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Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali

 

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I BILANCI DELLE REGIONI, PROVINCE, COMUNI E COMUNITA' MONTANE

Testo redatto per la relazione generale sulla situazione economica del paese per l'anno 2002

Hanno collaborato:

dott. Giancarlo Verde
dott. Francesco Nicolardi
dott. Carmine La Vita
dott. Pasquale Franciosi
dott. Antonio D'Angelo
dott. Luciano Bellotti
rag. Antonella Valentini
rag. Virna Vincifori

- MARZO 2003 -

Considerazioni generali

Premessa

La finanza degli enti locali

Il sistema dei trasferimenti erariali si inquadra nel più ampio concetto di finanza propria e derivata. Tale concetto è fissato, nei principi generali nell’articolo 149 del Testo Unico dell’ordinamento degli enti locali, approvato con decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

In tale articolo è contenuto il principio per il quale l’autonomia finanziaria degli enti locali è fondata sulla certezza di risorse proprie e trasferite. In tale disposizione viene anche precisata la tipologia di entrate che costituiscono la finanza di comuni e province (es. addizionali, imposte proprie, tasse, trasferimenti statali e regionali, ecc.). In relazione a tanto i trasferimenti erariali o statali rappresentano una delle più importanti forme di entrata.

In materia di trasferimenti, altro elemento di cui tener conto è la suddivisione degli enti per classi demografiche e popolazione residente.

I comuni vengono convenzionalmente suddivisi, a seconda della popolazione residente in 12 classi demografiche (da meno di 500 abitanti ad oltre 500.000 abitanti). Le province sono suddivise in quattro classi demografiche che tengono conto anche dell’estensione territoriale. Il rilievo della suddivisione risiede nel fatto che molte leggi e regolamenti prevedono disposizioni e parametri diversi a seconda della classe demografica di appartenenza.

A seconda delle dimensioni demografiche sono modulati determinati interventi. Si pensi alla possibilità di affidare ai componenti dell’organo esecutivo (ossia della Giunta) la responsabilità degli uffici e dei servizi per gli enti locali con popolazione inferiore a cinquemila abitanti (articolo 53, comma 23 della legge finanziaria per l’anno 2001, così come modificato dalla legge finanziaria per l’anno 2002).

Peraltro, proprio i trasferimenti erariali sono ripartiti in base a criteri obiettivi che tengono conto della popolazione e del territorio.

Il sistema dei trasferimenti erariali

Fino al 1984 i contributi erariali venivano attribuiti con rimborso a piè di lista, ciò che ha determinato una erogazione svincolata da principi di distribuzione.

La prima normativa che procedette ad una parziale sistemazione della materia fu la legge 504 del 1992 ma fu il decreto legislativo 30 giugno 1997, n. 244 a prevedere una disciplina organica dei trasferimenti con intenti di riequilibrio e perequazione. La perequazione prendeva a riferimento il fabbisogno standardizzato di risorse.

Questo sistema si doveva applicare ad una quota del contributo ordinario sulla base degli elementi costituiti dai servizi indispensabili, dai servizi maggiormente diffusi, dai determinanti della spesa, dalla classe demografica, dai parametri monetari, dal coefficiente di degrado e dalla presenza di insediamenti militari.

La perequazione, prevista dal decreto legislativo n. 504 del 1992, doveva svolgersi in 16 anni (di fatto è stata applicata per il solo 1994), al tasso annuale del 5 per cento, andando a ridistribuire, pertanto, alla fine della manovra l’80 per cento del contributo complessivo. Era pertanto un sistema che toglieva risorse in un lungo arco temporale, appunto sedici anni, e le ridistribuiva fra tutti gli enti, sia pure restituendo naturalmente minori trasferimenti agli enti sovradotati.

L’anno successivo, nel 1995, il legislatore, in sede di definizione dei criteri con i quali operare i tagli ai trasferimenti erariali, decisi nell’ambito della complessiva manovra di risanamento della finanza pubblica, ha introdotto un sistema perequativo più forte, in base al quale si raffrontavano i fabbisogni con le risorse godute dagli enti.

Nell’individuazione delle risorse venivano presi in considerazione i trasferimenti erariali e i nuovi tributi assegnati (per i comuni appunto l’imposta comunale sugli immobili). E’ stato previsto che le risorse prelevate con il sistema del 5 per cento, venissero assegnate ai soli enti per i quali la copertura del fabbisogno era assicurata in misura inferiore a quella nazionale. Il prelevamento veniva ridistribuito solo ad alcuni enti, in genere di minori dimensioni. Ciò ha determinato le proteste degli enti sovradotati, che corrispondevano peraltro a quelli di maggiori dimensioni demografiche, ed ha portato al congelamento del sistema. Per tale motivo dal 1996 i trasferimenti sono stati incrementati sulla base dell’anno precedente in misura percentuale uguale per tutti.

L’articolo 30, comma 9, della legge 23 dicembre 1999, n. 448 aveva disposto il differimento al 1° gennaio 2001 dell’applicazione del citato decreto legislativo n. 244 del 1997 condizionando nel contenuto detta applicazione alla mancata enunciazione, nel frattempo, del decreto legislativo previsto dall’articolo 10, comma 1, lettera f), della legge delega n. 133 del 1999.

Allo stato attuale pertanto i criteri di calcolo rimangono legati alle disposizioni della legge finanziaria, prima fra tutte la legge finanziaria per l’anno 2002 che, sul piano normativo, provvede a sospendere o rinviare gli effetti del decreto legislativo n. 244 del 1997 ad eccezione della disposizione di cui all’articolo 9, comma 3, che dispone la fissazione dei trasferimenti erariali secondo la legislazione vigente e che le eventuali risorse aggiuntive sono attribuite agli enti sottodotati.

I fondi delle contribuzioni erariali

L’articolazione dei trasferimenti è tuttora disciplinata dal sistema previsto dal decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, con alcune correzioni in applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 9, comma 3, del decreto legislativo n. 244 del 1997.

Il nuovo sistema dei trasferimenti erariali è imperniato sulla presenza di cinque fondi di cui tre per i trasferimenti di natura corrente (“fondo ordinario”, “fondo consolidato” e “fondo per la perequazione degli squilibri della fiscalità locale”) e due per i trasferimenti in conto capitale (“fondo nazionale ordinario per gli investimenti” e “fondo nazionale speciale per gli investimenti”).

Il contributo ordinario ha ricompreso il contributo di base e quelli perequativi del vecchio sistema (perequazione in base al fabbisogno standardizzato). Il contributo consolidato comprende una congerie di erogazioni specifiche previste da leggi speciali.

Il terzo fondo, del tutto innovativo, intende assegnare contributi agli enti dotati di basi imponibili svantaggiate rispetto ai valori medi nazionali. Il fondo ordinario investimenti ha la funzione di finanziare direttamente le spese di conto capitale (opere pubbliche) ed è quantificato nella legge finanziaria. Il fondo nazionale speciale investimenti, alimentato con i proventi delle case da gioco del Comune di Campione d’Italia, e destinato al finanziamento di opere pubbliche nei territori degli enti locali i cui organi siano sciolti per attività mafiosa o degli enti in gravi condizioni di degrado.

Il fondo per lo sviluppo degli investimenti (per comuni, province e comunità montane) pure è mantenuto tra le voci delle contribuzioni erariali, ma sostanzialmente per il finanziamento delle rate dei mutui stipulati anteriormente all’entrata in vigore della nuova normativa e la sua consistenza va riducendosi a seguito della progressiva estinzione dell’indebitamento precedente.

