Vai al contenuto della pagina | Vai al menù di secondo livello
Logo Ministero Interno

Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali

 

Home  |  Finanza Locale  |  Documenti  |  Studi e ricerche

Finanziaria e problemi economici degli enti locali

Dott. Roberto PACELLA - Dott. Giancarlo VERDE
2 febbraio 2004

1. Premessa.

La legge finanziaria rappresenta un tradizionale appuntamento di notevole rilevanza per tutti i soggetti, ivi compresi gli enti locali, che vengono investiti dai precetti contenuti nel testo della medesima.

Il presente articolo è dunque finalizzato alla disamina degli aspetti di maggiore rilievo contenuti nella legge finanziaria per l’anno 2004 (la legge del 24 dicembre 2003, n. 350, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato, pubblicato nella gazzetta Ufficiale n.299 del 27 dicembre 2003 – supplemento ordinario n. 196), aventi riflessi in termini finanziari nei confronti di comuni, province, comunità montane ed unioni di comuni.

Gli argomenti trattati vengono suddivisi, per comodità espositiva, in sintetici paragrafi nel corpo dei quali si segnalano le novità di maggiore rilievo.

2. I trasferimenti erariali per l’anno 2004.

Seppure i trasferimenti erariali non rappresentino, più, come nel recente passato, la principale fonte di finanziamento dei bilanci degli enti locali, è innegabile l’importanza assunta dagli stessi nel novero delle entrate degli enti locali.

In ordine al quantum dei trasferimenti erariali spettanti agli enti locali per l’anno 2004 l’articolo 3, comma 35 delle legge finanziaria del 2004, riconosce l’incremento delle risorse spettanti agli enti locali, commisurato al tasso di inflazione programmato, applicato al totale dei trasferimenti complessivamente goduti per il 2003, per complessivi 180 milioni di euro.

Altra significativa novità deriva dalla circostanza che beneficiari di tale assegnazione, quindi, risultano essere soltanto i comuni (e non altre categorie di enti come negli anni precedenti), inoltre la norma specifica la validità di tale assegnazione per il solo anno 2004.

Analogamente a quanto disposto nel corso degli ultimi anni, solo una parte dell’incremento riconosciuto (il 50%) viene ripartito a favore della generalità degli enti, mentre la restante porzione dello stesso (90 milioni di euro) viene ripartito a favore dei soli comuni in posizione di sottodotazione delle risorse, individuati ai sensi dell’articolo 9, comma 3, del decreto legislativo 30 giugno 1997, n. 244 e successive modifiche ed integrazioni. Ai fini dell’individuazione dei comuni beneficiari di tali risorse aggiuntive vengono considerati i soli enti le cui risorse risultino inferiori alla media pro capite della fascia demografica di appartenenza, in misura proporzionale allo scarto rispetto alla media stessa.

Prosegue, quindi, l’azione del legislatore volta, in attesa dell’entrata in funzione del nuovo sistema dei trasferimenti erariali e del nuovo sistema di riequilibrio, a porre in essere un provvisorio sistema di riequilibrio dei trasferimenti erariali, seppure compatibilmente con le limitate risorse aggiuntive a disposizione.

L’articolo 3 della legge n. 350 del 2003 precisa tuttavia che i trasferimenti erariali per l’anno 2004 siano determinati in base alle disposizioni recate dall’articolo 31, comma 1, primo periodo, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria per l’anno 2003). Ne consegue l’esclusione, per l’anno corrente, dal computo dei trasferimenti erariali agli enti locali, dell’incremento delle risorse, pari a 151 milioni di euro, derivante dall’applicazione del tasso programmato di inflazione per l’anno 2003.

Diversamente dall’anno 2003 non figura il contributo di 300 milioni di euro attribuito per l’anno 2003 a compensazione delle economie derivanti dal fondo per lo sviluppo degli investimenti e destinato, prevalentemente, all’incremento della dotazione del fondo ordinario di base ed a favore degli enti sottodotati.

Viene altresì applicata, per l’anno 2004, la riduzione di un ulteriore 1% dei trasferimenti erariali già disposta, per detto anno, dall’articolo 24, comma 9, della legge finanziaria per l’anno 2002 (la quale recava la previsione di una riduzione dei contributi erariali, in misura dell’uno, del due e del tre per cento, rispettivamente per gli anni 2002, 2003 e 2004), rispetto alla base 2001.

