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ANALISI DEL DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE ECONOMICO FINANZIARIA 2002-2006

A CURA DI STEFANO DACCO'

1. Scopo e analisi normativa.

La programmazione dello Stato avviene in base a diversi strumenti. Il primo degli strumenti è il documento di programmazione economico finanziaria (DPEF) che analizza il quadro generale in cui si agisce e detta gli obiettivi e i mezzi per la loro realizzazione.

Il DPEF concretizza la sua azione nel bilancio annuale, nel bilancio pluriennale, nella legge finanziaria annuale e nei collegati alla finanziaria.

E’ importante sottolineare la correlazione fra tutti questi strumenti. In effetti si ha la sensazione che il DPEF non sia visto come il documento di base degli altri strumenti ma avulso e da confrontare con i successivi DPEF nel tempo.

Una buona programmazione è premessa indispensabile per la realizzazione degli obiettivi.

Si è discusso a lungo, poi, sui contenuti da assegnare alla legge finanziaria e cio è se sia preferibile una legge finanziaria che contenga sia gli obiettivi macroeconomici che norme di dettaglio per realizzare tali obiettivi oppure una finanziaria asciutta, con i soli obiettivi macroeconomici seguita da leggi di dettaglio i cosiddetti collegati.

Dopo un periodo di finanziarie onnicomprensive si è ora giunti, da qualche anno, a sposare la seconda tesi.

Il DPEF poi si è articolato su un periodo triennale, poi quadriennale e dal 2002 su un periodo quinquennale. Il periodo in questo caso è stato determinato in ordine al termine previsto per la legislatura e per definire gli obiettivi da realizzare da parte del Governo nello stesso periodo.

In seguito si intende evidenziare la struttura del DPEF 2002-2006, analizzarne i contenuti, le modifiche apportate dal Governo in Parlamento, l’approvazione da parte del Parlamento, i commenti del Governo, della Confindustria, dei Sindacati e del comparto delle Autonomie locali.

2.  Struttura del DPEF.

E’ articolato su cinque capitoli in cui i primi due indicano il contesto nazionale e internazionale, i successivi due analizzano gli obiettivi della programmazione ed il quinto è di raccordo fra il DPEF e gli altri documenti di bilancio.

Il primo capitolo esamina il quadro economico internazionale, le due Europe per concludere sottolineando le regole europee per la stabilità, l’equilibrio finanziario e le riforme strutturali.

Il secondo capitolo riguarda il quadro tendenziale dell’economia italiana. Inizia con il quadro di partenza della finanza pubblica del 2001 e prevede una nota di aggiornamento al DPEF 2001-2004. Prosegue con il quadro macroeconomico nel 2001 e illustra l’andamento tendenziale dell’economia italiana e della finanza pubblica dal 2002 al 2006.

Il terzo capitolo disamina gli obiettivi per l’intera legislatura e le decisioni di politica nei vari settori, con una premessa sui provvedimenti dei primi 100 giorni e sulla politica di bilancio basata su meno tasse, meno spesa corrente e pi ù investimenti pubblici in condizione di equilibrio finanziario.

Il quarto capitolo preconizza l’andamento programmatico dell’economia e della finanza pubblica italiana sino al 2006 distinguendo tra economia e conti pubblici. Il capitolo conclude ipotizzando l’effetto di un diverso quadro internazionale sull’economia italiana.

Il quinto ed ultimo capitolo  focalizza l’attenzione sulle regole da seguire nella sessione di bilancio ed in particolare definisce i tipi di collegati alla finanziaria 2002.

3. Analisi dei contenuti del DPEF.

I contenuti sono desunti in grande parte dalla sintesi e conclusioni premessi al DPEF appuntando il principale interesse sulle ragioni economiche dello sviluppo che rendono possibile l’allineamento della crescita alle reali potenzialità del paese e sulle conseguenze che ne derivano.

Nel paragrafo sono esaminate le ragioni economiche e la politica di interventi, i conti pubblici italiani, le ulteriori analisi del DPEF, gli indicatori economici di risultato e la sessione di bilancio.

3.1 Le ragioni economiche e la politica di interventi.

L’economia italiana è in gran parte (e come una parte non marginale dell’economia europea) caratterizzata da un eccesso di “fattori-vincolo” e di “fattori-ostacolo”. Questi fattori bloccano e/o frenano l’economia.

In questo scenario è insieme necessario e possibile realizzare interventi che riducono costi, sbloccano risorse, accrescono le “chances” di sviluppo, e correggono le aspettative.

Gli effetti di questa politica di interventi possono manifestarsi, positivamente, sui fattori essenziali nella strategia dello sviluppo: sul lavoro, sulle infrastrutture, sul capitale materiale ed immateriale, sull’innovazione, sulla motivazione a produrre, ed a investire, a ristrutturare, nel complesso a lavorare per raggiungere gli obiettivi.

Il programma di Governo annuncia ed impegna ad una legislatura caratterizzata da intense riforme istituzionali.

Molte di queste hanno effetti estesi, dalla politica all’economia.

Si indicano, tra le riforme, la devoluzione di poteri, la digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni, la nuova politica legislativa, le riforme economiche e la strategia delle riforme.

3.1.1 Devoluzione di poteri , dallo Stato alle regioni.

L’operazione non è solo trasferimento di poteri politici,  ma anche apertura di vastissimi settori di attività (sanità, istruzione) ad operatori diversi da quelli organizzati nella forma burocratica classica.

Con la devoluzione acquistano in specie nuove e vastissime possibilità di ingresso nella catena della produzione di servizi alle persone tanto il mercato, quanto il c.d. “Terzo settore”: famiglie, volontariato, mutue, fondazioni, etc.. Questi operatori porteranno nuove idee e nuove energie e nuovi modi per soddisfare i bisogni dei cittadini.

3.1.2 La “digitalizzazione” delle pubbliche amministrazioni,

L’attività non solo incrementa sostanzialmente l’efficienza della Pubblica Amministrazione, ma mette in rete una quantità enorme di dati, così moltiplicando esponenzialmente le possibilità di sviluppo. Il così chiamato “e-government” è uno strumento di grande importanza da usare in Italia come si sta facendo in altri paesi.

3.1.3 La nuova politica legislativa.

La nuova politica legislativa, mirata a “codificazioni” e “testi unici”, produce certezza del diritto che contribuisce allo sviluppo dell’economia. Fattore questo essenziale, nella competizione economica, che postula corpi di leggi semplici e chiare e possibilmente stabili.

