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Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali

 

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I parametri di gestione delle province. Un'analisi del fenomeno.

Dottor Daccò - Direttore Centrale della Finanza Locale

4 maggio 2002

1. Introduzione.

Il tema della relazione pretende un breve esame del controllo di gestione e dell'analisi economico finanziaria. Da questo punto di partenza occorre poi esaminare in sintesi il controllo politico istituzionale strategico per passare ad una disamina del sistema degli indicatori negli enti locali ed infine al caso reale degli indicatori per le province.

2. Il controllo di gestione.

2.1 Premessa.

Appare opportuno verificare quali siano i mezzi di attuazione del controllo di gestione, quali sono gli interrogativi che si pongono in materia le amministrazioni locali ed il ruolo del Governo centrale.

2.2 Mezzi di attuazione.

Il controllo di gestione ha per finalità un esame dell'efficacia, efficienza ed economicità dell'ente locale. Importante é la definizione dei mezzi per attuarlo. I mezzi sono ricercati nei dati finanziari ed economici. Tali dati possono essere identificati nei parametri od indicatori di gestione.

I parametri sono di diversa fonte e per distinguerli si dividono in endogeni ed esogeni.

Gli endogeni, di fonte interna all'ente, sono a cadenza temporale diversa in relazione alle caratteristiche del fenomeno esaminato.

Gli esogeni, di fonte esterna all'ente, possono essere a livello comunale, provinciale, regionale e nazionale. Gli organi che li raccolgono e diffondono sono lo Stato e le istituzioni apposite, le regioni, le province ed anche i privati.

2.3 Le amministrazioni locali e gli interrogativi sul sistema di gestione.

Una ricerca inglese sugli indicatori di perfomance ha identificato una serie di linee di sviluppo progettate dalle amministrazioni locali di piccola dimensione che comprendono:
o le strutture per la direzione strategica, che prevedono la funzione di valutazione della performance e non una mera applicazione in un rigido processo;
o lo sviluppo di indicatori che riflettono le necessità e priorità locali e l'introduzione di piani integrati, nei quali gli indicatori di performance giochino un ruolo chiave;
o il coinvolgimento dei vertici delle amministrazioni locali nella valutazione qualitativa dell'offerta di servizi e dei risultati complessivi, quali ad esempio, il soddisfacimento dell'utente;
o il ruolo crescente dei rappresentanti politici nel determinare missione e finalità delle autorità locali nel definire i valori, ivi compresi validi indicatori, cui deve mirare l'operato delle ammmistrazioni;
o lo sviluppo di percorsi di ottimizzazione nell'erogazione dei servizi equivale a spingere le autorità locali verso l'individuazione di quegli indicatori chiave, pertinenti ai servizi offerti ed al ruolo svolto dall'autorità.

E' importante che questi indicatori di performance siano associati ad un intenso lavoro di raccolta di informazioni sulla gestione. Il continuo sviluppo di interventi di gestione orientata ai risultati può determinare un crescente interesse volto alla definizione di indicatori locali o spontanei. Nelle autorità locali è opportuno emerga il crescente impegno a sviluppare misuratori locali di prodotto e risultato, piuttosto che di input, e che considerino qualità ed efficacia, anziché unicamente gli aspetti economici.

E' difficile far emergere una definizione univoca e generalmente accettata di indicatore valido. Si può definire tale quello significativo per i fruitori del servizio e per l'opinione pubblica. Importante è che sia il più possibile semplice e significativo. Infine è opportuno che l'indicatore misuri gli elementi appropriati e ricerchi il giusto equilibrio tra valutazioni di tipo quantitativo, qualitativo ed economico.

2.4 Ruolo del Governo centrale.

In questo campo il Governo centrale ha per il momento abbandonato i poteri di controllo che in un recentissimo disegno di legge ha affidato alla Corte dei Conti.