Relativamente alle province ed alle comunità montane, l’articolo 3, comma 141, della legge n. 350 del 2003, dispone l’incremento dei trasferimenti erariali a favore di ciascuna categoria di tali enti in misura di 5 milioni di euro, per complessivi 10 milioni di euro.

L’articolo 3, comma 51, prevede altresì il consolidamento, negli importi attribuiti ai singoli enti per l’anno 2003, precedentemente consolidati nel loro tetto massimo, spettanti agli enti locali in relazione agli oneri derivanti della corresponsione del trattamento economico al personale immesso nei ruoli speciali ad esaurimento assunto in occasione delle calamità naturali in esecuzione dell’articolo 12, comma 1, della legge 28 ottobre 1986,n.730. Trattasi dei contributi erariali a valere sul fondo consolidato di cui all’articolo 39 del decreto legislativo 30 giugno 1992, n. 504, che ricomprende, si rammenta, alcune tipologie di trasferimenti attribuiti a favore degli enti locali con normative avente carattere di specialità.

In definitiva, la massa dei trasferimenti erariali di parte corrente per il 2004 nel suo complesso si riduce in quanto le assegnazioni “fresche” non compensano la mancata conferma degli interventi aggiuntivi assicurati dalla legge finanziaria per il 2003.

3. Il finanziamento a sostegno degli investimenti.

Relativamente al finanziamento degli investimenti, la legge finanziaria per l’anno 2004 ha previsto per detto anno a favore degli enti di piccola dimensione demografica (individuati nei comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti) l’attribuzione di un contributo a carico del bilancio dello Stato, sino ad un importo complessivo pari a 50 milioni di euro, per le medesime finalità dei contributi attribuiti a valere sul fondo per lo sviluppo degli investimenti. Per l’anno 2003, la dotazione del fondo nazionale ordinario per gli investimenti è stata incrementata di complessivi 60 milioni di euro, l’80% dei quali destinato a favore dei comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti ed il restante 20% ai restanti comuni. Ad integrazione dello stesso, ai comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti era stato concesso un contributo a carico del bilancio dello Stato, entro il limite di 25.000 euro per ciascun ente e sino ad un importo complessivo di 112 milioni di euro. Viene quindi confermato l’indirizzo assunto sin dall’anno 1998 in sede di riparto del contributo a valere sul citato fondo istituito dall’articolo 41 del decreto legislativo n. 504 del 1992. Le disposizioni di legge in materia privilegiano, infatti, da detto anno, la distribuzione delle disponibilità a valere sul fondo in esame a favore degli enti appartenenti alle più ridotte fasce demografiche i cui bilanci sono caratterizzati da notevole rigidità, dando luogo ad una traslazione di risorse a favore di questi ultimi.

In esito a tali scelte, si evidenzia come la distribuzione per classe demografica del contributo di cui al fondo per lo sviluppo degli investimenti abbia subito nel corso degli ultimi anni significative variazioni.

Basti osservare che gli enti di minore dimensione demografica, con popolazione inferiore a 3.000 abitanti, sono risultati nell’anno 1994, anno di prima applicazione di tale contributo, assegnatari di circa il 30% dello stesso, mentre per l’anno 2003 gli stessi sono già risultati beneficiari di oltre il 72% dello stanziamento annuo complessivo a valere sul citato fondo. In termini di valore medio pro capite, il contributo attribuito a tale titolo per l’anno 2002, è risultato essere pari a 4,21 euro in ambito nazionale e decresce dai 101,78 euro per i comuni con popolazione inferiore a 500 abitanti, a 19,76 euro per gli enti tra i 2.000 e 3.000 abitanti, sino ad arrivare a valori inferiori a 0,50 centesimi pro capite per i comuni di maggiore dimensione demografica.

4. Unioni dei comuni.

Al fine di stimolare la costituzione di nuove unioni di comuni è stata confermata, anche per l’anno 2004, la previsione di appositi contributi statali. L’articolo 3, comma 27, della legge n. 350 del 2003, ha previsto, infatti, l’incremento di 20 milioni di euro della contribuzione erariale a tale titolo, riservando la stessa alle unioni di comuni che abbiano effettivamente attivato l’esercizio associato di servizi. Si osserva, infatti, come notevole impulso alla costituzione delle unioni di comuni sia stato fornito proprio dagli incentivi finanziari statali previsti di anno in anno dalle leggi finanziarie, che, purtroppo risultano quest’anno inferiori rispetto alla dotazione prevista per il 2003.