L’assegnazione dei trasferimenti

Per gli enti di maggiori dimensioni demografiche e cioè tutte le province ed i comuni con popolazione con più di 50.000 abitanti è confermato il sistema relativo al monitoraggio della spesa, consistente nel pagamento da parte del Ministero dei trasferimenti, con mandati diretti, solo al verificarsi di determinati limiti di giacenza di cassa, ma con possibilità di richiesta di accreditamento dei trasferimenti, con procedura diretta e immediata, per spese improcrastinabili ed inderogabili.

A seguito dell’entrata in vigore dell’articolo 66 della legge finanziaria per il 2001 sul controllo dei flussi finanziari degli enti pubblici, è aumentato il numero degli enti monitorati, individuando gli enti da 50.000 a 60.000 abitanti; è stata, inoltre, prevista, per i comuni con meno di 50.000 abitanti, la non assoggettabilità al limite di giacenza al raggiungimento del quale erano effettuati i pagamenti a carico dello Stato, attraverso le anticipazioni da parte delle sezioni di tesoreria provinciali del tesoro, rimborsate dal Ministero dell’interno (sistema della comunicazione).

Il sistema delle attribuzioni delle risorse finanziarie agli enti locali si svolge, pertanto, a norma delle vigenti disposizioni con due distinte modalità:
     a) erogazione con mandato informatico collettivo in favore dei comuni con popolazione inferiore a 50.000 abitanti;
     b) monitoraggio per tutte le province ed i comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti e possibilità di richiedere per spese improcrastinabili ed inderogabili il pagamento diretto e immediato dei trasferimenti.

Per il punto a) il sistema prevede l’attribuzione delle risorse che consiste nell’adozione di un decreto di impegno e pagamento per ogni tipologia di contributo, cui corrisponde un capitolo del bilancio dello Stato, nel quale si suddivide la rata: contributo ordinario, contributo per la perequazione della fiscalità locale e contributo consolidato.

Per quanto riguarda il punto b) l’attività di monitoraggio è affidata al Ministero dell’interno e riguarda 232 enti. Essa consiste nel verificare la consistenza finanziaria dei conti di tesoreria degli enti interessati e, per quelli che risultano al di sotto del limite di giacenza determinato percentualmente sulla spettanza annuale dei fondi ordinario, perequativo e consolidato, si provvede su richiesta al trasferimento delle risorse nella misura sufficiente a riportare detta consistenza al di sopra del limite di giacenza.

Il sistema di monitoraggio per l’attribuzione delle risorse finanziarie, è finalizzato ad attribuire i contributi erariali solo nella misura necessaria al fabbisogno degli enti locali.

Tale sistema anche al fine di un razionale e corretto uso delle risorse, non si applica a determinati enti; si tratta, come si è detto, di tutte le province e dei comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti che possono ricevere erogazioni solo allorché le disponibilità depositate presso le sezioni di tesoreria provinciale scendano al di sotto di un prefissato limite di giacenza.

Il contributo ordinario, consolidato e il fondo perequativo degli squilibri della fiscalità locale nonchè i contributi a valere sui fondi per il federalismo amministrativo sono erogati in tre rate, entro il mese di gennaio, maggio e ottobre.

I contributi relativi al fondo per lo sviluppo degli investimenti sono erogati in due rate, rispettivamente per il 60 per cento entro il mese di maggio e per il saldo del 40 per cento ad ottobre.

Il contributo nazionale ordinario per gli investimenti ed i contributi a questi assimilati sono erogati in unica rata entro il mese di giugno.

Con decreto del Ministero dell’interno di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze n. 3/2002 sono state dettate le modalità di erogazione dei trasferimenti correnti e in conto capitale. Sono esclusi gli enti soggetti al monitoraggio e cioè tutte le province e i comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti.

Per le entrate proprie delle province e dei comuni sino a 10.000 abitanti la legge finanziaria estende loro l’esclusione dal sistema di tesoreria unica, in precedenza applicata solo ai comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti.

In attuazione del decreto-legge 6 settembre 2002, n. 194 convertito in legge 31 ottobre 2002, n. 246 sono state disposte misure urgenti per il controllo, la trasparenza ed il contenimento della spesa pubblica. Dopo questo primo intervento correttivo ed a seguito della legge di assestamento di bilancio, è stato emanato l’ulteriore decreto del Ministero dell’economia e delle finanze in data 29 novembre 2002, in base al quale sono stati stabiliti limiti percentuali all’assunzione di impegni di spesa ed all’emissione di titoli di pagamento, con esclusione delle dotazioni di bilancio relative ai trasferimenti a favore degli enti territoriali avendo natura obbligatoria.

Trasferimenti e legge finanziaria

L’articolo 27 della legge 28 dicembre 2001, n. 448 reca alcune disposizioni finanziarie per gli enti locali. In particolare queste sono:
     - definizione generale dei trasferimenti erariali per il 2002 confermando la ripartizione già prevista dalla precedente legge finanziaria sia nei criteri che nell’ammontare delle risorse; rinvio sine die dell’applicazione del citato decreto legislativo n. 244 del 1997;
     - l’incremento delle risorse in favore degli enti sottomedia, derivanti dall’applicazione del tasso programmato di inflazione per l’anno 2002, è distribuito secondo i criteri e le finalità di cui alla legge 23 dicembre 1998, n. 448 “Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo” articolo 31, comma 11; alla stessa destinazione sono finalizzate le economie del fondo sviluppo investimenti;
     - finanziamenti a favore delle unioni di comuni e delle comunità montane che svolgono l’esercizio associato di funzioni. Si prevede un contributo di 20 milioni di euro per le unioni di comuni e delle fusioni di comuni e comunità montane che si sono associate per l’esercizio di servizi e per cui sia effettivamente stato avviato l’esercizio associato delle funzioni;
     - ai comuni con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti, è concesso un contributo a carico del bilancio dello Stato entro il limite di 20.658 € per ciascun ente, fino ad un importo complessivo di 87 milioni di euro, per la medesima finalità dei contributi attribuiti a valere sul fondo nazionale ordinario per gli investimenti;
     - incremento, in via provvisoria e sino alla revisione del sistema dei trasferimenti erariali, di 103,28 milioni di euro dei trasferimenti a favore del comune di Roma;
     - modifiche al testo unico delle leggi degli enti locali con previsione di facoltatività del c.d. “ammortamento finanziario”.

L’articolo 25 della medesima legge finanziaria prevede inoltre due fondi, in recepimento dei principi previsti nell’articolo 119, comma 5 del nuovo testo della Costituzione.

Il primo è il fondo per la tutela e lo sviluppo economico sociale delle isole minori con risorse pari a 51.645.689,90 euro per l’anno 2002. Per pervenire alla distribuzione delle risorse è previsto che il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’interno, individui la tipologia e i settori degli interventi ammessi ad accedere al fondo. Il Ministro dell’interno, sentita la Conferenza Stato-città-autonomie locali, con decreto determina le modalità per l’accesso al fondo e provvede alla ripartizione delle risorse.

Nell’ottobre 2002 il D.P.C.M. è stato sottoposto, con esito favorevole, all’esame della citata Conferenza e successivamente è stato inviato alla Presidenza del Consiglio per la firma. Il decreto ministeriale regolamentare ha ricevuto, nel dicembre 2002, il parere favorevole della Conferenza e dovrà essere inviato al Consiglio di Stato.

Vi è poi il fondo per la riqualificazione urbana dei comuni, con risorse pari a 103.291.379,82 euro per l’anno 2002. Con regolamento adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell’interno, sentita la Conferenza Stato-città-autonomie vengono dettate le disposizioni per la ripartizione del fondo tra gli enti interessati, assicurando ai comuni con popolazione non superiore ai 40.000 abitanti compresi nelle aree di cui all’articolo 4 della legge finanziaria, una quota non inferiore all’85% del totale delle disponibilità del fondo. Sottoposto al parere delle altre Amministrazioni interessate, il citato regolamento dovrà essere inviato all’esame del Consiglio di Stato.