Si ritiene opportuno che il Governo collabori con le autorità locali al fine di consentire confronti degli indicatori a livello nazionale, di fasce geo-economiche, regionale, provinciale e per fasce demografiche.

La definizione di indicatori di performance e di altro tipo è lasciata all'iniziativa governativa cd anche in questo campo si sottolinea la necessità di semplicità e affìdabilità degli indicatori.

L'obiettivo è spingere le autorità locali alla misurazione dei risultati ed ai confronti per migliorare la quantità e qualità dei servizi.

A tal fine occorre depurare gli elementi di base degli indicatori dagli errori per consentire confronti che non siano viziate da inesattezze dei dati.

Attualmente è necessario che ai confronti sia data agli indicatori di valori di tendenza e non di giudizio la cui utilità è comunque indubbia pur con i bennati limiti da non dimenticare nella valutazione generale dell'ente.

3. Analisi economico finanziaria.

La definizione classica degli indicatori è quella che li fa rientrare nei quozienti fra valori e/o quantità rilevate dai documenti programmatici e consuntivi dell'ente locale.

Il compito che si assegna a questo tipo di indicatori è quello di ricreare forme di competizione indirizzate a rendere conto dell'efficacia gestionale e nel contempo possano essere utilizzate per il controllo manageriale.

La competizione negli enti locali, in assenza di mercato, si può creare anche nel campo dei vari enti pubblici, all'interno degli stessi enti ed anche nel confronto con i privati.

L'analisi che si intende condurre con gli indicatori è certamente un'analisi economica e cioè si esaminano le finalità economiche dell'azienda pubblica o il risultato dell'attività. In sostanza è l'esame di come le risorse sono state impiegate per venire incontro ai bisogni della collettività..

Utilizzare i dati finanziari non soddisfa certamente in quanto non esprimono risultati economici. Tuttavia in una prima fase, in mancanza di dati economici, quelli finanziari rappresentano un obiettivo minimo da sostituire nel tempo con quelli economici.

L'obiettivo è di difficile attuabilità per gli oltre 8500 enti locali anche per la scarsa considerazione sempre espressa dalla maggioranza degli enti nei confronti del risultato economico.

Il controllo politico istituzionale strategico.

Si intende distinguere tra il controllo politico istituzionale strategico e le altre tipologie di controllo che riguardano gli enti locali.

Gli enti locali avvertono un enorme spinta al confronto con realtà pubbliche o private ed all'interno degli stessi enti.

Nell'ambito del pubblico si può verificare il contrasto tra i fini istituzionali, che conducono esclusivamente a risultati politico sociali e fui economici che richiedono valutazioni molto diverse.

Per giungere ad un controllo politico istituzionale strategico occorre intrecciare i due sistemi quello politico istituzionale e quello economico definendolo piano strategico.

Il controllo politico istituzionale strategico si può considerare parte del controllo di gestione per la sua valenza endogena nell'azienda.

Da considerare che all'interno dell'azienda sono state evidenziate due tipologie di controllo quello politico istituzionale strategico e quello manageriale strategico.

Il controllo politico istituzionale include i rapporti fra l'azienda e l'ambiente mentre il controllo manageriale strategico comprende valutazioni essenzialmente economiche che si riferiscono al controllo strategico come definito dalla dottrina economico aziendale.

Il controllo politico è rivolto verso l'esterno e l'altro verso l'interno.

In definitiva è ipotizzabile in un sistema perfetto l'equilibrata combinazione dei due piani strategici da verificare con i due tipi di controllo.

Per verificare tali piani è necessario definire indicatori di risultato politici ed economici da ricavare dai documenti contabili degli enti locali.

4. Sistema degli indicatori negli enti locali.

Il testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali emanato con decreto legislativo. n. 267 del 2000 all'art. 147, comma 1, lett. d) descrive le metodologie di analisi e le finalità proprie del controllo strategico, ancorché, lo stesso sia descritto nei suoi contenuti (così come peraltro accade per la valutazione della dirigenza) ma non venga individuato come "valutazione e controllo strategico".