Parimenti, è utile rilevare come la nuova disciplina introdotta in materia di unioni dei comuni dall’articolo 32 del decreto legislativo del 18 agosto 2000, n. 267, con il quale è stato approvato il testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, abbia positivamente influenzato il trend crescente del numero delle unioni di comuni costituitesi nel corso degli ultimi anni e rimodellato la disciplina previgente. E’ stata disposta, in particolare, la soppressione delle disposizioni di legge ostative alla costituzione delle unioni di comuni ed, in particolare, di quella che sanciva l’obbligo di procedere entro dieci anni dalla costituzione dell’unione, alla fusione.

A conferma di ciò basti osservare come dall’anno 1996, anno di costituzione della prima unione, il fenomeno delle unioni abbia subito una crescita estremamente significativa, passando dalle 13 unioni di comuni costituitesi nell’anno 1999, alle 179 unioni di comuni costituitesi a tutto anno 2002, diventate 222 nell’anno 2003.

CONTRIBUTO ALLE UNIONI DI COMUNI ANNO 2003
Riferimento normativo
Art. 1, c. 164, l. 662/19961.549.370Unioni e fusioni
Art. 53, c. 10, l. 388/200010.329.138Unioni e comunità montane
Art. 31, c. 6, l.289/200225.000.000Unioni e comunità montane
Art. 31, c.2, l. 289/200220.000.000Unioni
Art. 31, c.2, l. 289/20025.000.000Comunità montane
Art.31, c.7, l. 289/20025.000.000Unioni per polizia locale
TOT.66.878.508 

CONTRIBUTO ALLE UNIONI DI COMUNI ANNO 2004
Riferimento normativo
Art. 1, c. 164, l. 662/19961.549.370Unioni e fusioni
Art. 53, c. 10, l. 388/200010.329.138Unioni e comunità montane
Art. 3, c. 27, l.350/200320.000.000Unioni e comunità montane che abbiano effettivamente attivato l'esercizio associato di servizi
TOT.31.878.508 

5. Rimborsi IVA su servizi esternalizzati.

L’ articolo 3, comma 25, della legge n. 350 del 2003, reca modifiche in ordine ai criteri di ripartizione del fondo, istituito presso il Ministero dell’interno, per il contenimento delle tariffe applicate da comuni, province, comunità montane, città metropolitane, comunità isolane ed unioni di comuni, alimentato con le risorse finanziarie derivanti dall’assoggettamento ad IVA di prestazioni di servizi non commerciali (e quindi i servizi che, qualora gestiti direttamente dai predetti enti, non sarebbero ad essa assoggettati, con esclusione dei servizi pubblici locali) affidati a soggetti esterni alle amministrazioni.

La disciplina previgente prevedeva, infatti, che dal fondo venissero anticipatamente detratte le quote I.V.A. spettanti all’Unione Europea od attribuite alle Regioni o alle Province a statuto speciale ed ordinario in base alla legislazione vigente.

Con la legge finanziaria per l’anno 2004 viene riconosciuto fino al dicembre 2003, che tali rimborsi debbano essere determinati al lordo delle predette quote IVA spettanti alle regioni a statuto ordinario in base alla normativa vigente, autorizzando la spesa di 282 milioni di euro per ciascuno degli anni 2004, 2005 e 2006, a fronte dei maggiori oneri sostenuti dagli enti nel triennio 2001-2003 (periodo in cui il rimborso è stato operato al netto della suddetta quota di compartecipazione.

L’applicazione della norma genererà per il triennio una significativa immissione di risorse fresche per i numerosi enti interessati.

6. Compartecipazione IRPEF.

L’articolo 2, comma 18, della legge finanziaria n.350 del 2003 ha confermato per l’anno 2004 le disposizioni in materia di compartecipazione provinciale e comunale al gettito dell’IRPEF di cui all’articolo 31, comma 8, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, in virtù delle quali sono state stabilite, per l’anno 2003, le aliquote di compartecipazione dei comuni al gettito dell’IRPEF nella misura del 6,5% ed istituita, anche per le Province, una compartecipazione al gettito dell’IRPEF nella misura dell’1% del riscosso in conto competenza affluito al bilancio dello Stato per l’esercizio 2002.