3.1.4 Le riforme economiche.

Si parte dalla riforma fiscale dell’imposta sui redditi delle persone fisiche (basata su due aliquote fondamentali: 23%, 33%) e previdenziale (basata sul “secondo pilastro” della previdenza integrativa e/o complementare). Una parte significativa delle riforme è anticipata dagli interventi di carattere straordinario, sviluppati nella logica tipica dei “100 giorni”.

3.1.5 Strategia delle riforme.

Nel suo insieme, la “strategia delle riforme” è mirata ad un obiettivo, soggetta ad un vincolo.

L’obiettivo è verso lo sviluppo e riallineare la crescita dell’economia alle reali potenzialità del paese, che sono enormemente maggiori, rispetto a quelle espresse nel corso dell’ultimo decennio.

Il vincolo è promuovere e garantire bassa inflazione e finanza pubblica in equilibrio.

La strategia è coerente con gli impegni concordati con i nostri “partners” europei.

Tra l’obiettivo ed il vincolo, così determinati, c’ è una relazione reciproca, strutturale. L’obiettivo di sviluppo interessa infatti, congiuntamente e positivamente, tanto il settore privato quanto il settore pubblico. Il vincolo determina l’intensità e la qualità della politica di bilancio.

3.2 I conti pubblici italiani.

Dall’analisi dei conti pubblici italiani emerge a questo specifico proposito, la fondamentale criticità della crescente dissociazione, tra “indebitamente netto di competenza” e “fabbisogno di cassa”; è opportuno definire i concetti per poi analizzare la criticità.

Si esaminano le voci di contabilità nelle sue due componenti principali (indebitamento netto e fabbisogno di cassa) e le azioni per controllarli.

3.2.1 Una delle particolarità della finanza pubblica italiana è costituita dalla coesistenza di due fondamentali voci di contabilità:

a)  “l’indebitamento netto”, costruito in termini di competenza (credito e debiti, con esclusione delle partite finanziarie);

b)  il “fabbisogno di cassa”, che fa riferimento ai flussi di cassa (incassi e pagamenti”;

l’indebitamento netto di competenza” è il primo parametro rilevante, in sede europea, ai fini del patto di stabilità e crescita.

La scelta di questo parametro è stata, in specie, mirata ad evitare che i paesi limitassero nel breve termine il controllo alle spese di cassa, lasciando lievitare le spese di competenza.

Occorre definire l’indebitamento netto della Pubblica Amministrazione, stimato in Italia per il 2001.

3.2.2 Stima dell’indebitamento netto.

Secondo le ultime stime e previsioni della Ragioneria generale dello Stato ( vedi all. n. 1), l’indebitamento netto il 2001:

a)  sarà pari a circa 44.500 miliardi di lire;

b)  così da raggiungere l’1,9% del Prodotto Interno Lordo (PIL).

Ne emerge un’ulteriore deficit di 25.500 miliardi di lire in pi ù rispetto ai circa 19.000 miliardi di lire (pari allo 0,8% del PIL) dichiarati dal precedente Governo ed assunti come impegno in sede europea.

3.2.3 Fabbisogno di cassa.

Fino al 1999, l’indebitamento netto di competenza ed il fabbisogno di cassa sono andati approssimativamente di pari passo.

In ragione d’anno, lo scostamento tra le voci, in pi ù o in meno, ha oscillato intorno a 5.000-10.000 miliardi di lire.

In seguito il divario si è acuito sino a raggiungere nel 2001 oltre 90.000 miliardi di lire.

Si possono ora formulare due ipotesi essenziali: la prima ipotesi ciò che conta è solo l’indebitamento netto di competenza.

Nella seconda ipotesi pur essendo vero che agli effetti del patto di stabilità conta soprattutto l’indebitamento netto di competenza è necessario controllare l’esplosione del fabbisogno di cassa del settore pubblico che, attualmente  arrivato a 93.000 miliardi di lire, è un oggettivo indiscutibile segnale di allarme.

3.2.4 Azioni per controllare i fabbisogni e l’indebitamento.

Ciò giustifica la prudenza con cui pare corretto formulare la previsione per l’indebitamento nel 2001. Ne deriva in specie che, data l’interazione tra fabbisogno di cassa ed indebitamento netto di competenza, è prudente l’ipotesi che, in proiezione, a fine 2001 il deficit possa arrivare a 2,6% del PIL. Quindi, occorre agire subito, con un programma che colmi lo scostamento tra la stima della Ragioneria Generale dello Stato, pari all’1,9% del PIL, e l’obiettivo europeo.

In questo scenario è indispensabile:

-  rallentare la trasformazione del fabbisogno di cassa in indebitamento netto e ridurre con serietà e sistematicità l’indebitamento netto;

-  attuare il programma di dismissioni preventivate e non realizzate, nonché ampliarne la portata;

-  lanciare quanto pi ù possibile lo sviluppo;

-  su questa base, coperto il disavanzo e capitalizzato lo sviluppo, con la maggiore velocità ed intensità possibile potrà essere lanciata la fondamentale e necessaria riforma fiscale;

-  i cui tempi di attuazione saranno dunque condizionati proprio dalla induzione del disavanzo.

In sintesi, è un’azione che inizia e si sviluppa nel 2001 nel campo del lavoro, degli investimenti, del mercato dei capitali, (fondi pensione, fondi immobiliari, nuovo diritto societario, rimpatrio di capitali dall’estero), della privatizzazione, della liberalizzazione, della semplificazione, del contenimento della spesa sanitaria, della previdenza e della devoluzione.

3.3 Ulteriori analisi.

E’ opportuno dare ulteriori indicazioni sugli obiettivi di alcuni importanti settori. In generale la politica economica del Governo punta a stabilire le basi per un balzo strutturale permanente del tasso di crescita dal 2 al 3 per cento. Per ottenere l’obiettivo sono necessari gli interventi già delineati al punto 3.2.4 qui, per i punti ritenuti pi ù importanti quali: la manovra di riduzione della pressione fiscale e di contenimento della spesa corrente; la scuola, la ricerca e le infrastrutture; i beni pubblici da tutelare e da sviluppare; il riordino della Pubblica Amministrazione, del mercato del lavoro e della previdenza; il rilancio del Mezzogiorno.

3.3.1 Manovra di riduzione della pressione fiscale e di contenimento della spesa corrente.

Si intende varare una riforma fiscale complessiva tesa a ridurre la pressione fiscale complessiva dell’1 per cento all’anno per cinque anni.

Per quanto riguarda le persone fisiche la riforma mirerà a rendere pi ù equo e progressivo il carico delle imposte facendo riferimento al nucleo familiare come soggetto di imposta. Si prevede l’esenzione completa per i redditi inferiori a 22 milioni di lire in funzione della composizione del nucleo familiare.