Ai sensi del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, il regolamento sull'ordinamento degli uffici e dei servizi può prevedere la costituzione di uffici alle dirette dipendenze del sindaco, del presidente della provincia, della giunta o degli assessori per l'esercizio delle funzioni di indirizzo e di controllo loro attribuite dalla legge. Si ritiene che fra questi possano annoverarsi le strutture preposte all'attività di valutazione e controllo di cui all'art. 147, comma 1, lett. d).
L'organizzazione dei controlli interni degli enti locali può essere effettuata anche in deroga ai principi di cui all'articolo I comma 2 del decreto legislativo n. 286 del 1999 che prevede i principi generali dei controlli interni.

Alla valutazione dei dirigenti degli enti locali si applicano i principi di cui all'art. 5, commi 1 e 2 del decreto legislativo. n. 286 del 1999 (art. 107, comma 7 del t.u. citato).

Importanti poi nel testo unico sono gli articoli 196, 197 e 198 che definiscono in tutti suoi aspetti il controllo di gestione, le sue modalità ed il referto. Da queste norme emerge con chiarezza che i principi base sono la valutazione dei risultati raggiunti secondo i criteri di efficienza, efficacia ed economicità.

In stretta relazione con queste valutazioni occorre citare l'articolo 228 comma 7 del testo unico che pone a carico del Ministero dell'interno di pubblicare un rapporto annuale, con rilevazione dell'andamento triennale a livello di aggregati, sui parametri gestionali dei servizi degli enti locali indicati nella tabella di cui decreto del presidente della Repubblica n. 194 del 1996 che ha stabilito la forma dei modelli contabili degli enti stessi. I rapporti sono da pubblicare nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana.

5. Prime rilevazioni degli indicatori finanziari- economici e gestionali delle province.

5.1. Introduzione.

L'obbligo a carico del Ministero dell'interno di divulgazione di indici triennali non è stato per il momento adempiuto. E' importante ricordare che i nuovi documenti contabili pur essendo stati applicati dal 1997 non erano allora obbligatori ma solo facoltativi così come ricorda la circolare del Ministero dell'interno n. 19 del 4 giugno 1998.

I primi dato ora disponibili sono quelli del 1998 per i comuni e 1998/99 per le province. Quindi sulla base di questi ultimi è possibile compiere una prima valutazione di alcuni degli indicatori finanziari- economici e gestionali degli enti locali. Si rammenta che per i comuni un'analisi è stata già effettuata nel 2001 ed i dati dei singoli comuni sono stati presentati a Rimini, ad EuroPA 2002, con raffronti a livello nazionale, regionale e provinciale.

Gli indicatori gestionali sono finanziari ed economici generali. Gli indici sono relativi alla pressione finanziaria, alla pressione tributaria, all'intervento erariale, all'intervento regionale, alla velocità di riscossione delle entrate proprie, alla velocità di gestione delle spese correnti, all'autonomia finanziaria ed all'autonomia impositiva.

Gli indicatori sono stati rappresentati su tabelle e per alcuni di essi sono stati esposti anche l'esposizioni per classi di distribuzione sia a livello di Italia che per istogrammi. Naturalmente la finalità è quello di poter dare una maggiore delucidazione del fenomeno che si vuole spiegare.

Gli indicatori a livello Italia prevedono una distribuzione regionale. Gli altri per istogrammi distinguono le zone geo-economiche (nord occidentale, nord orientale, centrale, meridionale ed insulari) e per quattro fasce demografiche.

5.2 Indicatori finanziari ed economici.

Gli indicatori osservati sono otto e sono stati esposti al paragrafo 5.1.

