 sono aumentati dello 0,5%, raggiungendo a fine anno 76.990,5 milioni a fronte dei 76.604,6 milioni dell'anno precedente. Ciò è derivato da un incremento nella formazione dei residui di competenza passati da 30.634,8 del 2001 a 31.295 del 2002 (+ 2,2%). La velocità di smaltimento misurata dal rapporto tra residui pagati e residui all'inizio dell'anno passa dal 32,6% del 2001 al 31% del 2002.

L’aumento dei residui di competenza (Appendice ES. 8), riscontrato nel 2002 (+ 5,4%), è stato originato principalmente dall’incremento dei residui di parte corrente passati da 11.112,1 milioni a 11.585,1 (+ 4,3%) e dai residui di conto capitale passati da 17.617,2 a 19.059,5 (+ 8,2%). L’incidenza percentuale sul totale dei residui di parte corrente, passa dal 36,3% nel 2001 al 35,9% nel 2002, mentre quella dei residui in conto capitale passa dal 57,5% nel 2001 al 59% nel 2002.

Quanto alla situazione al 31 dicembre 2002 dei residui attivi dei Comuni (Appendice ES. 9) va segnalata la diminuzione avvenuta nel corso del 2002 (- 2,1%) segnando a fine anno un ammontare pari a 70.031,6 milioni, a fronte dei 71.522,5 milioni evidenziati al 31 dicembre 2001, dovuto a un decremento nella formazione dei residui riscossi a fine 2002 che si sono attestati a 24.906,6 milioni rispetto ai 26.906,8 milioni del 2001 (- 7,4%). La velocità di smaltimento dei residui della competenza è passata dal 38,9% del 2001 al 34,8% del 2002.

Il calo dei residui attivi di competenza verificatosi nel 2002 (Appendice ES. 7) è derivato dalla minore formazione dei residui di conto capitale passati da 9.043 milioni nel 2001 a 8.741,5 milioni del 2002 con una diminuzione del 3,3%, e dei residui di parte corrente (- 3,8%) passati da 16.030 del 2001 a 15.420,8 del 2002. I residui della contabilità speciale hanno manifestato una diminuzione dell’8,9% passando da 893,6 milioni a 813,6 milioni.

Per quanto riguarda le operazioni finali (Appendice ES. 5) dei comuni esse hanno raggiunto nel 2002, per le entrate 85.581 milioni e per le spese 86.313 milioni. Il tasso di incremento dell'entrata, nel periodo 2000 2002 è stato del 10,8% mentre nell'ultimo anno si è registrato un incremento rispetto al 2001 del 2%. Per la spesa, nel periodo 2000 2002, si è verificato un aumento del 10,2%, con un aumento nel 2002, rispetto al 2001, dell’1,5 per cento.

Per l'anno 2002 il totale delle spese risulta essere superiore alle entrate con un saldo di 732 milioni.

Il saldo per le accensioni di prestiti ha raggiunto i 3.989 milioni con un aumento rispetto al 2001 del 19,5 per cento.

La consistenza del debito a breve e lungo termine per i comuni si era attestata al 1° gennaio 2002 a 34.924,7 milioni (Appendice ES. 2). Al 1° gennaio 2003 è aumentato a 35.648,9 milioni, con un incremento del 2,1%. Il ricorso all'indebitamento (Appendice ES. 4) è pressoché limitato all'esecuzione di opere pubbliche (91,8%), tra le quali spiccano le spese per viabilità e trasporti (26,2%), la spesa per opere varie (20,9%) e le spese per edilizia sociale (16,4%).

RIEPILOGO TABELLE
 Tabella rp.3
 Tabella rp.4
 Tabella rp.5
 Tabella rp.10
 Tabella rp.12
 Tabella rp.14
 Tabella rp.16
 Tabella rp.17


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