Ulteriori elementi di interesse per gli enti locali

La legge finanziaria 2002 ha previsto, inoltre, alcune importanti norme.

L’articolo 10 reca la modifica alla disciplina dell’imposta di pubblicità sulle insegne di esercizio.

Le modifiche di maggior rilievo riguardano:
     a) il termine per la deliberazione dell’imposta di pubblicità e diritti sulle pubbliche affissioni, fissata al 31 marzo di ogni anno con applicazione retroattiva al 1° gennaio. In caso di mancata deliberazione delle tariffe entro i termini di legge si applicano le tariffe dell’anno precedente;
     b) l’esenzione dall’imposta di pubblicità per le insegne di esercizio di attività commerciali e di produzione di beni e servizi sino a cinque metri quadrati di superficie complessiva; inoltre vi è facoltà per i comuni con regolamento adottato ai sensi dell’articolo 52 del decreto legislativo n. 446 del 1997, di prevedere esenzioni per superfici maggiori;
     c) misure per la repressione dell’abusivismo degli impianti pubblicitari.

Per compensare le minori entrate, derivanti dall’applicazione dell’esenzione di cui al punto b) è previsto per i comuni un rimborso dallo Stato, sotto forma di trasferimenti erariali aggiuntivi, secondo modalità definite con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministro dell’interno.

I trasferimenti erariali aggiuntivi così determinati non sono soggetti a riduzione per effetto di altre disposizioni di legge.

L’articolo 16 prevede disposizioni per i rinnovi contrattuali del personale degli enti locali. Il comma 7 stabilisce, come per i precedenti esercizi, che gli oneri derivanti dai rinnovi contrattuali per il biennio 2002-2003 del personale del comparto enti locali sono a carico degli enti locali stessi, nell’ambito delle disponibilità di bilancio.

L’articolo 19 prevede limiti alle assunzioni di personale. L’applicazione della disposizione comporta che per il 2002 le province ed i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti che non hanno rispettato il patto di stabilità interno per l’anno 2001 non possono assumere personale a tempo indeterminato. Il rispetto del patto di stabilità è autocertificato dall’ente. Sono fatte salve le assunzioni connesse alle nuove funzioni assegnate agli enti locali, nei limiti di trasferimenti compensativi per mancata assegnazione del personale. L’ultimo periodo del comma 1 prevede, inoltre, una limitazione per gli enti locali all’assunzione di personale a tempo determinato o personale convenzionato: in tali casi la spesa per il 2002 non può superare quella del 2001 incrementata del tasso di inflazione programmato.

Le assunzioni effettuate in violazione dei vincoli richiamati sono nulle. Il comma 8 dell’articolo 19 prevede un nuovo onere per l’organo di revisione dell’ente locale, disponendo che a decorrere dal 2002 i revisori “.... accertano che i documenti di programmazione del fabbisogno di personale siano improntati al rispetto del principio di riduzione complessiva della spesa ... e che eventuali deroghe a tale principio siano analiticamente motivate ....”.

L’articolo 23, comma 3 stabilisce il divieto di adottare provvedimenti contenenti estensione del giudicato in materia di personale. La disposizione, applicabile anche agli enti locali, prevede che per il triennio 2002/2004 non sarà possibile adottare provvedimenti di estensione del giudicato in materia di personale.

L’articolo 25 disciplina l’addizionale e compartecipazione al gettito dell’IRPEF. Con modifiche al decreto legislativo n. 360 del 1998, che ha istituito l’addizionale e la compartecipazione all’IRPEF, ed all’articolo 67 della legge n. 388 del 2000 (legge finanziaria per il 2001) viene ridisegnato, ai commi 1 e 4, il sistema di determinazione ed attribuzione di parte del gettito IRPEF agli enti locali.

Sostituendo il comma 7 dell’articolo 1 del decreto legislativo n. 360 del 1998 si prevede che la determinazione e la ripartizione delle somme disponibili sono effettuate su dati statistici forniti dal Ministero dell’economia e delle finanze, senza più riferimento ai dati effettivi.

Con le modifiche al citato articolo 67, comma 4 si prevede:
     a) l’attribuzione per il 2002 ed il 2003 ai comuni di una aliquota di compartecipazione pari al 4,5% del riscosso IRPEF da parte dello Stato in conto competenza per l’anno precedente, con detrazione in pari misura dei trasferimenti erariali spettanti; l’incapienza nei confronti del singolo ente determina la limitata attribuzione dell’aliquota di compartecipazione in misura pari ai trasferimenti “spettanti”per l’anno 2002;
     b) l’utilizzo, in via generale, di dati statistici più recenti, considerando l’impossibilità di ottenere dati effettivi.

Decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 13 per assicurare le funzionalità degli enti locali.

Con l’indicato provvedimento d’urgenza, convertito dalla legge 24 aprile 2002, n. 75, si è inteso risolvere alcuni problemi concernenti la funzionalità degli enti locali. All’articolo 1 si è stabilito che trascorso il termine entro il quale il bilancio deve essere approvato, il prefetto nomina un commissario per la predisposizione d’ufficio dello schema affinchè lo sottoponga al Consiglio.

In tale caso e comunque quando il Consiglio non abbia approvato nei termini di legge lo schema di bilancio predisposto dalla Giunta, il prefetto assegna un termine non superiore a venti giorni per la sua approvazione, decorso il quale si sostituisce mediante apposito commissario, all’amministrazione inadempiente e inizia la procedura per lo scioglimento del Consiglio.

La procedura introdotta è del tutto eccezionale in quanto la norma stabilisce che spetta allo statuto degli enti locali disciplinare le modalità di nomina del commissario per la predisposizione dello schema e per l’approvazione del bilancio non oltre il termine di cinquanta giorni dalla scadenza di quello prescritto per l’approvazione del bilancio e che il Prefetto interviene nei soli casi in cui lo Statuto dell’ente non prevede diversamente.

L’articolo 2 è volto a far fronte alle difficoltà di bilancio delle unioni di comuni, per la cui soluzione si sono rivelati insufficienti i fondi stanziati per l’anno 2001. Viene pertanto previsto un finanziamento pari ad ulteriori 20 milioni di euro per l’anno 2001, a valere sul fondo ordinario 2002 per province e comuni. Le disposizioni dell’articolo 3 sono originate dalle difficoltà di rispettare il patto di stabilità interno per l’anno 2002 da parte di numerosi enti locali a causa del meccanismo di calcolo della spesa corrente a tal fine previsto dalla legge finanziaria per il 2002.

Tale norma ha lo scopo di facilitare il rispetto sostanziale del patto di stabilità introducendo nuove regole (non considerare gli interessi passivi ai fini del tetto di incremento di spesa del 6 per cento, le spese sostenute a fronte di trasferimenti con vincolo di destinazione, le spese che rivestono il carattere di eccezionalità, ecc.).

Con l’articolo 3 è previsto per gli enti locali dissestati una chiusura anticipata e semplificata della procedura nel caso in cui gli adempimenti connessi alla compiuta determinazione della massa attiva e passiva dei debiti pregressi, risultino così onerosi da impedire il rispetto dei termini previsti dalla normativa di settore. Alla chiusura anticipata del dissesto si provvede con specifico decreto del Ministro dell’interno d’intesa con il sindaco del comune interessato, sentita la Commissione per la finanza e per gli organici degli enti locali.