Si ritiene opportuno analizzare ogni fenomeno prima a livello regionale, poi per fascia geo-economica ed infine per fascia demografica. Si segnala che le fasce demografiche sono le seguenti quattro: la prima con popolazione inferiore a 400.000 abitanti e superficie inferiore a 300.000 ettari; la seconda con popolazione inferiore a 400.000 abitanti e superficie superiore a 299.999 ettari; la terza con popolazione superiore a 399.999 abitanti e superficie inferiore a 300.000 ettari; la quarta con popolazione superiore a 399.999 abitanti e superficie superiore a 299.999 ettari.

L'analisi riguarda gli anni 1998 e 1999.

5.2.1 Pressione finanziaria.

La pressione finanziaria è costituita dal rapporto fra la somma delle entrate tributarie ed extratributarie rapportate alla popolazione.

L'indicatore segnala il complesso delle risorse dell'ente locale, escluse le entrate per trasferimenti.

L'analisi per zone geo-economiche evidenzia nel 1998 valori sulle 60.000 lire per abitante nell'Italia settentrionale, valore oltre 50.000 nell'Italia centrale e valori inferiori alla media nazionale nell'Italia meridionale e nelle isole. Nel 1999 i valori sono raddoppiati, per l'ingresso delle nuove imposte ma rimane lo stesso trend di valori.

L'analisi a livello regionale nel 1998 evidenzia valori massimi intorno a 65.000 lire per abitante nelle province delle regioni del Piemonte e del Veneto. Valori bassi da 29.000 a 31.000 lire sono relativi alle province delle regioni meridionali del Molise, della Puglia e della Basilicata nonché della Sicilia. Valori intermedi sono emersi nelle province delle altre regioni. Nel 1999 i valori massimi a causa della maggiore autonomia impositiva sono raddoppiati intorno a 147.000 lire per le province del Piemonte, della Lombardia, dell'Emilia Romagna e della Toscana. I minimi da 40.000 a 76.000 lire sono delle province delle regioni Campania, Puglia, Basilicata e delle isole.

L'indicatore per fascia demografica della pressione finanziaria nel 1998 segnala i due più alti valori, intorno a 50.000 per abitante nelle province della prima e terza fascia, con un minimo di 45.000 lire nella seconda fascia. Nel 1999 per l'incremento dei tributi il massimo è nella prima fascia per lire 115.000; il minimo nella seconda e quarta fascia è di 103.000 lire.

5.2.2 Pressione tributaria.

La pressione tributaria è costituita dal rapporto fra entrate tributarie e popolazione.

L'indicatore segnala il prelievo dell'ente dal singolo cittadino per il finanziamento dei servizi generali. E' utile anche per eventuali unioni con la pressione tributaria statale e regionale per ottenere il prelievo complessivo dal cittadino.

Per le zone geo-economiche neI 1998 si individua il valore più alto nell'Italia nord occidentale, 50.000 lire, ed il più basso nell'Italia insulare, 24.000 lire. In Italia il valore per abitante è di 39.000 lire. Nel 1999 i valori sono più che raddoppiati per l'ingresso dei nuovi tributi ma il trend rimane confermato.

In generale a livello regionale per le province nel 1998 si segnala un'elevata pressione tributaria nel Piemonte e nel Friuli, da 49.000 lire a 56.000 lire ed una minore pressione nell'Abruzzo, nel Molise, nella Basilicata, nella Calabria e nella Sicilia, da 22.000 lire a 25.000 lire. Nel 1999 per la maggiore autonomia impositiva i massimi da 126.000 a 134.000 lire si registrano nelle province del Piemonte, dell'Emilia Romagna, della Toscana. I minimi sono da 34.000 lire a 65.000 lire nelle isole, nella Basilicata e nella Calabria.

Per fasce demograflche nel 1998 emerge che la pressione tributaria ha un minimo nella seconda fascia di 37.000 lire. Nelle altre fasce i valori si aggirano intorno alle 39.000 lire. Nel 1999 la maggiore autonomia porta il massimo di 102.000 lire nella prima fascia ed il minimo di circa 95.000 lire nella seconda e quarta fascia.