Per le società l’aliquota sarà del 33 per cento e la riforma tenderà ad azzerare l’IRAP sostituendola con una partecipazione delle regioni al gettito IRPEG.

Le imposte saranno semplificate e ridotte dalle attuali cento a solo otto principali e sarà introdotto un Codice fiscale sostitutivo delle oltre 3000 leggi fiscali esistenti.

Si propone inoltre una riduzione delle aliquote dei contributi sociali dell’un per cento all’anno e ciò a favore sia delle imprese che dei lavoratori.

Sul fronte della spesa corrente si propone il contenimento della crescita per circa l’un per cento del PIL all’anno ottenuto con la riduzione della spesa per acquisto di beni e servizi e la diminuzione dei contributi alle imprese.

Per l’andamento della spesa pensionistica, nell’ambito della verifica prevista in autunno, occorrerà determinare, anche attraverso la liberalizzazione dell’età di pensionamento, una pi ù contenuta dinamica di crescita rispetto alle tendenze in atto.

Le riforme fiscali possono essere diversamente formulate in dipendenza del rientro dal deficit in precedenza segnalato.

Sono anche previste l’adeguamento ad un milione al mese delle pensioni sociali pi ù basse ed un contenimento degli stipendi della Pubblica Amministrazione (P.A.) al tasso di inflazione programmata con una maggiorazione dell’un per cento destinato alla produttività. Infine a partire dal 2002 si intende ridurre dell’1 per cento all’anno l’occupazione complessiva della P.A..

3.3.2 Scuola, ricerca ed infrastrutture  materiali ed immateriali.

Un particolare riguardo si ha verso la formazione tramite la riforma del sistema educativo nazionale nell’ambito di un assetto “federalista” dello Stato.

Altro punto fondamentale è l’innovazione tecnologica  da sostenere anche con apposita norma di tutela delle invenzioni e delle telecomunicazioni. Sono patrocinati soluzioni di e- procurement  per gli acquisti (acquisti in via telematica) e di affidamento all’esterno dei servizi.

Infine è posto come ulteriore obiettivo il potenziamento delle infrastrutture definendo come aree di intervento prioritarie il sistema idrogeologico, il sistema idrico ed il sistema dei trasporti.

3.3.3 Beni pubblici da tutelare e sviluppare.

Si segnalano  gli interventi nel campo dell’ambiente, della sanità e della sicurezza

Per l’ambiente si intende ridurre le risorse naturali utilizzate per  produrre, impostando la programmazione economica tenendo conto delle esigenze ambientali e garantendo una migliore efficienza della gestione delle risorse e dei rifiuti.

Obiettivo generale nella sanità è il contenimento delle spese con il meccanismo dell’e-procurement nell’acquisto di beni e servizi ed il contenimento della spesa farmaceutica. Si sottolinea l’importanza anche del miglioramento degli stili di vita utilizzando l’informazione alla popolazione alla scuola ed ai medici. Infine con la devoluzione del servizio alle regioni si intende sostituire meccanismi rigidi da adottarsi da tutti con modelli adatti alle realtà locali.

Per la sicurezza si intende procedere ad una redistribuzione territoriale delle forze di polizia e ad un ammodernamento e potenziamento tecnologico della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. E’ previsto il potenziamento della protezione civile e una prevenzione dei rischi del settore idrogeologico e sismico.

Nel settore della sicurezza è citata anche la finanza locale per la quale si prevedono interventi a sostegno degli enti locali, anche in relazione a nuove funzioni attribuite o da attribuire in una visione che non prescinda da una concezione di sicurezza civile partecipata e condivisa.

3.3.4 Riordino della Pubblica Amministrazione (P.A.), del mercato del lavoro e della previdenza.

Il riordino organizzativo della P.A. è improntato ai criteri di forte snellimento delle strutture con ricorso all’affidamento esterno, di eliminazione della proliferazione di Agenzie ed enti non economici che spesso non corrispondono ad effettive esigenze di interesse pubblico.

Per il mercato del lavoro si intende promuovere l’incremento del tasso di occupazione attraverso l’emersione del sommerso, la partecipazione al mercato del lavoro dei gruppi a rischio di esclusione sociale e la sperimentazione del lavoro a tempo parziale e di nuove tipologie contrattuali.

La riforma della previdenza sarà basata sulla flessibilità di scelta del periodo in cui andare in pensione, sulla certezza dei diritti, sull’equità dei trattamenti all’interno delle stesse generazioni e tra le diverse generazioni ed infine sulla giustizia sociale nei confronti dei pi ù bisognosi.

3.3.5 Il rilancio del Mezzogiorno.

La manovra generale prevede l’accelerazione degli investimenti pubblici in infrastrutture materiali ed immateriali con assegnazione di risorse e semplificazioni procedurali.

Gli investimenti pubblici devono accelerare la ripresa degli investimenti privati nella comunicazione e nella logistica. Si intende contemporaneamente promuovere il rinnovamento urbano e la dotazione di infrastrutture civili rafforzando le condizioni di sicurezza e legalità.

Gli investimenti privati saranno incentivati con la detassazione, la semplificazione degli adempimenti burocratici e attraverso incentivi automatici.

E’ importante che tutte le risorse nazionali ed europee vengano utilizzate e per ottenere il risultato verranno intraprese misure per l’identificazione ed attuazione dei progetti. Saranno istituiti meccanismi premiali di incentivazione come quello europeo che lega la ripartizione di un fondo 9.000 miliardi di lire (rappresentanti il 10 per cento delle risorse del programma) ai risultati conseguiti valutati con 20 indicatori di efficienza ed efficacia.

3.4 Indicatori economici di risultato.

Tra gli indicatori economici di risultato sono analizzati l’andamento programmatico dell’economia italiana e dei conti pubblici italiani dal 2001 al 2006 nonché l’andamento dell’economia internazionale.

3.4.1 Andamento programmatico dell’economia italiana dal 2001 al 2006.

In base alle manovre di politica economica indicate in precedenza si tende a riportare il tasso di crescita del PIL a livelli europei. Infatti dall’ allegato 2 si vede che da periodi di elevata crescita (vicino al 6 per cento negli anni dal 1952 al 1970) si e poi è avuto un decennio di crescita fino al 1980 intorno al 3 per cento per poi scendere sino al 2000 al di sotto del 2 per cento risalendo di poco al di sopra di tale livello nel 2001. Nel quinquennio dell’attuale DPEF si riporta il tasso medio di crescita al di sopra del 3 per cento.