Decretata la chiusura della procedura ordinaria del dissesto, la procedura di risanamento dell’ente locale è affidata ad un’apposita commissione nominata con decreto del Presidente della Repubblica. La durata in carica è di un anno prorogabile per un solo altro anno. Gli oneri della procedura sono ad intero carico dell’ente locale. Qualora l’ente locale non provveda a deliberare i relativi finanziamenti, si verifica la chiusura definitiva della procedura stessa.

Stanziamenti erariali

I trasferimenti erariali da erogare agli enti locali per l’anno 2002 discendono, come accennato, dalla legge finanziaria per tale anno e dalle numerose norme che l’hanno preceduta e che hanno determinato tra l’altro la complessità di una sistemazione degli stessi.

Nel corso del 2002, si è manifestata, con particolare evidenza, una carenza di fondi in termini di competenza e di cassa che ha determinato il pagamento della terza rata in percentuale ridotta ed ha determinato, per gli enti locali, l’impossibilità di far fronte agli impegni inderogabili di fine d’anno.

Le motivazioni che hanno generato tali carenze, riguardano l’indisponibilità dei fondi di cassa e competenza.

Indisponibilità dei fondi in termini di competenza

I numerosi provvedimenti legislativi che sono stati adottati nell’ambito del federalismo fiscale e di riforma della finanza locale (IVA sui trasporti ed IVA sui servizi esternalizzati) hanno operato con compensazione sui trasferimenti erariali sulla base di importi stimati, salvo poi ad effettuare i necessari conguagli in presenza dei dati definitivi.

A seguito di tale metodologia, non è stato, però, in molti casi possibile operare i recuperi per incapienza dovuta all’azzeramento dei trasferimenti erariali in conseguenza delle compensazioni effettuate.

L’ammontare complessivo dell’integrazione richiesta al Ministero dell’economia e delle finanze in termini di competenza è stata pari a 1.076 milioni di euro.

Indisponibilità dei fondi di cassa

L’ammontare complessivo dello stanziamento di cassa assegnato per l’anno 2002 per i capitoli relativi ai trasferimenti erariali, è pari a complessivi 16.059 milioni di euro, la massa spendibile è pari a 31.668 milioni di euro, di cui 14.920 milioni di euro di competenza e 16.748 milioni di euro in conto residui per gli anni 2001 e precedenti.

Il rilevante ammontare dei residui deriva dalla particolare metodologia, di legge, applicata agli enti di maggiore dimensione nonché dalle somme anticipate dalle sezioni di Tesoreria provinciale dello Stato.

Lo stanziamento di cassa assegnato non è stato quindi sufficiente ad erogare i trasferimenti nel loro ammontare totale.

In sede di assestamento di bilancio è stata chiesta un’integrazione di cassa pari a 4.990 milioni di euro. In considerazione dei tempi per l’assestamento di bilancio, è stata richiesta un’integrazione di cassa con prelievo dai fondi di riserva di 400 milioni di euro.

Ammontare delle erogazioni

Le erogazioni disposte complessivamente nell’anno 2002 ammontano a 14.350 milioni di euro di cui 1.398 milioni di euro per il pagamento di mandati trasportati (provenienti dal precedente esercizio). La terza rata dei trasferimenti erariali per i comuni superiori a 50 mila abitanti nonchè alle province è stata pagata nelle sottoindicate misure percentuali (sulla base annua spettante):
     • contributo ordinario 91,29%
     • contributo perequativo 99,50%
     • contributo consolidato 99,25%
     • fondo sviluppo investimenti 85,17%

Inoltre sono stati disposti, per lo stesso motivo, i rimborsi alle Tesorerie provinciali dello Stato per un ammontare pari a 8.131,9 milioni di euro.

I contributi per gli enti inferiori a 50 mila abitanti nonchè alle comunità montane sono stati erogati nella stessa misura percentuale degli enti superiori a 50.000 abitanti.

Il sistema sanzionatorio delle erogazioni ed il Patto di stabilità interno per gli Enti Locali.

Come è noto, anche per l’anno 2002, le autonomie locali sono chiamate al rispetto degli obblighi comunitari ed alla conseguente realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica; gli enti sono chiamati a rispettare dei parametri economici e sono previste delle sanzioni sul piano della decurtazione di trasferimenti.

La disciplina relativa al “patto di stabilità” prevede un doppio limite per il raggiungimento dell’obiettivo per il 2002, in termini di “saldo finanziario” (differenza entrate/spese) e di vincolo puro sulla spesa. In particolare le disposizioni citate dispongono che:
     1) gli obblighi del patto di stabilità riguardano le province ed i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti;
     2) per il 2002 il “saldo finanziario”, calcolato secondo le regole applicate per il 2001, potrà essere peggiorato entro il limite del 2,5% del risultato conseguito per il 2000;
     3) per il 2002 gli impegni relativi alle spese correnti non possono superare l’importo dei corrispondenti impegni assunti per il 2000, maggiorato del 6%;
     4) per il 2002 i pagamenti relativi alle spese correnti non possono superare i pagamenti effettuati nel 2000, maggiorati del 6%;
     5) per il calcolo delle spese correnti di cui ai punti 3 e 4 non sono considerate le spese per interessi passivi; le spese finanziate da programmi comunitari; le spese connesse all’esercizio di funzioni statali e/o regionali delegate o trasferite in base a modifiche normative intervenute negli anni 2000 e successivi;
     6) per il 2003 e 2004 il vincolo sulla spesa permane, sostituendo alla percentuale di aumento del 6% la percentuale del 2%;
     7) le province ed i comuni con popolazione superiore a 60.000 abitanti sono tenuti a trasmettere trimestralmente al Ministero dell’economia e delle finanze i dati relativi agli incassi ed ai pagamenti effettuati, agli impegni assunti, nonchè informazioni su operazioni finanziarie effettuate con istituti di credito e non registrati sui conti di tesoreria.

Per effetto dei risparmi determinatisi sulla spesa degli enti locali con la manovra complessiva operata dalla legge finanziaria 2002, i trasferimenti erariali spettanti ai comuni e alle province a titolo di contributo ordinario, contributo consolidato, contributo perequativo degli squilibri della fiscalità locale sono stati decurtati dell’1% nel 2002, e verranno decurtati del 2% nel 2003 e del 3% nel 2004.

Per l’anno 2002, qualora l’ente non rispetti i limiti previsti per le spese correnti, l’importo dei trasferimenti correnti ad esso spettante è ulteriormente ridotto in misura pari alla differenza tra gli obiettivi derivanti, per lo stesso ente, dall’osservanza dei vincoli relativamente alle spese correnti, e i risultati conseguiti e comunque non oltre il 25 per cento dei suddetti trasferimenti. Le risorse che in tal modo si rendono disponibili sono attribuite con decreto del Ministero dell’interno di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze alla province ed ai comuni che abbiano rispettato i medesimi limiti. In caso di mancata trasmissione delle informazioni l’ente viene considerato come inadempiente ai fini del raggiungimento dell’obiettivo e i trasferimenti ad esso spettanti sono ulteriormente ridotti rispetto alla riduzione prevista al primo periodo.

Ulteriore sanzione prevista per l’anno 2002 in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi stabiliti in apposita certificazione è costituita dal divieto di procedere ad assunzioni a qualsiasi titolo e le eventuali deroghe non hanno effetto per gli enti inadempienti.

I trasferimenti erariali alle Regioni

Nel 2002 i trasferimenti erariali dallo Stato alle Regioni, come iscritti nel bilancio dello Stato, sono ammontati a 65.547 milioni di euro, rimanendo su un livello analogo a quello dell’anno precedente.