5.2.3 Intervento erariale.

Per l'intervento erariale nelle zone geo-economiche neI 1998 si evidenzia il minimo nell'Italia nord orientale (71.000 lire) ed il massimo nell'Italia meridionale (115.000 lire). Nel 1999 i valori sono fortemente diminuiti nell'Italia settentrionale (lire 10.000) e rimangono elevati nell'Italia meridionale (lire 67.000) ed insulare (lire 91.000). Si segnala la particolare situazione delle isole in cui l'autonomia impositiva nel 1999 non è stata applicata in quanto trattasi di regioni a statuto speciale.

Per l'intervento erariale nel 1998 si segnala il valore massimo nella Basilicata e nel Molise, da lire 125.000 a lire 149.000. Di fronte ad un valore nazionale di 91.000 lire le regioni del Lazio, della Lombardia, del Veneto, dell'Emilia Romagna e del Lazio registrano valori minimi fino a 86.000 lire. Nel 1999 l'aumento dei tributi assottiglia i trasferimenti erariali con un valore nazionale di lire 36.000 e minimi da 3.000 a 15.000 lire in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. I massimi da 97.000 a 110.000 sono in Molise e Basilicata.

Per le fasce demografiche nel 1998 si segnala il valore massimo di intervento erariale per 118.000 lire nella seconda fascia. I minimi intorno alle 85.000 lire sono nella terza e quarta fascia.
Nel 1999 con l'aumento dell'imposizione è diminuito l'intervento erariale con un massimo di 67.000lire nella seconda fascia ed un minimo di 27.000 lire nella terza fascia.

5.2.4 Intervento regionale.

Nelle zone geo-economiche l'intervento regionale nel 1998 si riscontra il massimo nell'Italia insulare per 67.000 lire ed il minimo nell'Italia nord occidentale e meridionale per 15.000 lire pari alla metà del valore nazionale e ad un quarto del valore massimo. Nel 1999 i valori sono più che raddoppiati nell'Italia nord occidentale ed i divari tra le diverse zone sono diminuiti mantenendo inalterato lo stesso trend.

Si segnala che l'intervento regionale è cospicuo nel Friuli e nell'Umbria da 86.000 a 151.000 lire. Il minimo si trova nel Piemonte, nella Lombardia, nell'Abruzzo, nel Molise, nella Campania e nella Basilicata in Toscana e si aggira da lire 6.000 a 10.000 rispetto ad un valore nazionale di 32.000 lire. Nel 1999 l'intervento regionale è aumentato del 30 per cento da 32.000 a 41.000 lire. I valori massimi sono in Liguria, Friuli, Umbria e Basilicata da lire 130.000 a lire 182.000.

Nella fasce demografiche neI 1998 il massimo dell'intervento regionale è di 60.000 lire è nelle province della seconda fascia ed il minimo di lire 16.000 nella terza fascia. Nel 1999 il massimo ed il minimo sono nelle stesse fasce e sono di 72.000 e 19.000 lire.

5.2.5 Velocità di riscossione delle entrate proprie.

L'indicatore è dato dal rapporto percentuale fra la somma delle riscossioni delle entrate tributarie ed extratributarie e gli accertamenti delle stesse entrate. Le riscossioni comprendono anche i residui. E' un indice di efficienza della provincia ed a livello nazionale è delI'80 per cento.

Nelle zone geo-economiche nel 1998 il minimo si trova nell'Italia meridionale con un valore del 77 per cento ed il massimo nell'Italia nord occidentale e centrale con un valore dell'81 percento. Nel 1999 il trend è rimasto simile ma il minimo è diminuito al 62 per cento ed il massimo nell'Italia nord orientale all'89 per cento.

Il valore massimo regionale dall' 88 al 96 per cento si registra in Piemonte, Emilia Romagna, Friuli ed Umbria ed il minimo dal 68 al 78 per cento si riscontra in Veneto, Campania e Calabria.