Si rammenta, al riguardo, come la compartecipazioni non costituisca un’entrata aggiuntiva per i bilanci comunali in quanto, a fronte della stessa, è stata effettuata per l’anno 2003, la detrazione dei trasferimenti erariali in misura pari a 6.180,8 milioni di euro per i comuni e 329,8 milioni di euro per le province, che saranno naturalmente riproposte nel 2004. Conseguenza della istituita compartecipazione è stata l’espansione dell’autonomia finanziaria di comuni e province e l’uscita dal sistema dei trasferimenti erariali di una consistente parte dei comuni.

Nell’anno 2002 ben 1.389 sui 6.701 comuni considerati hanno subito l’azzeramento dei contributi erariali ad essi spettanti. Nel corso del 2003 tale valore ha registrato una sensibile crescita, di pari passo con l’aumento dell’aliquota di compartecipazione IRPEF applicata, attestandosi a 2.306 comuni su 6.701 (vengono esclusi i comuni appartenenti alle regioni Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Sicilia e Sardegna).

Tale fenomeno ha altresì investito 6 province per l’anno 2003.

7. Addizionale IRPEF.

Viene confermata, per l’anno 2004, la sospensione, fino al 31 dicembre 2004, degli effetti degli aumenti delle addizionali e delle maggiorazioni di cui alla lettera a) del comma 1 dell’articolo 3 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, eventualmente deliberati, precisando, che, in ogni caso, gli effetti decorrono dal periodo d’imposta successivo alla predetta data.

Va sottolineata l’importanza, quale fonte di entrata per l’ente locale, rivestita dall’addizionale all’IRPEF istituita, con decorrenza 1999, dal decreto legislativo del 28 settembre 1998, n. 360, come modificato dalla legge 13 maggio 1999, n. 133 e dalla legge n. 448 del 2001. Ciò in quanto con l’istituzione delle addizionali è attribuito agli enti locali una, anche se limitata, capacità impositiva di tipo personale, che colpisce cioè il contribuente relativamente alle sue condizioni soggettive.

Hanno deliberato l’applicazione dell’aliquota dell’addizionale comunale all’IRPEF, nell’anno 2002, 5.143 enti su un totale di 7.468 (appartenenti alle 15 regioni a statuto ordinario ed alle due regioni a statuto speciale Sicilia e Sardegna. Sono esclusi quelli appartenenti alle regioni a statuto speciale Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia), che rappresentano il 68,83% del totale, con un incremento percentuale di circa il 12% rispetto al precedente anno 2001.

Il numero dei comuni che hanno applicato l’addizionale è quasi raddoppiato nel 2000, rispetto all’anno 1999. Anno per anno un consistente numero di comuni ha deliberato un’aliquota superiore rispetto all’anno precedente, in ottemperanza al principio di gradualità previsto dalla normativa.

I dati per il 2003 non subiscono modifiche rispetto all’anno 2002, ciò in quanto un primo blocco delle addizionali e’ stato già introdotto dalla legge finanziaria per l’anno 2003 (articolo 3 della legge n.289 del 2002).

Circa le potenzialità di gettito di tale imposta basti osservare che il gettito dell’addizionale - stimato in sede previsionale per l’anno 2002, sulla base dei dati del reddito IRPEF 1999, - si è attestato a circa 1339,57 milioni di euro.

Nel 2002, quarto anno di applicazione, il gettito dell’addizionale è più che quadruplicato rispetto all’anno 1999.

8. Addizionale comunale sui diritti di imbarco dei passeggeri sulle aeromobili.

Tra le novità di rilievo contenute nel testo della legge finanziaria per l’anno 2004 spicca l’istituzione (articolo 2, comma 11), per l’anno 2004, dell’addizionale di imbarco di passeggeri su aeromobili, commisurata ad 1 euro per passeggero imbarcato. Il gettito di tale addizionale affluisce al bilancio dello Stato e soltanto per la parte eccedente i 30 milioni di euro viene riassegnato in un apposito fondo istituito presso il Ministero dell’interno e ripartito sulla base del rispettivo traffico aeroportuale secondo criteri espressamente stabiliti nel testo della legge stessa e, più in particolare:
a) il 20 per cento del totale a beneficio dei comuni del sedime aeroportuale o confinanti con lo stesso secondo la media delle seguenti percentuali: percentuale di superficie del territorio comunale inglobata nel recinto aeroportuale sul totale del sedime; percentuale della superficie totale del comune nel limite massimo di 100 chilometri quadrati;
b) l’80 per cento del totale per l finanziamento di misure volte alla prevenzione ed al contrasto della criminalità ed al potenziamento della sicurezza nelle strutture aeroportuali e nelle principali stazioni ferroviarie.