La manovra comprime la spesa corrente con conseguente riduzione della pressione fiscale e con effetto incentivante sull’offerta di fattori produttivi. La dinamica della crescita si rifletterà positivamente sui conti pubblici. Gli andamenti cennati, unitamente al calo della spesa per interessi indotta da una dinamica discendente dello stock di debito, conseguiranno l’obiettivo di pareggio del bilancio nel 2003 ( allegato 3) nel rispetto del Patto di stabilità europeo.

L’evoluzione pi ù dinamica delle forze di lavoro diminuirà il tasso di disoccupazione dal 9,8 al 7 per cento ( allegato 4) nel 2006 portandola a medie europee.

Infine l’inflazione programmata fissata nel 2002 all’1,7 per cento scenderà dal 2004 all’1 per cento stabile sino al 2006. Il quadro programmatico consente di sostenere incrementi delle retribuzioni superiori all’inflazione dell’1 per cento il cui potere d’acquisto è rafforzato dalla riduzione fiscale. Infine, i miglioramenti di produttività consentono gli aumenti del costo del lavoro al di sotto dello stesso tasso di inflazione.  Per ulteriori confronti vedere le tabelle allegate 3 e 4 .

3.4.2 Andamento programmatico dei conti pubblici nel 2001-2006.

Vi è nel 2001 uno scostamento pronunciato dell’indebitamento netto che da programma deve essere contenuto nei limiti dello 0,8 per cento del PIL con le manovre a breve prima esposte. Il conseguente avanzo primario è del 5,4 per cento del PIL.

Negli anni successivi l’azione di contenimento della spesa corrente verrà rafforzata consentendo di finanziare un ulteriore progressiva riduzione della pressione fiscale.

Gli andamenti descritti, unitamente ai minori oneri della spesa per interessi per effetto della riduzione del l’attuale debito pubblico consentiranno di ottenere dal 2003, come risulta dall’ allegato 4, il pareggio finanziario per adempiere al Patto di stabilità europeo.

3.4.3 Andamento dell’economia internazionale.

L’andamento dell’economia internazionale presenta forti margini di incertezza. L’incertezza della ripresa economica degli USA, l’eventuale prolungarsi della recessione giapponese, la crisi finanziaria di alcuni paesi emergenti con conseguenze sistemiche, l’oscillazione del mercato del petrolio costituiscono fattori di rischio legati al quadro internazionale. L’economia italiana e quella europea possono esserne fortemente influenzati. Gli andamenti dell’economia italiana sono stati disegnati in relazione al quadro internazionale fissato dal Fondo monetario internazionale, dall’OCSE e dalla Commissione europea. Non è da escludere che le variabili pi ù rilevanti del quadro (la crescita del commercio mondiale, il prezzo del petrolio, il tasso di cambio dell’euro e i tassi di interesse) possono assumere un diverso profilo.

Si possono assumere due scenari internazionali uno sfavorevole, l’altro favorevole.

Nel primo scenario si assume un rallentamento pronunciato della crescita del commercio mondiale, un marcato aumento dei prezzi petroliferi, una perdita di valore della moneta europea ed un aumento dei tassi di interesse. La combinazione di eventi comporta l’aumento delle pressioni inflazionistiche ed il rallentamento dell’economia mondiale e, come conseguenza, lo spostamento di capitali verso gli USA con il conseguente rafforzamento del dollaro. In tale scenario l’economia italiana diminuisce il tasso di crescita. La componente della domanda maggiormente colpita è l’export ed il tasso di inflazione aumenta rispetto a quello programmatico.

Lo scenario favorevole conduce ad una maggiore crescita e minore inflazione rispetto al quadro programmatico e nella finanza pubblica si determina un miglioramento proporzionalmente maggiore rispetto al quadro negativo.

In sintesi il quadro sfavorevole ha effetti limitati sull’economia italiana mentre quello favorevole consente di accelerare tangibilmente la riduzione del debito e della pressione tributaria.

3.5 La sessione di bilancio.

I propositi del Governo sono la costruzione del consueto disegno di legge di bilancio, di un disegno di  legge finanziaria asciutta, cio è redatta in termini macroeconomici, e di collegati alla finanziaria.

Per il bilancio la costruzione deve essere redatto a base zero ripensando dalle fondamenta l’opportunità degli interventi pubblici nei diversi settori.

Intenzione del Governo è di far convergere la competenza con la cassa evitando le discrasie dei precedenti esercizi.

La finanziaria conterrà , come già detto, esclusivamente il valore dei saldi, l’eventuale regolazione delle aliquote fiscali e le tabelle.

Infine, osservando la struttura del bilancio e verificando le informazioni indispensabili, emerge la necessità di migliorane la leggibilità, di ampliarne il contenuto e di fare del bilancio un efficace strumento di governo dei flussi.

Ciò comporta la modifica della legge di contabilità nel senso di privilegiare la ripartizione per funzioni della spesa e l’inclusione di ulteriori comparti oltre quello dell’Amministrazione  statale.

4. Modifiche del DPEF apportate dal Governo in Parlamento e risoluzione del Parlamento sul DPEF.

Il Governo ha  presentato nel corso del dibattito parlamentare sul DPEF una nota integrativa alla risoluzione che completa  i dati programmatici su deficit annuale - PIL e debito consolidato – PIL. 

Con la nota per il 2001 e 2002 la pressione fiscale rimane invariata al 42 per cento e si colloca al 38,2 per cento nel 2006  con una riduzione complessiva  del 3,8 per cento nell’intero periodo.

La manovra complessiva nel 2002 dovrebbe ammontare a lire 6.200 miliardi e discende dal rapporto deficit annuale - PIL che dallo 0,8 presumibile del 2001 deve scendere allo 0,55 nel 2002 richiesto dalla Unione europea per poi azzerare il deficit nel 2003.

Subisce, infine uno slittamento  la previsione di far scendere il rapporto debito consolidato – PIL sotto il 100 per cento  nel 2003.

In definitiva il Parlamento con risoluzione del 31 luglio 2001, valuta  positivamente che il documento è stato redatto per un periodo di cinque anni in modo da delineare il complesso delle politiche  che il Governo intende attuare nel corso dell’intera legislatura.

La risoluzione poi impegna il Governo sulla base del DPEF 2001 - 2006  su alcuni argomenti quali gli obiettivi di carattere macroeconomico, le politiche nell’ambito dell’Unione europea, le politiche di settore, gli obiettivi di finanza pubblica, l’assetto degli strumenti di finanza pubblica  e l’articolazione della manovra di finanza pubblica per il 2002.