Nel 1999 a valori simili spicca il caso dell'Umbria che rientra nei valori minimi dal 35 all' 80 per cento.

Per le fasce demografiche nel 1998 la velocità di riscossione delle entrate proprie oscilla dal minimo del 79 per cento per gli enti della terza fascia al massimo dell'85 per cento della seconda fascia. Nel 1999 il minimo ed il massimo rimangono nella terza e seconda fascia all'incirca per gli stessi valori.

5.2.6 Velocità di gestione delle spese correnti.

L'indicatore è dato dal rapporto percentuale fra la somma dei pagamenti in conto competenza delle spese correnti e gli impegni delle stesse spese. Anche questo è un indice di efficienza del comune ed a livello nazionale è del 67 per cento.

Per le zone geo-economiche nel 1998 si riscontra un minimo nell'Italia centrale del 64 per cento ed un massimo nell'Italia nord orientale e meridionale intorno al 70 per cento. Nel 1999 il minimo è confermato con lo stesso valore nell'Italia centrale mentre sale di alcuni punti percentuali nell'Italia meridionale ed insulare proiettandosi vicino al massimo del 70 per cento.

Valori massimi dal 72 all'82 per cento si trovano nel Piemonte, nella Lombardia e nel Friuli e nella Basilicata. Valori più bassi, dal 56 aI 64 per cento si trovano in Liguria, Toscana, Marche e Campania. NeI 1999 si riscontrano valori simili.

Naturalmente i livelli massimi di spesa possono avere spiegazione diverse a secondo dei componenti della spesa.

Per le fasce demografiche nel 1998 la velocità di gestione delle spese correnti il massimo del 73 per cento si trova nelle province della seconda fascia ed il minimo del 65 per cento in quelle della prima e terza fascia. Nel 1999 il massimo ed il massimo sono uguali ma mentre il massimo è sempre nella seconda fascia, il minimo appartiene alla sola prima fascia.

5.2.7 Autonomia Finanziaria

L'indice è dato dal rapporto percentuale fra le entrate tributarie ed extratributarie e le entrate correnti dell'ente.

Serve a quantificare la capacità di autofinanziamento. Il valore elevato del rapporto rappresenta grande capacità di auto finanziarsi.

L'analisi per zone geo-economiche nel 1998 individua valori più elevati dal 34 al 39 per cento nell'Italia settentrionale, il minimo è nell'Italia meridionale circa il 15 per cento. Nel 1999 per effetto dell'autonomia impositiva attribuita i valori sono quasi raddoppiati e nelle stessa zona settentrionale il massimo è dal 69 al 73 per cento. Il minimo del 21 per cento è ora nell'Italia insulare. L'Italia meridionale ha un valore triplicato dal 15 al 45 per cento.

L'analisi regionale nel 1998 segnala massimi dal 39 al 43 per cento in Piemonte e Veneto e minimi dal 12 al 18 per cento in Umbria, Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia. Nel 1999 per la maggiore autonomia impositiva si hanno massimi sino al 90 per cento e le regioni da segnalare sono Lombardia, Veneto e Lazio. I minimi dal 20 al 38 per cento sono all'incirca nelle stesse regioni.

Per le fasce demografiche nel 1998 l'autonomia finanziaria presenta un minimo del 20 per cento nella seconda fascia ed un massimo del 31 per cento nella terza fascia. Nel 1999 l'effetto imposizione eleva le percentuali con un massimo del 70 per cento nella terza fascia ed un minimo del 42 per cento nella seconda fascia.

5.2.8 Autonomia impositiva.

L'indice è dato dal rapporto percentuale fra le entrate tributarie e le entrate correnti. Il rapporto consente di misurare l'autofinanziamento dell'ente con tributi.