L’addizionale va letta come un segnale di attenzione al problema relativo alla sicurezza negli aeroporti, ma rappresenta anche una misura di sostegno, seppure modesta, agli enti locali che sopportano la ricaduta della presenza di un aeroporto il cui bacino di utenza è molto vasto.

9. Enti in stato di dissesto finanziario.

L’articolo 4, comma 208, della legge finanziaria dell’anno 2004 dispone che non debbano trovare applicazioni le disposizioni che regolano l’assunzione di mutui per il risanamento degli enti locali dissestati e la contribuzione erariale sugli oneri di ammortamento degli stessi. Viene altresì eliminata la riserva a favore dei soli enti la cui deliberazione di dissesto sia stata adottata anteriormente all’entrata in vigore della legge costituzionale n. 3 del 2001, precedentemente prevista dalla legge 27 dicembre 2002, n. 289 e stanziata la somma annua di 600.000 euro per il triennio 2004 – 2006 finalizzato ad agevolare la gestione liquidatoria degli enti in stato di dissesto finanziario

10. Disposizioni diverse.

10.1. Alta Commissione di Studio per il federalismo fiscale.

L’articolo 3 della legge n. 289 del 2002 ha previsto, in funzione dell’attuazione del titolo V della parte seconda della Costituzione ed in attesa della legge quadro sul federalismo fiscale, l’istituzione dell’Alta Commissione di studio per il federalismo fiscale, con il compito, di indicare al Governo - sulla base dell’accordo da raggiungersi ai sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, in sede di Conferenza unificata tra Stato, regioni ed enti locali sui meccanismi strutturali del federalismo fiscale - i principi generali del coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, ai sensi degli articoli 117, , terzo comma, 118 e 119 della Costituzione

L’articolo 2, comma 18 della legge finanziaria per l’anno 2004, proroga al 30 settembre 2004 il termine entro il quale l’Alta Commissione di Studio presenta al Governo, la prescritta relazione. Conseguentemente, viene modificato il termine entro il quale il Governo presenta al Parlamento la relazione nella quale viene dato conto degli interventi, anche di carattere legislativo, necessari per dare attuazione all’articolo 119 della Costituzione (più precisamente viene indicato nei trenta giorni successivi alla presentazione della relazione dell’Alta Commissione di Studio).

Viene altresì previsto nel caso di mancato adempimento entro i termini prescritti, lo scioglimento della Commissione, nel qual caso il Governo riferirà, entro il 31 ottobre 2004, al Parlamento i motivi per i quali non ha ritenuto di proporre al Parlamento l’attuazione dell’articolo 119 della Costituzione.

10.2. Lettura dell’articolo 119 della Costituzione.

L’articolo 3, comma 16 della legge finanziaria per l’anno 2004 fornisce una chiave di lettura dell’articolo 119, sesto comma, della Costituzione. La legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, ha, infatti, costituzionalizzato il principio in base al quale i comuni, le province, le città metropolitane e le regioni possono ricorrere all’indebitamento e quindi acquisire risorse finanziarie aggiuntive presso terzi esclusivamente per il finanziamento delle spese di investimento, escludendo ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.

Tale principio è stato più volte ribadito in precedenti disposizioni di legge in materia di finanza locale e, da ultimo, dal testo unico dell’ordinamento degli enti locali.

Vengono escluse le società di capitali costituite per l’esercizio di servizi pubblici. Tuttavia i comuni, le province, le città metropolitane e le regioni non possono ricorrere all’indebitamento per il finanziamento di conferimenti rivolti alla ricapitalizzazione di aziende o società finalizzata al ripiano di perdite. A tutela di ciò l’istituto finanziatore, in sede istruttoria, è tenuto ad acquisire dall’ente l’esplicazione specifica sull’investimento da finanziare e l’indicazione che il bilancio dell’azienda o della società partecipata, per la quale si effettua l’operazione, relativo all’esercizio finanziario precedente l’operazione di conferimento di capitale, non presenta una perdita di esercizio.