I diversi aspetti sono di seguito esaminati in sintesi.

4.1 Gli obiettivi di carattere macroeconomico.

Si sottolinea in particolare il richiamo ad effettuare il processo di devoluzione dei poteri dallo Stato alle regioni al fine di garantire un significativo aumento del tasso di crecita del PIL per tutto l’arco della legislatura ed in coerenza con l’obiettivo di salvaguardare la solidarietà sociale.

Altre raccomandazioni sono la riduzione del tasso di disoccupazione e l’aumento del tasso di occupazione, ad evitare spinte inflazionistiche derivanti dall’aumento non controllato del PIL e a sostenere la domanda interna anche con riduzione della pressione fiscale a favore delle famiglie e delle imprese.

Infine, per quanto riguarda il Mezzogiorno, a realizzare tassi crescita dell’economia superiori a quelli medi nazionali e a consentire investimenti mediante la previsione di regimi fiscali pi ù favorevoli.

4.2 Le politiche nell’ambito dell’Unione europea

Si indica in primis un obiettivo di politica monetaria consistente nelle misure idonee a trasformare l’Europa in un’area monetaria ottimale per affrontare le difficoltà derivanti da congiunture avverse.

Ulteriori impegni sono quelli derivanti dall’allineamento delle normative a quelle europee, la modifica dei parametri per le aree depresse in relazione all’ingresso nell’Unione europea di nuovi partners, la piena liberazione regolata allo stesso livello nei diversi paesi del mercato europeo del gas e dell’elettricità ed a sviluppare la cooperazione internazionale quale strumento essenziale nella lotta alla povertà.

4.3 Politiche di settore.

Si prevedono politiche di intervento su tutte le materie dai tributi,  alla previdenza, all’assistenza, alla scuola, alla formazione, alla dotazione di infrastrutture in particolare nel Mezzogiorno, al settore idrico, al risanamento ambientale, alla telecomunicazione, all’ammodernamento del settore dell’autotrasporto, alle operazioni di privatizzazione ed alla dismissione di partecipazioni pubbliche, all’incentivazione delle attività produttive, all’integrale informatizzazione della pubblica amministrazione, al sostegno dell’agricoltura italiana, a sostenere il ruolo delle famiglie e del terzo settore a beneficio delle categorie svantaggiate ed a migliorare gli standard qualitativi del sistema sanitario pubblico.

Si richiama in particolare: l’adozione di una riforma fiscale che riduca progressivamente le aliquote e garantisca una pi ù equa ripartizione del carico fiscale con riferimento al nucleo familiare come soggetto di imposta; il ricorso a forme integrative di previdenza ed infine l’ammodernamento del sistema scolastico con il rinnovamento delle strutture e la valorizzazione del personale docente e non docente.

4.4 Gli obiettivi di finanza pubblica.

Sono quelli desunti dalla tabella seguente e sono a parziale modifica, come già detto, del DPEF di base. I valori sono in miliardi di lire o percentuali:

INDICATORI 2002 2003 2004 2005 2006
Saldo netto da finanziare 65.000 65.000 65.000 58.000 51.000
Fabbisogno di cassa 36.000 30.000 28.000 28.000 28.000
Indebitamento netto 0,5 % 0 0 0 0
Avanzo primario 5,5% 5,8% 5,8% Oltre 5% Oltre 5%
Rapporto debito consolidato PIL 103,2% 100.6% 97,9 % 95,5% 92,8%

4.5 Assetto degli strumenti di finanza pubblica.

Il Parlamento richiede un’informativa costante, univoca e tempestiva sui dati di finanza pubblica definiti al paragrafo 4.4.

Richiede inoltre la riforma dei documenti di finanza pubblica per assicurare l’omogeneità dei sistemi di registrazione delle partite economiche e finanziarie e la standardizzazione della documentazione dei bilanci dei diversi enti territoriali.

Infine si raccomanda un efficiente sistema di raccordo  anche telematico tra i vari centri che compongono il sistema nazionale di finanza pubblica.

4.6 Articolazione della manovra di finanza pubblica per il 2002.

Il Parlamento richiede che il disegno di legge finanziaria rispetti gli obiettivi degli indicatori presenti nella risoluzione (paragrafo 4.4), includa le misure per il Mezzogiorno ed escluda norme di carattere ordinamentale prive di effetti finanziari nell’anno successivo  e interventi localistici o di carattere di microelettore.

A conclusione il Parlamento raccomanda che i collegati alla manovra di finanza pubblica da presentare entro il 15 novembre 2001 riguardino i seguenti settori: fisco;  devoluzione dallo Stato alle regioni di poteri in materia di sanità, istruzione e sicurezza; sviluppo della previdenza integrativa; istruzione e ricerca; riforma e informatizzazione della pubblica amministrazione; gestione del patrimonio pubblico; liberazione dei mercati e dei servizi pubblici; revisione della normativa di contabilità pubblica.

5. Commenti del Governo, delle Istituzioni e delle parti sociali.

Dopo un esame analitico del DPEF proposto dal Governo ed esaminato dal Parlamento appare opportuno verificare i commenti e le intenzioni degli appartenenti al Governo, le analisi della Banca d’Italia e del Fondo Monetario Internazionale e le osservazioni delle parti sociali.

5.1 Governo.

Dopo l’approvazione del DPEF da parte del Parlamento è iniziata l’attività del Governo in armonia con le linee tracciate dal documento.

Vengono programmati tagli alla spesa sanitaria e riscossione spinta di tutti i crediti. L’idea di base è quella di evitare riduzioni della spesa e aumenti di entrate che possano ripercuotersi sulle finanze dei cittadini. L’obiettivo è di evitare manovre correttive cartolarizzando i crediti cio è riscuotendoli prima del tempo.

Un altro caposaldo della manovra è la riduzione delle tasse a partire dal Sud. Si intende riaprire la trattativa in sede di Unione europea in anticipo della riforma con il varo delle aliquote differenziate nel Mezzogiorno. Ulteriore intenzione è utilizzare i fondi comunitari non spesi per finanziare un credito di imposta per le regioni del Sud.

Nel contempo si apre un dibattito sul ripristino del ticket sanitario e si approntano misure soft per frenare la spesa sanitaria. D’altro canto si intendono aprire cantieri di opere pubbliche per 20.000 miliardi di lire,

Al centro della politica del Governo per la Pubblica Amministrazione si pone l’e-government con quattro obiettivi: la carta d’identità elettronica, l’e-procurement, il protocollo informatico e la firma digitale. Ciò concretizza il DPEF. Con la carta di identità elettronica si ottiene un documento individuale con tutte le notizie interessanti la stessa persona; l’e-procurement è il sistema di acquisto di beni e servizi dei beni della P.A. tramite Internet che determina risparmi notevoli; il protocollo informatico consente colloqui diretti con e tra la P.A.; infine, la firma digitale è il sistema per identificare i documenti informatici.