Nel 1998 l'analisi per zone geo-economiche rileva un massimo del 32 per cento nell'Italia nord-occidentale ed un minimo del 12 per cento nell'Italia insulare. Nel 1999 l'intervento di una maggiore autonomia impositiva porta il massimo al 67 per cento nella stessa zona seguita da analoghi aumenti nelle altre zone esclusa l'Italia insulare che registra un minimo del 19 per cento.

Si rammenta che nel 1999 nelle isole non si è avuta nuova autonomia.

Nel 1998 a livello regionale i valori massimi sono dal 29 al 35 per cento nell'Italia settentrionale ed i minimi dal 10 al 14 per cento in Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia. NeI 1999 con la nuova imposizione il massimo si spinge all'82 per cento nelle stesse regioni ed i minimi dal 17 al 33 per cento sono in Umbria, Basilicata e nelle isole.

Nel 1998 l'autonomia impositiva per fascia demografica presenta un minimo del 16 per cento nella seconda fascia ed un massimo del 25 per cento nella terza fascia. Nel 1999 l'effetto imposizione spinge il minimo al 38 per cento ed il massimo aI 65 per cento sempre nelle stesse fasce..

6. Conclusioni.

In relazione alle problematiche espresse nel primo paragrafo appare chiaro che l'affidarsi completamente a modelli decisionali e ad indicatori può condurre ad errori rilevanti. E' la stessa dottrina economica che diffida da una meccanica applicazione dei sistemi che devono essere sempre sottoposti a monitoraggio ed adattati alle diverse esigenze degli operatori.

Siamo, almeno in Italia e nel campo della pubblica amministrazione all'inizio dell'adozione di questi sistemi ed è il caso di rivolgere uno sguardo all'esperienza straniera nel campo pubblico ed alle metodologie adottate dalle aziende private in Italia per verificare la se sia possibile loro adozione.

Per completezza si rammenta che il nuovo sistema di controlli (il cui tenore può essere compreso se posto nel quadro dell'intero sistema di controlli, comprensivo dei controlli esterni rimessi dall'ordinamento della Corte dei Conti) trova (in parte) espressione nell'area di controlli non amministrativi che, seppure allo stato embrionale, sono destinati a svolgere una funzione fondamentale nella guida delle scelte dei cittadini - elettori - contribuenti.

Il grado di soddisfazione dell'utenza diventa, dunque; oggetto di misurazione ai fini della valutazione dell'amministrazione pubblica.

La pubblicità dei dati contenuti nella relazioni agli organi di vertice e delle relative considerazioni permett6no di confrontare, decidere e, quindi, optare per amministrazioni più efficienti, giudicare le amministrazioni non accreditate o screditate da relazioni! voci di bilancio. L'attività di controllo fa, dunque, leva sulle conseguenze sulla reputazione che possono dalla stessa conseguire.

Individuate e sperimentate le metodologie e gli strumenti del controllo, si ritiene che l'esito della riforma dei controlli dipenda dalla sua interazione con le altre riforme avviate. I..a realizzazione del nuovo sistema di controllo diventa un elemento importante in vista del processo di rinnovamento della pubblica amministrazione oggi valutata secondo una prospettiva economica.

Per gli enti locali, invece, il testo unico del 2000 prevede la pubblicazione degli indicatori da parte del Ministero dell'interno.

Con questa relazione vengono divulgati i primi risultati per le province, in complesso si può di re che i dati sono significativi e si assiste in qualche caso a fenomeni in contro tendenza.

Rimane sempre il fatto che i dati sono finanziari e diverso sarebbe se fosse possibile l'utilizzo di dati economici e da questo emerge la necessità di adottare la contabilità economica per consentire raffronti maggiormente idonei a rappresentare i fenomeni.

Infine è necessario dire che gli indicatori espressi devono essere adottati come dati di tendenza e non come valori indiscutibili di riferimento.

 scarica i files in formato XLS relativi ai grafici ed agli indici citati nella presente relazione


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