I successivi commi 16 e 17 forniscono la definizione di investimento ed individuano le fattispecie rientranti nelle predette nozioni.

In particolare, viene specificato, costituiscono indebitamento, agli effetti dell’articolo 119, sesto comma, della Costituzione, l’assunzione di mutui, l’emissione di prestiti obbligazionari, le cartolarizzazioni (e quindi le cessioni di crediti) di flussi futuri di entrata non collegati a un’attività patrimoniale preesistente e le cartolarizzazioni con corrispettivo iniziale inferiore all’85 per cento del prezzo di mercato dell’attività oggetto di cartolarizzazione valutato da un’unità indipendente e specializzata.

Costituiscono, inoltre, indebitamento le operazioni di cartolarizzazione accompagnate da garanzie fornite da amministrazioni pubbliche e le cartolarizzazioni e le cessioni di crediti vantati verso altre amministrazioni pubbliche. Non costituiscono indebitamento, viene precisato dalla legge finanziaria per l’anno 2004, agli effetti del citato articolo 119, le operazioni che non comportano risorse aggiuntive, ma consentono di superare, entro il limite massimo stabilito dalla normativa statale vigente, una momentanea carenza di liquidità e di effettuare spese per le quali è già prevista idonea copertura di bilancio. Modifiche alle predette tipologie di indebitamento sono disposte con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentito l’ISTAT, sulla base dei criteri definiti in sede europea.

Ai fini di cui all’articolo 119, sesto comma, della Costituzione, costituiscono investimenti:
a) l’acquisto, la costruzione, la ristrutturazione e la manutenzione straordinaria di beni immobili, costituiti da fabbricati sia residenziali che non residenziali;
b) la costruzione, la demolizione, la ristrutturazione, il recupero e la manutenzione straordinaria di opere e impianti;
c) l’acquisto di impianti, macchinari, attrezzature tecnico-scientifiche, mezzi di trasporto e altri beni mobili ad utilizzo pluriennale;
d) gli oneri per beni immateriali ad utilizzo pluriennale;
e) l’acquisizione di aree, espropri e servitù onerose;
f) le partecipazioni azionarie e i conferimenti di capitale, nei limiti della facoltà di partecipazione concessa ai singoli enti mutuatari dai rispettivi ordinamenti;
g) i trasferimenti in conto capitale destinati specificamente alla realizzazione degli investimenti a cura di un altro ente od organismo appartenente al settore delle pubbliche amministrazioni;
h) i trasferimenti in conto capitale in favore di soggetti concessionari di lavori pubblici o di proprietari o gestori di impianti, di reti o di dotazioni funzionali all’erogazione di servizi pubblici o di soggetti che erogano servizi pubblici, le cui concessioni o contratti di servizio prevedono la retrocessione degli investimenti agli enti committenti alla loro scadenza, anche anticipata. In tale fattispecie rientra l’intervento finanziario a favore del concessionario di cui al comma 2 dell’articolo 19 della legge 11 febbraio 1994, n. 109;
i) gli interventi contenuti in programmi generali relativi a piani urbanistici attuativi, esecutivi, dichiarati di preminente interesse regionale aventi finalità pubblica volti al recupero e alla valorizzazione del territorio.

Questa minuziosa normativa si è resa necessaria in relazione a quanto riportato nell’articolo 30 della legge n. 289 del 2002 che sancisce la nullità dei contratti di mutuo sottoscritti in violazione di tale precetto ed introduce pesanti sanzioni nel caso dell’assunzione di mutui per spese diverse da quelle di investimento, rinnovando la responsabilità a carico degli amministratori, che hanno assunto la relativa delibera.

10.3. Impieghi delle entrate da alienazione di beni patrimoniali.

In particolare, l’articolo 3, comma 28, della legge n. 350 del 2003, da facoltà agli enti locali di poter utilizzare le entrate derivanti dal plusvalore realizzato con l’alienazione dei beni patrimoniali, compresi i beni immobili, per spese aventi carattere non permanente per le finalità di cui all’articolo 187, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e quindi:
a) per il reinvestimento delle quote accantonate per ammortamento;
b) per la copertura dei debiti fuori bilancio riconoscibili a norma dell'articolo 194;
c) per i provvedimenti necessari per la salvaguardia degli equilibri di bilancio di cui all'articolo 193;
d) per il finanziamento di spese di investimento.