Il Governo in sostanza è convinto della potenzialità economica del sistema Italia e conta sulla strategia delle riforme come delineata dal DPEF.

5.2 Analisi della Banca d’Italia.

La Banca d’Italia sottolinea l’importanza delle riforme per la loro caratteristica strutturale.

Valuta positivamente l’intervento sul deficit di cassa che con gli strumenti adottati può essere contenuto dal 2,7 al 2 per cento del PIL anche con il taglio degli esborsi di cassa.

Per quanto riguarda il fisco si stima che il programma di progressiva e certa riduzione degli oneri fiscali può influire sulle aspettative degli operatori economici, attenuare i disincentivi dell’offerta del lavoro, favorire la regolarizzazione dei rapporti di impiego e la crescita dimensionale delle imprese. E’ essenziale per migliorare la competitività per una crescita pi ù elevata dell’economia.

Si evidenzia inoltre che per la previdenza sia innalzata l’età media pensionabile a 40 anni. Si rammenta che Bismarck aveva previsto l’età pensionabile a 65 anni quando anni la vita media era di 40 anni. Ora che la vita media è salita oltre i 70 anni è opportuno portare i contributi a 40 anni.

Si chiede poi una nuova riforma della Sanità tenedo conto che l’assoluta gratuità non è possibile.

Infine, si chiede chiarezza sui conti pubblici alla Ragioneria Generale dello Stato.

5.3 Fondo Monetario Internazionale.

Il Fondo sostiene che la crescita italiana sarà contenuta. Quest’anno il PIL dovrebbe aumentare del 2 per cento e nel 2002 potrà raggiungere il 2,5 per cento.

L’inflazione, secondo il Fondo, ha cominciato a scendere, dopo l’impennata di inizio d’anno e continuerà a calare sotto il 2 per cento ad inizio del 2002

Per il deficit si ipotizza una frenata grazie al controllo della spesa che porta il rapporto deficit/PIL nel 2001 intorno all’1,5 per cento. Si segnalano, comunque, sforamenti da contenere nella sanità e nei salari.

La ricetta del Fondo è meno spese e meno tasse. Per ridurre in maniera duratura le tasse va tagliata la spesa pubblica in modo strutturale. Altro obiettivo è intervenire sulle pensioni e sulla sanità in maniera strutturale, altrimenti il taglio programmato delle tasse può non funzionare e nel 2003 occorre un altro intervento riduttivo pari a quello del 2002 valutato in 25.000 miliardi di lire. Infatti l’obiettivo del rapporto tra deficit e PIL stabilito dall’Unione europea per il 2002 è dello 0,5 per cento nei confronti di un deficit stimato a fine 2001 dell’1,4 per cento del PIL.

Infine l’OCSE sostiene che la legislazione protezionistica in materia di lavoro va cambiata in quanto provoca effetti deleteri sulla domanda di lavoro con conseguenze negative sull’economia.

5.4 Osservazioni delle parti sociali.

Per una migliore conoscenza delle reazioni nei confronti degli obiettivi,  delle strategie e dei mezzi ipotizzati dal DPEF sono qui raccolte le opinioni sullo stesso dei Sindacati, della Confindustria e delle Autonomie locali.

5.4.1 Sindacati.

Naturalmente i Sindacati osservano in particolare sulla previdenza anche se non sono indicate le cifre del risparmio. I Sindacati sono compatti sulla critica al nuovo disegno previdenziale del Governo.

In particolare sono contrari all’estensione del contributivo, all’abolizione delle pensioni di anzianità, mentre l’aumento delle pensioni minime devono essere a carico della fiscalità generale senza scambiarle con tagli alla spesa previdenziale. Sono, poi, d’accordo sull’armonizzazione delle aliquote ma senza ridurre la copertura previdenziale.

Si rammenta che il Fondo Monetario Internazionale sostiene che sia indispensabile l’accordo con le parti sciali per varare la riforma previdenziale.

Infine sul DPEF i Sindacati lo ritengono in certi indicatori come il tasso programmato di inflazione troppo ottimistico mentre sul tasso di crescita al 3 per cento sono divisi in quanto la CISL e la UIL lo ritengono una sfida da accettare mentre secondo la CGIL non è raggiungibile.

5.4.2 Confindustria.

La Confindustria sottolinea la validità del documento e si dichiara d’accordo sulla crescita al per cento e sul tasso di disoccupazione contenuto all’8 per cento.

A parere della Confindustria sarebbe stato opportuno indicare nel DPEF anche i risparmi derivanti dalla riforma previdenziale. Si ritiene poco ambizioso il tasso programmato di inflazione all’1,7 per cento mentre pi ù opportuno è ritenuto l’1,5 per cento.

Altro importante obiettivo è una spinta alla liberalizzazione ed alla privatizzazione soprattutto in campo energetico per ridurre i costi. Si suggerisce anche una costante monitoraggio sui flussi di cassa e la riduzione dello scostamento tra cassa e competenza.

Nel campo del lavoro, infine, è necessario seguire con coraggio la strada della flessibilità. Il collocamento va liberalizzato affidando alle agenzie di lavoro interinale anche la mediazione tra domanda ed offerta di lavoro.

5.4.3 Autonomie locali.

Le opinioni vanno distinte tra quelle delle Regioni e quelle degli enti locali.

5.4.3.1. Regioni.

Le Regioni trovano utile la programmazione del DPEF anche per le pubbliche amministrazioni. E’ necessario però verificare l’attuazione del programma in finanziaria.

Le Regioni si sentono fortemente coinvolte nell’obiettivo di far emergere le potenzialità del sistema Italia.

Collaborando con lo Stato si possono raggiungere gli obiettivi di realizzare gli effetti sul versante dell’occupazione, delle infrastrutture e dell’innovazione.

Si mostra preoccupazione sulla riduzione dell’1 per cento della spesa corrente rispetto al PIL e si sostiene che le precarie risorse regionali non possono contribuire a tale obiettivo.

Il DPEF potrebbe rappresentare l’occasione per contribuire a definire un assetto finanziario delle Regioni coerente al mutato quadro istituzionale e costituzionale. Obiettivo non realizzato in precedenza.