L’ammontare dei trasferimenti è coerente con il quadro generale di attuale riordino del sistema politico, fiscale ed amministrativo del Paese caratterizzato, in particolare, dall’introduzione del federalismo fiscale (L.133/1999 e D.L.vo 56/2000) e dal completamento del processo di devoluzione delle competenze.

Le disposizioni in materia di federalismo fiscale prevedono l’abolizione, tra gli altri, dei trasferimenti erariali a favore delle regioni a statuto ordinario destinati al finanziamento del trasporto pubblico di cui al D.Lgs. 422/1997 ed al finanziamento della spesa sanitaria corrente, al netto delle somme vincolate da accordi internazionali e di quelle destinate ad alcuni enti del SSN e alle Regioni per specifici obiettivi previsti da leggi speciali.

I trasferimenti aboliti o ridotti vengono compensati da entrate regionali rappresentate dalla compartecipazione regionale all’IVA, dall’aumento dell’aliquota dell’addizionale regionale all’IRPEF e dall’aumento dell’aliquota di compartecipazione regionale all’accisa sulle benzine.

Nel FSN permangono, anche se in graduale riduzione per effetto di specifiche disposizioni di legge, le disponibilità finanziarie da destinarsi al finanziamento dei livelli di assistenza per le regioni a statuto speciale Sicilia e Sardegna.

Nel rinnovato contesto normativo è previsto che entro il 30 settembre di ciascun anno con DPCM, siano stabilite annualmente, per il triennio successivo, relativamente a ciascuna regione, la quota di compartecipazione all’IVA, la quota di concorso alla solidarietà interregionale e la quota da erogare a ciascuna regione. La determinazione delle quote da erogare alle regioni è effettuata in funzione di parametri riferiti alla popolazione residente, alla capacità fiscale, ai fabbisogni sanitari ed alla dimensione geografica.

Per l’anno 2002 tale quota è stata fissata pari alla differenza tra l’ammontare dei trasferimenti soppressi ed il gettito derivante dall’aumento dell’addizionale regionale all’IRPEF e dell’accisa sulle benzine: l’importo così determinato è rapportato all’importo della compartecipazione all’IVA.

Tale meccanismo di perequazione, da adottarsi nei confronti delle regioni con insufficiente capacità fiscale, si prevede continui ad operare fino al 2013, con riduzione progressiva e costante delle quote integrative.

Dall’analisi dei dati relativi alla struttura dei trasferimenti del 2002, le iscrizioni di competenza nel bilancio statale per origine del finanziamento indicano un significativo ammontare di risorse finanziarie occorrenti per l’attuazione del federalismo amministrativo e fiscale, pari a circa il 53% del totale.

Segue, quanto a consistenza, l’aggregato dei finanziamenti collegati ai tributi erariali che, con un volume di risorse pari a 18.292 milioni, rappresenta una quota del 27,9% rispetto al totale delle risorse trasferite. All’interno di tale componente i trasferimenti destinati alle Regioni a Statuto Speciale e alle Regioni a Statuto Ordinario rappresentano rispettivamente il 27,0% e lo 0,9% del totale dei trasferimenti.

Al terzo posto nella struttura dei trasferimenti statali si collocano i finanziamenti del comparto sanitario che, in ulteriore riduzione rispetto all’anno precedente (-22,7%), rappresentano il 13,8% dei trasferimenti complessivi.

L’impatto sul Servizio Sanitario Nazionale del federalismo fiscale, iniziato nel corso del 2001, ha continuato a manifestarsi gradatamente. Ad eccezione di una quota che rimane gestita direttamente dal livello centrale per finalità e programmi specifici, il finanziamento del comparto sanitario nelle regioni a statuto ordinario è infatti assicurato dal rafforzamento della finanza regionale.

Su livelli più bassi si pongono infine il blocco dei finanziamenti che fanno capo ai provvedimenti legislativi speciali incidenti nei vari settori economici di competenza regionale (4,2% dei trasferimenti complessivi), nonché le assegnazioni connesse con i Programmi Regionali di Sviluppo (1,0% del totale dei trasferimenti).

Per quanto concerne l’analisi riguardante i settori funzionali di intervento, si evidenzia la netta prevalenza dei trasferimenti destinati al finanziamento delle spese correnti (91,3%), rispetto a quelli in conto capitale (8,7%). Mentre le assegnazioni di parte corrente registrano una lieve crescita rispetto all’anno precedente (+1,6%), quelle di parte capitale, fanno rilevare una diminuzione del 15,2%.

I trasferimenti erariali per le Province, per i Comuni e per le Comunità montane

La disciplina che regola i trasferimenti erariali in favore di Province, Comuni e Comunità montane per il 2002 è contenuta nella legge 28 dicembre 2001, n. 448.

In applicazione della sopracitata legge sono stati attribuiti alle Province trasferimenti per complessivi 823,29 milioni di euro ( Tabella RP. 3).

I contributi correnti del 2002 ammontano a 724,51 milioni e sono costituiti dalle seguenti voci:
     - fondo ordinario di 487,08 milioni;
     - fondo perequativo per gli squilibri della fiscalità locale di 128,29 milioni;
     - fondo consolidato di 109,14 milioni.

I contributi per sviluppi e investimenti ammontano a 98,78 milioni, come risulta dalla Tabella RP. 3, e sono così ripartiti:
     - fondo per lo sviluppo degli investimenti di 97,44 milioni;
     - fondo nazionale ordinario per gli investimenti di 1,34 milioni.

Dall'analisi della tabella RP. 3 si denota una maggiore attribuzione dei contributi alle province della regione Sicilia (215,51 milioni) e della regione Campania (132,98 milioni).

Nel 2002 sono stati attribuiti ai Comuni trasferimenti per complessivi 12.934,86 milioni ( Tabella RP.4).

Nella Tabella sono posti in evidenza, per i Comuni, i valori dei trasferimenti erariali del 2002, costituiti dalle seguenti voci:
     - una quota di 3.945,01 milioni relativa al fondo ordinario, non comprensivo delle somme erogate direttamente dal Ministero del tesoro ai comuni delle regioni Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia in quanto sottoposti a legislazione speciale;
     - una quota di 827,68 milioni relativa al fondo perequativo per squilibri della fiscalità locale;
     - una quota di 1.868,18 milioni relativa al fondo consolidato;
     - una quota di 4.349,30 relativa alla compartecipazione IRPEF.

I contributi per sviluppo e investimento, come risulta dalla Tabella RP.4 ammontano a 1.944,69 milioni e sono così suddivisi:
     - una quota di 1.764,16 milioni relativa al fondo per lo sviluppo degli investimenti;
     - una quota di 180,53 milioni relativa al fondo nazionale ordinario per gli investimenti.

Risultano attribuite maggiori risorse ( Tabella RP.4) ai comuni della regione Lombardia (1.860,25) e della regione Campania (1.804,76).

Nel 2002 sono state attribuite alle Comunità montane trasferimenti erariali per complessivi 173,78 milioni ( Tabella RP.5).

I contributi correnti sono così ripartiti:
     - fondo ordinario di 111,29 milioni;
     - fondo consolidato di 37,41 milioni.

I contributi per sviluppi e investimenti 2002 come risulta sempre dalla Tabella RP.5 ammontano a 25,08 milioni e sono così suddivisi:
     - fondo per lo sviluppo degli investimenti di 14,88 milioni;
     - fondo nazionale ordinario per gli investimenti di 10,19 milioni.

La ripartizione dei contributi complessivi favorisce soprattutto le comunità del Mezzogiorno: Campania (25,05 milioni) e Calabria (19,51 milioni).

I bilanci delle Regioni

Le Regioni hanno chiuso il 2001 con un disavanzo di 3.188 milioni di euro (Tabella RP.7) contro i 2.420 milioni nel 2000.