10.4. Disposizioni in materia di acquisto di beni e servizi e CONSIP.

L’articolo 3, comma 166, della legge finanziaria per l’anno 2004 sancisce l’abrogazione di alcune disposizioni in materia di spesa delle amministrazioni pubbliche sancite dalla legge 27 dicembre 2002, n. 289 e successive modifiche ed integrazioni, ridimensionando di fattole funzioni alla stessa conferite.

Le modifiche apportate al sistema di acquisto tramite CONSIP si sono rese necessarie per gli scarsi risultati raggiunti, in particolare, tra gli enti locali e per rimuovere gli ostacoli e le rigidità che incontravano le pubbliche istituzioni.

In particolare, viene sostanzialmente abrogato l’articolo 24 delle legge finanziaria per l’anno 2003, in materia di acquisto di beni e servizi ad eccezione dell’ultimo periodo del comma 3, nonché dei commi 6-bis e 7. Il risultato è stato una sostanziale riduzione dei vincoli in sede di acquisto di beni e servizi.

Tra le modifiche apportate spicca la sostanziale inversione di tendenza operata attraverso l’eliminazione dell’obbligo di ricorso alle convenzioni CONSIP, trasformata in una mera facoltà per gli enti locali nonché dell’obbligo di utilizzare i relativi parametri di qualità e prezzo in sede di acquisto autonomo di beni che possano essere comparabili con quelli oggetto di convenzionamento.

10.5. Tariffa del servizio di gestione del ciclo dei rifiuti urbani.

La legge finanziaria per l’anno 2004 prevede, la proroga da quattro a cinque anni della durata massima della fase di transizione entro la quale gli enti locali che abbiano raggiunto nell’anno 1999 un grado di copertura dei costi superiore all’85%, sono tenuti a raggiungere la piena copertura dei costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani attraverso la tariffa. Lo slittamento si è reso necessario per attenuare le modalità di passaggio al sistema a tariffa al fine di non aggravare la pressione tributaria e tariffaria sui cittadini.

11. Conclusioni.

La limitata consistenza della dotazione delle risorse finanziarie assegnate agli enti locali ed ai restanti settori del comparto pubblico con la legge finanziaria per l’anno 2004, derivante proprio dalle restrizioni imposte per esigenze di bilancio, in conseguenza degli impegni assunti dal nostro Paese nei confronti dell’Unione europea ed al patto di stabilità e crescita, ha indubbiamente inciso in ordine al contenuto della stessa. Ciò deriva dalla necessità di proseguire, in analogia a quanto avviene in diversi paesi europei, il percorso di risanamento delle finanze pubbliche nazionali per cui l'attuale situazione internazionale ed europea non sembrano ancora consentire al momento consistenti margini di alleggerimento nella politica di bilancio statale se si vuole perseguire l’obiettivo di un’ economia bilanciata e con prospettive di espansione. Nelle scelte di rilievo operate dal legislatore sembra aver pesato anche la politica di contenimento della pressione fiscale e tariffaria, in tal senso la sospensione, fino al 31 dicembre 2004, degli effetti degli aumenti delle addizionali IRPEF deliberati.

Emergono, comunque, seppure in un contesto di riduzione dei trasferimenti elementi di continuità, in armonia con il cammino intrapreso nel corso degli ultimi anni, quali:
- la tendenza ad un adeguamento dei contributi al tasso di inflazione programmato ed, in particolar modo, la destinazione di una consistente quota dei contributi aggiuntivi a disposizione della progressiva riduzione dei differenziali, in termini di risorse, ancora esistenti tra enti similari, annosa problematica questa scaturente dalle norme di finanza locale succedutesi, in particolare, nel periodo dalla fine degli anni ’70 sino al 1990 che hanno previsto criteri di ripartizione dei trasferimenti erariali agganciati alla “spesa storica”;
- la prosecuzione, attraverso incentivi finanziari, della politica di riduzione dei costi nella gestione dei servizi degli enti locali, realizzata favorendo la gestione dei servizi in forma associata ed il conseguimento di “economie di scala”;
- l’attenzione posta nei confronti dei comuni di minore dimensione demografica in ordine agli investimenti.


inizio pagina  |  Icona Invia  |  Invia Icona Stampa  |  Stampa