La crescita della spesa sanitaria (7,1 per cento all’anno negli ultimi cinque anni) è preoccupante. Occorre sanare le criticità emerse dovute alla sottostima del fabbisogno. Il deficit del 2001 si attesta sui 140.000 miliardi, superiore di 9.000 miliardi rispetto alle somme ripartite dallo Stato a favore delle Regioni.

E’ necessario rapportare il deficit sanitario al PIL sulla base di parametri allineati con le percentuali di incidenza rilevabili nei Paesi con sviluppo equiparabili a quello italiano.

Si è d’accordo poi sull’adozione di una diversa normativa regionale a livello sanitario.

Si chiede infine allo Stato di sostenere gli oneri derivanti dalle sue scelte.

5.4.3.2 Enti locali.

Gli enti locali ritengono il DPEF insufficiente nei loro confronti in generale in quanto tace sulle risorse pur prevedendo spesso compiti per gli enti locali. Non vi è nessun accenno di riforme in materia di finanza locale.

Si sottolinea che si accentuano le tendenze di tipo regionalista sulle quali non si concorda e si è sorpresi della sottovalutazione nei confronti degli enti locali in quanto non si è tenuto conto del loro ruolo da sempre svolto a favore della comunità italiana.

Si è in attesa delle risposte alle richieste in materia di addizionale IRPEF sostituiva dei trasferimenti per le quali si attendono al pi ù presto notizie.

Le indicazioni di maggior rilievo per gli enti locali contenute nel DPEF riguardano  l’avvio del processo di devoluzione, la valorizzazione degli uffici territoriali del Governo, il rilancio degli investimenti, la realizzazione di un piano di edilizia economica a costo zero per i comuni, l’informatizzazione della P.A., la liberalizzazione della gestione dei servizi pubblici, il piano nazionale degli asili nido e il sostegno dei nuclei familiari in difficoltà.

Le associazioni degli enti locali, infine, non potendo valutare gli effetti del DPEF sulla finanza locale intendono riproporre le loro richieste in sede di finanziaria con particolare riferimento al pieno riconoscimento da parte dello Stato e delle regioni del principio di sussidiarietà.

Infine, si chiede un disegno di legge di delega di riordino dei trasferimenti erariali e di riordino dei servizi pubblici locali.

6. Conclusioni

Nella parte finale appare opportuno riepilogare brevemente i contenuti dell’articolo, il ruolo del Parlamento, le variabili endogene ed esogene, lo scenario internazionale, le possibilità di studio del modello nel quinquennio, il fabbisogno di cassa e le ultime novità.

6.1 Riepilogo ed analisi dell’articolo.

E’ stato esaminato con attenzione il DPEF e sono state evidenziate le posizioni del Governo, del Parlamento delle istituzioni e delle varie parti sociali.

Da pi ù parti è stato messo in evidenza l’importanza di un arco quinquennale di previsioni in sintonia con la durata della legislatura. Altro punto fondamentale sono le riforme strutturali previste in tutti i settori della vita sociale. Particolarmente apprezzate sono le riforme tributarie, previdenziali e sanitarie. Altre riforme sono quelle federaliste e scolastiche.

Sono state evidenziate alcune carenze tra le quali l’aver omesso le conseguenze finanziarie della riforma previdenziale ma la complessa struttura del DPEF e lo sforzo notevole di ipotizzare tutte le possibili variabili non può essere inficiata da alcune omissioni.

Il Fondo Monetario internazionale poi ha espresso il suo consenso sul DPEF ma ha sottolineato la necessità di una contrazione delle spesa pubblica connessa ad una riduzione delle imposte per poter ottenere il decollo dell’economia.

I punti critici del modello del DPEF non sono da ricercare nella credibilità dei propositi di riforma del Governo, peraltro garantita da una congrua maggioranza parlamentare,  e nelle conseguenze tratte con gli indicatori economici ma nelle variabili esogene del modello.

La situazione internazionale è considerata dal DPEF con preoccupazione tanto da prevedere due situazioni una favorevole e l’altra sfavorevole. Le recenti vicende americane hanno messa in evidenza che la cautela del Governo nell’ipotizzare anche uno scenario sfavorevole ha purtroppo colto nel segno.

6.2 Il ruolo del Parlamento.

Il Parlamento nell’esaminare il DPEF ha chiesto una nota integrativa al Governo su alcuni dati mancanti e ha poi impegnato lo stesso Governo ad alcune azioni fondamentali tra le quali un’informativa continua sui conti pubblici ed in particolare sugli indicatori economici che devono essere costantemente monitorati per evitare sorprese sfavorevoli.

Per gli impegni accollati al Governo si deve far presente che il Parlamento nella sua risoluzione del 31 luglio 2001 sostiene e corrobora l’azione dell’Esecutivo in quanto le richieste del Parlamento sono per la quasi totalità quelle espresse dal DPEF.

6.3 Variabili endogene ed esogene.

Le preoccupazioni del Parlamento di tenere sotto costante controllo gli indicatori economici consiglia di analizzare con attenzione il significato delle variabili endogene ed esogene del modello adottato dal Governo per costruire il DPEF.

Le variabili endogene sono quelle su cui si possono adottare azioni che possono influenzarle e correggerle, naturalmente in senso positivo, in modo da poter dirigere l’economia verso i risultati voluti. Tra le variabili endogene si possono citare i tributi e l’occupazione.

Le variabili esogene sono quelle su cui non si può influire e quindi sono accettate passivamente dal modello e determinano anche la necessità di ipotizzare diversi andamenti di queste variabili. Tra queste possiamo indicare l’andamento delle economie internazionali e il prezzo del petrolio.

Sono queste ultime variabili che possono fortemente influire sul modello economico adottato dal DPEF.

6.4 Scenario internazionale.

Lo scenario internazionale è quello che preoccupa fortemente alla luce degli ultimi avvenimenti statunitensi. La situazione che si prospetta potrebbe persino portare ad una recessione internazionale con conseguenze nefaste per tutte le economie. Sicuramente ciò potrebbe portare ad una revisione completa dei risultati delle grandezze economiche ipotizzate dal DPEF. Ad esempio la moneta europea ha subito un inaspettato rialzo certo non prevedibile fino a poco tempo fa. Questo fatto potrebbe avere effetti positivi sull’economia italiana pur tenendo conto che le perdite delle borse europee rappresentano sicuramente un fattore negativo per tutta l’economia europea.

6.5 Possibilità di studio del modello nel quinquennio.

Il modello ipotizzato dal DPEF deve comunque essere realizzato nei suoi obiettivi non influenzati dalle variabili esogene e la necessità è ancora maggiore per rendere pi ù salda l’economia italiana per meglio affrontare le difficoltà internazionali.