Gli impegni sono passati da 107.022 milioni a 129.809 milioni, con un incremento del 21,3% derivato dall’incremento delle spese correnti (+ 19,9%) e della spesa in conto capitale (+ 28,8%).

Le entrate sono passate da 104.602 milioni del 2000 a 126.621 milioni del 2001, con un incremento del 21,1%. Le entrate correnti hanno fatto registrare un incremento del 17,8% e quelle in conto capitale un incremento del 51,3%. Tra le entrate in conto capitale è da segnalare l’aumento dei trasferimenti (+ 56,3%) così come tra le entrate di parte corrente (+ 27,3%).

Dall'analisi dei dati (vedere appendici ES. 11 e ES. 12) si evidenziano comportamenti alquanto simili nelle Regioni a statuto ordinario e nelle Regioni a statuto speciale. Le prime hanno evidenziato un disavanzo di 1.375 milioni nonostante l'incremento degli accertamenti (+ 23,2%) e le Regioni a statuto speciale hanno fatto registrare un disavanzo di euro 1.813 milioni nonostante un incremento degli accertamenti (+ 15%). Nelle Regioni a statuto ordinario si evidenzia, inoltre, un incremento degli impegni (+ 21,3%), così come nelle Regioni a statuto speciale si evidenzia un incremento (+ 21,2%). Per quanto riguarda le variazioni di spesa, quella corrente aumenta per le Regioni a statuto ordinario ad un tasso del 22,1% così come nelle Regioni a statuto speciale l’aumento è del 12,5%. Negli impegni in conto capitale si registra un aumento del 16,1% per le Regioni a statuto ordinario, mentre per quelle a statuto speciale l’aumento è pari al 49,1 per cento.

Nell'ambito delle entrate correnti (Tabella RP.6), aumentate per il complesso delle Regioni, del 17,8%, la posta di maggiore rilievo (61,3%) è rappresentata dai trasferimenti dello Stato.

Questi ultimi, hanno registrato un incremento del 27,1% dovuto principalmente alla variazione delle quote devolute alle regioni passate da 22.926 milioni a 39.264 milioni (+ 71,3%). Nell'ambito di questi ultimi (vedere Appendice ES. 13), prevalente è l'influenza del Fondo sanitario nazionale accertato nei bilanci delle Regioni a statuto ordinario in 14.992 milioni contro i 23.013 milioni del 2000 (- 34,9%).

In aumento risultano le entrate relative ai tributi propri (+ 5,5%), (Tabella RP.6), così come le rendite patrimoniali e prestazioni di servizi (+ 8,3%).

In relazione ai finanziamenti al trasporto pubblico locale, le previsioni iniziali per il 2002 evidenziano una riduzione superiore al 50 per cento delle somme poste a carico del bilancio dello Stato (Tabella ES 6), effetto ricollegabile anche al trasferimento di competenze in atto tra autorità centrali e locali. La riduzione è maggiore per le spese in conto capitale, che si ridimensionano del 57% rispetto alla contrazione del 51% evidenziata da quelle correnti.

I dati iniziali per il 2003 confermano la contrazione dei fondi, pur evidenziando una ripresa (+ 10%) rispetto all’anno precedente, ricollegabile all’aumento degli stanziamenti in conto capitale.

Le risorse destinate dalle Regioni al trasporto pubblico locale (Tab. RP.7-bis) hanno registrato nel 2002 un aumento medio dell’1,6%, concentrato soprattutto nel Centro-Nord, dove si registrano aumenti significativi in Piemonte, Emilia-Romagna e Toscana, mentre solo nel Lazio si registra una contrazione dei fondi. Diversa la situazione del Sud, dove il dato complessivo resta sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente, ma si è rilevata una situazione più composita: forti riduzioni in Basilicata e Calabria a fronte di aumenti in Abruzzo e Campania.

Tuttavia, analizzando complessivamente il periodo 1995-2002, pur confermandosi alcune tendenze a livello di singole Regioni – quali gli aumenti in Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Abruzzo e Campania – è da evidenziare che il totale Italia è trainato soprattutto dagli aumenti dei fondi stanziati per il Sud.

Per quanto riguarda la spesa corrente (Tabella RP.7), aumentata del 19,9%, l’aumento si è verificato principalmente nei trasferimenti (+ 21,5%). Al netto delle spese per la difesa della salute, influenzate dalla gestione del Servizio Sanitario Nazionale, la spesa corrente è aumentata del 19,3% (Tabella RP.8). Gli incrementi più significativi si sono verificati nella spesa per la formazione professionale (+ 29,4%) e per istruzione e diritto allo studio (+ 15,5%).

Per quanto riguarda la spesa in conto capitale, l’aumento del 28,8% è da attribuire principalmente alle variazioni positive dei trasferimenti (+ 21,3%) e dagli investimenti diretti in opere pubbliche (+ 45,1%).

Al netto delle spese per la difesa della salute (Tabella RP.8), aumentate dell’8,6% la spesa in conto capitale è salita del 28,3%. All’aumento della spesa in conto capitale hanno contribuito le maggiori spese per edilizia abitativa (+ 89,6%), delle spese per le opere pubbliche (+ 25,6%) e per le industrie a fonti di energia (+ 87,5%). Per contro, sono da segnalare i decrementi della spesa per le foreste (- 32,2%) e dei trasporti su strada (- 45,8%).

Circa la situazione dei residui passivi del complesso delle Regioni al 31 dicembre (Appendice ES. 10), si osserva che nel corso del 2001 essi sono aumentati del 7,2%, ragguagliandosi a fine anno a 69.380,2 milioni a fronte dei 64.750 milioni dell'anno precedente. Si denota un incremento nella formazione dei residui di competenza (+ 2,9%) passati da 42.650,6 milioni nel 2000 a 43.896,6 milioni del 2001. I residui pagati sono diminuiti da 37.368,3 milioni nel 2000 a 34.491,7 milioni nel 2001 con un decremento del 7,7%. La velocità di smaltimento, misurata dal rapporto tra residui pagati e residui all'inizio dell'anno, si attesta intorno al 53,3 per cento.

L’incremento dei residui di competenza riscontrato nel 2001 (Appendice ES. 8) è stato originato da poste attribuibili a spese in conto capitale (+ 21,5%) ed alle spese per rimborso prestiti (+ 144,8%). Le prime sono passate infatti dai 9.778,5 del 2000 agli 11.881,3 del 2001 mentre le seconde sono passate dai 999,1 del 2000 ai 2.445,5 milioni del 2001. Le spese correnti sono passate da 11.892,7 milioni nel 2000 a 10.218,2 milioni nel 2001, con un decremento del 14,1%. I residui relativi alle contabilità speciali sono passati da 19.980,1 milioni nel 2000 a 19.007 milioni nel 2001 con un decremento del 4,9 per cento.

Quanto alla situazione al 31 dicembre 2001 dei residui attivi del complesso delle Regioni (Appendice ES. 9), va segnalato che sono aumentati nel corso del 2001 segnando, a fine anno, un ammontare pari a 87.817,5 milioni, a fronte degli 87.479 milioni evidenziati al 31 dicembre 2000, con un incremento dello 0,4%. Si nota un incremento nei residui riscossi (+ 7,2%) passati da 37.995,9 milioni nel 2000 a 40.738,5 milioni nel 2001 ed un maggiore aumento nei residui da riscuotere passati nel 2001 a 45.456,5 milioni, a fronte dei 42.630,2 milioni dell'anno precedente, segnando un incremento del 6,6 per cento.