Si sottolinea, come già evidenziato in precedenza, l’indispensabile e continuo monitoraggio, dell’andamento di tutte le variabili endogene ed esogene per poterne correggere tempestivamente l’andamento se ciò sia necessario e possibile.

La costruzione di un obiettivo quinquennale  costituisce un’ottima scelta ma non esenta da un continuo controllo a garanzia dei risultati da ottenere.

6.6 Fabbisogno di cassa.

La continua discussione sui numeri del fabbisogno merita di rivolgere attenzione al problema come peraltro già rivelato nel DPEF.

Occorre considerare che il disavanzo 2000 dello Stato, in termini di cassa, ammonta 10.100 miliardi. Questo importo va posto a fronte delle spese correnti (627.500 miliardi), rispetto al quale esso rappresenta una percentuale non di molto superiore all’1,5%. Rispetto allo sforzo enorme compiuto in Italia nel 1997 (avanzo di cassa a 54.700 miliardi), la pressione sul sistema si è ridotta nel 2000, senza che, tuttavia, ne sia seguita una effettiva situazione di disagio. Va tenuto conto, poi, della nuova situazione del bilancio dello Stato, che ha ormai raggiunto, rispetto alle altre amministrazioni pubbliche, una struttura solida.

La difficoltà è quella che il bilancio dello Stato di parte corrente, valutato con riferimento alle grandezze di cassa, ovviamente non esaurisce il problema. Accade che, in Italia, il sistema delle Amministrazioni pubbliche gestisca in modo unitario pagamenti e riscossioni (sistema della Tesoreria unica), attraverso una sorta di conto corrente. Il saldo negativo di questo conto corrente individua l'importo per la copertura del quale lo Stato deve fare ricorso all'emissione del debito pubblico. Questo importo è denominato fabbisogno dei settore pubblico allargato cio è degli Enti che sono dentro il sistema della Tesoreria unica. Il fabbisogno è determinato dall’andamento (di cassa) dei bilancio dello Stato, comprese partite pregresse che possono non avere alcun nesso con l'attuale situazione e con i vincoli che essa comporta. Esso è determinato, altresì, dal "tiraggio" delle altre Amministrazioni, cio è dalla loro situazione di cassa. Il tiraggio produce fabbisogno e, quindi, debito; il debito produce interessi. Si noti, tuttavia, che in ultima analisi si tratta di un saldo di conto corrente; esso varia ogni giorno e dipende dalla politica di cassa seguita dalla Stato o a cui lo Stato riesca ad indurre gli altri Enti.

La nozione rilevante in sede dì Unione monetaria europea non è, tuttavia, quella di disavanzo, o quella di fabbisogno, che hanno grande rilevanza a fini interni ma che non attengono alla sostanza degli impegni che abbiamo contratto. La nozione rilevante è quella di indebitamento. Esso è prodotto per l'insieme delle amministrazioni pubbliche, dall'andamento della competenza di ciascun anno. Dentro l'indebitamento non vanno incluse le somme riferite a debiti di altri esercizi, che andranno riportate nella relativa competenza, ma va tenuto conto di obbligazioni giuridiche perfezionate nell'esercizio di cui si tratta (1’esercizio 2001), ove anch’esse non abbiano prodotto movimenti di cassa. Evidentemente, se ciò non fosse, gli impegni dei patto di stabilità e sviluppo potrebbero essere soddisfatti semplicemente rinviando nel tempo alcuni pagamenti. D’altro canto è chiaro che l’indebitamento riferendosi alla competenza di ciascun esercizio, può essere valutato in sede di previsione o in sede di rendiconto.

Ne discende da questo che il Governo, come detto nel DPEF, intende progressivamente far coincidere la competenza con la cassa e cambiare il modello di contabilità pubblica per includervi anche tutti gli enti che incidono sul fabbisogno pubblico.

6.7 Ultime novità.

La situazione attuale è che il Governo ha attualmente in corso alcuni provvedimenti normativi per raggiungere gli obiettivi che si è proposto quali il rilancio dell’economia, la riforma del diritto societario, in materia di infrastrutture ed il contratto di lavoro europeo.

L’intenzione è di approvare i provvedimenti entro ottobre per poi procedere alle correzioni richieste dalle parti sociali. La procedura è dovuta alla necessità di varare comunque queste misure per far produrre al pi ù presto e per la gran parte i loro effetti.

La citazione di questi obiettivi in itinere è la dimostrazione dell’intenzione governativa di adempiere al pi ù presto a quanto si è proposto.

6.7.1 Rilancio dell’economia.

Le disposizioni per il rilancio dell’economia sono state approvate dal Senato il 31 luglio 2001 e sono all’esame della Commissione finanze della Camera (AC 1456).

Le principali misure riguardano: il piano di emersione dell’economia sommersa; la detassazione per gli investimenti in beni strumentali e formazione; la possibilità di sottoscrizione del capitale sociale con polizza assicurativa e fideiussione bancaria; l’introduzione di misure di semplificazione fiscale; Le nuove regole in materia di brevetti; la riorganizzazione delle norme in materia di amministrazione finanziaria, spoil system, giochi e scommesse; soppressione dell’imposta sulle successioni e revisione delle regole sulla donazione.

6.7.2 Diritto societario.

Le disposizioni riguardanti la delega al Governo per il riordino del diritto societario sono state approvate dalla Camera il 3 agosto 2001 e sono all’esame congiunto delle Commissioni finanze e giustizia del Senato (AS 608).

Il contenuto della delega ha per argomenti: revisione delle regole in materia di società per azioni e società a responsabilità limitata; distinzione della disciplina fra le varie tipologie di società cooperative; riscrittura delle regole sui reati societari; riforma del reato di falso in bilancio.

6.7.3 Infrastrutture.

Le disposizioni relative alla delega al Governo in materia di infrastrutture sono state approvate dal Senato il 3 agosto 2001 e sono all’esame della Commissione ambiente della Camera .

Il contenuto della delega riguarda: l’introduzione dello strumento della legge obiettivo; la revisione e semplificazione delle procedure in materia di ristrutturazione degli immobili; soppressione di adempimenti burocratici nella gestione dei rifiuti.

6.7.4 Contratto di lavoro europeo.

Il decreto legislativo è stato approvato dal Consiglio dei Ministri in prima lettura il 28 giugno 2001 ed in via definitiva il 9 agosto 2001 è in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

La norma recepisce la direttiva comunitaria in materia di contratto di lavoro a tempo introduttiva di significativi cambiamenti nella disciplina dei rapporti a termine.

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