Il calo dei residui attivi di competenza verificatosi nel 2001 (Appendice ES. 7) è derivato dalla minore formazione dei residui di parte corrente passati da 32.205 milioni nel 2000 a 26.990,2 milioni nel 2001 con un decremento del 16,2 per cento; al contrario i residui in conto capitale sono passati nel 2001 a 6.726,6 milioni rispetto ai 4.512 milioni nel 2000 facendo registrare un incremento del 49,1 per cento.

I bilanci delle Province

Le entrate correnti delle Province, manifestano un andamento crescente sia nel 2000 (+ 7,4%), che nel 2001 (+ 19,8%) (Tabella RP.9).

Va segnalato il buon incremento dei contributi e trasferimenti passati dai 2.310 milioni del 2000 ai 3.341 milioni del 2001 (+ 44,6%). Da segnalare il consistente incremento percentuale sia dei contributi e trasferimenti dallo Stato (+ 57,5%) che dalle regioni (+ 39,1%).

Da evidenziare inoltre nell’ambito dei tributi un leggero aumento dell’imposta il cui valore si attesta a fine 2001 a 3.483 milioni a fronte dei 3.356 milioni del 2000 (+ 3,8%) e la diminuzione delle tasse (- 12,5%) che hanno raggiunto a fine 2001 14 milioni di euro.

Le spese correnti delle province hanno manifestato un incremento del 19,5% passate da 5.207 milioni di euro nel 2000 a 6.221 milioni nel 2001 (Tabella RP.11).

Nel 2001 le spese nel settore trasporti sono aumentate (+ 97,2%); incrementi si sono anche verificati nelle spese per lo sviluppo economico, cresciute dell’85,6%.

Le spese in conto capitale sono rimaste quasi invariate attestandosi a fine 2001 a 4.061 milioni a fronte dei 4.059 milioni del 2000 nonostante si siano verificate delle forti variazioni nella consistenza delle singole voci.

Le spese per amministrazione generale sono diminuite del 35,2%, attestandosi a 913 milioni; mentre le spese per la gestione del territorio sono aumentate del 35,6% attestandosi a 1.387 milioni.

La maggior parte delle spese in conto capitale (3.674 milioni) è rappresentata (Appendice ES. 17) dagli investimenti diretti in opere pubbliche (2.379 milioni), aumentati nel 2001 rispetto al 2000 del 15%.

I valori minimi della spesa corrente per abitante delle province ( Tabella RP.12) si registrano nella Sardegna (78,83 euro), Puglia (89,64 euro), Lazio (90,46 euro), Campania (99,95 euro) e Sicilia (100,91 euro). I valori massimi si registrano nella Basilicata (199,49 euro), nella Toscana (196,35 euro), in Umbria (195,89 euro), in Emilia Romagna (168,92 euro) e in Liguria (166,70 euro).

Il minimo delle entrate erariali pro capite si verifica nella Lombardia (1,38 euro), in Emilia Romagna (1,73 euro), nel Veneto (1,93 euro). I valori pro capite più elevati si registrano nella Basilicata (48,34 euro), in Sardegna (48,22 euro) e in Molise (44,05 euro).

Relativamente al contributo per ammortamento dei mutui, il valore minimo assoluto compete alla Lombardia (0,45 euro), seguito dal Veneto (0,56 euro). I valori massimi si registrano nel Molise (4,91 euro), nella Sardegna (4,30 euro) ed in Abruzzo (4,03 euro).

Per il contributo nazionale ordinario investimenti, il valore pro capite minimo si registra in Lombardia (0,001 euro) e nell’Emilia Romagna (0,004 euro); al contrario il massimo si riscontra in Molise e in Calabria (0,055 euro).

I residui delle Province

Circa la situazione dei residui passivi delle province (Appendice ES. 11) al 31 dicembre, si osserva che nel corso del 2001 sono aumentati del 3,7%, raggiungendo a fine anno 12.857,8 milioni di euro a fronte dei 12.397,3 milioni dell'anno precedente. Il fenomeno è derivato dalla formazione dei residui di competenza, in aumento rispetto all'anno precedente con un valore assoluto superiore a quello dei pagamenti. La prima componente, infatti, è aumentata sia dal 1999 al 2000 (+ 25,3%) che dal 2000 al 2001 (+ 16,5%) passando da 4.702,6 milioni a 5.477,6 milioni. La seconda, invece, è stata caratterizzata da un incremento nel 2000 (+ 2,4%) e da un incremento nel 2001 (+ 18,8%). In quest'ultimo periodo i residui pagati sono passati da 2.924,8 milioni a 3.473,8 milioni. La velocità di smaltimento, misurata dal rapporto tra residui pagati e residui all'inizio dell'anno, passa dal 29% nel 2000 al 28% nel 2001.

L’aumento dei residui di competenza (Appendice ES. 8), riscontrato nel 2001, è stato originato dall’incremento dei residui di parte corrente passati da 2.042,7 milioni di euro a 2.355,7 milioni (+ 15,3%) e dai residui di conto capitale passati da 2.445,5 milioni a 2.857,6 milioni (+ 16,9%). L'incidenza percentuale dei residui di parte corrente sul totale è aumentata, passando dal 43,4% del 2000 al 43% del 2001, mentre è diminuita l'incidenza sul totale dei residui in conto capitale passata dal 52% del 2000 al 52,2% del 2001.

Quanto alla situazione al 31 dicembre 2001 dei residui attivi delle province (Appendice ES. 9) va segnalato che essi sono aumentati nel corso del 2001 segnando a fine anno un ammontare pari a 10.918,1 milioni, a fronte dei 10.229,8 milioni evidenziati al 31 dicembre 2000, con un aumento del 6,7%. E' interessante verificare la diminuzione riscontrata nella velocità di smaltimento dei residui di competenza (29,7% nel 2000 e 31,5% nel 2001). I residui di competenza ragguagliandosi nel 2001 a 4.384 milioni, a fronte dei 3.790 milioni dell'anno precedente, hanno segnato un aumento del 15,7%.

L’aumento dei residui attivi di competenza verificatosi nel 2001 (Appendice ES. 7) è derivato sia dalla maggiore formazione dei residui di parte corrente passati da 1.805 milioni nel 2000 a 2.169,5 milioni nel 2001 (+ 20,2%), che dai residui di conto capitale aumentati da 813 milioni del 2000 a 1.038,7 milioni del 2001 (+ 27,7%). Un lieve decremento si denota nei residui relativi all’accensione di prestiti passati da 1.066,9 milioni nel 2000 a 1.061,2 milioni del 2001 (- 0,5%).

Per quanto riguarda le operazioni finali delle province (Appendice ES. 5) esse hanno raggiunto nel 2001 per le entrate 11.221 milioni e per le spese 11.306 milioni. Il tasso di incremento delle entrate nel periodo 1999-2001 è del 14,2% mentre nell'ultimo anno si è registrato un incremento rispetto al 2000 del 12,8%. Per la spesa, nel periodo 1999-2001, si è verificato un incremento del 23,3%, con un aumento nel 2001, rispetto al 2000, del 12,5 per cento.

Il fabbisogno del settore (Appendice ES. 5), pari, in termini di competenza, a 85 milioni è diminuito rispetto al 2000 dell’11,5%.

Il saldo tra le entrate e le spese per accensione e rimborso di prestiti ha subito un aumento (+ 1,7%) attestandosi nel 2001 a quota 853 milioni (Appendice ES. 5).

La consistenza del debito a breve e lungo termine per le province si era attestata al 1° gennaio 2001 a 5.117,4 milioni (Appendice ES. 2). Al 1° gennaio 2002 è aumentata a 5.377,6 milioni, con un incremento del 5,1%. I mutui concessi alle province (Appendice ES. 4), nel corso del 2001 ammontano a 1.053,7 milioni e riguardano per il 91,5% opere pubbliche: edilizia sociale (27,7%) e viabilità e trasporti (35,3%).

I bilanci dei Comuni

Le entrate correnti dei comuni hanno mostrato nel 2001 un andamento crescente, raggiungendo i 46.723 milioni, con un incremento del 4,5%. Le entrate tributarie hanno rappresentato il 37,7% del totale (Tabella RP.13) mentre le entrate extra-tributarie ne sono state il 21,8 per cento.

I contributi erariali, accertati nel 2001 in 18.908 milioni, hanno registrato un incremento del 12,7% rispetto al 2000; anche i contributi ed i trasferimenti dallo Stato, hanno registrato un aumento (+ 12,6%) attestandosi a 13.893 milioni.

Mostrano, infine, un decremento le entrate tributarie, diminuite del 3,4% attestandosi a 17.627 milioni. Tale diminuzione è derivata dal decremento dei tributi speciali (- 66,8%).

Le spese correnti dei comuni aumentano dai 42.372 milioni del 2000 ai 44.440 milioni del 2001 (+ 4,9%) (Appendice ES. 18).

Dal punto di vista della classificazione economica, nell'ambito degli impegni delle transazioni correnti, si denota un tasso di crescita nei compensi a dipendenti e pensionati (+ 7,6%), nell’acquisto di beni e servizi (+ 3,9%) e nei trasferimenti correnti (+ 4,2%). Al contrario si denota una diminuzione nelle spese correnti per ammortamenti (- 86,7%).

Anche nel campo degli investimenti si è manifestato un aumento della spesa del 13,8% dovuto principalmente agli investimenti in opere pubbliche (+ 24,5%) e nelle spese per concessioni crediti e anticipazioni (+ 34,6%). Si denotano decrementi nelle spese per mobili (- 71%), spese per trasferimenti (- 73,4%) e spese per partecipazioni azionarie e conferimenti (- 63,3%).

Nella Tabella RP.16 sono evidenziati i parametri essenziali dei comuni capoluogo di regione. Per la capacità economica, desunta dall'indice per abitante della spesa corrente, al minimo di L’Aquila (708,03 euro) si contrappone il massimo di Venezia (1.619,32 euro) con posizioni intermedie diffuse sul territorio. In termini relativi al maggior sviluppo di Palermo (+ 20,60%) si contrappone il calo di Roma (- 4,87%).

Per i trasferimenti si contrappongono minimi e massimi della città di Campobasso (137,48 euro) e di Napoli (567,96 euro) con il massimo incremento per Genova (+16,83%).

Il contributo capitario per rata di ammortamento mutui più basso appartiene a Catanzaro con 13,25 euro; quello più alto a Roma con 59,59 euro. Come già rilevato per le amministrazioni provinciali tutti i decrementi dei valori pro capite sono dovuti alla cessazione della normativa sull'erogazione di tali contributi. I decrementi più consistenti si registrano a Cagliari (- 47,14%), a Genova (-29,63%) e Venezia (-24,13%).

Per i comuni non capoluogo di regione, i più significativi parametri finanziari sono esposti nella Tabella RP.17. La capacità economica, misurata col parametro della spesa corrente per abitante, denuncia il minimo assoluto in Puglia con 590,29 euro, ed il massimo in Valle d’Aosta con 1.527,66 euro. I trasferimenti totali pro capite statali hanno evidenziato un minimo in Liguria con 133,91 euro ed il massimo in Basilicata con 256,03 euro.

I contributi per rata di ammortamento dei mutui rappresentano un minimo in Puglia (23,01 euro) ed un massimo in Basilicata (41,25 euro). Un marcato decremento si registra in Emilia Romagna (- 26,41%) e in Liguria (- 24,02%).

Per il contributo nazionale ordinario investimenti al minimo della Puglia (1,15 euro) si contrappone il massimo del Molise (14,48 euro).

I residui dei Comuni

Circa la situazione dei residui passivi dei Comuni (Appendice ES. 10) al 31 dicembre, si osserva che nel corso del 2001 sono aumentati del 3,6%, raggiungendo a fine anno 76.604,6 milioni a fronte dei 73.949,3 milioni dell'anno precedente. Ciò è derivato da un incremento sia nella formazione dei residui di competenza passati da 28.751,5 del 2000 a 30.634,8 del 2001 (+ 6,6%) che da un incremento dei pagamenti (+ 9,8%). La velocità di smaltimento misurata dal rapporto tra residui pagati e residui all'inizio dell'anno passa dal 31,12% del 2000, al 32,6% del 2001.

L’aumento dei residui di competenza (Appendice ES. 8), riscontrato nel 2001 (+ 6,6%), è stato originato principalmente dall’incremento dei residui di parte corrente passati da 10.861,2 milioni a 11.112,1 e dai residui di conto capitale passati da 16.248,3 a 17.617,2. L’incidenza percentuale sul totale dei residui di parte corrente, passa dal 37,8% nel 2000 al 36,3% nel 2001, mentre quella dei residui in conto capitale passa dal 56,5% nel 2000 al 57,5% nel 2001.

Quanto alla situazione al 31 dicembre 2000 dei residui attivi dei Comuni (Appendice ES. 9) va segnalato l’aumento avvenuto nel corso del 2001 (+ 3,5%) segnando a fine anno un ammontare pari a 71.522,5 milioni, a fronte dei 69.076,5 milioni evidenziati al 31 dicembre 2000, nonostante si segnali un decremento nella formazione dei residui riscossi a fine 2001 che si sono attestati a 26.906,8 milioni rispetto ai 28.741,3 milioni del 2000 (- 6,4%). La velocità di smaltimento dei residui della competenza è passata dal 40,7% del 2000 al 38,9% del 2001.

Il leggero aumento dei residui attivi di competenza verificatosi nel 2001 (Appendice ES. 7) è derivato dalla maggiore formazione dei residui di conto capitale da 6.952,4 milioni nel 2000 a 9.043 milioni del 2001 con un aumento del 30,1%, mentre i residui di parte corrente (- 5,9%) sono passati da 17.029,3 del 2000 a 16.030 del 2001. I residui della contabilità speciale hanno manifestato una diminuzione del 40,7% passando da 1.505,8 milioni a 893,6 milioni.

Per quanto riguarda le operazioni finali (Appendice ES. 5) dei comuni esse hanno raggiunto nel 2001, per le entrate 83.896 milioni e per le spese 85.008 milioni. Il tasso di incremento dell'entrata, nel periodo 1999 2001 è stato del 12,1% mentre nell'ultimo anno si è registrato un incremento rispetto al 2000 dell’8,6%. Per la spesa, nel periodo 1999 2001, si è verificato un aumento dell’11,2%, con un aumento nel 2001, rispetto al 2000, dell’8,5 per cento.

Per l'anno 2001 il totale delle spese risulta essere superiore alle entrate con un saldo di 1.112 milioni.

Il saldo per le accensioni di prestiti ha raggiunto i 3.338 milioni con un decremento rispetto al 2000 del 19,2 per cento.

La consistenza del debito a breve e lungo termine per i comuni si era attestata al 1° gennaio 2001 a 34.579 milioni (Appendice ES. 2). Al 1° gennaio 2002 è aumentato a 34.924,7 milioni, con un incremento dell’1%. Il ricorso all'indebitamento (Appendice ES. 4) è pressoché limitato all'esecuzione di opere pubbliche (91,2%), tra le quali spiccano le spese per viabilità e trasporti (27,1%), la spesa per opere varie (19,5%) e le spese per edilizia sociale (16,8%).

RIEPILOGO TABELLE
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